Il Blog

L’Albertone.

In Politica on febbraio 28, 2013 at 8:09 am

Domenica, nel decennale dalla morte, su raicinema, hanno dedicato l’intera giornata ad Alberto Sordi.

Il tempo era brumo, sono rimasto a casa tutto il giorno a dipingere “Il Musicante”, una tela grande, e in sottofondo mi ha accompagnato il vocione di Alberto, il piu’ duttile attore italiano di sempre, e pure il mio preferito.

E allora ho deciso che qui sotto troverete l’articolo che David scrisse per l’Unita’ dieci anni orsono, difficile fare di meglio:

VOLETE IL SORDI PRIVATO?
VE LO RACCONTO IO.

“Ho incontrato per la prima volta Alberto Sordi all’inizio degli Anni Settanta grazie all’Unità.
Mi trovavo in prima fila alla conferenza stampa del film Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy.
Sordi descriveva il calvario del suo disgraziatissimo personaggio nelle patrie galere e io ridevo senza ritegno.
Non ce la facevo a trattenermi.
Lui mi guardava spazientito. «A’ regazzi’, questo è un film drammatico, quann’è che la smetti de ride?!…» E scoppiò a ridere anche lui.
Il racconto di una vita Da quel giorno, diventammo amici.
Andavamo periodicamente a pranzo insieme. A pezzi e bocconi, Alberto mi ha raccontato tutta la sua vita. Non ho mai pensato di farne un libro perché non ho mai saputo come restituire attraverso la scrittura le centinaia di risate che mi sono fatto.
E anche adesso che non c’è più, non riesco a smettere di ridere. Probabilmente, continuerò a ridere anche al suo funerale.
Ma per fortuna, sono convinto che non sarò il solo.
Il funerale di Alberto Sordi me lo immagino tale e quale all’estremo saluto alla bara del capocomico della compagnia di avanspettacolo nell’episodio finale del film I Nuovi Mostri, con Alberto che prima piange il caro estinto e poi lo piglia per i fondelli, facendo scivolare nella fossa i colleghi e le sciantose che si sganasciano dalle risate.
Sempre in quei primi Anni Settanta, l’Università di Roma mi chiese di convincerlo a tenere un seminario sul mestiere d’attore. Quando gliene parlai, Alberto rabbrividì. «Ma che sei matto?! Io, all’Università? Ma lo sai che ho preso la licenza media per miracolo?!». Gli risposi che mi trovavo nelle stesse condizioni, e che non mi sembrava una cosa di cui vergognarsi. Col passare delle settimane, lo convinsi. Ma quando varcammo la soglia dell’ateneo, Sordi mi sussurrò in un orecchio: «Me caco sotto». Naturalmente fu un trionfo, un’apoteosi.
E da lì nacque quel capolavoro di televisione che fu la Storia di un italiano realizzata da Giancarlo Governi attraverso il montaggio di tutte le sue interpretazioni.
Perché Alberto Sordi ha impersonato soprattutto i difetti degli italiani, gli italiani opportunisti, gli italiani vigliacchi, senza mai preoccuparsi del danno che ciò avrebbe potuto arrecare alla sua immagine. La sua capacità di leggere la realtà senza pietà era la sua più grande virtù, e lui lo sapeva.
Infatti, Sordi rimproverava spesso ai giovani attori comici emergenti una mancanza di coraggio. «Questi se guardano allo specchio, so’ preoccupati de come verranno sullo schermo. Vonno sembra’ sempre, boni, belli e bravi. Io me so’ sempre imbruttito, incarognito, incialtronito. Perché quello sullo schermo nun sei te, è er personaggio».
Quando, agli albori della carriera, Sordi interpretò il «compagnuccio della parrocchietta» nel film Mamma mia che impressione scritto da Zavattini e diretto da De Sica, lo convocarono in Vaticano.
Un alto prelato lo rimproverò severamente per aver rappresentato in modo troppo caricaturale i ragazzi dell’oratorio. Alberto era intimidito, non sapeva come giustificarsi. Ma in quel momento, per sua fortuna, entrò nella stanza un giuggiolone alto alto, pieno di foruncoli, con i calzoncini corti. Sordi prese la palla al balzo e lo indicò al prelato. «Ma non lo vede, reverendo? Nun so’ mica io, so’ loro che so’ così!».
Sempre a proposito dei colleghi, bisogna dire che Alberto era sempre sinceramente ostile verso la concorrenza. Diceva che Tognazzi cucinava male, Gassmann era trombone, e Manfredi terribilmente tirchio, molto, ma molto più tirchio di lui.
