Il Blog

Archive for settembre 2011|Monthly archive page

Io sono un Estremista.

In Politica on settembre 27, 2011 at 8:03 am

La malattia infantile della sinistra e’ l’estremismo.

Parto da qui per tentare di spiegare il perché di centinaia di sconfitte.

Quando il PCI cambio’ nome, e poi ancora, ancora, ancora e ancora, lo fece proprio per questa malattia infantile.

L’estremismo non e’ mai stato accettato, e con tutto l’amore che provo per Enrico Berlinguer, non gli perdonerò mai di aver messo le basi per il compromesso storico, che poi ebbe il suo culmine con un governo capeggiato da Prodi (gran brava persona ma di certo non di sinistra, almeno della mia sinistra) con guardasigilli tale Mastella da Ceppaloni.

In questo paese “estremismo” vuol dire Curcio o Moretti da una parte,
Fioravanti o Delle Chiaie dall’altra.

E’ così che ce lo siamo messi in culo.

Self-made.

Io sono un estremista.

Anche se ogni tanto auspico il ritorno degli ak47, di base sono contro la lotta armata.

Sono un estremista per dei principi netti e circostanziali, sui quali non accetto più, da anni, alcuna mediazione.

Li elenco:

1) la mia dignità e’ pari a quella di qualsiasi altro essere, animale o vegetale, presente sul pianeta, senza soluzione di sorta.

2) Il diritto a manifestare il mio ateismo e’ paritetico a quello che hanno i credenti, solo che loro hanno più di centomila chiese e luoghi “sacri” dove poter riunirsi, io no.

3) Le scuole private vanno rase al suolo

4) Chi commette un crimine, lo espia vedendo, per un giusto periodo, il sole a scacchi.

5) Il diritto all’aborto e’ una decisione che spetta solo all’universo femminile, il che concerne anche una eventuale opinione del genere maschile, ma solo se richiesta.

6) il diritto al lavoro e’ necessario, ma solo se uno ne e’ convinto appieno, viceversa può vivere con un giusto sussidio statale, perché un lavoratore che non svolge a modo la propria mansione, e’ un danno inenarrabile per il resto della società.

7) E’ un dovere implicito tenersi informati.

8) Chi picchia una donna va’ UCCISO.

Più o meno e’ tutto, anche se non capisco come mai al posto del punto 8 sia uscito quel sorrisino giallo che non riesco a togliere.

Questi principi vengono, chi più chi meno, considerati “estremisti” non solo dai fasci, anche da una nutrita schiera di compagni, Renzi e Franceschini in testa e, credo, come ho scritto poche righe sopra, che sia il vero suicidio di un’intera classe politica, così miope o così compromessa, da non rendersene neppure conto.

L’estremismo e’ il nocciolo della questione progressista in questo paese, o gli si da’, una volta per tutte, il giusto peso, oppure saremmo destinati a pendere dalle labbra di un D’Alema a caso, neo Gentiluomo di sua santità.

P.S.
Avviso che venerdi’ 30 settembre, alle 20,30, presso Palazzo Festari in Valdagno, sara’ presentato il libro “Vita da Freelance”, i lavoratori della conoscenza e il loro futuro.
Con gli autori Sergio Bologna e Dario Banfi.
Oltre a ringraziare l’amico Maurizio per l’informazione, vi invito ad assistere alla serata.

Scoperta l’acqua calda.

In Politica on settembre 24, 2011 at 9:46 am

E’ uscita una lista, ne sarete al corrente, che elenca 10 onorevoli che nonostante abbiano affossato la legge sull’omofobia, pare siano gay.

La riporto:

1.    FERDINANDO ADORNATO
2.    MARIO BACCINI
3.    PAOLO BONAIUTI
4.    ROBERTO CALDEROLI
5.    MASSIMO CORSARO
6.    ROBERTO FORMIGONI
7.    MAURIZIO GASPARRI
8.    GIANNI LETTA
9.    MARCO MILANESE
10. LUCA VOLONTE’

La scoperta dell’acqua calda.

