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Risotto agli asparagi verdi e capesante.

In Il Ricettario di Zac on febbraio 28, 2011 at 4:47 pm

Per due persone.
Procurati: sei capesante, 140 gr di riso Carnaroli, dieci asparagi verdi, pepe nero, prezzemolo, scalogno, vino bianco, panna da cucina.

Al mattino, estrai dal freezer il fumino che hai preparato nella ricetta precedente.

Prendi le capesante, ogni frutto va’ tagliato in otto parti.
Prendi il mazzo di asparagi e fallo bollire in piedi, lasciando le punte fuori dall’acqua.
Quando vedrai le punte che inclinano la testa, estraile.
Taglia solo la parte germogliata, che risulterà essere di 6/7 cm.
Affettala.

Su una padella fai soffriggere scalogno, olio extravergine, e le cime degli asparagi.
Quando lo scalogno si indora, butta dentro il riso.
Mescola.
Quando noti che l’anima bianca del chicco comincia a diventare trasparente, metti mezzo bicciere di vino bianco.
Dovrà comparire una nuvola di vapore pari a un fungo atomico, vuol dire che hai operato bene.
Dopo trenta secondi un mestolo colmo di fumino, precedentemente riscaldato.
Prima spruzzatina di pepe.

Vai avanti a mescolare e aggiungere fumino per 10 minuti.
Il risotto e’ come un neonato, va’ accudito ogni secondo!!
Inserisci le capesante e continua la cottura per altri 10 minuti (il Carnaroli necessita di cottura abbondante).

Quando e’ quasi pronto, lo si evince mediante assaggio, metti dentro un cucchiaio colmo di panna da cucina e manteca.

E’ il secondo trucco dopo quello della nuvola:
per un risotto da premio la mantecatura va’ effettuata a fuoco spento, con dei rapidi ghirigori effettuati con un mestolo in legno, cosicché l’amido possa “legare” con il resto degli ingredienti.

Seconda spruzzatina di pepe.

Prezzemolo crudo da spargere sopra al risotto già impiattato.

Il piatto e’ pronto.

E mi raccomando:

AL DENTE!!!!!!!

Zac le Chef

P.S.
Il sale:
se avete fatto un fumino come si deve, il sale non serve, comunque si può sempre aggiustare, ma almeno cinque minuti prima della fine cottura, poi si rischierebbe solo di combinare disastri.

P.S.2
Si noti come la classica noce di burro venga sostituita da un cucchiaio di panna da cucina.
In apporto di colesterolo, il rapporto e’ trenta a uno.
E così il risotto non ti stronca il resto della cena.

L’ignoranza regna sovrana.

In Politica on febbraio 26, 2011 at 10:05 am

100mila e rotti alla prima della lista.
5mila all’ultima.

In mezzo, un’altra trentina di prostitute.

Per un totale di quasi mezzo milione di euro.

E sono solo i bonifici ufficiali, con tanto di tracciato, mentre i cash devoluti in bustarella, per un pompino al vecchio bavoso, non si conoscono.

Ma Ghedini e Longo sosterranno la tesi che il vatusso mancato era convinto della parentela con Mubarak.

In mezzo a cotanta goffaggine, vi sono notizie che meritano un distinguo:

L’on. Berruti, del quale scrivo da anni, l’altro ieri e’ stato condannato in appello a due anni e nove mesi, oggi entrano in vigore i termini di prescrizione.

Nel “milleproroghe” v’e’ la norma che permetterà al calvoamesialterni di inglobare nella sua cloaca mediatica nientepopodimenoche il Corriere della Sera.

Dalla piazza di Tripoli riecheggiano le parole del Pazzo, che ad ogni appello ineggiante alla carneficina non manca di sparare accuse infamanti all’Italia, governata da idioti che gli hanno regalato 5 miliardi a titolo di risarcimento postcolonizzazione.

Il NariceLaRussa, per non essere da meno, beccato mentre esce da un troiodromo a Roma, già ribattezzato 
“Residence dell’Orgettina”.

Ferrara che dopo aver leccato il culo flaccido, prende il posto che fu’ di Enzo Biagi, i miei personali auguri agli spettatori di rai1.