Salvava solo Mastroianni. Secondo Alberto, Marcello non era abbastanza bravo perché era troppo bello, e non era certo colpa sua. Una volta, a Nizza, Roberto Benigni mi chiese di presentarglielo. Benigni aveva appena interpretato Il Pap’occhio di Renzo Arbore e assalì subito Sordi con la sua innata allegria.
«Sa, abbiamo fatto questo film e ci siamo divertiti un mondo!». Alberto lo guardò con sospetto e lo pugnalò all’istante. «Sai caro, quando noi se divertimo troppo, finisce che er pubblico nun se diverte pe’ gnente».
Detto ciò, si incamminò verso la sua stanza insieme a una bella giornalista francese che sembrava ipnotizzata dal suo sorriso panoramico.
Che successo con le donne.
Con le donne, Alberto aveva un successo travolgente.
A dimostrazione del fatto che, negli uomini, la simpatia seduce di gran lunga più della bellezza. Infatti, alcune delle attrici più affascinanti del mondo si sono innamorate di lui e gli hanno chiesto invano la sua mano. Faccio un nome per tutte. Shirley Mac Laine.
Lei e Alberto si incontravano in segreto a Londra, di tanto in tanto. E si facevano anche un sacco di risate. Alberto viveva in perenne contraddizione e questa era la sua forza. Incarnava sullo schermo, senza alcun timore, tutti i peccati capitali. Prendete l’orrendo trafficante di ragazzini del Giudizio Universale. Ma in cuor suo aveva paura di finire all’Inferno. Una volta scrissi una parte apposta per lui nella sceneggiatura del film Mortacci di Sergio Citti.
Doveva interpretare il guardiano del cimitero. Lui prima accettò, ma improvvisamente, all’ultimo momento, si tirò indietro. Si giustificò dicendomi con voce incrinata: «Tu sei giovane, ma io a certe cose ce devo pensa’. Quando arrivo lassù e me presento a San Pietro, se quello me chiede “Ma tu non sei quello che ha fatto Mortacci?” io che gli rispondo? Se gli dico di sì, quello me manna subito de sotto, che te credi?»
Nei primi Anni Ottanta, non appena la sua vertiginosa carriera subì una lievissima battuta d’arresto, Sordi cominciò a rimuginare su come uscire di scena. «Per un attore, non c’è niente di peggio di non accorgersi che è finita. Quando non farò più ridere, sta tranquillo, me ne accorgerò prima di chiunque altro. Allora me ne andrò a vivere a Montecarlo, mi comprerò un bastone con un bel pomello d’avorio, e al primo che mi incontra per strada e mi fa “Albertone, facce ride!” gli darò una mazzata in testa che ce lo lascio secco».
Sotto i riflettori, sempre.
Invece, non è andata esattamente così.
Alberto è rimasto sotto i riflettori fino all’ultimo, e a volte ha finito per smarrire il suo straordinario senso della realtà. Ha alternato interpretazioni memorabili, come nel Romanzo di un giovane povero di Scola (1995), ad altre un po’ ingrate. Penso al vetturino di Nestore l’ultima corsa (1994) dove Alberto Sordi, nonostante avesse abbondantemente passato i 70 anni, si faceva truccare da vecchio. E penso anche a Incontri proibiti (1998), dove il copione dava ad intendere che Valeria Marini si era innamorata perdutamente dell’ottantenne da lui interpretato. Però, c’è un errore, il più importante, che Alberto Sordi non ha mai commesso.
Non ha mai voluto fare la pubblicità («Se fai la pubblicità te sputtani, perché il pubblico poi nun te crede più») e ha tenuto duro fino all’ultimo, nonostante continuassero ad offrirgli somme iperboliche. Anche nella vita privata, Sordi aveva una filosofia tutta sua. Come detto, non si è mai voluto sposare (celebre la battuta: «E che, me metto un’estranea dentro casa?») ma aveva adottato a distanza, e in segreto, centinaia di bambini in tutto il mondo. In politica, Sordi nutriva un sacro rispetto per i comunisti ma votava sempre per la Democrazia Cristiana. Nella buona e nella cattiva sorte, Alberto è rimasto fino all’ultimo amico di Andreotti. I nuovi politici li guardava con il classico disincanto romanesco. Quando un giorno gli chiesi cosa pensava di Berlusconi, mi rispose: «È un burino. Che voi fa? È cominciata l’epoca dei burini».

