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Masi, Siliquini, bye bye.

In Politica on aprile 28, 2011 at 4:03 pm

Alla Consap, la compagnia che incarna la defunta INA.

L’hanno messo li’, a fare l’A.D.

Dopo un paio d’anni di disastri, di telefonate paraculate, di offese scritte da tutte le tre redazioni dei tg,
LampadaMasi s’è dimesso dalla Rai.

Prometto che tornerò a vedere qualche trasmissione del palinsesto nazionalpopolare, con Masi non ce la facevo proprio, ma neanche se c’era Fo’ da Fazio, niente, continuava a comparirmi l’effige di LampadaMasi.

E sempre alla Consap, che e’ la classica compagnia che accoglie i trombati, pareva che anche Monorchio, il presidente, dovesse togliere il disturbo per far spazio a lei,

‘A Siliquini.

Quella che alla fine ha votato per il nanopriapo.

Eh no, Monorchio in campo, Siliquini ancora in tribuna.

E poche settimane fa’ e’ stata indicata come nuova consigliera d’amministrazione delle Poste, posto che e’ andato a un altro.

‘A Siliquini!!!!

Svegliaaa!!!!!

Te stanno a pia’…

Quando mi sento preso in giro dal vatusso mancato, l’unica soddisfazione e’ non averlo mai votato.
Dev’essere molto peggio essere buggerati , essendo sudditi del buggeratore.

Roba da schiumare rabbia per un decennio.

Ben vi sta.

 

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Il Cartoccio con l’Orata.

In Il Ricettario di Zac on aprile 26, 2011 at 12:53 pm

Per due persone.

Procurati due filetti di orata con la pelle, carote, sedano bianco, punte di asparagi, patate.

Appoggia un filetto sopra a un foglio di alluminio.

Taglia per lungo, a listelle di mezzo centimetro in sezione, le carote e le patate.

Sminuzza a dadini il sedano.

Le punte degli asparagi saranno della stessa lunghezza, queste le tagli per lungo in due mezzi.

In un piatto fondo prepara:
Olio, sale, pepe bianco, un pizzico di timo.
Emulsiona il tutto.

Intingi gli ingredienti, ma senza i dadini di sedano.

Appoggia un paio di fettine di carote,di patate e due asparagi sul filetto, in senso perpendicolare al medesimo.
Poi mettici sopra una presa di dadini di sedano.

Ora prendi i lembi opposti del pesce, tirali verso il centro, in modo da formare un fagottino aperto ai lati, dai quali vedrai spuntare le verdure.

Con uno stuzzicadente grande chiudi il filetto.

Forma un cartoccio con l’alluminio, non troppo attillato al pesce.

Inforna a 180 gradi per 30 minuti, a forno già caldo.

Il piatto va’ servito ancora ermetico.

Pietanza di una delicatezza speciale.

Per gli alcolisti: Cabernet/Sauvignon del Collio.
Per gli astemi: Acqua Tonica, con qualche goccia di sciroppo all’anice.

Zac le chef.

P.S.
Imparai questa ricetta anni fa’ a casa dell’amico Cavallino, che ringrazio.
Solo che lui opta per una deviazione ricettaria riguardante la cottura.
Essendo egli provvisto di ottimo camino, inserisce sotto le braci l’involucro ottenuto, per 20/25 minuti, e il risultato e’:

CLAMOROSO. 

 

Emeriti ectoplasmi

In Politica on aprile 23, 2011 at 10:32 am

Totaro, Bevilacqua, Di Stefano, Bornacin, De Eccher.

Sembra la panchina della Battipagliese negli anni 70.

Invece, sono i cognomi dei deputati che hanno presentato la proposta di legge volta a cancellare la 12ima norma transitoria della Costistuzione.

Per farla breve: 
Rifacciamo il partito fascista.

I cinque panchinari hanno una fedina penale invidiabile: corruzione, usura, percosse, eversione nera, calunnia.

E’ una notizia che ha già venti giorni, ho aspettato volutamente prima di scriverne, sapete com’è, m’ero fidato, per una volta, dello Schifani, che ha subito chiesto che la proposta venga ritirata.

No.

La proposta e’ ancora li’, pronta a essere presentata in aula fra una Ruby e un Mills.

Il Totaro, intervistato, ci rifila sta chicca:

“E’ per eliminare il reato di opinione in questo paese”.

Un ignorante in malafede che fa’ il Senatore e non conosce la legge.

