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Lo Strabico.

In Politica on marzo 31, 2012 at 1:05 pm

L’emiparetico vorrebbe annettere la Lombardia alla Svizzera.

Così poi riusciremo finalmente a vedere qualche leghista in galera.

Si chiamava Daniel Zamudio, e’ morto in Cile dopo essere stato torturato da una banda di nazi, che dopo avergli bruciato una gamba e tagliato un orecchio, gli hanno inciso sul corpo svariate svastiche.

Mi chiedo come sia possibile che non vi sia mai il crimine opposto, vale a dire un gruppo di gay incazzati che prendano un nazi e gli infilino per via anale un ratto vivo, per poi cucirgli l’orifizio.

Bertinotti e Violante non ne vogliono sapere di lasciare i privilegi conseguiti per essere stati sullo scranno più alto dell’aula.

A parte che con la crisi attuale, subita dalle persone normali, anche il più coglione dei coglioni avrebbe fatto un passo indietro, e difatti la volpe Casini l’ha compiuto, 
ci si chiede quanto sia l’attaccamento ai denari di tale gentaglia.

Ma non e’ di tutto ciò che voglio scrivere.

Lui e’ l’on. Calearo Massimo,
detto ” ‘O Strabico”.
Già prescelto da Veltroni come futuro ministro del lavoro, e per fortuna abbiamo perso.
Già traslato dal PD a API e infine ai responsabili.
Già divenuto consiglioro personale di sua bassezza.

Ora, questo mio conterraneo, ci fa sapere che lui alla camera non ci va’ più, che non ha tempo da perdere.

E quando gli chiedono come mai non si dimette, egli chiosa:

“Ho un mutuo da 12mila euro da pagare”.

Bum.

Calearo preoccupato per un mutuo.

Ebbene, care lettrici, cari lettori, se c’è un limite al ridicolo e alla menzogna, lo strabico Calearo l’ha ampiamente superato.

Il tale, classico figlio di papa’, gestisce un’azienda da 300 dipendenti, che produce antenne, autoradio, vivavoce etc etc.

Circa 50 milioni di fatturato.

Ma la ciliegina dello strabico che non si dimette per pagare il mutuo, poveretto, e’ la seguente:

La Calearo spa, nel 2011, ha avuto un incremento del

44,5%

rispetto all’anno precedente.

Mi manca l’aria.

UPDATE:

Ho trovato questa, non potevo lasciarla passare inosservata:

“Se Veltroni fosse il Michelangelo della cazzata, Calearo sarebbe la sua Cappella Sistina” Anna Mallamo

INCUBO, di Antonio Tabucchi 1943-2012

In Senza Categoria on marzo 26, 2012 at 6:15 pm

Volevo scrivere di quanto mi addolori la morte di Antonio, ma poi l’Unita’ e’ stata cosi’ cortese da pubblicare un racconto che Tabucchi scrisse nel 2001, che all’epoca lessi e, come molti dei suoi scritti, mi fulmino’.

Ve lo ripropongo.

Premessa del tutto personale e indirizzata solo a una persona:
Caro Maestro, quando ti dico che i tuoi racconti mi fanno letteralmente sobbalzare, intendo esattamente al pari di questo.