Se mai (e spero proprio mai) vi capitasse di addentrarvi, anche solo un po’, fra i meandri della vita politica romana, notereste come la sopradescrittovi sia solo un’estrapolazione.

Per Gasparri, Formigoni e Calderoli, la cosa e’ arcinota, sugli altri si vocifera.

Per parcondicio andrebbero pubblicati anche i nomi di una folta schiera di prelati, monsignori e cardinali, gay con il vizio del putto trasteverino.

Mi soffermo sul veterinario, il celtico sposato con rito nordico, quello che vive con gli orsi e con due cammelli donati dal colonnello.

Ebbene.

Quando usci’ la storia di Marrazzo, i video erano due, il primo lo conosciamo tutti, il secondo, al pari della reale lista P2 di decenni orsono, non lo si vedrà mai.

Pero’ all’epoca un uccellino me lo racconto’ fotogramma per fotogramma.
C’era il veterinario, due trans che se lo sbattevano, e una quantità di cocaina da far impallidire Lapo.

E’ la stessa storia della celeberrima telefonata fra due attuali ministre, di cui non faccio il nome ma solo il cognome, Carfagna e Gelmini, che interloquivano per tre minuti sul come fosse più vantaggioso succhiarlo al nanopriapo.
Una diceva
“Sulla poltrona in salotto”
L’altra rispondeva
“Ma no, lui preferisce la sedia nella stanza del Colosseo in miniatura”.

Tutte le redazioni dei giornali nazionali erano in possesso di tale registrazione, ma dopo quattro giorni, per decreto nanoregio, fu cancellata.

Parte da questo episodio l’atavico odio del watusso mancato nei riguardi delle intercettazioni.

Ma torniamo alla lista,
e Bondi?
e Cicchitto?
e Rosy Mauro?
e, questo merita veramente una menzione, in quanto confesso,

DANIELE CAPEZZONE??

Perché qui si rischia di creare il gay di serie A e il gay di serie B.

Mentre la giusta differenziazione sta fra chi lo mette, e chi lo prende.

P.S.
Come dice il maestro Barabba, per eventuali commenti, astenersi querelanti.

 

Cazzo.

In Senza Categoria on settembre 21, 2011 at 2:53 pm

La politica non c’entra.

Io i libri li divoro, mi ci ficco dentro con tutto il corpo.

Non li ho mai contati, ma ne ho letti una valanga.

Difficile dire quale sia il libro che mi ha traviato maggiormente, potrei azzardarmi sugli autori, e anche li’ sono una schiera indicibile.

Provo un amore fraterno per
“La versione di Barney”, del compianto Richler, ma non e’ di questo che scriverò.

Giorni orsono, frugando fra il mio ordine sparso, mi sono imbattuto, ancora una volta, sul masterpiece, sul libro che lessi per la prima volta quando usci’ in Italia, e da allora mi corre dietro ciclicamente.

Titolo:

“A Sud di nessun Nord”

Autore:

Lui, Henry “Hank” “Chinasky” Charles Bukowsky.

E’ l’unico libro che ho letto più di una volta.

Sprezzante, deleterio, a tratti apocalittico, umano, vomitevole, spaventoso, tenerissimo, un manifesto dell’essenza umana quando quest’ultima sta per franare nel buio, e che, poco prima della fine annunciata, si rimette a camminare con le stesse, se non peggiori, prerogative di un secondo prima.

Hank, maledetto filibustiere, ho passato migliaia di ore a leggerti, e ogni volta pensavo “Questo muore oggi”.
No.
Il poeta e’ schiattato a 74 primavere, nel ’94, ma se si guardasse al suo stile di vita, qualsiasi altro essere umano ne avrebbe passate una trentina, non di più.

Se “A Sud di nessun Nord” fosse un dipinto, sarebbe l’Urlo di Munch.