Il solito consigliere regionale Veneto, leghista ma e’ solo un caso, che dice testualmente:
“Se arrivano i libici tiriamo fuori i mitra”.

E poi c’è l’episodio incredibile:
Ieri a pranzo mi trovavo in un ristorante e il tavolo attiguo al mio era occupato da quattro persone.
Uno di loro non parlava, urlava.
Tutti di chiaro orientamento leghista xenofobo.

Il dialogo, per decenza, e’ trascritto in italiano e evirato dalle bestemmie:

Ebete 1: “Non vorrete che ce li teniamo qui, eh?.

Ebete2: “Figuriamoci, così mi vengono a rubare in negozio”

Ebete1: “Io li lascerei tutti in terronia”

Ebete2: “Bravo, bravo, vedrai che anche Maroni dice uguale”

Prende parola il terzo:

Ebete3: “Io non capisco perché i LIBANESI (!?!?!?!) se ne devono andare da Tripoli”

Ebete1: “Bah, non so’, a proposito, a che ora parte il pullman per Medjugorje?”

Fine della conversazione.

Breve considerazione:
In Libia vivono i Libanesi.
In Finnica vivono i Finnici.
Il presidente polacco e’ Pollock.
A Torino risiedono i grissini.
A Ostia i bestemmiatori.
Montecitorio fa’ parte delle Alpi Apuane.
Berlusconi e’ il sosia di Kevin Costner.

  

E’ una truce storia, altro che gas.

In Politica on febbraio 24, 2011 at 11:38 am

“C’è un tentativo di potenze straniere, fra cui l’Italia e gli Stati Uniti, di interferire negli affari della Libia”. Questa la risposta di Gheddafi alla telefonata con ilnanopriapo.

L’ha detto il Min. Vito, mica balle.

Se ne dicono tante, che Prodi era amico pure lui, che Francia e Germania fanno affari con il Libico, che il gas ce lo darà Putin, che Al Quaeda vuole la Libia.

Io vorrei solo ricordare un evento.
Correva l’anno 2010.
Era il 29 agosto.

E il colonnello dava una lezione di Corano a 200 inebetite, pagate 100 euro cadauna, ancora non si sa’ con i soldi di chi, e numero tre galline si convertirono all’Islam, una addirittura scoppio’ a piangere.

Quasi scordavo:
Il seminario si tenne a Roma.

Perché si può essere amico prima di Bush, poi di Obama.
Prima di Blair, poi di Cameron.
Prima di Schroeder, poi della Merkel.
Prima di Aznar, poi di Zapatero.
Prima di Eltsin, poi di Putin.

Ma non puoi essere amico di Gheddafi,
e poi credere di diventare amico dei ribelli.

I Libici, e più in generale i popoli Arabi, non concedono l’amicizia con la stessa facilita’ usufruibile su Faccialibro o fra le camere di Palazzo Grazioli.

Per gli Arabi, e per me, l’amicizia e’ sacra, inviolabile, e se fino a ieri hai baciato l’anello del mio avversario, sarai mio acerrimo nemico sino a che morte non ci separi.

Quest’ultimo semplice concetto pare non essere compreso appieno dai nostri governanti, ma se ne accorgeranno presto.

Poi c’è la guerra delle cifre, mille morti, diecimila morti, un milione e passa di probabili profughi, trenta miliardi di dollari nelle banche svizzere.
E nessuno che spreca una parola sull’unica vera tragedia che si sta consumando in Libia:

Il popolo si sta automassacrando,
libici contro libici, come fu per il Ruanda.
Altro che gas.
Altro che petrolio.
Altro che Juventus.
Sono persone come noi che ieri erano vive e oggi sono sepolte in una fossa comune.

Personalmente auspico un’invasione di tre milioni.
Tanti da poter sostituire, in usi, costumi e abitudini, l’intero elettorato leghista.

Che potrà comodamente trasferirsi in Carinzia, regione cara al trigliceride Borghezio.