INCUBO

di Antonio Tabucchi

Di una cosa ero certo: che io potevo vederli, ma non potevo essere visto. C’era qualcosa che mi
nascondeva al loro sguardo, una sorta di diaframma o di schermo che non riuscivo bene a decifrare,
che mi proteggeva dalla loro vista. Eppure avevo la sensazione di essere esposto in piena luce,
seduto in prima fila, come a teatro. E da quella prima fila potevo osservarli. I loro gesti mi
giungevano nitidi come l’odore che i loro corpi emanavano. Era un odore greve e dolciastro, lo
stesso che avevo avvertito in un anno ormai lontano quando, in un obitorio di una cittadina di un
Paese straniero, ero dovuto andare a riconoscere il cadavere di un mio amico naufragato con la sua
barca. Era uno spettacolo, di questo ero certo. Ma quello spettacolo era rappresentato in tutta la sua
nuda verità, ed era vero perché era più vero del vero.
La scena si svolgeva sulle banchine di un porto di una città mediterranea, illuminata da un sole
meridiano che conferiva alla scena quella luce allarmante che hanno certe fotografie sovraesposte.
Al molo era attraccata una nave d’acciaio, certamente da guerra, misteriosa e minacciosa come la
corazzata di un vecchissimo film. Era ornata da cannoni e da una bandiera di tre colori che garriva
al vento. L’inquietudine si è impadronita di me. Qualcosa di turpe, lo sentivo, stava per succedere. E
percepivo anche che tutto ciò non era reale, era frutto della mia fantasia lasciata allo stato libero
come quando si sogna. Mi sono detto: perché vogliono che io sogni questo sogno? Chi mi obbliga a
sognare? Mi sono detto ancora: devi svegliarti, non puoi tollerare che ti si obblighi a sognare un
sogno che non vuoi sognare, costoro si sono insinuati nella tua anima, vogliono impadronirsi di te.
Mi sono dato un pizzicotto, come si fa per svegliare un dormiente, ma non ho ottenuto nessun
effetto. Dunque non stavo sognando, era vero.
Mi sono rassegnato: lo spettacolo a cui ero invitato non era un mio sogno, era vero davvero. Sul
molo che vedevo dalla mia finestrella, seduto comodamente sulla mia poltrona al riparo da sguardi
indiscreti, è apparso il volto di un uomo con aria trionfale. Un liquido oleoso gli scendeva dai radi
capelli e gli irrorava le guance, rendendolo lustro sotto i raggi di un sole che forse era artificiale.
«Buonasera, ha detto con voce melliflua, sono il dottor Melanoma, ogni mio servizio è un servizio
ai Servizi, e così preferisco chiamarmi per quella natura sarcomatica che vuole la mia funzione di
Officiante, di questa solenne riunione nella quale saranno decise le sorti del nostro villaggio! Il dio
Caprone, di cui siamo gli umili servi, oggi raduna qui le sue folle veneranti. Che la processione
cominci!». A quel punto sono risuonate nell’aria le note di un inno marziale. Un grande coro, anzi,
un vocìo, accompagnava quella musica pomposa. Ma era impossibile distinguere nitidamente tutte
le parole. Si coglievano solo spezzoni qua e là, come sintagmi isolati di una litania: «Guerra, guerra,
guerra». E poi altre parole sussurrate, sillabe alate, incompiute, monche: «Arti amputati… ah, ah,
ah… corpi dilaniati… ah, ah, ah… teste maciullate… ah, ah, ah… sangue, sangue, sangue».
Il corteo è apparso in fondo al molo, avanzando. Lo guidava una sinistra figura che incuteva terrore
nell’aspetto. Era un uomo obeso, dai capelli scarmigliati e le guance arrossate. Il suo ventre enorme
terminava sugli inguini, che poggiavano su una piccola piattaforma di legno sotto la quale erano
state disposte quattro piccole ruote. Quella tavoletta era il suo mezzo di locomozione, che il
grassone guidava e manovrava aiutandosi con le mani sul terreno. Sul suo carrello improvvisato
svettavano due vessilli. Su uno c’era scritto «I combattenti e i reduci delle guerre di civiltà».
Sull’altro, un foglio di carta straccia tutta macchiata, recava la frase: «Gli amici di Adriano». La mia memoria sognante ha associato quel nome a un libro che mi è caro, perché di Adriano
conosco le memorie, ma poi, nell’inconsapevolezza lucida del sogno, ho capito il mio equivoco. Ho
sentito un brivido nella schiena e ho pensato: non si riferiscono a un imperatore, stanno parlando di
un prigioniero, cosa c’entra lui, perché usano il suo nome?, è un innocente condannato a vita, e la
«rogatoria» che lo ha inchiodato, la parola improbabile di un pentito era priva di qualsiasi bollo di