David Grieco 26/02/2003

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  1. di Alberto Sordi potrei vedere cento volte di seguito una delle sue qualsiasi scene di divertente e graffiante tenerezza e per cento volte proverei la stessa stupenda sensazione. Ma non è per scrivere una frase ad effetto, è la verità. Potrei vivere, isolato dal mondo, a pane e cipolle ed una non stop di film di Sordi e Totò.
    Sapere che David ha condiviso momenti di vita con il più grande attore italiano di tutti i tempi mi fa quasi sentire più vicino a questo mito del cinema e della vita.
    E’ stato una delle mie ultime certezze.

    Grazie Zac per questa gradita ed inaspettata testimonianza di David. robi

  2. Più che una passione, la mia potrei definirla ammirazione. Quando mi capita un film dell’Albertone, rimango estasiato dalla capacità che aveva di rappresentare, in maniera lancinante, tutte le miserie dell’uomo qualunque. Quest’articolo di David mi fa conoscere meglio il lato umano di quello che, per me, era solo un bravo attore.

    Ciao Zac, buona serata.

  3. Grazie Carlo,
    in questo condominio mi incensate fin troppo. Stamane Zac mi ha messo in imbarazzo preannunciandomelo con un sms. La cosa più interessante di Sordi è stata la sua capacità di rappresentare gli italiani. Quegli italiani di cui si parla tanto in questi giorni.
    Grazie ancora
    Buona serata
    David

  4. David, nel mio commento ho volutamente evitato di paragonare i personaggi di Sordi a quelli su cui discutiamo in questi giorni, per non “scivolare” nuovamente sul politico. Tuttavia, dopo essermi chiesto perché Zac avesse proposto questo articolo, apparentemente “anomalo” in questo momento, mi sono dato questa risposta: vuole ricordarci che Sordi aveva già, molto tempo prima, rappresentato quegli italiani di cui parliamo in questi giorni

    Ciao e buona serata.

    Ciao Zac.

  5. Mi sono semplicemente rilassata e dall’articolo se ne potrebbe trarre un lungometraggio, ma non dell’Albertone, ma di David e le sue esperienze di vita che alla lunga sono il percorso della storia del nostro Paese degli ultimi 50 anni.

    Facci un pensierino David, con tanti cretini che si raccontano, uno intelligente che racconta non può che fare la differenza.

    Non sono stata una cultrice di Sordi, ho apprezzato molti suoi film, ma non tutti, diciamo che sono una che ha apprezzato Gian Maria Volontè…e Giannini ;-))

    Notte buona a tutti ;-))

    Hasta Zac ;-))

  6. Caro Carlo, la sottolineatura era molto ovvia. Sai perché l’ho fatta? Da un paio di giorni penso: ma chi cazzo ci legge? Dopo certi scambi, ci si sente osservati. Non che dia fastidio più di tanto. Non abbiamo niente da nascondere. Ma se qualcuno che legge piglia fischi per fiaschi? Ribadiamo, confermiamo, cerchiamo di essere il più precisi possibile. Farò così tutte le volte. No, scherzo. Sai che palle…
    Cara Tina, non farei mai un film sulle mie esperienze di vita, neppure considerando che non riesco a fare quelli che scrivo e purtroppo ne scrivo in continuazione. Non mi sono mai considerato un personaggio. Sono soltanto uno baciato dalla fortuna. Si chiama culo. Non c’è altra spiegazione. Se da ragazzino ti capita di stringere la mano a Gagarin e a Charles De Gaulle, se quando vai a giocare a pallone ai giardinetti ti aspetta Clint Eastwood e alto e pippa com’è gli puoi fare un tunnel tutti i pomeriggi, se a 15 ti ritrovi a fare l’interprete in una specie di tournée italiana a Jean Paul Sartre e a Simone De Beauvoir, se fai film per due anni con Zeffirelli, Bertolucci, Pasolini, Fellini solo perché hai una bella faccia ma non sai nemmeno perché diventi un loro amico senza diventare la Minetti e ti fanno conoscere Gore Vidal, Truman Capote, Julian Beck, Allen Ginsberg, e intanto incappi in una odiata matrigna che è un genio pur essendo la nipote di Einstein e ti fa passare le estati in modeste case in affitto con Richard Harris, Malcolm McDowell che diventa il fratello di tutta la vita perché sei pure figlio unico, Lindsay Anderson, Rod Steiger, Marlon Brando, Claire Bloom, Gene Kelly, e tanti altri mentre fai politica nel PCI e nella tua sezione c’è Gian Maria Volonte’ che fa teatro in strada e ti arruola come il capellone che deve sempre attirare le ire dei fascisti prima dell’ “arrivano i nostri” che in genere per fortuna è tempestivo ma intanto vivi anche come un ragazzo normale, completamente libero, in mezzo alla strada, senza orari, con amici di quartiere in un quartiere un po’ fascista dove tutti i tuoi amici diventano comunisti ed è il 67, e ti accompagnano i Doors, gli Stones, i Kinks e gli Animals e le ragazze si divertono a sognare con te, tu tutto questo come lo chiami? Si chiama culo. Puro culo.
    PS: sento già molti dei nostri sconosciuti lettori esclamare: “minchia, come mi sta sul cazzo questo!” Niente da obiettare. Quando mi guardo intorno oggi mi sto sul cazzo da per me. Perché in Italia, o meglio diciamo a Roma, Roma Ladrona, un tempo si poteva vivere così senza essere ricchi, senza essere famosi, e senza che nessuno si impressionasse più di tanto. Ma soprattutto senza possedere la televisione.
    Buonanotte

