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Ricchi premi e cotillons.

In Politica on aprile 30, 2013 at 7:24 am

MERAVIGLIOSO.

-non pagheremo piu’ l’IMU

-L’IVA non verra’ aumentata

-Si tagliera’ il finanziamento pubblico

-Si abbasseranno le imposte alle piccole e medie imprese

-Ci sara’ una commissione, denominata “convenzione”, abile a riformare

-Istituiremo gli Stati Uniti d’Europa

-Ci sara’ il reddito minimo garantito per le famiglie bisognose

-Gli esodati saranno zero

-I precari verranno assunti a tempo indeterminato

-Le province abolite

-Le donne parificate nei diritti agli uomini

-La burocrazia azzerata

-La scuola come a Oxford

e, dulcis in fundo,

-L’evasione sara’ debellata.

 

Come ho scritto nel post precedente, nessun accenno a qualsivoglia iniziativa “etica”, che se no ci diceva pure che il papa poteva avere venti mogli.

 

Manco una sillaba sulle risorse che servono per realizzare i sopracitati sogni lettiani, nuova finanziaria?

 

Alfano: “Musica per le nostre orecchie”.

Va’ sottolineato che le medesime sono state pronunziate da un iscritto al PD, non da Straquadanio, sinceramente, il nano le sparava meno grosse.

 

Appena sono arrivato a casa son corso di fronte allo specchio, ho alzato le braccia, ebbene, ho ancora i peli sotto le ascelle e non ho l’acne in viso, perche’ per un attimo credevo di assistere a un discorso d’insediamento del Fanfani negli anni settanta.

 

Da domani:

-Dai rubinetti uscira’ Dom Perignon gran cuvee del 64

-Caviale iraniano per tutti

-Ferrarino sotto casa

-Ferie pagate a Maracaibo

-Si lavora tre ore al giorno per tre giorni al mese

-Non piovera’ piu’

-Il gas, la luce e l’acqua saranno gratuiti

-Un IPad con traffico illimitato a ogni cittadino

-le banche elargiranno un milione di euro a chiunque lo chieda, sulla fiducia

e, per ultimo,

ogni volta che vi siederete sul cesso, al posto del classico stronzo uscira’ un lingotto d’oro.

Per chi soffre di stitichezza, nessun problema, ve lo recapitera’ direttamente a casa la fondazione “Letta zio e nipote” tramite ponyexpress guidato da Brunetta, il quale, da ieri, sta seduto sui banchi dell’aula e pare che sia alto 1 metro e 80.

Sul serio, gli devono aver messo l’intera Treccani sotto al culo, come rialzo.

Quando si e’ alzato per parlare la sua statura non e’ cambiata.

E ha parlato di pacificazione.

Brunetta che parla di pacificazione.

Lui, capogruppo di un partito che ha avuto i Ciarrapico, che voleva tenere Eluana in vita, che le ronde e i tornelli, le troie e le polverine, che ci ha trascinato dentro al baratro, che mussolini era bravobuonobello, che gli omosessuali sono malati, che ha rubato piu’ del psi di craxi.

Uno schifo completo.

Poi e’ toccato a Nuti, il grillino, tale e quale a quando andavo al centro sociale Rivolta di Marghera e ascoltavo il compagno di turno sbraitare dal palco.

Qualcuno spieghi al tale che l’aula e’ altra cosa, please.

 

E infine Speranza.

Speranza il giovine, il galoppino di Bersani, un prete mancato, una vera macchietta, mai visto un capogruppo cosi’ pietoso, non sono riuscito ad ascoltarlo sino alla fine, il che e’ tutto dire.

Lo ripeto, mi sento un extraparlamentare.

 

Per ultimo,  mi tocca riportare la parte finale dell’intervento della Meloni, la quale a sua volta ha citato una vecchia massima di Donat-Cattin:

QUANDO ARRIVA UNO CHE TI DICE DI ESSERE IN GRADO DI RISOLVERE TUTTI I PROBLEMI, O E’ GESU’ O TI STA PRENDENDO IN GIRO:

 

 

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Tutti assieme disgraziatamente.