garanzia. E poi ho pensato: vigliacchi, fa comodo a tutti che resti in galera.
Il capogruppo ha estratto da una tasca una bandiera piena di stelle con la quale ha avvolto il suo
moncherone obeso e ha gridato: «Avanti, eroi, per la polvere di stelle!». Dietro di lui avanzava una
figura femminile che gridava come un’erinni: «Sono sua moglie!, sono sua moglie!, noi abbiamo
insegnato agli Italiani, con la verità degli schermi televisivi, come si pratica il sesso». Ho
cominciato ad aver paura. E a quel punto è scoppiata la musica: un’orchestrina di fiati, dietro di lui,
ha intonato un celebre swing: Star dust, polvere di stelle. Ho guardato meglio. Erano dei musicanti
che parevano uscissero da una fiaba dei fratelli Grimm, con un’aria di saltimbanchi pezzenti. Colui
che suonava il trombone era un uomo lungo e allampanato, che negli intervalli del suo fiato
sussurrava rivolto al moncherone: «Sei il più intelligente, per questo noi gente veniamo con te».
Gli altri strumentisti, dotati di flauti, clarinetti, cornette e trombette, avevano tutti decorazioni sul
petto e cartelli infilati nel collo che indicavano le loro alte funzioni. Poi dal gruppo si è staccato un
individuo dall’aria superba e dallo sguardo gelido, vestito con un abito elegantissimo. Si è diretto
verso un uomo vestito di un impermeabile di cuoio nero che li osservava sulla destra del molo e che
teneva in mano una pistola e un rotolo di dollari. «Le ho portato le foto segnaletiche di tutti coloro
che stanno dalla parte del nemico», ha detto in tono beffardo l’uomo dall’elegante vestito grigio,
finalmente questo Paese è libero di denunciare i traditori». Poi si è girato verso il mio punto di
osservazione, e per un attimo ho pensato che si rivolgesse a me, che mi avesse scoperto, anche se
probabilmente si rivolgeva al suo pubblico.
La sua voce, con tono metallico, scandiva frasi pronunciate con una sintassi italiana elementare. «Se
tu mi avessi riconosciuto – ha sibilato – attento a fare il mio nome, sai, potresti ricevere visite nella
tua abitazione, qualche grammo di polverina bianca sparsa qua e là portata dai nostri bravi agenti,
non fare lo sciocco, amico, scrivi romanzi e basta, noi saremo tolleranti se ti comporterai bene».
Dietro di lui venivano altri ometti in doppiopetto. Avevano il volto minaccioso e il braccio steso in
avanti, con il palmo della mano aperto sul quale c’era scritto con l’inchiostro: «Ministro della
Repubblica». Solo a quel punto mi sono accorto che tutti i componenti della processione avevano
delle protesi artificiali: chi con una gamba di legno, chi con delle braccia di metallo, chi, ormai
privo di braccia e gambe, agitava nell’aria con fare esultante arti artificiali di acciaio lucente.
Ciascuno di loro portava sul bavero della giacca un cartellino con scritto «Reduci dalle guerre della
civiltà», mentre un vecchietto bonario, vestito da chierichetto, li benediceva con un aspersorio. E a
quel punto il tronco amputato del grassone ha gridato: «Che il Sabba cominci! Dio salvi la civiltà, la
civiltà che per tutti questi anni abbiamo imposto nel mondo, quella nostra, quella vera, quella per la
quale i nostri servizi si sono adoperati a disprezzo delle proprie vite e soprattutto delle vite altrui,
quelle vite che per fortuna abbiamo rinchiuso negli stadi in Cile e gettato dagli aerei nei mari
dell’Argentina».
La musica è salita di intensità, come colta da una frenesia. Il corteo di sciancati, i poveri reduci da
tante battaglie, che hanno vissuto tutti questi anni nell’indigenza e nella penuria, è finalmente
esploso in una danza carnevalesca animata dall’euforia panica di chi capisce che è ancora vivo, di
chi possiede ancora un sangue robusto che irrora le sue protesi. E mentre il sabba raggiungeva il suo
spasimo in un pandemonio di voci urlanti e di corpi dimenanti, un cane ha furiosamente abbaiato
nelle tenebre che erano cadute sulla scena, ma soprattutto ha attraversato i miei timpani la voce
gracchiante di una strega dal volto incartapecorito e lascivo che gridava con giubilo:
«Abbracciamolo, a prescindere, abbracciamolo, a prescindere». La nausea è stata più forte del sogno, ho avuto un sobbalzo e mi sono svegliato. Era notte fonda, e
dallo schermo del televisore giungeva solo quella polverina elettrica di quando le trasmissioni sono
finite. Ah, era stato solo un incubo, un terribile incubo. Per fortuna mi ero svegliato alla realtà:
intorno a me c’era solo l’Italia di oggi.

