Il Blog

Jim Morrison

In Politica on luglio 3, 2011 at 12:12 PM

Oggi fanno quaranta.

Quarant’anni fa’, moriva James Douglas Morrison, uno dei miei padri putativi.

Se sono quel che sono, in larga parte e’merito o demerito suo.

Se conosco l’inglese lo devo alle sue liriche, che traducevo nei banchi di scuola, a scapito della lezione di religione.

Le prime lettere adolescenziali che spedivo agli amori giovanili finivano sempre con una sua frase,

“I’m gonna love you, till the heaven stop’s the rain”

Non ero ancora maggiorenne e già mi fiondavo a Parigi, presso il cimitero di Pere Lachaise, e la notte dormivo di fronte alla sua tomba.

Per anni ho sperato che fosse una morte “finta”, che Jim avesse voluto prenderci per i fondelli un’ ultima volta.

70 milioni di dischi venduti dal 66 al
71.
E non era un cantante, era un poeta che aveva usato la musica per la sua poesia.
Arrestato, dannato dai puritani, sfruttato dallo star system, amato da almeno quattro generazioni.

Jim non aveva un guardaroba, entrava in un negozio, comprava un paio di jeans, e lasciava li’ quelli che indossava, e così fece con tutti gli altri beni materiali che il successo gli aveva concesso.

Un animale da palcoscenico, un timido filosofo nella vita quotidiana.

Ed era il quotidiano la sua essenza, ieri non esisteva, domani nessuno poteva sapere.

I suoi concerti erano diventati uno spauracchio per i policeman, e allora Jim una sera li sconvolse tutti:
lui,  nato in Florida ma residente a Los Angeles, non aveva mai tenuto un concerto in quella città, e la tensione era palpabile.
In un Memorial Coliseum esaurito, Jim sali’ sul palco, e queste furono le sue parole:

“Siete pronti?”

“Yeahhh!!”

“Siete venuti qui stasera per assistere a qualcosa di sconvolgente, di indimenticabile?”

“Yeahhh!!”

“E allora andate a farvi fottere, noi siamo qui per suonare”

Calo’ il silenzio, 40mila persone ipnotizzate, Jim si sedette e recito’ un unico brano, lungo 18 minuti, un capolavoro chiamato “The  celebration of the lizard”, al termine del quale il concerto fini’ e la gente defluì nel silenzio più assordante che si possa immaginare.

In sei anni riuscì a produrre tanti e tali capolavori da far impallidire i Beatles o gli Stones, 
poesie che cooptavano in tre righe i vari Poe, Kerouac e Verlaine.

Un genio, un mostro, un figlio della libertà e un figo della madonna.

“Ci sono il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono le porte”

Non era eroinomane, come Hendrix o la Joplin, ma mori’ per colpa dell’eroina, che provo’ per la prima volta due giorni prima che Pamela lo trovasse esanime, dentro una vasca da bagno,  in Rue de Beautreillis, nel Marais, il 3 luglio 1971. 

Aveva 28 anni.

Vissuti accompagnati da quella lucida follia che si riserva solo a pochi pazzi visionari.

“I’m the Lizard King,
 I can do everything”

  1. bello leggere queste poche righe in una domenica di sole.grazie zac!

  2. Sospettavo ti sarebbero piaciute…

    Ciao
    Zac

  3. Ho letto in silenzio. Quello che hai detto è meraviglioso.
    Ciao Zac.

  4. Grazie di cuore, cara Spera.

    Ciao
    Zac

  5. grazie per aver scritto anche qualche “curiosità”, oltre alle belle parole per un artista che ami. mi ha fatto conoscere qualcosina in più su di lui, del quale ammetto di non conoscere il lavoro, a parte forse una o due canzoni.
    se volessi ascoltare qualcosa cosa mi consigli?
    ps. hai per caso visto l’ultimo film-documentario su di lui?

  6. Comincio da p.s.
    No non l’ho visto, attendo che lo diano su Sky, il motivo e’ semplice: nelle sale cinematografiche non potrei fumarmi tutto quello che mi fumerò quando lo vedrò.

    Cosa consiglio:
    tutta la discografia.

    Ma per iniziare va’ bene l’album “Morrison Hotel”.

    Intanto, qui di sotto ti riporto il testo di “people Are strange”, che personalmente canto a squarciagola quando scio in neve fresca.
    Te ne innamorerai.

    People are strange when you’re a stranger
    Faces look ugly when you’re alone
    Women seem wicked when you’re unwanted
    Streets are uneven when you’re down

    When you’re strange
    Faces come out of the rain
    When you’re strange
    No one remembers your name

    When you’re strange
    When you’re strange
    When you’re strange

    People are strange when you’re a stranger
    Faces look ugly when you’re alone
    Women seem wicked when you’re unwanted
    Streets are uneven when you’re down

    When you’re strange
    Faces come out of the rain
    When you’re strange
    No one remembers your name

    When you’re strange
    When you’re strange
    When you’re strange

    Ciao
    Zac

  7. ottimo, allora domani provo a sentirlo. appena mi sono fatta un’idea ti faccio sapere 😀

  8. Vedrai, ti verra’ la pelle d’oca.

    Ciao
    Zac

  9. dunque, ho ascoltato tutto l’album che hai consigliato.
    ho decisamente apprezzato molto roadhouse blues e indian summer (probabilmente a turno apprezzerei più l’una o l’altra a seconda di dove mi trovo o cosa faccio). ammetto che maggie mcgill ho fatto davvero fatica a finirla.
    in generale, so che ora ti farò prendere un colpo, ma mi sembrano un filo ripetitive. non che io ami quelle canzoni in cui il ritornello sembra un’altra canzone rispetto alle strofe (in bad kids stavo per uccidere lady gaga quando ha messo un ritornello pop dopo una strofa punk), però mi sarebbe piaciuto un po’ più di varietà.
    a livello di testi, ho trovato molto belle alcuni aggettivi (per aggettivi intendo anche intere frasi aggettivali.. comprendimi, non trovo un termine meno “grammatico” per spiegarmi, ora faccio un esempio :D) tipo “he was a monster, black dressed in leather/she was a princess, queen of the highway”.
    ps. è normale che tutti i testi comunque mi sembrino mooooolto hippy?

  10. Come primo approccio va bene così, più che bene.
    Si’, molto hippy, moltissimo.
    E le “ripetizioni” fanno parte della musica di quel tempo, era il ritornello ripetuto che ti faceva entrare in classifica, basti pensare a Yellow Submarine dei Beatles.

    Se ti va’, adesso scaricati “The Doors”.

    Ciao,
    Zac

  11. è vero. infatti non amo i beatles hahahah 😀
    the doors è anche il nome di un album dei doors, o ti riferisci al film di oliver stone?

  12. Nemmeno io.

    The Doors e’ l’album d’Esordio.

    Light my fire e’ la title track.

    Ciao
    Zac

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