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L’Albertone.

In Politica on febbraio 28, 2013 at 8:09 am

Domenica, nel decennale dalla morte, su raicinema, hanno dedicato l’intera giornata ad Alberto Sordi.

Il tempo era brumo, sono rimasto a casa tutto il giorno a dipingere “Il Musicante”, una tela grande, e in sottofondo mi ha accompagnato il vocione di Alberto, il piu’ duttile attore italiano di sempre, e pure il mio preferito.

E allora ho deciso che qui sotto troverete l’articolo che David scrisse per l’Unita’ dieci anni orsono, difficile fare di meglio:

VOLETE IL SORDI PRIVATO?
VE LO RACCONTO IO.

“Ho incontrato per la prima volta Alberto Sordi all’inizio degli Anni Settanta grazie all’Unità.
Mi trovavo in prima fila alla conferenza stampa del film Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy.
Sordi descriveva il calvario del suo disgraziatissimo personaggio nelle patrie galere e io ridevo senza ritegno.
Non ce la facevo a trattenermi.
Lui mi guardava spazientito. «A’ regazzi’, questo è un film drammatico, quann’è che la smetti de ride?!…» E scoppiò a ridere anche lui.
Il racconto di una vita Da quel giorno, diventammo amici.
Andavamo periodicamente a pranzo insieme. A pezzi e bocconi, Alberto mi ha raccontato tutta la sua vita. Non ho mai pensato di farne un libro perché non ho mai saputo come restituire attraverso la scrittura le centinaia di risate che mi sono fatto.
E anche adesso che non c’è più, non riesco a smettere di ridere. Probabilmente, continuerò a ridere anche al suo funerale.
Ma per fortuna, sono convinto che non sarò il solo.
Il funerale di Alberto Sordi me lo immagino tale e quale all’estremo saluto alla bara del capocomico della compagnia di avanspettacolo nell’episodio finale del film I Nuovi Mostri, con Alberto che prima piange il caro estinto e poi lo piglia per i fondelli, facendo scivolare nella fossa i colleghi e le sciantose che si sganasciano dalle risate.
Sempre in quei primi Anni Settanta, l’Università di Roma mi chiese di convincerlo a tenere un seminario sul mestiere d’attore. Quando gliene parlai, Alberto rabbrividì. «Ma che sei matto?! Io, all’Università? Ma lo sai che ho preso la licenza media per miracolo?!». Gli risposi che mi trovavo nelle stesse condizioni, e che non mi sembrava una cosa di cui vergognarsi. Col passare delle settimane, lo convinsi. Ma quando varcammo la soglia dell’ateneo, Sordi mi sussurrò in un orecchio: «Me caco sotto». Naturalmente fu un trionfo, un’apoteosi.
E da lì nacque quel capolavoro di televisione che fu la Storia di un italiano realizzata da Giancarlo Governi attraverso il montaggio di tutte le sue interpretazioni.
Perché Alberto Sordi ha impersonato soprattutto i difetti degli italiani, gli italiani opportunisti, gli italiani vigliacchi, senza mai preoccuparsi del danno che ciò avrebbe potuto arrecare alla sua immagine. La sua capacità di leggere la realtà senza pietà era la sua più grande virtù, e lui lo sapeva.
Infatti, Sordi rimproverava spesso ai giovani attori comici emergenti una mancanza di coraggio. «Questi se guardano allo specchio, so’ preoccupati de come verranno sullo schermo. Vonno sembra’ sempre, boni, belli e bravi. Io me so’ sempre imbruttito, incarognito, incialtronito. Perché quello sullo schermo nun sei te, è er personaggio».
Quando, agli albori della carriera, Sordi interpretò il «compagnuccio della parrocchietta» nel film Mamma mia che impressione scritto da Zavattini e diretto da De Sica, lo convocarono in Vaticano.
Un alto prelato lo rimproverò severamente per aver rappresentato in modo troppo caricaturale i ragazzi dell’oratorio. Alberto era intimidito, non sapeva come giustificarsi. Ma in quel momento, per sua fortuna, entrò nella stanza un giuggiolone alto alto, pieno di foruncoli, con i calzoncini corti. Sordi prese la palla al balzo e lo indicò al prelato. «Ma non lo vede, reverendo? Nun so’ mica io, so’ loro che so’ così!».
Sempre a proposito dei colleghi, bisogna dire che Alberto era sempre sinceramente ostile verso la concorrenza. Diceva che Tognazzi cucinava male, Gassmann era trombone, e Manfredi terribilmente tirchio, molto, ma molto più tirchio di lui.