Nota A mo’ di autocertificazione (pratica ancora consentita) e prima che lo faccia qualche giornale
in stretto rapporto con i servizi segreti o qualche psicoanalista chiamato da trasmissioni televisive,
vorrei fornire le fonti principali di questo sogno: 1. Retrospettiva Goya, in mostra in questi giorni al
Museo del Prado di Madrid. La mostra riunisce per la prima volta, oltre alle opere del pittore
spagnolo presenti al Prado, numerose opere appartenenti a musei stranieri. Particolare attenzione è
dedicata alle opere più cupe e dissacratorie come I disastri della guerra e i quadri sui roghi
dell’Inquisizione e sui sabba che in quell’epoca popolavano la vita e l’immaginazione delle persone.
2. Francisco Goya, El libro de los Caprichos, a cura di Javier Blas, Josè Manuel Matilla e Josè
Miguel Medrano, Ediciones del Museo del Prado, Madrid 1999 (si tratta della riproduzione in
anastatica, con ampio apparato critico, dei Caprichos di Goya il cui lemma, che si è imposto nel
tempo come emblema, è: «Il sonno della ragione genera mostri»). 3. Carlo Ginzburg, Storia
notturna. Una decifrazione del Sabba, Einaudi 1989. 4. Una trasmissione televisiva di Rai2 dedicata
all’ortopedico italiano Alberto Cairo che da anni opera a Kabul e che finora ha costruito e istallato
nei corpi degli afghani, 40mila protesi di gambe e braccia amputati dalle bombe e dalle mine. 5. Un
talk-show televisivo della Rai in onda tutte le sere. 6. La manifestazione a favore dei
bombardamenti sull’Afghanistan organizzata dal direttore del giornale Il Foglio, Giuliano Ferrara,
con la partecipazione di Silvio Berlusconi e delle forze di governo, e trasmesso in diretta dalla Rai.
7. Svariati telegiornali di Mediaset e della Rai. 8. La grande maggioranza dei quotidiani italiani,
alcuni dei quali sostenuti dal denaro dei contribuenti. 9. Giorgio Boatti, Preferirei di no. La storia
dei dodici professori universitari che si opposero a Mussolini, Einaudi 2001, Mimmo Franzinelli,
Delatori. Spie e confidenti anonimi. L’arma segreta del regime fascista, Mondadori 2001. 10. La
bozza di progetto di uno stato poliziesco elaborata recentemente dal ministro Frattini. 11. Il nostro
inconscio, al quale il governo Berlusconi non ha ancora esteso alcuna legge.
(copyright l’Unità e El País Internacional).
8 dicembre 2001

Delirio puro.

In Politica on marzo 22, 2012 at 7:39 pm

Entro in un bar per comprare le sigarette.

E li vedo subito.

Sono in quattro.

Solito schema, 
uno parla sbraitando,
gli altri tre annuiscono come dei cacatua.