Il Reato di Opinione esiste, per fortuna, e annovera i seguenti articoli:

-Vilipendio alla Bandiera.
-Attentato contro l’unità nazionale e alla Costituzione.
-Associazione sovversiva
-Offese alle confessioni religiose.

Più un allegato sulla Legge Mancino che prevede il reato di offese a scopo razzista.

Quello che dice Totaro e’ l’esempio classico della presa per il culo, perché e’ fin troppo ovvio che dieci persone su dieci sono favorevoli alla libertà di opinione, ma NON e’ la 12ima norma transitoria della Costituzione!!!!

Poi un altro che sostiene la parità numerica fra i morti procurati dal fascismo e quelli delle foibe.

Poi un altro che ci fa’ sapere che son trascorsi settant’anni, si può soprassedere.

E poi c’è De Eccher, mio nemico giurato, già responsabile regionale di Avanguardia Nazionale, già condannato a due anni per riorganizzazione del partito fascista.

Mi chiedo come mai manchi la firma del Ciarrapico, un maiale non guasta mai.

Già che ci siete, emeriti ectoplasmi, proponete anche la riapertura del Colosseo per gli spettacoli fra i leoni e gli homo sapiens, son passati così tanti anni.

Alla fine, potrei anche essere favorevole a questa proposta di legge, ma solo se entrasse in vigore una norma che e’ frutto della geniale mente di Sciuscia’, che l’ha pubblicata assieme ad altre norme, sul sito http://www.scaricabile.it (cliccate sulla sua icona e leggetevi “Democrazia sperimentale”)

Dice così:

“Quando il Governo vara un nuova riforma, scatta un periodo di SPERIMENTAZIONE DELLA RIFORMA, durante il quale si vanno a cercare i nomi di tutti quelli che hanno votato per chi poi ha vinto, e si applica la riforma SOLO SU DI LORO. Se sopravvivono, la riforma è approvata e si può applicare anche a quelli che non si erano fatti infinocchiare da quelli che hanno vinto le elezioni ”

Ecco.

Non ci restano che gli “-ini”

In Politica on aprile 19, 2011 at 3:57 pm

Regola numero 1:
Trovare il capro espiatorio.

Regola numero 2:
Convincere il maggior numero di persone sulla certezza delle malefatte del tale.

Queste sono le uniche due regole caratterizzanti l’attuale esecutivo.

Solo che quando il capro e’ entro i confini nazionali, e’ più facile.

I cazzi sorgono plurimi, quando il capro e’ da ricercarsi all’estero.
Allora capisci l’inadeguatezza di un metalmeccanico impiegato in un laboratorio che studia il genoma, e a parti invertite il ragionamento e’ uguale.

La Francia dice:
non siete in regola.
Ooops, ma quale delle due?

La Germania dice:
non e’ un’emergenza.
Ooops, ma quale delle molte?

E’ patetico apprendere che al di la’ delle Alpi ci considerano come degli apprendisti Geppetti, pronti a prendere un pezzo di legno e raccontare che ha imparato a parlare.
Non e’ una visione politica diversa dagli altri, e’ che i “nostri”, semplicemente, non sanno cosa fare.

Un caro amico romano, poco dopo l’elezione dell’ennesimo nano, il biforcuto Alemanno, ebbe a dirmi:

“Non so’ come faranno, non sanno quale cassetto aprire per consultare una pratica”.

E’ il metodo, ahinoi, partorito dal nanopriapo e preso in prestito dalle dittature militari del Sud America di quattro decenni or sono:
Non so fare il lavoro per cui sono arricchito, ma l’essenziale e’ far capire che gli altri lo fanno peggio.

E lo racconti alla nazione.

Poi metti il naso fuori, e trovi quelli che non solo ti fanno passare per un incapace, no, vanno oltre, ti ignorano.

E i manifestini, e i pompini, e i festini, e i Frattini, e i paladini, e i viagrini, e i clandestini, e i pidiellini, e i ciellini, e i fillini, e i Verdini….

No, non sono impazzito, e’ che volevo far notare come, anche nel lessico, siamo diventati -ini.

E -ini si aggiunge ai vocaboli per rimpicciolirli. 

Vittorio e’ morto ammazzato.