Salvava solo Mastroianni. Secondo Alberto, Marcello non era abbastanza bravo perché era troppo bello, e non era certo colpa sua. Una volta, a Nizza, Roberto Benigni mi chiese di presentarglielo. Benigni aveva appena interpretato Il Pap’occhio di Renzo Arbore e assalì subito Sordi con la sua innata allegria.
«Sa, abbiamo fatto questo film e ci siamo divertiti un mondo!». Alberto lo guardò con sospetto e lo pugnalò all’istante. «Sai caro, quando noi se divertimo troppo, finisce che er pubblico nun se diverte pe’ gnente».
Detto ciò, si incamminò verso la sua stanza insieme a una bella giornalista francese che sembrava ipnotizzata dal suo sorriso panoramico.
Che successo con le donne.
Con le donne, Alberto aveva un successo travolgente.
A dimostrazione del fatto che, negli uomini, la simpatia seduce di gran lunga più della bellezza. Infatti, alcune delle attrici più affascinanti del mondo si sono innamorate di lui e gli hanno chiesto invano la sua mano. Faccio un nome per tutte. Shirley Mac Laine.
Lei e Alberto si incontravano in segreto a Londra, di tanto in tanto. E si facevano anche un sacco di risate. Alberto viveva in perenne contraddizione e questa era la sua forza. Incarnava sullo schermo, senza alcun timore, tutti i peccati capitali. Prendete l’orrendo trafficante di ragazzini del Giudizio Universale. Ma in cuor suo aveva paura di finire all’Inferno. Una volta scrissi una parte apposta per lui nella sceneggiatura del film Mortacci di Sergio Citti.
Doveva interpretare il guardiano del cimitero. Lui prima accettò, ma improvvisamente, all’ultimo momento, si tirò indietro. Si giustificò dicendomi con voce incrinata: «Tu sei giovane, ma io a certe cose ce devo pensa’. Quando arrivo lassù e me presento a San Pietro, se quello me chiede “Ma tu non sei quello che ha fatto Mortacci?” io che gli rispondo? Se gli dico di sì, quello me manna subito de sotto, che te credi?»
Nei primi Anni Ottanta, non appena la sua vertiginosa carriera subì una lievissima battuta d’arresto, Sordi cominciò a rimuginare su come uscire di scena. «Per un attore, non c’è niente di peggio di non accorgersi che è finita. Quando non farò più ridere, sta tranquillo, me ne accorgerò prima di chiunque altro. Allora me ne andrò a vivere a Montecarlo, mi comprerò un bastone con un bel pomello d’avorio, e al primo che mi incontra per strada e mi fa “Albertone, facce ride!” gli darò una mazzata in testa che ce lo lascio secco».
Sotto i riflettori, sempre.
Invece, non è andata esattamente così.
Alberto è rimasto sotto i riflettori fino all’ultimo, e a volte ha finito per smarrire il suo straordinario senso della realtà. Ha alternato interpretazioni memorabili, come nel Romanzo di un giovane povero di Scola (1995), ad altre un po’ ingrate. Penso al vetturino di Nestore l’ultima corsa (1994) dove Alberto Sordi, nonostante avesse abbondantemente passato i 70 anni, si faceva truccare da vecchio. E penso anche a Incontri proibiti (1998), dove il copione dava ad intendere che Valeria Marini si era innamorata perdutamente dell’ottantenne da lui interpretato. Però, c’è un errore, il più importante, che Alberto Sordi non ha mai commesso.
Non ha mai voluto fare la pubblicità («Se fai la pubblicità te sputtani, perché il pubblico poi nun te crede più») e ha tenuto duro fino all’ultimo, nonostante continuassero ad offrirgli somme iperboliche. Anche nella vita privata, Sordi aveva una filosofia tutta sua. Come detto, non si è mai voluto sposare (celebre la battuta: «E che, me metto un’estranea dentro casa?») ma aveva adottato a distanza, e in segreto, centinaia di bambini in tutto il mondo. In politica, Sordi nutriva un sacro rispetto per i comunisti ma votava sempre per la Democrazia Cristiana. Nella buona e nella cattiva sorte, Alberto è rimasto fino all’ultimo amico di Andreotti. I nuovi politici li guardava con il classico disincanto romanesco. Quando un giorno gli chiesi cosa pensava di Berlusconi, mi rispose: «È un burino. Che voi fa? È cominciata l’epoca dei burini».