Manco a dirlo, leghisti.

Eta’ media sulla cinquantina.

Non so’ ancora spiegarmi come sia potuto accadere, ma in due secondi ho deciso di fare:

L’INFILTRATO.

Trenta minuti di puro delirio.

Il colloquio e’ trascritto in italiano ed evirato dalle bestemmie.

Zac: “Buonasera, posso accomodarmi?
Sono tutti dei ladri.”

Leghista parlante:
“Prego, prego, Toni, prendi una sedia”

Zac(rivolto all’oste)
“Ci porta cinque calici di prosecco?”

E da quel momento il tale si deve essere sentito come JFK di fronte al muro di Berlino.

Vi elenco, di seguito, le opinioni scaturite in 30 minuti:

“Bossi e’ come il Papa”
“Cesa e’ un mafioso”
“Tosi dovrebbe fare il presidente della Padania”
“L’articolo 18 andrebbe applicato anche agli statali”
“Il comune, del mio amico sindaco, non può più spendere un euro perché sono arrivati i finanzieri per prendere tutti i soldi e portarli a Roma”
“Casini andrebbe fucilato”
“Giordano (quello con la vocina) e’ un santo”

Poi c’è la perla, l’inimmaginabile:

Leghista parlante:
“Eh si’, altro che la dittatura di Mussolini, quella di Monti e’ una vera dittatura, mentre con quel vero signore che e’ S.B. c’era la vera democrazia.”

Leghista cacatua:
“Poveretto, s’è dovuto mettere in politica dopo che quell’altro era andato via, quello con gli occhiali, non mi viene il nome..”

Zac: “Craxi”

Coro di si’.

Leghista parlante:
“Ma lo sapete che prezzo ha pagato S.B. per entrare in politica?
Ha dovuto dare Canale 5 alla sinistra”

Zac: “Ohibò, questa non la sapevo”

Leghista parlante: “Ma e’ ovvio, il TG5 e’ di sinistra, Striscia e’ di sinistra, e pensa che il grande fratello e’ prodotto da una marea di scribacchini, tutti di sinistra.
E’ il prezzo che ha dovuto pagare”.

Fine del delirio, mi alzo, stringo le mani, saluto, e,  voltandomi, riesco a tirare una tremenda scoreggia.

Zac:”Ooops, mi scuso, sara’ stato il prosecco”

Leghista parlante: “Ma figurati, e’ una cosa naturale, tranquillo”

Ecco.

Nemmeno se gli scoreggi in faccia riescono a comprendere.

Peggio delle bestie.

Vuoi vedere che mi tocca risintonizzare le frequenze del biscione?

La reale storia del Lavoro che non c’è.

In Politica on marzo 19, 2012 at 9:21 am

Il Lavoro.

Tutti, persino chi, come Straquadanio, non ha mai lavorato un’ora in vita, si riempiono la bocca con questa parola.

E’ la moda del momento.

Ho visto una delegazione dell’Alcoa, 
che presa dalla più assoluta disperazione si e’ presentata con lo striscione della RSU in piazza san pietro, e Natzinger li ha pure coglionati, dicendo loro che:

“Prego per gli operai dell’Alcoa,
e auspico e bla bla bla”

L’Alcoa chiuderà, questa e’ l’unica cosa certa.

Il Lavoro che non c’è  non e’ un problema derivato dalla crisi dei subprime, o dall’attentato alle twintower,
il lavoro che non c’è  e’  un problema che ha dei precisi colpevoli.

Si chiamano:

Imprenditori.

Lo so’, qualcuno ora penserà, eccolo, il marxista reazionario.

Non si sbaglia.

Tutto inizio’ quando, verso la meta’ degli anni ottanta, sull’onda dei grandi gruppi industriali, anche le piccole e medie industrie, tessuto portante del paese, decisero univocamente di delocalizzare.