 

Stesso Sistema

In Politica on febbraio 21, 2011 at 4:22 pm

Brucia il Nordafrica.
Egitto, Libia, Tunisia, Bahrein.
Fra pochi giorni Algeria e forse anche il Marocco.

Tutti i leader europei spendono parole in favore dei popoli che rivendicano i loro diritti.
Il nostro tace.
Si limita a dire:
“Non telefono al colonnello Gheddafi,
non lo voglio disturbare in questi momenti”.
Il solito scaricabarile.

Mi soffermo sulla Tunisia, precursore di questa protesta che sta assumendo i connotati della rivoluzione bolscevica in Russia.

La Tunisia e’ sempre stata la nazione più “Europea” delle sopracitate.
Paese che si basava su principi più laici che coranici.
Dove il tasso di povertà era di gran lunga inferiore rispetto agli stati confinanti.

Lo stesso, Ben Ali’ e’ stato defenestrato.

Il perché e’ presto spiegato:
Il capo si era premunito, in tutti i posti chiave aveva infilato un parente, un figlio, un amico.
Così, per qualsiasi permesso, concessione, appalto, affare, dovevi “ungere” chi di dovere.
A tutti i livelli.
I tunisini che non potevano pagare, alla fine, si sono adirati e in tre settimane hanno fatto saltare il banco.

Io mi chiedo, e mestamente Vi chiedo, quali siano le differenze fra l’Italia e la Tunisia, a parte il colore della pelle di chi osanna S.Giussano ad ogni levar del sole.

Il nano: Premier.

Piersilvio: Vice Presidente di Mediaset e Presidente RTI.

Marina: Presidente di Mondadori e definita da Forbes “La donna più potente in Italia” (alla faccia del cazzo n.d.r)

Barbara: futura Presidente del A.C. 
Milan e probabile, sempre futura si intende, Presidente di Endemoll.

Poi gli “amici”:

Confalonieri: Presidente Mediaset.

Romani: Ministro per lo sviluppo economico (ex creatore di Colpo Grosso).

Dell’Utri: Gia’ dirigente di quasi tutte le attività della famiglia, collettore principe con la mafia sicula.
Del tale vale la pena ricordare la seguente:
“Io sono politico per legittima difesa. A me delle politica non frega niente. 
Mi difendo con la politica, sono costretto.
Mi candidai nel 1996 per proteggermi. Infatti subito dopo mi arrivò il mandato di arresto.”

Fede: il segugio non ha cariche particolarmente “pesanti”, ma il suo potere e’ strisciante, la sua influenza su almeno tre milioni di concittadini, totale.

Letta Gianni:
Già supermanager del gruppo Fininvest, e’ un omino da brividi, lo chiamano “Il Cardinale” (alla faccia del cazzo n.d.r),
ed e’ il braccio che collega il boss con gli uffici vaticani, serbatoio di almeno il 50% dei voti pidiellini.

Cardinale Sepe:
Questo qui si’, Cardinale per davvero.
Se il Letta e’ il braccio, il Sepe e’ la falangetta del dito mignolo.
Perché se hai un braccio forte e non ti funzionano le dita, il tutto risulta inutile.

Poi c’è la corte, ma sono personaggi minori e così orridi che mi rifiuto di elencarli.
E poi ci vorrebbe un blog solo per la lista.

Sinceramente, Ben Ali’ controllava molto meno.

Io non vedo differenze di sistema.

Pero’ a Palzzo Chigi non v’e’ un incendio in corso.

Il trenta per cento del petrolio e del gas che utilizziamo proviene dalla Libia.

E Egli non telefona.
E gli Italiani (12 milioni) in stallo post-Sanremo.
E nelle menti il caso Ruby.

Per ultimo,
sono abbastanza certo che se Gheddafi perde la Libia, il nanopriapo riuscirà a far credere a parte della popolazione di essere stato da sempre dalla parte dei ribelli libici.

A una decisa parte della popolazione.

Purtroppo.

 

  

Insalata di mazzancolle esotica.

In Il Ricettario di Zac on febbraio 21, 2011 at 8:22 am

Per due persone.