In Politica on aprile 15, 2011 at 10:00 am

Quelli che leggete di seguito sono tre commenti comparsi stamane su il “Giornale”, sulla morte del Compagno Vittorio Arrigoni:

“Nullafacente, strapagato e Comunista”

“Non si potrebbe barattare con 20000 immigrati mussulmani? Se ne occupi gino strada e non ci rompano più i maroni”,

“Vanno a fare gli eroi…lo siano sino in fondo, si arrangino, oppure preghi Hamas di intercedere per lui. Ho sentito di accostamenti a Quattrocchi, per carità, orrore, l’italiano ucciso alcuni anni or sono, ha tenuto in comportamento eroico fino all’ultimo…onore a lui! Costui mi pare un nullafacente comunista da 4 soldi.”

A volte, mi si rimprovera la nostalgia verso la lotta armata.

C’e’ qualcuno di voi che se incontrasse una delle tre merde che hanno scritto le nefandezze di cui sopra, non avrebbe l’istinto di sparargli in bocca?

Perche’ se c’e’, ha sbagliato blog.
Oppure puo’ sempre venire a trovarmi di persona.

Poi sento fior di letterati esibire ragionamenti come “Il Paese e’ diviso in due, bisogna fare qualcosa tutti assieme”.

A costo di lasciarci le penne, io non scendo a patti con chiunque possa paragonare Quattrocchi con Vittorio, magari posso far finta, salvo poi estrarre la P38.

L’avrete inteso, sono piuttosto incazzato.

Si dice che questo paese abbia perso i canoni della democrazia, della morale e della decenza.
Si dice che questo paese abbia aquisito i canoni dell’ apparire, del pressapochismo e del leccaculismo.

Nonostante questa deriva umana,
il popolo bue continua a discutere se tremila euro siano congrui o meno, per una fellatio da una minore.

Facciamo pena.

Sul blog di Vittorio campeggia questa frase:

“Il mio obiettivo è l’amicizia con il mondo intero,
e io posso conciliare il massimo amore con la più severa opposizione all’ingiustizia.” (Gandhi)

E questo e’ quanto.

Le Due “Malcapitate”

In Politica on aprile 13, 2011 at 2:02 pm

Lo so’, e’ lunghetto, ma non potevo esimermi dal postare le seguenti deposizioni, che non sono intercettazioni, di due malcapitate in quel di Arcore.

Oddio, malcapitate e’ eccesivo, 
direi che se la son cercata.

Signore, Signori, 

Lui, e’ fatto così:

Chiara: “Durante la cena Emilio Fede è seduto tra me e Ambra, di fronte a Fede c’è Berlusconi, seduto tra Roberta Bonasia e Lisa. Emilio Fede per tutto il tempo tocca le gambe a me e ad Ambra. Ero a disagio, in imbarazzo, scambiavo sguardi d’intesa con Ambra”.

Ambra: “Berlusconi guarda insistentemente me e Chiara. Ci dedica canzoni che interpreta lui stesso, in francese e in italiano. Ci chiama “bimbe” e suscita il visibile risentimento di Roberta Bonasia, che gli si butta continuamente addosso baciandolo. Quella sera il presidente non mangia niente e racconta molte barzellette particolarmente sconce, così sconce che io mangio di malavoglia, tanto era irritante il contenuto. Ma tutti ridevano a crepapelle e, a un certo punto, parte la canzoncina “E meno male che Silvio c’è” e tutte le ragazze cominciano a ballare e cantare intorno al tavolo. Io e Chiara ci guardiamo imbarazzate, come per dirci: “Ma dove siamo finite?”. E dire che il peggio deve ancora arrivare perché dopo quindici minuti che siamo seduti a tavola, alcune delle ragazze scoprono i seni, li offrono al bacio di Berlusconi. Toccano il presidente nelle parti intime. Si fanno toccare. Anche Roberta Bonasia tocca ripetutamente nelle parti intime Berlusconi. Mentre accade questo, le ragazze cantano ancora “meno male che Silvio c’è”, chiamano il presidente “papi” e Berlusconi chiama tutte noi “le mie bambine, le mie bimbe””.

Chiara: “Dopo l’ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono. Io e Ambra non ci prestiamo al gioco indecente. Ci sorprende che anche la Bonasia, che il presidente ha presentato a tutti come la sua fidanzata, si presti. È in quel momento che la serata prende una direzione molto diversa da come l’ho immaginata. Le ragazze, visibilmente allegre, cominciano ad avvicinarsi al presidente, si fanno baciare i seni, lo toccano. È una specie di girotondo, le ragazze si dimenano, lo toccano di nuovo, lo stesso fanno con Emilio Fede. A un certo punto il presidente, visibilmente contento, chiede: “Siete pronte per il bunga bunga?”. Le ragazze in coro urlano: “Siii”. Io e Ambra non sappiamo che cosa sia questo bunga bunga, anche se dopo la statuina lo intuiamo. Sono agitata, mi sento male…”.