L’imprenditore della provincia, qui nel nordest, comincio’ ad accumulare un pacco di denari pagando una pipa di tabacco l’indiano in India, il Bulgaro in Bulgaria, il Marocchino in Marocco.

Il passo successivo fu’ farli arrivare qua e fare loro svolgere le mansioni più usuranti che i nostri conterranei ritenevano umilianti e sottopagate, come scarnare le pelli in conceria o fare i turni in fonderia o spalare fanghi in un impianto di depurazione.

Attenzione, non vi sto’ parlando del muratore o del raccoglitore di pomodori pagati in nero.

Sto parlando di esseri umani assunti con regolare contratto.

E’ così che siamo arrivati a tale situazione, per pura ingordigia dei padroni e per una scarsa propensione alla fatica delle nuove generazioni catartizzate sul sogno del reality.

A oggi, a cinquecento metri da casa mia, v’e’ un’azienda che e’ fiorente, riceve premi dall’assoindustria, il titolare e’ nel CDA di una banca importante, lavorano anche la domenica.

Tutto bene?

Sto cazzo.

Come sta succedendo in centinaia di realtà in tutta Italia, il padrone ha avuto l’idea.
Dopo aver aperto anni orsono uno stabilimento in Romania, ora il genio lascia a casa gli operai italiani e li sostituisce con operai rumeni.

Tutto in chiaro, tutto contrattualizzato.

Ed ecco che un operaio rumeno che lavora a cinquecento metri da dove mangio, dormo, dipingo e faccio all’amore, vive così:

Appartamento sopra all’azienda, pagato dalla medesima, che viceversa utilizzerebbe come solaio.
7 persone in 50 mq.
30 euro alla settimana per fare la spesa.
200 euro al mese di stipendio.

E nessuno dice nulla, e’ tutto regolare.

Attendo di vedere il prossimo step,
magari risulterà ancora più vantaggioso farli vivere direttamente sopra i macchinari.

Immagino, per ultimo, che lo yacht del mecenate sia raddoppiato in lunghezza, negli ultimi vent’anni.

Sono incappato.

In Politica on marzo 15, 2012 at 4:59 pm

Sono incappato in una puntata de
“La Zanzara”, programma radiofonico condotto da tale Cruciani, che per i meno informati e’ un viagrino sostenente la tesi che:

Una donna che vende il suo corpo ad un uomo ricco e potente e’ la dimostrazione che viviamo in un paese libero e democratico.

Ah, deve averla estrapolata dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Sono incappato in una conferenza stampa dove, tale Maroni, mi informa che tutti gli slogan xenofobi del suo movimento sono stati urlati e stampati, nel corso degli ultimi vent’anni, solo per ottenere voti.

Ah, quindi domani vedremo Borghezio con la kefiah che recita un versetto coranico.

Sono incappato in tale Belpietro, seccato perché, a suo dire, in “Europa hanno vinto i Gay”.

Ah, questa mi era sfuggita, e pensare che io ero convinto che in Europa avesse vinto il Barca di Guardiola.

Sono incappato in un picciotto, tale Alfano, che ha scoperto da pochi giorni l’esistenza di un problema chiamato “Lavoro”.

Ah, di certo si riferiva all’impiego degli schiavi in Egitto, ai tempi di Cheope, complimenti per la celerità.

Poi mi e’ successo di cenare con Federico Rampini, un uomo con le contropalle, che mi ha fatto scordare dei sopracitati “incappamenti”.

Aveva appena finito di presentare il suo ultimo libro “Alla mia Sinistra”, e fra le decine che potrei raccontare scelgo la seguente:

Dai dati Ocse si evince che le due nazioni in cima alla lista degli stati che formano i migliori studenti al mondo, sono:

La Finlandia.
La Corea del Sud.

Molti si sono chiesti come mai due nazioni così diverse e distanti  fra di loro abbiano potuto raggiungere tali vette.