  7. Scusa Zac e scusate tutti,
    a me è venuto fuori non uno sfogo politico ma uno sfogo narcisistico senza precedenti. Eppure le intenzioni erano diverse. Proverò a spiegarle anche se non ci riuscirò. Questo condominio mi risucchia perché non so quanti siamo, in fondo siamo pochi, ma sento che tutti gli inquilini che incontro per le scale sono persone assai diverse tra loro, come tutte le persone di sinistra (perché quelle di destra no? Non lo so? Non sarà così ma sembra così), che vivono, chi meglio chi peggio, la propria vita. In questi anni, la cosa che mi ha spaventato di più è che ho visto troppa gente rinunciare a vivere la propria vita. Casa, bottega, televisione. Sempre meno amici, consanguinei meno che mai, sempre più dentro e sempre meno fuori, sempre più soli o sempre più prigionieri nel proprio girone del proprio inferno. Mi sono chiesto in questi anni: ma poi, come si resuscitano gli zombi? Ecco un film da fare.
    Insomma, l’idea era questa. Non ci sono andato nemmeno vicino. Scusate. È tardi.
    David

  8. Caro Robi, dopo l’ippica scopro che abbiamo in comune anche l’amore per Sordi.

    Bene, bene, bene.

    Hasta
    Zac

  9. Ti diro’, caro Carlo, non c’avevo pensato piu’ di tanto, era solo per tagliare l’aria con una storia che Domenica scorsa m’aveva, per cosi’ dire, impegnato tutta la giornata.

    Poi, il lunedi’, mi sono addentrato negli archivi dell’Unita’, e mi dicevo “mi ricordo che David ne scrisse in modo sublime, adesso lo trovo”, e cosi’ e’ stato.

    Hasta
    Zac

  10. Cara Compagna Tina, per fare pari e patta io c’aggiungo anche la Melato, che Giannini senza di lei non rende al 100%.

    Hasta
    Zac

  11. Benedetto David, quante volte te lo devo ripetere che il termine “scusa” non ti e’ concesso?

    Ti sei scordato di Chinasky.

    Non frastullarti il cervello pensando agli “sconosciuti”, io non ci penso mai, e in egual misura credo che non ci pensino gli scrittori, i pittori, gli artisti in genere, quando producono una loro opera.

    Ti sfido a dimostrarmi che non ho ragione su quest’ultimo concetto.

    Ah, quel Benedetto di fronte al tuo nome non e’ da assimilare al natzinger, e’ solo il modo che mia nonna utilizzava quando credevo di averla combinata grossa e invece non era cosi’.

    Hasta
    Zac

  12. No Zac, mi scuso ancora. L’ho combinata grossa veramente. Mi ero fatto una canna, evidentemente, cosa che faccio da più di 40 anni e che rappresenta l’unico rimedio sano alla mia innata insonnia. Mi vergogno, punto e basta. Anche perché non ho raccontato un bel niente, ho fatto solo uno stupido elenco di nomi. Volevo dire che a quei tempi Roma era una città di circa di 200.000 persone, perché le borgate erano off limits anche se molto più salubri delle periferie di oggi, e tutti si conoscevano, tutti parlavano, mangiavano e vivevano con tutti, non c’erano gli status symbol, i gossip, i red carpet, la televisione e tutta la fuffa che ci ha ridotti così. Chinasky è venuto dopo, la Melato anche, e tutto il resto, da Akira Kurosawa a Saddam Hussein, da Frank Capra a Arafat. Mi sono fermato a quando avevo 18 anni. Ma se non avessi avuto un’infanzia così fortunata, la mia vita sarebbe stata diversa. Sono stato un testimone. Un testimone in stato di grazia perché ho sempre voluto continuare a fare il testimone piuttosto che approfittare delle occasioni. Per questo, dopo quello sproloquio, mi vergogno sinceramente.
    Scusatemi ancora tutti. Ho sempre scritto libri e film che non mi riguardavano direttamente. Non scriverò mai un libro di memorie neanche dovessi campare cent’anni. Se qualcuno del condominio ha proprio voglia di ascoltare delle storie quando è giù di morale e vuol provare a distrarsi, può mettere un nome nel juke box e io canterò una canzoncina. Mettiamola così e chiudiamo l’episodio.
    David