Ambra: “Chiara chiede a Emilio Fede se puó avere una camomilla perché si sente male. Siamo scioccate, Fede cerca di rassicurarci. Ci invita a rimanere tranquille, mentre Berlusconi ci invita a fare un giretto nella villa. Ci mostra una sala con delle statuette dimucche colorate, mi pare in ceramica, e nella stessa sala ci sono palloncini e cartelloni inneggianti a Berlusconi, del tipo “Viva Silvio”. Poi ci porta a vedere una saletta del tipo discoteca, con al centro un palo da lap-dance. Mentre camminiamo, Berlusconi, che sta dietro di noi, ci tocca i glutei, ci palpeggia il sedere. Né io né Chiara lo abbiamo invitato a desistere, anche se ci siamo irrigidite, facendogli capire che non eravamo d’accordo con quanto stava facendo. Al piano superiore Berlusconi ci mostra una spa con piscina e palestra e ci dice che, la prossima volta, avrebbe organizzato una festa in piscina, per stare più in intimitá con noi e conoscerci meglio”. 

Chiara: “Nella piccola discoteca con il palo al centro e i divanetti tutto intorno, e nell’angolo un dj, le ragazze iniziano a ballare in modo piuttosto volgare. Si tirano su la gonna. Mostrano il sedere. Alcune sono vestite da infermiere, come le gemelline di Napoli e la Bonasia, che tiene in mano anche un frustino. I vestitini da infermiera sono molto corti, da crocerossina, con i bordi rossi, il cappellino, i seni molto scoperti e con la biancheria intima in mostra. Anche le ragazze non travestite da infermiera tirano su i vestiti, mettono in mostra fondoschiena e seni. Ballando si avvicinano a Berlusconi, lo toccano e si fanno toccare, è il gioco che il presidente definisce bunga bunga”.

Ambra: “Ricordo che anche Marysthell mostra i glutei, Emilio Fede mi dice che ha vinto una qualche gara di bellezza per il suo fondoschiena. Anche le due gemelle napoletane mostrano il seno nudo. A un certo punto Nicole Minetti si esibisce in uno spettacolo di lap-dance. Indossa uno di quei vestiti che si tolgono a strappo. Rimane completamente nuda ballando al palo, senza reggiseno e mutandine. Dopo essersi denudata, si avvicina a Berlusconi e ballando in maniera provocante avvicina il sedere al viso del presidente. Girandosi gli avvicina i seni alla bocca, il presidente le bacia i seni. Le ragazze tentano di coinvolgerci in questa danza, istigate da Fede e Berlusconi. Sento dietro di me frasi del tipo: “Ma che sono venute a fare quelle due?”. Tutte le ragazze ci stanno intorno, ci toccano, ci prendono, tentano di toglierci i vestiti, ci toccano un po’ dappertutto”. 

Chiara: “Fede e Berlusconi incitano le ragazze a coinvolgerci nel gioco, dicono: “Dai, spogliatele… dai, spogliatele… spogliatevi… ballate…”. A quel punto siamo letteralmente terrorizzate. Vogliamo soltanto andarcene, ma non sappiamo come fare. È evidente a tutti il nostro disagio. Ci facciamo coraggio, andiamo da Fede e gli diciamo: “Vogliamo assolutamente andare via”. Accanto al direttore c’è il presidente Berlusconi. Sente chiaramente la richiesta di Ambra. Emilio Fede risponde: “Se volete andare via, va bene. Ma non pensate di poter fare le meteorine o miss Italia””.

Ambra: “Berlusconi, seduto accanto a Fede, annuisce senza peró dire una parola. Tanto che ne ricavo l’impressione che sia perfettamente d’accordo con Fede. A quel punto usciamo dalla villa insieme con Fede, che ci accompagna con la macchina guidata dal suo autista a piazzale Loreto. Fede, che si era mostrato molto seccato nei nostri confronti, quasi anticipando la nostra protesta, ci dice in macchina, alla presenza dell’autista, che avevamo fatto benissimo a comportarci così. Che avevamo superato una prova. Che non eravamo come le altre ragazze, tutte puttane. Che eravamo le “favorite” del presidente e avremmo fatto una bella carriera. Io e Chiara rimaniamo sbigottite”.”