David Grieco 26/02/2003

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La questione politica e uno sfogo.

In Politica on febbraio 26, 2013 at 2:31 pm

Allora.

Innanziatutto, mi scuso con tutti, stavolta non c’ho preso.

Sono ancora molto basito, indipercui tentero’ l’impossibile, squarciare il grigiore che mi circonda con una ventata d’ottimismo che parte da:

La Lega non c’e’ piu’, e per chi, come me, vive da vent’anni circondato da questi ignoranti, maleducati, razzisti e profittatori, e’ una gran bel dire.

Fini, Casini e DiPietro non entreranno piu’ in aula.

Il prossimo presidente del consiglio NON sara’ il nanopriapo.

Veniamo ai risultati:
Non avrei scommesso sul boom del M5S, cosi’ pure sul 25% del PD, ma questi sono i numeri, ed e’ con questi che bisogna ragionare.

Alla Camera non vi sono problemi.

Al Senato, grazie al porcocalderoli, peggio che al circo Orfei.

Ora gli step costituzionali prevedono che Napolitano dia l’incarico a Bersani, il quale fara’ il giro di consultazioni e, giocoforza, dovra’ contrattare un patto con i grillini, per poi fare una nuova legge elettorale ed eleggere il nuovo capo dello stato, prima che si entri nel semestre bianco, viceversa si perderebbero altri dieci mesi.

Se cosi’ non fosse si tornerebbe a votare fra novanta giorni.

Noi.

Sento gia’ i Gentiloni e combriccola varia virare su Renzi, che se ci fosse stato lui si sarebbe preso il 35%, ignorando che anche con quella percentuale vi sarebbe stata l’ingovernabilita’ alla camera alta.

Il Movimento a cinque stelle.

Siamo al dunque, ora tocca anche a loro fare il lavoro di Parlamentari, con tutti i pro e i contro, perche’ governare non e’ come fare un comizio.
Mi spiego meglio.
Una volta in aula l’M5S avra’ due vicepresidenti nei due rami del parlamento, almeno quattro questori, altrettante presidenze di commissioni, due capigruppo che si dovranno confrontare con gli altri, Gasparri in testa.
Dovranno emendare, interrogare, regolamentare, votare.
Gia’ me li vedo a chiedere ogni tre minuti il numero legale in aula, con conseguenze tali da dover definire un decreto d’urgenza in due mesi e non in due giorni.

Se riponessero nel cassetto l’uscita dall’euro e l’azzeramento del debito pubblico, per il resto si potrebbe discutere con il loro programma.