  13. per David, tramite Zac (il portiere del condominio)

    quello che tu hai chiamato sfogo narcisistico, per me e forse anche per gli altri condomini, è già stato il film che non vuoi fare neanche se campi cento anni e l’ho già visto (letto) un paio di volte perchè sembra una favola di realtà molto lontane per chi è stato solo spettatore di tutti i personaggi che hai conosciuto.
    Con tutto il rispetto per quelli che hai elencato, non posso perdere l’occasione che mi dai nell’inserire nel juke box il nome dell’unica donna che non ho mai tradito in tutta la vita…..(nel senso di ammirazione): Stefania Sandrelli. Decidi tu come, quando e se ti va di cantare la canzoncina.

    Un caro saluto a te ed al portinaio. robi

  14. …uhmmm, vediamo, ti invidio un solo soggetto, Sartre.

    Come dice il Compagno Zac…ma di che devi vergognarti?

    Tu lo chiami “culo” e io le definisco le circostanze della vita che portano a fare un percorso piuttosto che un altro.

    Ci hai regalato due interventi che solo apparentemente sono “come eravamo”, racconti uno spaccato di società dove la faceva da padrone il rapporto diretto, non si restava chiusi in casa davanti al tubo catodico e non si dialogava davanti a un video, ma seduti su un muretto, a un tavolino, o semplicimente seduti sul marciapiedi.

    Dici che questi due interventi sono frutto di una canna…azz…David, vattene a fare un altra e solo dopo torna a raccontare ;-))

    Ti concediamo di vergognarti se ti può consolare, ma la concessione è legata al tuo continuare, mica ti stiamo chiedendo di scrivere le tue memorie, ti stiamo chiedendo di “sollecitare la tua memoria”, credimi, sembra ininfluente, ma fa la differenza.

    Hasta David ;-))

  15. Ops

    Scordavo, metto due monetine nel juke box , vorrei ascoltare per me due sublimi

    LEA MASSARI

    FLORINDA BOLCAN

    Entrambe belle da mozzare il fiato, brave da lasciare senza parole e mitiche nella loro uscita di scena senza lasciarsi dietro “chiacchiere in libertà”

    Un abbraccio David

    Robi, di questo passo Zac ci darà lo sfratto ;-))

  16. Caro David, non posso che accodarmi a quanto hanno già espresso Zac, Robi e anche Tina. Non sei tu a dover chiedere scusa ma noi a ringraziare te per averci permesso di conoscere un pezzo della nostra Storia, attraverso un breve racconto della tua vita. Come dice Tina, se una canna provoca questo, torna qua dopo essertene fatta una. C’è stato un tempo lontano, ero più giovane anche io, in cui ho gestito un piccolo pub a Trastevere, nei pressi di piazza San Cosimato. Spesso mi capitava di parlare con vecchi abitanti di quel quartiere, gli ultimi rimasti di una Roma scomparsa. In genere, molto anziani. Rimanevo incantato nell’ascoltare le storie raccontate da certe donnone che in un dialetto romano che io, romano, spesso faticavo a capire, mi descrivevano una Roma magica, bella, sorniona ma anche furba , imbrogliona e a volte violenta. Meglio, molto meglio di un libro di storia. Infatti, quello è un momento della mia vita i cui ricordi non svaniranno mai, a differenza di tante cose apprese nei libri, dimenticate.

    Azz… sono scivolato anche io su un racconto personale, e le canne non me le faccio!!

    Comunque, visto che di gettoni nel juke box ne hanno messi già tanti, mi predispongo all’ascolto e auguro a te ed a tutti quanti, un sereno fine settimana. Nonostante i tempi!

  17. caro Zac,
    prima di sfrattarmi, puoi informare David che se osavo due richieste sul suo juke box, la seconda sarebbe stata, come richiesto da Tina, Florinda, stupenda, Bolkan.?
    Considerando le nostre cose in comune, mi piacerebbe sapere se la donna che ti piace di più al mondo, in questo momento, è Penelope Cruz.