Beccatevi queste poche righe:

“Come può dirvi chiunque, non sono un tipo molto gradevole.
Non so nemmeno cosa voglia dire.
Ho sempre ammirato i cattivi, i fuorilegge, i figli di puttana.
Non mi piacciono gli uomini perfettamente rasati, con la cravatta e un buon lavoro.
Mi piacciono i disperati, con i denti rotti, il cervello a pezzi e una vita da schifo.
Sono loro che mi interessano.
Sono pieni di sorprese.
Ho anche un debole per le donnacce, quelle che si ubriacano e bestemmiano, che hanno le calze molli e il trucco sbavato.
Mi interessano più i pervertiti dei santi.
Mi rilasso con gli scoppiati perché anch’io sono uno scoppiato.
Non mi vanno le leggi, la morale, la religione, le regole.
Non mi va’ di essere plasmato dalla società.”

Va’ da se’ che non e’ possibile riconoscersi in questo breve ritratto, ma il sangue grondante che trasmette lascia con l’amaro in bocca, ti viene voglia di disfarti di tutti gli stereotipi e di tutti gli insegnamenti, di mandare a fare in culo qualsivoglia abitudine, di fare un falò con tutte le puttanate che sorreggono la cosiddetta “società civile”.

Poi chiudo il libro, respiro a fondo, e per non pensarci butto su un risottino, oppure butto su una tela una dose massiccia di colore.

E’ così che mi passa.

Maledetto Chinasky.

BBBBBBBBB—-B

In Politica on settembre 16, 2011 at 10:35 am

Credo che in pochi, in questo paese, possano sostenere di vivere più agiatamente nel 2011 che non nel 1994.

Pochissimi.

E a fronte di tale sciagura, il nanopriapo giustifica l’esborso di mezzo milione di euro a Tarantini come gesto di beneficenza.

Bifolco.

E schiere di finti giornalisti a sorreggere la medesima tesi.

Poi corre su al Quirinale, per le intercettazioni, e vedrete che fra qualche giorno il decreto sara’ all’ordine del giorno in aula.

Bifolco.

Noi stiamo come stiamo e nel mentre questo lurido ha triplicato il suo patrimonio.

Lui e i suoi tirapiedi.

Finirà che riuscirà a far passare anche questa, come riuscì a far votare alla camera e al senato che Ruby e’ la nipote di Mubarak.

Ci ridono addosso anche gli eschimesi.

Bifolco.

Voleva incaprettarsi la Arcuri, con la promessa di farle presentare Sanremo, solo che la Arcuri un gruzzolo ce l’ha già, e magari qualche marchetta la fa’ pure, ma con quel nanerottolo proprio no, c’è un limite alla decenza, si sara’ detta.

Non so’ se si nota ma sono particolarmente incazzato.

Poi trovo gente che mi dice:
“Uno a casa sua può fare quello che vuole”.

Esatto.

Anche impiccarsi.

Se fossimo un popolo ci sarebbe già stata una sommossa popolare, invece no, altro che indignados, qui ci sono i dormientos, i paraculos, i parassitos.

Verrebbe voglia di prendere un aereo oggi stesso, mandare tutto a quel paese, fottersene.

Cosi’ facendo si consegnerebbe la vittoria a quel branco di viagrini e neomedievalisti, il che non e’ fra i miei pensieri.

Io sono certo, certissimo, che questo paese ce la fara’, e il merito sara’ “nostro”, non di Bersani o Niki,

“nostro” inteso come risultato di un lavoro sotterraneo, fatto di persone per bene che operano distante dai riflettori, che non si sognerebbero mai di vendere il proprio, seppur difficile, sistema di vita e di pensiero, per un assegno in bianco o per facili guadagni che durano lo spazio deciso dal donatore.

Una volta erano molti i destrorsi che mi apostrofavano con la trita e ritrita frase

“Sono tutti uguali”, neanche piu’ quella si sente pronunziare.