Ieri ascoltavo la prima intervista rilasciata da un neo senatore, trentenne, di professione cineoperatore, che si dovra’ andare a sedere a Palazzo Madama, fra i marpioni.
Credetemi, non sara’ una passeggiata.

Poi ho pensato che Rosi Mauro ha fatto la vicepresidente dell’aula per un’intera legislatura, quindi ce la fara’ anche il cineoperatore, nella speranza che egli sia piu’ onesto, coerente e democratico della badante del paralitico varesotto.

I Viagrini.
Il Pdl non governera’, e questa e’ un’altra ottima notizia, alle 16 di ieri m’era preso il panico a tal proposito.

Egli.
Egli non sara’ ministro dell’economia.

Lo sapete, non ne parlo da una vita, ma oggi lasciatemi produrre uno sfogo del tutto personale.

E anche se non mi lasciate, ve lo beccate lo stesso.

Tu sei uno schifo.

Si’, proprio te, vatusso mancato, calvoamesialterni, nanopriapo.

Non vorrei mai avere vissuto una vita come la tua, con i tuoi soldi sporchi, con la tua cerchia di sanguisughe, con la tua completa assenza di amicizie vere, ti evitano persino i tuoi figli.

Tu sei il peggio del peggio che la nazione abbia mai subito, e per nazione intendo l’intero stivale, comprensivo di chi ti ha sempre votato, peggio persino del nano di Predappio e dello Stato Pontificio.

Tu sei uno schifo.

Tu hai offeso me, le donne, i gay, le lesbiche, i Compagni, i giornalisti, i magistrati.
Tu hai calpestato ogni verita’, ogni diritto conquistato dai lavoratori con i tuoi improbabili Sacconi, Brunetta e ectoplasmi simili, ogni testa pensante che tentava di avere un’opinione diversa dalla tua.

Tu sei uno schifo.

Tu hai sulla coscienza piu’ vittime di Toto’ Riina, con l’unica differenza che non li hai “sparati”, peggio, li hai fatti decliviare piano piano sino alla miseria piu’ assoluta.
Tu hai pagato, oltre alle troie, centinaia di boiardi, di pseudo politici, di commentatori, solo per pararti il culo e aumentare a dismisura i tuoi denari, sporchi di mafia.

Tu sei uno schifo.

Credi che abbia finito?

Manc’ pa u’ cazz.

Tu sei un uomo piccolo, un uomo che non lascera’ alcun segno nella storia di questo paese, a parte la striscia lasciata dalla bava di chi ti ha leccato il culo per un ventennio.
Tu andresti ergastolanizzato.
Tu generi malafede, inganno, attiri i ladri e i farabutti, i razzisti e gli omofobi, i don Verze’ e gli ignoranti di ogni genere.

Tu sei uno schifo.

Tu hai chiavato con delle minorenni, che la memoria labile degli italiani chiama Rubi, ma prima vi fu’ Noemi, le Lecciso e chissa’ quante altre.
Tu hai sputtanato l’intero paese, e soprattutto hai fatto vergognare milioni di italiani come me, che mai ti hanno votato e mai l’avrebbero fatto, neppure sotto tortura.
Tu non hai il senso dell’ironia, peccato CAPITALE, racconti barzellette e non ti accorgi che la gente ride solo perche’ prepagata.

Tu hai tre quarti di secolo, e se le cose vanno come devono andare, schiatterai molto prima di me.

Tu sei uno schifo.

P.S.
Vorrei spezzare una lancia nei confronti di gran parte dell’elettorato viagrino, anche se so’ che i David e le Tine e i Carli e i Roberti forse non approveranno.

Io ci vivo con questo elettorato, sono giocoforza contiguo con loro.

Se tolgo i ladri e i malfattori di mestiere, poca roba, resta una marea di gente che conduce una vita molto simile alla mia, sveglia alle sette, stipendio quasi normale, una valanga di lavoro, mutuo da pagare, figli da far crescere, lavatrici e lavastoviglie.
Non sono cosi’ diversi da me.