    Visitate il Blog di Zacforever: “gossip a tonnellate”

    Hasta
    robi

  18. Caro Zac,
    Pronunciati prima che parta ‘sta deriva, prima di veder diventare questo condominio un sito di gossip (rigorosamente di sinistra), sfrattami, incasellami, trovami una cantina sfitta dove possa fare sedute spiritiche solo a determinate condizioni, mandami a quel paese (domani torno in Tunisia), mostrami il regolamento, dimmi cosa devo fare prima che diventare quel personaggio di Verdone che diceva “Ma come? Non lo sapevate che John Wayne era frocio?!”
    La situazione politica è quella che è. Questo condominio sta diventando la mia seconda casa. Ma è casa tua e l’IMU la paghi tu. Detta le regole.
    David

  19. Cari tutti,
    in attesa che Zac legiferi sul juke box (un giorno la settimana, un pensierino della sera, un momento di ricreazione in questi tempi bui?), butto giù un medley sui nomi che avete fatto, tutte persone che ho conosciuto ma senza fare insieme a nessuno di loro lunghi tratti di strada. Roberto, ma anche Tina, mi invitano soprattutto a parlare di donne. Con stimoli diversi, immagino.
    Stefania Sandrelli è un’adolescente pura e lo è tuttora. Bernardo Bertolucci è l’unico che l’ha capita e ha saputo portare questa sua magia al cinema. Ma anche gli altri registi non sono comunque mai riusciti a danneggiarla. Se ci pensi Roberto, Stefania Sandrelli è l’unica attrice che è uscita immacolata da un film di Tinto Brass. Capisco che tu non l’abbia mai tradita, perché lei non ha mai tradito se stessa. Per quanto mi riguarda, l’ho tenuta sulle mie gambe per otto ore durante una riunione politica in cui teneva banco Gian Maria Volonté più infervorato del solito. E’ stata una sofferenza, come puoi immaginare. E non perché pesasse molto.
    Quanto a Penelope Cruz, l’ho conosciuta giovanissima. Era bruttina, aveva tutto che andava male: bassina, occhi a palla, bel collo ma persino troppo lungo. E’ diventata un’icona di bellezza senza passare dal chirurgo, usando semplicemente gli artifici del cinema. Anch’io oggi la trovo straordinariamente bella, e quando la confronto con il mio ricordo non posso che amare il cinema ancora di più.
    Lea Massari, cara Tina, non poteva non essere la tua attrice preferita. Gelosissima della sua vita privata e del suo esercito di gatti, non dava interviste, non percorreva red carpet, rifiutava servizi fotografici. Ma quando ci si dava appuntamento per una manifestazione o per una protesta, era sempre la prima ad arrivare.
    Florinda Bolkan era una creatura straordinaria e straordinariamente vera, come Stefania Sandrelli, anche se per una nata in Brasile forse deve essere più facile. Una volta ho trascinato lei e Peppino Patroni Griffi al concerto di un giovane chitarrista che in Italia pochi conoscevano. Eravamo in prima fila al Teatro Brancaccio, la platea era mezza vuota, ma la galleria era piena di “romoletti” che gridavano e prendevano per il culo quel chitarrista che suonava anche coi denti. Sembrava uno spettacolo di Petrolini. All’improvviso, Florinda lanciò in aria i tacchi a spillo e si mise a ballare scalza sotto il palco. I romoletti si misero a scandire il tempo delle sue mosse. Il chitarrista, incazzato, si fermò. Peppino ed io decidemmo di raggiungerla e di metterci a ballare con lei per proteggerla. Il chitarrista riprese a suonare. Cercando semplicemente di seguire le mosse di Florinda in quel baccano. Dopo pochi minuti si arrese, lanciò a tutti un bel “Fuck you!” e se ne tornò in camerino. Noi lo andammo a trovare lì. Lui era rapito da Florinda. Voleva sapere tutto di lei e voleva portarsela via. Dovetti sudare parecchie camicie per spiegargli che lui non era il suo tipo. Florinda stava orgogliosamente sull’altra sponda in un’epoca in cui nessuno capiva cosa fosse l’omosessualità femminile. Tanti hanno cercato senza successo di “convertirla”, da Richard Burton allo stesso Gian Maria. Quando ci penso, mi viene in mente la sua fragorosa risata tutta di stomaco, tra la fata e l’orco, su quel viso così intenso e luminoso, tra uomo e donna. Il chitarrista non vi dico chi era perché vi ho dato gli elementi necessari per indovinare il suo nome. Purtroppo, è morto tre anni dopo.
    Jean Paul Sartre, ovviamente, è tutta un’altra storia. Sono finito a 15 anni a fare l’interprete per lui in un giro di conferenze perché Simone De Beauvoir aveva cacciato via all’istante due interpreti sicuramente più brave, più vecchie ma soprattutto più attraenti di me. Lei lo guardava come si guarda un vecchio porco e lui guardava me ridendo. Simone De Beauvoir lo comandava a bacchetta. In privato era gelida e acida con lui. In pubblico lo idolatrava. Con Sartre abbiamo passato alcune notti a fumare nei balconi delle stanze d’albergo perché lei non sopportava il fumo. Sartre la considerava molto più intelligente di lui, la idolatrava nel suo intimo, mi rivelava che pur considerando lui un pericoloso vecchio porco, era lei poi a tradirlo più spesso, ma lui non l’avrebbe mai lasciata per un motivo così futile. “Però -mi confessava abbassando la voce- di politica non capisce proprio un cazzo…”
    Caro Carlo, mi piacciono molto i ricordi del tuo pub in Piazza San Cosimato. Chissà di quali anni stai parlando. A due o trecento metri da lì, nel 1970, ero socio di uno dei miei migliori amici, un medico che si chiamava Giancarlo Cesaroni, che possedeva il Folkstudio, locale in cui passò una sera persino Bob Dylan in incognito. Con Giancarlo avevamo due cavalli che correvano alle Capannelle. Ho passato quasi tutte le sere al Folkstudio per tre anni. C’era un gruppo di ragazzi, i ragazzi del Folkstudio, erano Ernesto Bassignano, Giorgio Lo Cascio, Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Francesco era stonato ma scriveva canzoni bellissime. Li ho aiutati scrivendo di loro più spesso che potevo. Una volta feci un ritratto di Francesco elencando una serie di canzoni e, non chiedermi perché, “Signor Aquilone” venne fuori come “La signora Piloni”. Francesco quasi ci si ammalò. Passò una settimana a chiedermi come si poteva correggere quel refuso così imbarazzante. Spiegargli che con quel giornale ci avevano già incartato le patate al mercato da un pezzo non serviva. Dovetti fare un altro pezzo, tempo dopo, trasformando il refuso in una gag. Al Folkstudio c’erano anche Rino Gaetano, Francesco Guccini e tanti altri. Fra i tanti, un matto che si chiamava Renato Zero. Cantava cose che a noi parevano assurde. Diceva che non voleva fare il cantante. Cercava solo di racimolare soldi per farsi un’operazione delicata a Casablanca. Finiva sempre che toccava a me riaccompagnarlo a casa in culo alla balena, in un posto vicino Ciampino che si chiama Quarto Miglio, dove c’era la maestosa villa di Franco Zeffirelli, circondata dalle baracche.
    Non so nemmeno che cazzo ho scritto e preferisco non rileggere. Sappiate solo (ma potrebbe essere un’aggravante) che stavolta ero sobrio.
    Buona domenica a tutti
    David