In Politica on aprile 29, 2013 at 9:10 am

Nel celeberrimo lungometraggio, dove “disgraziatamente” e’ sostituito da “appassionatamente”, a un certo punto v’e’ la frase:

“Non puoi usare il convento per nasconderti dai tuoi problemi! Tu li devi affrontare!”.

Come se bastasse non aver inserito nella carovana i Brunetta, i D’Alema, le Gelmini e gli Amato.

Non solo non basta, e’ anche ridicola come giustificazione.

E’ tornata la DC, annessi e connessi, un agglomerato di ministri che sino a ieri non si stringevano manco la mano, con idee e programmi diametralmente opposti.

Alfano, Di Girolamo, Lupi, Lorenzin, Mauro, Quagliariello, tutti e sei, votarono che Rubi era la nipote di Mubarak.

La sinistra non c’e’.

Il mio amico Civati, che molti lettori hanno conosciuto qui in tempi non sospetti,  pare essere l’unico progressista rimasto nel PD, e l’unico che ancora ricorda cosa si andava professando all’elettorato sino a due mesi fa’, e se non si fosse comportato cosi’ sarebbe gia ministro.

Scelta che lo portera’ alle prossime elezioni con un bacino interessante di voti, che nel paese sono milioni come lui, molti milioni.

Lode a Pippo.

 

Vorrei sapere quanti,  fra coloro che hanno votato la coalizione di centrosinistra, auspicassero nel segreto dell’urna un governo Pd, Pdl e Scelta civica.

Lo stesso vorrei chiedere a tutti gli elettori di che hanno votato centrodestra.

Non ne troverei uno.

 

Stamane, dentro a un bar,  da un drappello di votanti pidiellini esce la seguente:

“I ga meso anca na mora, i vole sembrar come Obama”

Traduzione:

“Hanno messo anche una negra, vogliono somigliare ad Obama”.

 

Il “nuovo” esecutivo.

La prima gatta da pelare si chiama IMU, ci metteranno sei mesi per concludere con un  nulla di fatto, sempre che non si arrivi ad una ulteriore finanziaria (Ah no, ora si chiama legge di stabilita’).

La seconda gatta da pelare sara’ decidere se dare soldi alle imprese o agli operai.

Ci metteranno sei mesi per concludere con un nulla di fatto, sempre che non si arrivi ad una ulteriore finanziaria.

La terza gatta da pelare sara’ l’IVA dal 21 al 22, che non necessitera’ di sei mesi, entrera’ normalmente in vigore da luglio.

Tralasciando le riforme sulla legge elettorale, sulla seconda parte della carta costituzionale, sulla giustizia, sul conflitto di interessi, sull’abolizione delle leggi Gelmini, Brunetta e Gasparri, seguite a ruota dalle leggi “etiche”, il fine vita, la fecondazione assistita, l’uso delle staminali, le coppie di fatto, di queste manco se ne parlera’.

Tutti, ma proprio tutti, sostengono che il problema del paese sia il lavoro, anche se io resto convinto che sia solo una conseguenza, il problema parte da molto piu’ in la’, e si chiama cultura.

E nel “nuovo” esecutivo non v’e’ un ministro uno che provenga dall’ambiente del lavoro vero.

 

Letta.

Letta e’ un pupazzo, sembra Kermit del Muppet Show.

Ha detto, testuale:

“E’ un governo fatto di personalita’ competenti”.

Beatrice Lorenzin, avvocato, ministro della salute.

Spero di non ammalarmi.

 

Tutti assieme disgraziatamente, ma tutti con il coltello in tasca, pronti alla pugnalata in pieno stile Bruto, con l’unica differenza che stavolta non c’e’ un Cesare da pugnalare alle spalle, i Cesari si sono defilati, da veri volponi, lasciando nell’arena le vittime sacrificali.