Vi giuro che se hai tempi del CAF, o anche prima, durante la presidenza Leone, m’avessero fatto vedere dentro la sfera di cristallo l’attuale banda che ci governa, avrei pensato che ci sarebbe stata la rivoluzione armata.

E mi sarei sbagliato.

Una volta si chiamava CAF, Craxi Andreotti Forlani.

Oggi si chiama BBBBBBBBB—B,

La prima B e’ lui, a seguire:

Bossi

Ballisti

Bocchini

Banditi

Beoni

Biforcuti

Beceri

Bifaccia

L’ultima B e’ per noi.

BASITI.

“La Mafia, come tutti i fenomeni umani, un giorno finira’ ”

Giovanni Falcone.

Non importa se ci saremo ancora, ma tutto questo finira’,

vi do’, per quanto poco possa importare,

la mia parola.

Vs.
Zac

La scuola e’ un’azienda.

In Politica on settembre 14, 2011 at 9:49 am

“Il mio orgoglio è quello di aver portato in dote all’Italia una mia diplomazia privata. Mi vanto di avere tre grandi amici nel mondo: Ben Alì, Mubarak e Gheddafi”

S.B. Dicembre 2010.

Cosi’, giusto per ricordare.

Ieri hanno riaperto le scuole, potevano anche lasciarle chiuse.

Per il primo anno nella storia repubblicana i finanziamenti cosi’ amorevolmente elargiti dal ministero capeggiato dalla Gelmini, sono INFERIORI ai finanziamenti richiesti alle famiglie con prole in eta’ scolastica, pare incredibile ma e’ proprio cosi’.

Un caro amico, insegnante precario, la settimana scorsa si trovava alla riunione del corpo docente nella nuova scuola nella quale si appresta a svolgere la sua professione, che per chi se lo fosse scordato ha un valore ben piu’ alto di quello dato al mestiere di un Marchionne a caso.

Istruire un pargolo e’ una missione.

Dicevo, a un certo punto la preside comincia ad enunciare il programma come da circolare ministeriale e, fra una frase e l’altra, ecco che se ne esce con:

“…perche’ l’azienda scuola deve funzionare etc etc…”

Il mio amico si alza e ricorda alla preside che la scuola NON e’ un’azienda.

Immediatamente viene convocato nell’ufficio della preside medesima dove gli si fa’ presente che non puo’ dire cose del genere di fronte al corpo docente riunito.

No.

Forse dovra’ andare a sfogarsi di fronte a un cipresso limitrofo a un camposanto,

nella speranza che lo ascolti il becchino di turno.

La scuola e’ un’azienda.

Sono ancora stordito.

Guido Gonella

Antonio Segni

Aldo Moro

Luigi Gui

Oscar Luigi Scalfaro

Guido Bodrato

Luigi Berlinguer

Sono solo sette dei trentasei ministri dell’istruzione della Repubblica, taluni di loro avevano idee

diametralmente opposte alle mie, ma un background culturale e una passione per il loro lavoro che meritavano tutta la mia stima professionale.

Oggi siamo caduti cosi’ in basso che ci tocca la Gelmini,

messa li’ dal pappone,

il perche’ e’ noto anche ai sassi.

Sono pronto a scommettere che fra vent’anni i libri di storia moderna riporteranno la cronaca del come,

in una legislatura, la tale sia riuscita a disintegrare il sistema scolastico in questo paese, con buona pace di tutti,

o quasi.

Aperto questo post con una citazione, lo chiudo con un’altra:

“Mia figlia cresce bene, non sente la crisi”

Maria Stella Gelmini, ieri.

Spostata la paura, tutto come prima.

In Politica on settembre 12, 2011 at 8:21 am

“Ho aiutato una famiglia”.

A fronte di un caso dove gli emolumenti versati vanno a celare le montagne di cocaina e puttanelle, il loro premier se ne esce con la sopracitata, che utilizzo’ pure per quella di Casoria.