  20. Se la deriva che potrebbe trasformare questo blog in un gossip, è quella che ha allietato alcuni minuti della mia giornata…. Zac, concedila a noi una volta a settimana.

    Ciao David. Il mio racconto risale alla fine degli anni 80. A quei tempi il Folkstudio non mi pare fosse più a Trastevere, anche se ancora godeva di una fama diffusa. Oggi, però, ho conosciuto una parte della bellissima storia di quel locale che non avrei mai immaginato.

    E’ stato un magnifico giro di juke box e ti ringrazio. Buona domenica anche a te e ciao.

  21. scusa Zac, caro David,
    insolitamente, dopo un breve passaggio che ho fatto stamattina sul blog, ho riacceso il PC solo adesso.
    Ormai, penso di essere considerato dai grandi Amici un emozionabile eccessivo verso tutto.
    Sarà la stanchezza insolita di una giornata insolita, ma mentre leggevo questo tuo scritto ho avvertito all’improvviso quei brividi da grandi occasioni. Forse perchè mi hai dato la conferma poetica di una persona (Stefania Sandrelli) che ho sempre interpretato come l’hai descritta, o forse per l’elenco dei miti che hai conosciuto, ma mi sento piacevolmente stordito.

    Grazie. robi

  22. Caro Zac e caro David, le cose che ho letto su questo post, dal racconto su Albertone ai commenti, mi sono proprio piaciuti tanto. Vorrei dire a David che nemmeno un istante ho pensato che il suo primo commento fosse narcisistico, anzi e penso che sia stato proprio fortunato ad aver conosciuto e frequentato tutti quei personaggi. Mia moglie poi mi ha fatto notare che abbiamo letto il libro Evilenko di David, ma io non avevo mai collegato il suo nome. Mi fa piacere che faccia parte di questo gruppetto di frequentatori del blog, perché scrive sempre con arguzia e intelligenza ed il suo punto di vista sulle cose è sempre interessante.
    Grazie, ciao a tutti

  23. Caro David

    BRavo, non provare a rileggerti, basta la nostra lettura a quanto hai descritto dei personaggi.