 

Fra un po’ riapriranno il Colosseo.

Indovina chi e’ il coglione…

In Politica on aprile 19, 2013 at 8:06 am

Allora.

Sara’ Prodi.

Bene.

Scrivo “bene” perche’ l’UNICA cosa che mi interessa e’ che il Presidente della Repubblica non venga votato dai viagrini e dai celtici.

Il resto:

Bersani non e’ piu’ il segretario del PD.

Lo stesso vale per il gruppo dirigente che ancora gli sta appresso, dalla Finocchiaro a Fassina, da Franceschini a La Torre, tutti politicamente finiti.

E’ il primo risultato delle primarie che, avendo portato in aula il 70% di neoeletti, ha dato a questi ultimi la possibilita’ di scardinare il solito diktat proveniente dai piani alti.

Non finiro’ MAI di ringraziare il lavoro oscuro fatto in questi giorni e soprattutto in questi mesi da Pippo Civati e da Ivan Scalfarotto, due bravi e capaci.

Per contro, anche ieri notte Marini non si e’ arreso, raccontandoci la favola che “Al quarto scrutinio potrei essere eletto”, che la dice lunga sull’attaccamento alla poltrona di molte cariatidi che ancora vorrebbero fare un patto con il nanopriapo, cosi’ si toglierebbero dalle palle in un colpo solo l’affare Penati e MPS, giusto per citare i piu’ recenti, poveri inetti.

Sono ancora molto basito da quello che molti hanno chiamato suicidio assistito:

Bersani si presenta al Capranica e prima di entrare dice:

“Sara’ una bella sorpresa”

Marini.

Rivolta della meta’ del partito.

Voto.

Segato.

Contrordine.

Scheda bianca.

Riunione.

Prodi.

 

Vi sono due aspetti incomprensibili:

1) Dopo una campagna elettorale basata su “Mai con il nano”, gli fai persino proporre il nome, per poi non votarlo uniti, facendo finta di non sapere che di norma prima il nome lo poni ai tuoi deputati, poi vai dal nemico a fare lo stesso.

E’ successo l’esatto contrario.

2) L’M5S fa’ il nome di Rodota’.

Alzi la mano chi non voterebbe Rodota’.

No, non si puo’ perche’ il nome non l’ha fatto il PD, come i bambini alle elementari.

In piu’, aspetto essenziale dell’intera vicenda, NESSUNO, ma proprio nessuno, ha spiegato come mai ci si e’ rivolti al Pdl per primi e non all’M5S, che numeri alla mano risulta essere la seconda forza in aula.

Con tutte le cose che scrivo e penso dei grillini, ebbene, stavolta sono dalla loro, NESSUNO dei capoccia si e’ degnato di rispondere loro su Rodota’, come se fossero irrilevanti, e loro, giustamente, continuano a votare il loro candidato.

Alla quarta chiama forse voteranno Prodi, ma il colpo definitivo alle destre era prendersi Rodota’.

 

Detto cio’,

sino a che il PD, o come si chiamera’ in futuro, non sara’ in grado di defenestrare l’attuale gruppo dirigente, dei barambani, e mandare in soffitta i sogni di grosse coalition, lo scrivente si porra’ ancora piu’ a sinistra di SEL, praticamente un extraparlamentare.

E dato che oggi mi sento magnanimo, mi limito a dire che

BERSANI e’ un COGLIONE.

Lo so’, e’ la stessa terminologia che ci appioppo’ il nano.

Tant’e’.

 

La solita settimana e un’ottima notizia.

In Politica on aprile 15, 2013 at 9:52 am

I celtici, non avendo ancora imparato il significato del termine “lessico”, se la risolvono a cazzotti.