Solo che non hanno il dono del pensiero inteso come reazione fra due o piu’ neuroni all’interno della cavita’ cranica.
O meglio sarebbe dire che ce l’hanno ma non e’ cosi’ allenato da poter contenere idee distanti dal loro microcosmo, fatto per l’appunto da migliaia di ore lavorative e quant’altro.

Prima dell’avvento di sua bassezza pendevano dalle prediche domenicali del prete, da ventanni si sono assuefati a pendere dalle labbra del Ricci, o del Fede, o del Liguori, o del Bonaiuti, o del segretario comunale del Pdl, lui si’ una vera merda.

Se ci pensate, la colpa e’ pure un po’ nostra, che abbiamo lasciato il campo alle feste paesane della lega, alle promesse di togliere il bollo dell’auto, allo starsystem visto come un ineluttabile punto d’arrivo.

Ma loro, per la gran parte, non sono male persone, sono solo state ingannate dal venditore di materassi.

E la cosa piu’ grave e’ che non se ne accorgeranno mai.

Tant’e’.

Vs.
Zac

L’Appello.

In Politica on febbraio 21, 2013 at 10:24 am

I frequentatori di questo blog sono per la stragrande maggioranza delle persone che stanno sul mio stesso piano politico.

Ecco, non mi rivolgo a loro.

I destinatari di questo appello sono coloro i quali, e ce ne sono, pur pensandola diversamente da me, continuano a leggere queste eresie.

Ebbene, cari lettori, vorrei rivolgere a Voi il mio accorato appello, nella fervida speranza di poter convincere almeno uno di voi.

Non c’e’ piu’ tempo.
Forse ve n’era dieci anni fa’, quando potevate anche votare Zaia o Galan, che tanto si vociferava che non sarebbe cambiato nulla, che l’uno valeva l’altro, che in Italia, dopotutto, si stava bene.
Era un voto comprensibile, e ve lo scrive uno che ancora oggi fa’ fatica a comprenderne la ragione, ma se mi leggete da anni significa che non siete parte dello zoccolo duro della destra di questo paese, composta da malfattori e da leccaculo, significa che il germe del dubbio si e’ inserito in voi.

Viceversa usereste il vostro tempo per leggere il blog di Belpietro, non il mio.

Vi chiedo di votare la coalizione sorretta da PierLuigi Bersani per diverse ragioni:

a) Se non sapete cosa votare, fatemi un regalo.

b) Se dividete la Vostra vita con qualcun altro senza esserVi sottoposti a vincolo matrimoniale, con il voto che Vi richiedo potrete, in caso di bisogno, andare a trovare il vostro compagno/a in ospedale e poterlo/a accudire.

c) Se Vi trovaste in fin di vita, attaccati mediante dei tubicini azzurri a una macchina che fa “bing” (scusatemi la citazione da Monty Pyton), noi vi lasceremmo decidere.

d) Se Vi hanno dato un tremendo fastidio i trota, le minetti, le rubi e se non sopportate il tono di voce di ignazio “narice” larussa, noi li faremo scomparire.

e) Se avete dei figli, e non auspicate che crescano convinti che con i neutrini si possa costruire un tunnel in calcestruzzo.

f) Se mi credete, nel mio piccolo io saro’ il Vostro garante.

g) Se pensate, e questo e’ FONDAMENTALE, che l’alternanza sia parte costituente di uno stato civile.

Se il Vostro cuore, piu’ che la Vostra mente, riesce a battere forte quando un vostro amico perde il lavoro, se riesce a battere forte quando sente che i sogni sono piu’ importanti degli assegni, se riesce a battere forte quando, di tanto in tanto, mi leggete, allora questo e’ il tempo giusto, e’ il tempo del Vostro battito.

Che e’ anche il mio.

Grazie.

Vs.
Zac

Suspance.