    Per una come Lea Massari…avrei anche potuto cambiare orientamenti sessuali, la trovo bellissima ancora oggi che ha superato i 70, ma sono una che trova bellessime le menti e non i corpi, sulla Florinda…che delirio dei sensi, la ricordo in “indagine di su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”…e ci credo che Gian Maria Volentè ci perdesse le bave…

    Sul resto o se vogliamo sul tutto quello che hai scritto e descritto…

    Mi hai fatto venire in mente un solo verso per renderti onore, la parte finale di un ode del Leopardi:

    “”Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare””.

    Compagno Zac, non ti sarò mai grata abbastanza per averci messi in contatto con David.

    Non è normale, è una pagina di passionale storia del Paese e dell’umanità del mondo dello spettacolo, quello che si definisce “dietro le quinte”

    Hasta Compagno David e Hasta Compagno Zac ;-))

  24. Ma che bello, che bello, che bello!!!!!!!!!!!

    Arrivare in ufficio al lunedi’ mattina e leggere questi superbi commenti mi mette la voglia di affrontare la settimana in carrozza.

    Parto da David.
    Caro fratello, io non vorrei mettere alcuna regolao vincolo a quello che vogliamo raccontarci qui, il blog e’ fatto per il 90% di argomenti politici, ogni tanto svicolo per qualche altro argomento, ad esempio sul “ricettario di Zac” si trovano le mie creazioni culinarie (molti mi dicono che dovrei fare anche il capitolo “quadri” ma sarebbe troppo dispersivo), ma perlopiu’ si discute di politica.

    Indipercui, se da una domenica passata a dipingere con in sottofondo il vociare dell’Alberto ne nasce una conversazione come questa, ben venga, per quanto mi riguarda ho sognato ad ogni commento.

    Sentitevi liberi, io saro’ pure il portinaio, ma di un centro sociale.

    E cosi’ vi ho immaginato, tutti dentro al bar di Benni.

    Tina che discute animatamente con Sartre, di fronte a un Glenfiddish del 77, in un tavolino messo appositamente in penombra.
    Carlo che fa’ il disc jockey, appollaiato su di un soppalco.
    Robi che balla in centro pista con Stefania Sandrelli un tango, con il resto della ciurma a cercare di intravedere sotto alle gonne della ballerina.
    Io che sbavo, con il gomito appoggiato al bancone, tenendo la mano a Penelope Cruz, eh gia’, caro Robi, abbiamo in comune anche l’icona femminile, solo che io, dotato di importante vita onirica a colori, ho gia’ fatto all’amore con lei almeno venti volte negli ultimi dieci anni, poi al mattino realizzo che era un sogno, ma poi ricapita ciclicamente.

    E David fa’ il barista, quello che ci ubriaca, e l’aiuto barman e’ Malcom, che girovaga fra i tavolini con gli occhi di arancia meccanica.

    Mi sa’ tanto che ne uscira’ una tela, ma la dipingero’ in estate, perche’ e’ un bar caldo, in riva al mare.

    E, di sera, fra un’onda e l’altra, ti sembra di sentire un uomo che suona la chitarra, e nelle orecchie ti entra “Creuza de ma’”, fino all’alba, con le lacrime agli occhi.

    Vi bacio e vi abbraccio tutti, pazzerelloni.

    Grazie a tutti.

    Vs.
    Zac

    P.S.
    Cara Compagna Tina, i tuoi ringraziamenti per averti fatto conoscere David li devo immediatamente girare a Mary, la sua Compagna, una Donna straordinaria, che anni fa’ mi chiamo’ e mi disse:
    “caro Fabio, domani vengo su da te e ti presento il mio uomo, e’ uguale a te”
    Fu’ una serata indimenticabile, io cucinai il meglio che potessi, per poi accorgermi che a David interessavano di piu’ le mie idee e i miei libri che non i miei manicaretti.
    Il mattino seguente li chiamo:
    “Ehila’ siete ancora in Hotel?”
    “No, siamo quasi a Roma”
    “?????”
    “scusatemi, ieri sera siete arrivati da me alle dieci, dopo 600 km, non dovevate fare qualcosa in zona?”
    “No, siamo venuti perche’ vi conosceste, poi siamo tornati”.

    Ti giuro, cara Tina, che c’ho messo un mese a riprendermi.

  25. Caro Raf, ti consiglio anche il Film, veramente notevole.

    hasta
    Zac

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