Il nanopriapo minaccia di emigrare se al colle dovesse salire Prodi, v’e da augurarsi che assieme a lui se ne vada pure qualche vagonata dei loro elettori, che vadano ad applaudirlo nella repubblica delle banane.

Renzi, quel Renzi tanto caro agli elettori sovracitati, ritiene di poter sfidare il calvoamesialterni, dimenticandosi di essere un suo clone, solo meno ricco, ma mai si sa’.

Squinzi dice che questo stallo ci e’ costato un punto di Pil, pure lui uno smemorato consenziente, dato che evita di produrre un conto riferito agli ultimi sei governi di sua bassezza.

Persino la Biancofiore, la pasdaran dei viagrini, cerca di convincerci della bonta’ di un esecutivo di larghe intese. A tal proposito e’ bene ricordare
“Berlusconi e’ meglio del Papa”, “Battiato e’ un gay”, “I trans sono dei malati”.
Di largo questa qui deve avere solo il buco del culo.

Hanno votato le quirinalate, che pare un antico gioco del carnevale veneziano. Fra i vari, pure Prodi e la Bonino, ma sono stati di certo gli hackers.

Il fascioalemanno querela la Gabanelli e Report, mai una volta che succeda l’esatto contrario.

Per “truffa allo stato” sequestrati ulteriori 12 milioni a Verdini Denis, coordinatore nazionale dl Pdl.

44 anni, parroco di Oneglia, tale don Marco Rasia, arrestato per abusi su minori, la diocesi di savona si dice “Sorpresa”.

E poi, perche’ c’e’ sempre un poi che ci fa’ star bene, Amina e’ riuscita a scappare, Amina e’ libera.
Nonostante due settimane di psicofarmaci, botte e letture obbligatorie del corano, Amina e’ tornata libera.

Non si sa’ dove sia ora, che c’e’ sempre qualche cerebroleso pronto a rapirla di nuovo.

Le prime parole rilasciate ai media sono le seguenti:

“Ora sono riuscita a scappare e non ho intenzione di fermarmi. Mi batterò ancora per le mie idee”.

Amina Tyler, luogo sconosciuto, 19 anni, tunisina.

Sono queste le cose per cui vale la pena di scrivere, lottare, urlare e, se serve, combattere.

Vs.

Subcomandante Zac.

Ultimi

In Politica on aprile 9, 2013 at 10:23 am

Ah, e cosi’ dovrei tornare con la memoria a quel funesto 1976, dovrei ribattermi le palle sull’incudine con un martello fornitomi direttamente dalla triade Craxi, Forlani, Andreotti.

Ma neanche sotto pagamento di lauta somma, caro Napolitano.

Quell’anno segna indelebilmente due cose:

1) l’assassinio perpetuato due anni dopo di Moro.

2) l’inizio del pentapartito, a cui seguiranno esecutivi a noi ben noti, e una serie indefinite di sconfitte sociali e civili.

Ma vaffanculo.

La commissione europea, seguita a ruota da tutti i media italiani, informa che l’Italia e’ all’ultimo posto come contributi alla cultura.

Personalmente conosco questa notizia da almeno ventanni, faccio i complimenti ai cervelloni di Strasburgo per la celerita’.

Troppo facile citare il famoso

“Con la cultura non si mangia”.

La questione e’ articolata in almeno due filoni, uno ricoprente l’ambito nazionale, l’altro l’ambito personale.

Nazionale:

Fisichella

Veltroni

Melandri

Urbani

Buttiglione

Rutelli

Bondi

Galan

Dal 1994 al 2012, ministri per la cultura e i relativi beni.

Non v’e’ altro da aggiungere, i nomi bastano.

Personale:

Riderete, e’ certo, ma vi giuro che nulla e’ inventato.

Zac:

“Conosci Wilde e Mozart?”

interlocutore/trice:

“Certo, sono due disc jockey della house music”

Zac:

“Chi voterai, Berlusconi o Veltroni?”

interlocutore/trice

“Veltroni chi?”