In Politica on febbraio 18, 2013 at 3:02 pm

Venerdi’ 15 febbraio, alle 20,30, ho scritto il post che pubblichero’ a elezioni concluse.

Mi son preso avanti.

Pochi giorni ancora di pazienza, poi lo leggerete.

Lo so’, rischio grosso, ma chi vi scrive e’ nato giocatore, il rischio e’ parte integrante.

Oggi elenco i figli minorati:

Moratti Massimo.
Quando nacque, il padre Angelo lo capi’ subito, meglio rifilare al pargolo il giochino di famiglia, l’Inter, cosi’ i danni saranno limitati.

Elkann Lapo.
Come sopra, ma in questo caso e’ pure peggio, niente giochino di famiglia, la Juve e’ altra cosa, meglio fargli aprire una partita iva e foraggiare i suoi voli pindarici.

Bossi Renzo.
Caso particolare, dato che pure il padre risulta essere composto dalla stessa NON materia, ma almeno il pargolo si e’ fermato al consiglio regionale, riducendo al minimo i danni procurati alla compagine varesotta.

Random Frederick Churchill.
La vera pecora nera, trombato decine di volte alle elezioni, alcolista, pessimo scrittore, il padre arrivo’ addirittura a rinunciare alla Paria, una forma prettamente britannica che consente ai figli dei Lord che siedono alla camera alta di subentrare al genitore in caso di morte.

Kim Jong-un.
Il perfetto ebete.
Il padre, Kim Jong-il, dittatore coreano, non lo sopportava, e difatti e’ schiattato per non assistere all’ascesa dell’imbelle.

Carlo d’Inghilterra.
L’unico al mondo che, pur avendone diritto per sacra volonta’, non siedera’ sul trono, la vecchia Liz non tirera’ le cuoia sino alla maturazione del nipote.

E per finire in bellezza:

IRA del RIO.

Chi e’ costei?

Una cena offerta a chi la conosce.

E’ la primogenita di Varenne, il piu’ grande trottatore di tutti i tempi, un cavallo che mi ha fatto piangere, che ho amato come una donna, che volava, che ammazzava ogni rivale.
Ebbene, la figlia, Ira del Rio, non e’ mai arrivata piu’ in la’ del terzo posto in un gruppo tre (per i non addetti: come una squadra di serie C).

Cose che capitano.

Anche nelle migliori famiglie…..

A costo zero.

In Politica on febbraio 12, 2013 at 4:17 pm

Lui si chiama Julius Genachowski, presidente della Federal Communication Commission, il massimo organo in fatto di telecomunicazioni del governo USA.

L’esimio ha comunicato l’intenzione di rendere gratuita l’intera rete WiFi del paese, scelta assolutamente rivoluzionaria.

Ovviamente, le majors della telefonia, AT&T in testa, hanno protestato vivacemente, mentre i colossi della rete, Microsoft e Google, hanno esultato.

E’ da anni che sostengo l’assoluta necessita’ di rendere fruibile a un prezzo irrisorio ogni forma di comunicazione fra i singoli esseri umani, finalmente qualcosa si muove.

E sara’ umanamente impossibile frenare questa progressione civile.

Quando le ferrovie americane stavano costruendo la linea coast to coast, a un certo punto si trovarono a dover transitare sul Missisipi.
All’epoca la compagnia proprietaria dei Ferryboat era di gran lunga piu’ potente di quella delle ferrovie, ci fu’ un processo, i primi schierarono i piu’ importanti e famosi avvocati del paese, i secondi ne assunsero solo uno.

Vinsero i ferrovieri.

L’arringa vincente e’ considerata ancora oggi fra le piu’ efficaci di sempre, e si baso’ su una semplice domanda:

“Un cittadino americano e’ libero di percorrere il paese da nord a sud?
E in egual misura un cittadino americano e’ libero di percorrere il paese da est a ovest?”

L’avvocato era giovane, considerato dai piu’ un novello perdente.