Tempo fa’ scrissi una email al nanopriapo, la trascrissi anche su supporto cartaceo,
dove chiedevo un aiuto di poche centinaia di migliaia di Euro.

Sto ancora aspettando ma, nel dubbio, data la sua comprovata magnanimita’, l’ho appena rispedita, magari si confondono con i bonifici e mi arriva il gruzzolo.

Seriamente:

Ieri era l’anniversario dell’attacco di alcoolBush a Groundzero, lo scrivo perche’ di meno non me ne puo’ fregare,
lo scrivo perche’ ieri sembravano tutti impazziti, persino Vespa a New York (povero Di Bella).
E bla bla bla, e la rava e la fava, e l’Islam, e Saddam, e Bin Laden, che a me quest’ultimo nome fa’ sempre tornare in mente Toni Bin, indimenticato trottatore anni ottanta che volava negli ovali ippici.

C’hanno stracciato i maroni per un decennio con le paure montate dai segugi della famiglia BushLaden, per poi cambiare rotta.

Persino il problemuccio Gheddafi e’ durato lo spazio di una feria agostana.

Il terrorismo non c’e’ piu’.

Oggi Saddam Hussein ha la faccia dello speculatore in borsa.
Oggi ci si agita per l’apertura del Nissei, e a pagina trenta si riporta la notizia di una Somalia allo sfascio sociosanitario.
Oggi la CIA si chiama BCE.
Oggi il Mossad si chiama spread.

Hanno spostato il mandante, hanno lasciato invariata la paura.

Perche’ e’ piu’ facile governare i popoli impauriti, e’ piu’ facile per avere sempre pronta la scusa quando si rendono conto
che non sono in grado di arginare lo scontento popolare, allora la paura prende il posto della democrazia.

Personalmente, non ho paura neppure della morte, figuriamoci se patisco il MibTel.

“Ma quale paura?
Nel mio vocabolario non esiste questa parola, a meno che non si tratti di un errore di stampa.”
Totò

La Prestigibigibilizzazione.

In Politica on settembre 6, 2011 at 2:31 pm

Una manovra al giorno.

Si contano almeno una ventina di provvedimenti, dapprima enunciati, poi contestati, poi spariti, il tutto in trenta giorni.

Incredibile.

L’ultima e’ che se evadi più di tre milioni di euro, finisci in carcere.

Che sarebbe il minimo.

Peccato che in gabbia ci finiranno sempre e solo i soliti noti, che non girano in suv e che non detengono decine di immobili.

La verità, la semplice verità, e’ l’assoluta incapacità dimostrata negli ultimi quindici anni da questi ominidi, aggiunta a una notevole dose di disonesta’ materiale e intellettuale.

Non sanno fare il proprio mestiere, 
non e’ difficile da capire,
e’ che proprio non ce la fanno.

Come mettere un armadio dentro a un cassetto.

Fa’ sorridere lo scenario futuro del nordest, dove nove imprenditori su dieci sono leghisti o pidiellini, e dato che le cronache dei giornali locali, negli ultimi quindici anni, altro non parlano di tali padroni che vengono beccati a non versare l’Iva, a pagare in nero, a sovrafatturare sugli acquisti, a farsi un viaggetto a Lugano, e’ facile prevedere l’ennesimo dietro front.

Il nordest in galera, mica bruscolini, e’ la volta che l’Impregilo diventa l’azienda più importante dello stivale, se vince l’appalto per le nuove carceri da costruire.

In fretta.

Che questi scappano.

Ho scritto le righe di cui sopra tre giorni or sono, nel mentre vi sono state altre variopinte proposte per salvare il paese.

E tutte erano corroborate da un sonoro

“Ma non chiederemo la fiducia”.

Un’ANSA di mezz’ora fa’ ci informa che

IL governo CHIEDERÀ LA FIDUCIA.

Ma va’?