Per il bene di questo paese sarebbe opportuno scoprire che qualcosa si siano inventate, perché la statuina con l’uccello ritto da leccare, no.

Zuppa del Mediterraneo.

In Il Ricettario di Zac on aprile 11, 2011 at 4:55 pm

Per quattro persone

Procurati 1 kg di vongole veraci, un trancio di “cagnoletto”, una coda di rospo, ½ kg di scampi piccoli, una fetta di tonno rosso, pomodorini, vino bianco, prezzemolo, scalogno, “fumino”, quattro capesante.

Fai aprire le vongole e estraile dal guscio.
Metti da parte l’acqua che troverai in fondo alla padella e, o la filtri, o la lasci decantare per bene.

Affetta a dadi il cagnoletto e la coda di rospo e il tonno rosso, più o meno tutti della stessa misura, che potrebbe essere  2cm per lato.

Estrai i corpi degli scampi (ricordarsi il movimento per estrarre il filamento nero).

Cura le capesante e tagliale, anche queste, a dadi.
Normalmente io non uso la parte arancione, ma se ti va’, tranquillo, non e’ veleno.

Prepara un soffritto con olio extravergine, scalogno tritato, peperoncino.

Metti i pomodorini tagliati a meta’.
(per la perfezione assoluta, andrebbero pelati, oppure “pescate” le bucce verso meta’ cottura della zuppa)

Aggiungi il tonno, il cagnoletto e la coda di rospo.

Abbondante spruzzata di pepe.

Fiamma alta.

Appena vedi che il tutto si restringe, metti un bicchiere di vino bianco e fai evaporare, sempre a fiamma alta.

Metti l’acqua delle vongole.

Poi inserisci il fumino.
Quanto?
Tanto.
Due litri.

Abbassa la fiamma.
Metti gli scampi interi.
Metti le capesante.
Metti le vongole.
Fai “pipare” per un paio d’ore, fino a che il livello della zuppa non si e’ abbassato della meta’.

Pentola rigorosamente in terracotta.
Coperchio appoggiato sopra ma con possibilità di sfiato.
Ogni quarto d’ora va mescolata con mestolo di legno, ma piano, piano.

La zuppa mediterranea e’ pronta.

Va servita così:

Ciotola (se ce l’hai di legno e’ perfetta) riempita per tre quarti.

Doppio crostone di pane (Altamura e’ l’ideale), precedentemente abbrustolito.
Il primo crostone va’ inserito nella ciotola, come se fosse un cucchiaio,
il secondo appoggiato orrizzontalmente sui bordi della ciotola medesima.

Sopra al crostone, metti un pezzo di capasanta e uno di tonno rosso, precedentemente tolti dalla pentola, e cospargili di semi di sesamo bianco.

Non per sminuire le bevande, alcoliche e non, ma con questa zuppa si può bere veramente qualsiasi cosa.

Zac le Chef.

P.S.
La questione del sale, già affrontata, va’ di pari passo con il fumino e con il sugo delle vongole, che sono già salati dalla natura. 

Prima parte, Seconda parte.

In Politica on aprile 10, 2011 at 5:50 am

Ovvero, monossido di carbonio e ossigeno.

Parte prima, resoconto di una giornata:

“Continuano a chiamarmi in tribunale, così non posso lavorare per il bene del paese”.

Negli ultimi quindici anni, l’ultima volta che c’è andato e’ stata nove anni fa’.

“Lampedusa e’ liberata”

Come lo fu’ Addis Abeba.

“720 milioni a De Benedetti, questa e’ una rapina”

Chissà.

“Se l’Europa non vuole gli immigrati, tanto vale che ci dividiamo”.

Grasse risate oltralpe, ma mi piace sottolineare l’utilizzo dei sostantivi:
“Immigrati” se vanno in Europa,
“Clandestini” se vanno da Cota.

Merita un distinguo anche la storiella che racconta ciclicamente:
Io faccio le leggi, il Parlamento le approva, poi qualche giudice(??) fa’ ricorso alla corte costituzionale, ed e’ tutto inutile.