Procurati un mango, erba cipollina, insalata multicolor, mezzo chilo di mazzancolle (quelle medio piccole), possibilmente con la testa che userai alla fine di questa ricetta, glassa di aceto balsamico, semi di sesamo (se fossero neri, meglio).

Estrai i corpi delle mazzancolle, qui il trucco del filamento non funziona, vanno incise, una a una, lungo la schiena, in modo che lo si possa togliere comodamente.

In una padella fai soffriggere una lacrima di extravergine, un cucchiaino di scalogno tritato, pepe bianco.
Butta dentro le mazzancolle.
Dopo un minuto aggiungi mezzo bicchiere di vino bianco e lascia che evapori a fiamma alta.
Aggiungi prezzemolo.
Lascia rosolare a fuoco lento cinque minuti.

Prendi le mazzancolle e tagliale a rondelle, che avranno uno spessore pari a due monete da un euro sovrapposte.
Ponile in una ciotola.

Su un piatto a bordi alti (io lo consiglio di forma quadra), metti al centro un ciuffo di insalata.
Sempre al centro metti un pugno di rondelle di mazzancolle e disponile a mo’ di ciambella, lasciando uno spazio nel mezzo.

Affetta a listelle il mango, devono sembrare a delle mezze lune.
Disponi quattro listelle sopra all’insalata e alle mazzancolle.

Un giro di extravergine e una spruzzatina di sale.

Aggiungi i semi di sesamo.

Crea uno o due cerchi con la glassa di aceto balsamico.

Sbuccia un kiwi e fallo, anche questo, a rondelle.
Prendine una e mettila nel centro della portata, dove prima avevi lasciato lo spazio.

Sminuzza l’erba cipollina e cospargi il piatto, moderatamente.

Quattro macinate di pepe ai quattro angoli del piatto.

Il piatto e’ pronto.

Vino consigliato: Pinot Grigio Friulano.
Per gli astemi: succo di papaya.

Le teste.
Prendi le teste delle mazzancolle e mettile dentro a una pentola con due litri d’acqua, una cipolla, una carota, un gambo di sedano, una manciata di sale grosso.
Fai bollire il tutto sino a restringimento dell’acqua pari a meta’.
Sempre fiamma bassa.
Potrebbero volerci anche due ore.

Una volta concluso il “Fumino”, puoi metterlo in freezer.

Più avanti lo utilizzeremo.

Zac le Chef

  

Gramsci all’Ariston, Bin Laden a S.Pietro.

In Politica on febbraio 18, 2011 at 4:06 pm

E’ ora di finirla.

Sono incazzatissimo.

Dopo il “CHE” sui manifesti padani, stamane leggendo i quotidiani, vengo a scoprire ciò che taluni di voi sanno già.
Tralasciando la presenza di Benigni, che non ho visto ieri sera, ma che ho amato in tutte le salse, dal “Papocchio” sino alle emozionanti letture della Divina Commedia, dicevo, sul palco della più insulsa manifestazione nazionalpopolare, due comici pagati dal nano, hanno “recitato” la lettera di Antonio Gramsci sugli Indifferenti.

Figli di troia.

Gramsci letto a una platea di donne e uomini che con me, e con le idee di Antonio,  nulla hanno di che spartire.

Una fauna umana pronta a battere le mani per la lettera di Gramsci e, in egual misura, per la canzoncina del ragazzino di “amici”.

Leggo della conferenza stampa che si e’ tenuta stamane, il dr.Mazza, chief di Rai1, sostiene che la lettura e’ stata inopportuna.

E’ la prima volta che lo scrivente e il dr.Mazza si trovano d’accordo.

Poi parlano i due comici, uno di loro, un genio, dice:

“Non mi interessa che le parole le abbia scritte Gramsci, mi interessa il loro valore ogni volta che affrontiamo una situazione. Quelle parole avrebbe potuto scriverle chiunque, quel che conta è il significato”.

Ma che faccia tosta.
Chiunque?
Ma mi faccia il piacere, alla Toto’, caro comico, che quelle parole le ha scritte Gramsci, altro che “Chiunque”.