Hanno indagato, e si e’ scoperto che, in entrambi gli stati, caso unico al mondo, vige una legge similare:

Annualmente, fra i neolaureati dei loro atenei con il massimo dei voti, il 30% viene reclutato per essere posto a capo di una cattedra scolastica, con uno stipendio degno del ruolo.

Ne consegue, e’ lapalissiano, che gli studenti della generazione successiva verranno istruiti da un docente poco più anziano di loro e i risultati sono l’elite mondiale dello studio.

Da noi il massimo esponente della pubblica istruzione, sino a pochi mesi fa’, si era comprato la laurea a Reggio Calabria, ma questo e’ un altro discorso.

Concludo ricordando che se il Maestro Barabba fosse nato a Helsinki o a Seul, a oggi rischierebbe di essere il Magnifico Rettore della Sapienza.

E quest’ultima realtà mi crea un notevolissimo giramento di maroni.

Successo niente.

In Politica on marzo 9, 2012 at 7:20 pm

Il sostituto procuratore generale della Cassazione, dr. Iacoviello Francesco, ha chiesto l’annullamento della condanna a Marcello “mammasantissima” Dell’Utri perché, testuale:

“Nessun imputato deve avere più diritti degli altri, ma nessun imputato deve avere meno diritti degli altri”.

E ha aggiunto, di fronte alla corte, sempre testuale:

“Il concorso esterno in associazione mafiosa e’ ormai diventato un reato autonomo, un reato indefinito al quale, ormai, non ci crede più nessuno.
Spetta a voi il compito di smentirmi”

Per chi non lo avesse ancora compreso, il dr. Iacoviello NON e’ l’avvocato di Dell’Utri.

Anche perché figuriamoci se il senatore colluso si accontenta di un avvocato, ne ha uno stuolo.

In questo paese di merda, il dr.Iacovielli era salito alle cronache per un altro processo, sempre in cassazione, dove ottenne l’annullamento della sentenza per l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, e per l’allora capo della Digos di Genova, Spartaco Mortola, per i fatti del G8, il reato era 
“istigazione alla falsa testimonianza”.

Vinse pronunciando la celeberrima frase:

“Perché il fatto non sussiste”.

De Gennaro e’ stato promosso a coordinatore dei Servizi Segreti.
Mortola e’ stato promosso a capo della PolFer di Torino.

Ora c’e’ da attendersi una promozione anche per il colluso.

Proporrei la presidenza dello IOR.

Vedete, a me Dell’Utri non sta antipatico perché e’ un mafioso, o perché  ha fondato Forza Italia, o perche’ tifa Bagicalupo, o
perché ha spacciato come vere delle scartoffie chiamandole “I diari del duce”.

Lo odio

Perché si e’ permesso di dire di essere in possesso della parte mancante di “Petrolio”, di mio fratello PierPaolo, dove egli avrebbe scoperto i mandanti dell’omicidio Mattei.
Possesso che si e’ rivelato una bufala.

Dell’Utri che scomoda PierPaolo.

Questo non sopporto.

Che poi e’ la stessa cosa che successe un anno o due fa’, sul palco di Sanremo, dove due pagati da Mediaset si permisero di leggere Gramsci.

Tornando a Jacovielli, vale la pena ricordare che il suo mentore fu’ il
Giudice Carnevale, che i meno giovani ricorderanno con il nomignolo di

“Ammazzasentenze”.

18 anni di procedimenti buttati nel cesso.

Bravi, ottimo lavoro.

Ottomarzo

In Politica on marzo 8, 2012 at 10:04 am

Riprendo per l’occasione un post che pubblicai esattamente due anni fa’.