A parte che la Corte c’era prima, e ci sara’ anche dopo la morte del nanopriapo, la domanda sorge ovvia:

Ma com’è che stai ancora li’ a far finta di riformare il paese se e’ del tutto inutile?

PER EVITARE LA GALERA. 

E come contorno, la solita scenetta con lo storpio al quale stringe la mano, e il tale diventa il miglior cliente di Publitalia.
Più che uno storpio, un tangentato.

Parte seconda: resoconto di una serata.

Accompagnato dal caro Compagno Giannino, e da due splendide ragazze, mi son messo li’ ad ascoltarlo.
C’erano 3mila persone.
Roberto ha raccontato le storie tratte da “vieni via con me”, uno spettacolo cristallino eseguito da un uomo che non ha due palle, ne ha un TIR pieno.

Occhi lucidi, groppo in gola sulla frase di Mina Welby quando, pochi istanti prima di morire, Piergiorgio le chiede:

“Com’e’ stata la vita con me?”

“La migliore che potevo desiderare”

Cazzo, mi son commosso anche adesso.

Ma la perla e’ la seguente;

“In libreria chiunque può aquistare un libro, che può essere un libro schifezza, oppure un libro necessario”

E’ la parola “necessario” che vale tutta la serata, e forse qualcosa in più.
Solo un poeta poteva utilizzare “necessario”, quando vi sono almeno altri venti aggettivi che possono venirti in mente per definire un buon libro.

“Necessario”

Roberto, sei un genio.

P.S.
Ovviamente, data la misera gente che abita la terra dove vivo, il giorno successivo mi e’ stata riferita la seguente scena:
Ragazza: “Sai, ieri sono andata ad ascoltare Saviano”
L’imbecille di turno: “Saviano chi?”

Ringiovanito.

In Politica on aprile 7, 2011 at 9:38 am

Quando il Segretario Bersani ha detto “Guerra alla lega”, ebbene, sono ringiovanito di vent’anni.

Dopo anni di finti ammicamenti, finalmente una voce ufficiale che prende posizione, senza se e senza ma.
Non si puo’ pretendere di avere delle responsabilita’ comuni con coloro i quali sono diametralmente opposti a qualsiasi pensiero sociopolitico che mi/ci appartiene.

Sono dei nemici.
Punto.

E non e’ tutto.
Altro aspetto che mi ha fatto ringiovanire riguarda l’autorizzazione all’arresto dell’On. Tedesco, del PD.
Il PD ha votato a favore delle manette, mentre i viagrini contro, e ti pareva.

Il monocellulare Gasparri ci tiene a sottolineare.
“Il nostro e’ un voto politico”,
Ma va’?
E io che credevo che fosse un voto alla madonna di Chestokova.

E poi, cosi’ per stare in tema di controsensi, c’e’ il Sindaco di Bologna che si dice favorevole ad ospitare qualche migrante, come da indicazione del governo.
E il capogruppo dell’opposizione felsinea, appartenente alla compagine governativa, che dice di no.
Qualcuno mi spieghi.

Stasera saro’ in una libreria di Vicenza.
Ci sara’ anche Roberto Saviano.

E nessuno puo’ immaginare quanto quest’ultima notizia abbia la capacita’ di ringiovanirmi.

Mi sa’ che nel meriggio mi fiondo in una farmacia a comprare una confezione di TOPEXAN, non vorrei che mi tornasse all’improvviso l’acne giovanile.

Quella volta col Beppo e Cavallino.

In Politica on aprile 5, 2011 at 1:52 pm

Gli eserciti regionali.
Dopo le ronde padane, anche questa proposta di legge tendente al Medioevo verra’ disattesa.
Per farsi colti, citano la Guardia Nazionale Americana, e non sanno come e’ strutturata, tutto fuorché un fantomatico esercito regionale.

Narice LaRussa “censurato” per il vaffanculo a Finiilfascio.
Bene, potrò serenamente continuare ad utilizzare i miei sopranomi.

I fratelli Tunisini che scappano nelle campagne di Manduria, correndo sotto lo sguardo vigile delle telecamere, sono una scena meravigliosa, come aprire la gabbia del canarino e vederlo volare fuori.

Il nano che va’ a Tunisi e torna, miracolosamente, senza aver comprato casa per finta.
Affitterà quella di Craxi.

E lo scritto, sino a qui, ricalca la cronaca nazionale.

Ma oggi ho una sana voglia legata ai viaggi.
Cazzo, quanto amo viaggiare.

