Il Blog

NEO-ANALFABETI

In Politica on aprile 6, 2010 at 2:48 pm

In quel di Belluno, la Lega ha presentato i corsi per la conoscenza del territtorio e del dialetto bellunese.
Corsi ovviamente “riservati” agli immigrati regolari.

Non e’ la prima volta e non sara’ l’ultima.
Lo schema lo conosciamo,
la voce dal pulpito pure.

Insegnare il dialetto bellunese a un congolese spiega un bel po’ del rigurgito medievalista di cui sono e siamo spettatori attoniti.
Leggendo l’ordinanza provinciale se ne deduce che lo scopo e’ arrivare a una
rapida comprensione fra lavoratori parigrado, il nero in nero pagato e il bianco in bianco pagato.
Cio’ che sfugge al consiglio provinciale stava alla base degli insegnamenti che mia madre cercava di trasmettermi fin da giovane:

Si parla l’Italiano.
Da Vipiteno a Pantelleria.
Poi, fra le mura domestiche, a una cena fra amici o allo stadio il dialetto riveste un’importanza piuttosto evidente.

Che il dialetto bellunese (e non mi si venga a parlare di Lingua Veneta, in quanto non esistente, cari i miei leghisti cosi’ attenti agli idiomi, almeno studiatevi la differenza fra Lingua e Dialetto) debba essere insegnato a uno straniero indica una e una sola motivazione:

I BELLUNESI SONO ANALFABETI.

Sfido qualsiasi abitante sito in altra provincia Veneta ad interloquire in dialetto bellunese, magari in quel di Cortina d’Ampezzo(Bl), poi mi fa’ sapere le reazioni.

Lo so’, chi non vive da queste parti fatichera’ a capire, stara’ pensando che esagero, quanto vorrei darti ragione caro compagno distante.

“Non devi giocare con i bambini negri, perche’ puzzano e portano le malattie” colloquio fra due pargoli di 5 anni all’asilo.
Il pargolo che si e’sentito dire dall’amichetto questo tipo di nefandezza e’ mio nipote.
Il quale continua a giocare con tutti a prescindere dalla pelle e dagli odori.

Passo per estremista?
Per quello che cita casi unici e sporadici?
Puo’ essere, ma quando i casi da citare sono quotidiani, cosi’ limitrofi e catastrofici per coloro che diventeranno adulti fra anni,
lasciatemi dire che non e’ estremismo, e’ denuncia civile di un imbastardimento voluto dai piu’, ne sono cosciente,
avvilito e a tratti disgustato.

Cosa si puo’ fare?
Nel lungo periodo sperare che il figlio imbelle di Bossi diventi Leader della Lega.
Nel breve e’ piu’ che sufficente esprimersi in Italiano, con tutti , anche con i Bellunesi.
E fingere di non capire certi vocaboli pronunziati in dialetto, ignorarne l’esistenza e chiedere pacatamente all’interlocutore una rapida traduzione in lingua Italiana.

Uno su due non sapra’ darvela.

Come soprascritto: ANALFABETI.

“Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.”

G.Gaber

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  1. un episodio divertente: una volta, anni fa, parlavo con un ragazzo egiziano su un autobus, da poco in Italia, faceva il cameriere in un bar, a un certo punto mi chiede di dov’ero, ma non la città, intendeva lo stato; non ci credeva che fossi italiano, perché nell’italiano che lui aveva avuto modo di imparare non si diceva “il”, si diceva “er”, non si diceva “si può fare”, si diceva “se pò fà”, e via dicendo… ma lui era straniero, purtroppo è capitato anche un italiano che mi abbia preso per straniero semplicemente perché parlavo relativamente bene quella lingua che lui non parlava “pe niente”, pur pensando di avere padronanza dell’idioma nazionale.

  2. lo scritto Corona di Errto, in provincia di belluno, ha scritto un bel libro il titolo “Menare”. Si è meravigliato che molti giovani non conoscevano il significato. Io dell’alto vicentino conosco molto bene quel significato significa “Accetta”, in dialetto vicentino “menara” è come termine offensivo nei confronti delle persone “menarosto”. Cerca di informarti sul termine dialettare “Menarosto”.
    Cmq riferendomi alla tua “condanna” sul corso del dialetto bellunese, è sempre utile conoscere il gergo locale altrimenti si fan sempre la figura dei menarosti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. Più che altro sto cercando di capire che tipo di arricchimento culturale possa sopraggiungere nel caso di un corso accelerato di bellunese per congolesi…
    Io, che Belluno, a momenti, manco so dove sia.. e ti dirò, che in buona sostanza, poco me ne fotte..e non a torto.
    La lingua è un bene prezioso, è parte dell’identità di un popolo.
    Forse dovermmo emigrare, in Congo..
    Circa l’analfabetismo dei bellunesi, pur non avendo prove in merito, ti credo sulla parola di blogger.

  4. @Barabba: A me davano del tedesco solo perché negli anni 80 giravo con la giacca dell’esercito dell’ex Germania Est.

    @Farfa: fra le cose indispensabili non v’e’ la conoscenza ubicativa del feudo bellunese.

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