Non e’ poi così difficile.
Chiamate Pippo Franco, fategli recitare una poesia di Bondi.
Chiamate Iva Zanicchi, fategli cantare un brano di Apicella.
Chiamate Moccia, fategli leggere un suo scritto.
Chiamate Ferrara, fategli sventolare le sue mutande.
Chiamate Sallusti, e non fategli fare un cazzo, fa’ impressione anche se non parla.

Ma Gramsci no.

Al che’ mi son ricordato di un pezzo che scrissi anni fa’, nel quale rivelavo il mio schifo per un porporato che disse di avere le prove della conversione alla religione cattolica, da parte di Gramsci, poco prima di morire.

Sono peggio di un Giano bifronte.

Questi qui di facce ne hanno almeno cento, una per ogni occasione.

Gramsci all’Ariston.

Come se Bin Laden recitasse l’Angelus in Piazza San Pietro.

Miseri puntini neri

In Politica on febbraio 16, 2011 at 3:19 pm

Sono sensibile agli scritti a ai consigli di un notevole numero di autori.
Ma quando il consiglio proviene da Speradisole, allora la sensibilità prende la forma di commozione.

Speradisole si e’ preoccupata.
Paventando che la nuova rubrica sull’arte culinaria possa rubare spazio ai post socio politici.

Errore.

Sono sempre attento, documentato e pronto a balzare come un felino incazzato, su ogni nefandezza prodotta dalla corte di sua bassezza.

E così oggi scrivo di un episodio che ho letto da Ernest, un Compagno con le palle quadre.

A Genova, i giovani padani, hanno affisso sui muri i nuovi manifesti per il reclutamento di nuovi cervelli rattrappiti.
E fin qui, quasi tutto bene.

Il manifesto e’ verde.
E fin qui, quasi tutto bene.

Il manifesto ha l’effige di Giussano.
E fin qui, quasi tutto bene.

Il manifesto, udite udite, ha impresso la foto gigante di:

ERNESTO “CHE” GUEVARA.

Uno scempio.
Una sfacciataggine spaventosa.
Entrambe frutto di un ignoranza latente che può solo far inorridire.

Non starò a tediare sulla filosofia Guevariana, ma ricordo solo che il mitico “CHE” fu accusato, persino dai Russi, di essere oltre Marx, a volte anche oltre Trotsky.

Come il fascioFini che mette Gaber che canta la libertà sulla homepage di futuro e libertà.

Fanno così se no sarebbero costretti a metterci Miglio, su quel cazzo di manifesto, e chi lo conosce Miglio fra i neoadepti?
Meglio ficcargli il “CHE”, che magari l’hanno intravisto su qualche Tshirt.
Poi spiegheranno loro che Ernesto era un federalista, uno xenofobo, un ignorante, un lontano parente di Borghezio.

Ma chi e’ il genio che ha inventato sta cafonata?

Si chiama Grimoldi, e’ il coordinatore nazionale di questi piccoli balilla, ovviamente siede già a Montecitorio.

Così, giusto per far capire di chi sto parlando:

Nel gennaio 2010 Grimoldi presenta un’interrogazione alla EnteroGelmini, chiedendo il suo intervento nei confronti della scuola elementare “Lina Mandelli” di Usmate Velate.
Nell’istituto era stata data lettura della versione integrale del “Diario di Anna Frank”, dove in un passo  l’autrice dava “accurata descrizione delle sue parti intime”.
 Il deputato ha dichiarato: “Credo che quelle pagine per bambine e bambini di otto o nove anni si possano definire hard”.

Il patetico Grimoldi e’ ricordato pure per aver fatto una interrogazione parlamentare riguardante i cartelli esposti in molte pizzerie a Napoli.

I cartelli recano questa ovvia e giusta dicitura:
“Dopo le offese continue contro i napoletani, in questo locale non sono graditi i leghisti”.

E il figlio di papa’ s’è risentito, nessuno gli ha ricordato che per decenni, l’intero nord Italia, ha esposto cartelli così:

“Non si affitta a meridionali”.

Oggi i suoi compaesani si sono evoluti:

“Non si affitta a extracomunitari”

Devono essersi comprato un atlante, nel mentre.