E allora beccatevi questa:

Correva l’anno nonmiricordopiu’, e in compagnia di due amici scorrazzavamo nell’Europa.
Partimmo con “Lina”, l’automobile, che si accendeva solo mediante colpo preciso sulla calotta, praticato con punta di ombrello.
Immaginatevi i passanti durante la scena.
I compagni di viaggio erano Cavallino e Beppo, che non sono nomi di fantasia.
Abbiamo riso per decine di giorni, ininterrotamente.

Dormivamo in ostelli, o in hotel’s a mezza stella, si risparmiava per la “spezia”, e non passava giorno inosservato.

Toccatina a Monaco di Baviera, per poi fiondarci ad Amsterdam, pochissimi giorni, credo tre, perché quella città non permette agli amanti dei vizi una permanenza più lunga, si rischia di restarci per sempre.

A Volendam bisogna passare, paesino con le vecchiette sull’uscio di casa, vestite come nel 600, e non per maschera.
Tutto scorre lento, persino il mare sembra più rilassato.
Sulla banchina del porticciolo, bancarelle dedite a fornirti panini con gamberetti e/o salmone e/o aringa, da impazzire!!.

E siamo finiti al mare, da bravi mediterranei, su a Zandvoor, dove manco Capitan Nemo avrebbe il coraggio di fare un bagno, una settimana di pioggia finissima, ma fummo fortunati, era la settimana internazionale del Jazz della cittadina e ogni sera, in ogni piazzetta, musica e birra, birra e musica.

Pero’ a Zandvoor l’acqua era ghiaccio, meglio che andiamo più a sud.
Arrivammo a L’Aia, che si chiama Scheweningen.
A Scheweningen quando arrivi non vedi il mare, perché la regina d’Olanda s’è fatta su’ casa sul litorale.
Su tutto il litorale…

E Bruxelles, praticamente una città italiana all’estero.
Costruita da architetti e muratori italiani.
Scavata in miniera da disperati italiani.
E molti parlano l’italiano, una rarità se si esclude la Svizzera del cantone italiano e le Little Italy sparse per il pianeta.
Sbagliammo per due giorni la Piazza principale ricoperta di fiori, ma comprammo una cartolina, all’epoca non si viaggiava per mete prestabilite, ciò non toglie che un museo o quant’altro legato all’arte, era debitamente visitato.
Ma da adolescenti il vero museo e’ all’aperto.

A Liegi, il quindici agosto.
A Liegi c’è un isola in mezzo al fiume.
Il Beppo e Cavallino vedono un ponte, che stranamente contiene una massa di persone tutte intente a lasciare l’isolotto.
Nessuno che va’ dall’altra sponda.
Gatta ci cova.

Passiamo il ponte, unici tre, e lo spettacolo che ci si apre di fronte lo racconterò anche fra decenni.
Era la festa della comunità nero/ispanica che vive da secoli sull’isola.

Woofer ovunque a pompare musica, e che musica, concerti soulblackfunky ovunque.
Tre bianchi, noi tre.

Alle finestre di ogni casa, al piano terra, file multicolor di vodka ghiacciata di tutti i gusti, la vodka da passeggio, micidiale, in tutti i sensi.

Quando tornammo in hotel, a notte fonda, il portiere non volle credere a dove eravamo andati, disse “Ma siete pazzi? ma lo sapete che nessun bianco osa andare a quella festa?”
Povero cretino.

Finimmo a Dusseldorf, l’Altstadt e’ una bomboniera di vita, dalle cinque nel meriggio le rive del Reno cominciano ad affollarsi di tedeschi con i capillari rotti sulle guance, mentre i giovani stanno più in basso, con i piedi nel fiume.
E donnone ingrembiulate portano cinque o sei boccali di birra da litro in ogni mano, con la stessa facilita’ con la quale io imbraccio “L’Unita”.

Conservo ancora un’ istantanea scattata al Rheinpark, una striscia d’erba lunga chilometri che costeggia il fiume.
V’e’ impressa l’immagine di Cavallino che si esibisce in una rovesciata con tanto di pallone, una cosa tipo l’indimenticato Parola nel simbolo delle figurine Panini.

Ma Cavallino la fece meglio.

Ogni volta che ho voglia di viaggiare prendo quella foto e la fisso per bene.

A quel punto il più e’ fatto.

Buon viaggio a tutti, che tanto prima o poi ne farete uno.