“Escludendo per ovvie ragioni mia Mamma e mia Nonna,
non ultima l’avere avuto responsabilita’ diretta del mio arrivo,
eccovi la mia personale LISTA8MARZO:

Madre Teresa di Calcutta
Marlo Morgan
Coretta Scott King
Nilde Jotti
Indira Gandhi
Franca Rame
Aung San Suu Kyi
Anna Frank
Sonia Delaunay
Aleida Guevara
Frida Kalo
Tania “La Guerrigliera”
Rita Levi Montalcini
Margherita Hack
Ipazia d’Alessandria
Marie Curie
Mata Hari
Grazia Deledda
Rigoberta Menchu’
Susan Sarandon
Flavia Prodi
Clementine Churchill

e tutte le Donne ritenute streghe e morte ammazzate per mano della Santa Inquisizione, che ricordo aver avuto come ultimo segretario l’attuale pontefice,nel 1981.

Un bacio,
meraviglie.”

Update 2012.
Aggiungo un paio di new entry:
Dilma Rousseff
Palma Bucarelli
Ondina Peteani

Fatela finita.

In Politica on marzo 5, 2012 at 1:32 pm

Basta.

Anche a Palermo.

Dopo l’ennesima sconfitta del candidato di partito, nello specifico si trattava di Rita Borsellino, si chiedono le dimissioni del segretario Pierluigi Bersani.

Se la Borsellino si fosse presentata senza l’avvallo del PD, avrebbe stravinto, ne sono certo, dato che il vincitore e’ uno che sostiene il governo Lombardo!!!

Quanta fatica faccio a non riempire questo post di bestemmie.

Ricapitoliamo:
Napoli, Genova, Milano, Cagliari, Firenze, Palermo.

Certo, sono primarie di coalizione, chi vince viene appoggiato dal PD, ma il punto non e’ questo.

Il punto, lo vado dicendo da mesi, e’ che v’e’ uno scollamento pressoché totale fra la base e il loft romano, diversamente non si spiegherebbero le molteplici bastonate ricevute ad ogni latitudine.

Tengo a sottolineare che provo del bene per Bersani, e’ una brava persona, piuttosto capace, ma non e’ sufficente, anche a Birindelli volevo bene, ciò non toglie che non fosse un terzino da Juventus.

Siamo in un momento cruciale, e’ in questi mesi che si devono mettere le basi per un futuro governo progressista, e non lo si può fare con il 25% dei voti, per poi battere cassa da Rutelli e Casini.

Devono mettersi una mano sulla coscienza, una sul cuore, indire un congresso nazionale, presentare le dimissioni in massa, e dare il testimone ad altri soggetti, che, lo sapete, auspico siano guidati da Pippo Civati.

Viceversa, dall’altra parte, corteggeranno Monti, Passera, Montezemolo e forse anche il mago Otelma, e ci ritroveremo per un altro ventennio ad essere malgovernati dalle destre.

Non ci sara’ un altro 2012, il tempo per rinascere e’ questo, vietato posticipare, vietato tergiversare, vietato perseverare.

Mi spingo oltre:

Con l’attuale dirigenza il PD e’ destinato a scendere sotto al 20%, che tradotto significa “scomparsa”, con conseguente travaso di voti verso gli astenuti o, ancora peggio, verso il centro.

Svegliatevi, cari Compagni indaffarati a gestire le vostre correnti, preoccupati a far ricorso sui vitalizi, sempre pronti per lottizzare la Rai ma mai una parola sulla scuola, sulla sanità, sui temi etici.

Svegliatevi.

Che molti, come me, non sopporterebbero un altro esecutivo fiduciato da Ciarrapico o dalla Carfagna.

La soluzione:
Prendere la direzione nazionale, composta da più di duecento eletti, scremarla dei personaggi con più di due legislature alle spalle, ne rimangono circa cento, quasi tutti sulla quarantina, e non mi si venga a dire che un componente della direzione nazionale sia poco esperto di politica.

I cento che restano, al momento conosciuti solo dagli addetti ai lavori, cominciano a farsi sentire sui media a livello nazionale.

C’avevano provato con la Madia e con Collannino jr, esperimento finito a “Chi li ha visti?”.

Signore, Signori, non c’è più tempo.

E io mi son rotto il cazzo.