Si chiamava Abramo Lincoln.

Eruditi vs. Ignari

In Politica on febbraio 4, 2013 at 3:34 pm

E pensare che avevo pronosticato un altro tipo di boutade.

Il web e’ impazzito nel trovare la battuta successiva alla restituzione farlocca dell’IMU.

Ne conio una anch’io:

Se mi votate vi restituiro’ l’intero ammontare delle spese sostenute per andare in ferie dal 1994 ad oggi, ma solo se mi esibite gli scontrini come Formigoni.

Scusatemi per l’incipit.

La questione oggi valica i confini nazionali.

in Egitto, lo saprete, decine di persone hanno perso la vita per una partita di pallone, altrettante la perderanno per la condanna a morte emessa dal tribunale di Port Said, altrettante ancora l’hanno persa esultando per la sentenza, accoppati dai parenti dei condannati, a loro volta accoppati dai poliziotti.

Un casino.

Un casino che porta un solo nome:

IGNORANZA.

Qui in Italia anche i giornalisti piu’ attenti sostengono la tesi che le due tifoserie siano all’atto pratico la protuberanza fanatica delle fazioni che si contendono il potere in Egitto, cosi’ come sostennero a suo tempo la stessa ipotesi per il derby fra Partizan e Stella Rossa in quel di Belgrado.

Non e’ cosi’.

La storia e’ piu’ semplice.

Vi sono, e purtroppo vi sono sempre stati, degli uomini capaci di imporre le proprie disgraziate idee alle masse informi che altro non chiedono di essere fanatizzati.

E questi uomini non sono ignoranti, tutt’altro, e sta nelle loro corde l’indottrinamento alle masse reattive e reazionarie.

Prendono un testo sacro, un trattato di Erasmo da Rotterdam, infarciscono il tutto trovando il nemico giurato, trasformano uno o piu’ martiri in santi e il gioco e’ fatto.

Gli eruditi che imboccano gli ignari, giochino che dura sino a quando gli ignari cominciano a sfogliare un libro, e allora son cazzi.

La partita di pallone e’ solo l’apice, un pretesto, una forma globalizzata per far passare il messaggio, che con le bombe al mercato nessuno piu’ batte ciglio, ad esempio ieri sono morti in trenta a Kirkuk, piu’ di settanta feriti, ma scommetto che in pochi abbiano avuto accesso alla notizia, dato che si trattava di un attacco a una caserma, vuoi mettere la partita di pallone?

Insomma, io mi son rotto di sentire ad ogni piscia di cane che le colpe sono del tifo violento, dell’esagitazione per lo sport, delle bandiere opposte, e’ solo una questione di eruditi vs ignari.

Non bisogna poi andare troppo lontano, qui per vent’anni e piu’ s’e’ fatto leva sull’ignoranza, e poi si e’ data la colpa ai reality e alle facili chimere che con una fellatio ti avrebbe scritturato Quentin, ma la storia spieghera’ ai posteri la semplice verita’:

Quando il sapere e’ nelle mani di pochi, la restante fauna umana altro non puo’ fare che pendere dalle labbra dei depositari delle nozioni, senza chiedersi il benche’ minimo perche’.

Una volta un pontefice disse la celeberrima

“bla bla bla andate a casa e date una carezza ai vostri bambini e bla bla bla”

Anch’io sostengo da una vita questa frase, con una piccola differenza, al posto della carezza, date loro un libro, qualsiasi libro, anche se non sono ancora capaci di leggere, regalatelo lo stesso.

Io non sapevo leggere e scrivere ma ancora oggi ricordo che sul como’ regnava incontrastato “Il richiamo della foresta” di Jack London, poi, dopo anni, sono comparsi i posters di Jim Morrison, i libri del Che, le videocassette di Platini, i racconti di Pennac.

Ma senza Zanna Bianca sarebbe stato tutto inutile.