Scusali, caro “CHE”, sono solo miseri puntini neri.

Una nuova rubrica

In Il Ricettario di Zac on febbraio 15, 2011 at 1:46 pm

Care lettrici, esimi Lettori.

Dopo anni di monotematiche, riguardanti perlopiu’ la sfera socio politica,
su consiglio del maestro Barabba, ho deciso di aggiungere una rubrica fra queste eresie.
Sara’ settimanale e vertera’ su una delle mie piu’ grandi passioni:

L’arte Culinaria.

Pubblichero’, di volta in volta, le ricette che mi accompagnano da decenni.

Sperando di fare cosa gradita.

Frittura di calamaretti, scampi e ostriche.

In Il Ricettario di Zac on febbraio 15, 2011 at 1:31 pm

Per due persone.

Procurati 500 gr. di calamaretti (max lunghezza 10cm), 20 scampi di media misura, 4 ostriche nostrane (che son quelle che costano di meno nel panorama globale).

Quattro foglie di salvia.
Farina OO.

Preparazione:
Cura i calamaretti, con accuratezza, controllando che al”interno del corpo non sia rimasto nulla, estraendo con un movimento rapido il dentino che sta sotto il ciuffo, taglia i due bulbi oculari, che sono i primi responsabili di un eventuale gusto amarognolo a frittura completata.
Ogni calamaretto va’ poi sezionato in quattro anelli.
Con dello scottex asciuga alla bene e meglio gli anelli, riponili in una ciotola e mettili in frigo.

Cura gli scampi, estraendone il filamento nero dalla coda, staccando con manolesta l’ultimo pezzo della coda, e poi tira piano in fuori il pezzo di corazza, che trascinera’ con se’ il fastidioso filo nero.
Poi, estrai il corpo lindo e pulito dal resto del carapace.
Non vanno asciugati.
Riponi in un’altra ciotola e mettili in frigo.

In una teglia metti le ostriche ancora chiuse, con un filo di acqua che ripristinerai se noti che durante la cottura evapora tutta.
Appena le ostriche aprono le valve, tirale fuori e aprile del tutto, estraile con un coltello e asciugale.
Anche loro in frigo.

Il piu’ e’ fatto.

La farina DEVE essere tenuta sempre in freezer.

Infarina il tutto sminuzzando le foglie di salvia assieme e metti in freezer per 5 minuti

In una padella a bordo alto metti un litro di olio di semi, portalo a temperatura ideale, che scoprirai essere tale infilando un manico di mestolo in legno all’interno dell’olio, quando comincera’ a friggere il legno, l’olio e’ pronto.

Butta il tutto dentro all’olio e fai friggere per 5 o 6 minuti.

Estrai la frittura con mestolo forellato e mettila sopra tre strati di scottex, falla rotolare un po’ e aggiungi sale.

Il piatto e’ pronto.

Il mio consiglio e’ di servire la pietanza accompagnata da polentina bianca morbida, quasi all’onda, e se si desidera anche una patata lessa con spruzzata di prezzemolo.

Vino consigliato: Gewurtz Traminer.

per gli astemi:
Acqua naturale con all’interno tre frutti di lichi, precedentemente disossati.

Il trucco per una frittura insuperabile e asciutta e’ il Delta di temperatura fra l’olio caldo e il pesce infarinato quasi ghiacciato.
Più e’ largo il Delta e più il risultato sara’ croccante.

Difficoltà?
Se pensi che cucinare sia semplice,
corri a comprare una confezione di
“Quattro salti in padella, Findus”

Zac le Chef

Dedicato alle Donne, tutte.

In Politica on febbraio 14, 2011 at 4:13 pm

Lo penso da sempre.
Lo vado urlando da decenni.

Le Donne sono migliori degli uomini.

Non e’ in senso assoluto, difatti la Palin e’ peggio di Obama.

Ieri ho visto un popolo di Donne, senza effigi, protestare il loro disagio, che e’ anche il mio.

E quando le donne scendono in piazza, poi,
succede sempre qualcosa.

E questo e’ stato il mio personale omaggio al loro mondo.

Vi dirò, e’ stato largamente apprezzato.

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