Zac:

“No, domani sera non posso, vado a teatro a vedere un’opera di Goldoni”

interlocutore/trice:

“Sempre il solito snob”

Zac:

“Ho divorato “Patagonia Express”, di Sepulveda, la Terra del Fuoco mi ha sempre affascinato”

interlocutore/trice:

“E’ un piatto africano? odora di curry?”

Zac:

“Ci vediamo nel meriggio”

interlocutore/trice:

“Parla come i te ga’ insegna’, diocan”

Potrei scriverne altre cento, mi fermo per decenza, non prima di avervi descritto forse la piu’ bella di tutte, perche’ la cultura non e’ solo legata alla letteratura, all’arte, alla storia e alla contemporaneita’, e’ legata a tutti i momenti della propria esistenza, nessuno escluso.

Qualche anno fa’ stavo cucinando per dei conoscenti una grigliata ittica, e come prima pietanza da servire in tavola v’erano degli scampi meravigliosi.

Li servo e poi continuo a cucinare, di spalle ai commensali.

Mi sto apprestando a servire la seconda leccornia e nel mentre tiro su i piatti con i resti degli scampi.

Arrivo al “deficente” di turno (ce n’e’ sempre uno, ben che ti vada) e noto che sul piatto non v’e’ nulla, piatto pulitissimo.

“Ehm, scusa, dove hai buttato le scorze (che se dicevo carapace mi sveniva li’)?

“Quali scorze, non c’erano scorze, ho fatto un po’ di fatica a masticarli ma erano buonissimi”

Ecco.

E poi ci si stupisce.

Io c’ho fatto il callo.

Per un comico di qua, ce n’e’ uno di la’.

In Politica on aprile 4, 2013 at 9:39 am

“Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace.
La prossima volta vota per un partito.”

E’ la frase che conclude una lista di venti motivi elencata dal comico genovese.

E ha ragione, molti hanno compiuto uno sbaglio, errare e’ umano, e questo sbaglio ci sta costando l’empasse istituzionale.

Vi faccio l’esempio di ieri:

L’M5S presenta una sua proposta per il decreto sui debiti delle PA, ce lo fa’ sapere in commissione nella giornata di giovedi’.

Poi si arriva in aula e, sempre il M5S, ritira la sua proposta e si impegna a votare la “risoluzione unica”, approvata da tutti gli altri partiti dell’emiciclo.

A questo punto, come da prassi, v’e’ la riunione dei capigruppo che devono dichiarare le loro intenzioni, che e’ cosa fondamentale perche’ il governo possa presentare la decretazione.

La Lombardi, un genio, dice che no, che loro non votano la risoluzione, perche’:

“Non mi risulta che il mio gruppo sia d’accordo”.

Come quando ti scambiavi le figurine alle elementari, ho, manca, ho, manca, ho.

Pazzesco, la totale incompetenza fatta persona.

Ma c’e’ di piu’.

Non lo votano non perche’ si trovino in disaccordo, macche’, la motivazione e’ che prima bisogna istituire le commissioni parlamentari.

Al che’ sono trasecolato.

Per chi ancora non lo sapesse, le commissioni si eleggono una volta formata una maggioranza, cosi’ che ogni presidente delle tali sia proiezione della forza preponderante in aula.

Perche’?

Perche’ poi, all’atto della presentazione di una legge in parlamento, vi sia il parere del governo e della commissione su OGNI emendamento presentato da QUALSIVOGLIA deputato.

Cosi’ e’ dal 1948, ma la Lombardi deve aver terminato i suoi studi a cavallo delle guerre puniche, non puo’ saperlo.

Mi scuso se non sono stato troppo chiaro, ma la situazione a dir poco clownesca mi imponeva un ragionamento legato al tecnicismo politico.

Continuo a sentire questi geni dire che il Belgio e’  senza governo.

Ma non sanno che il Belgio e’ una Monarchia parlamentare, e durante l’empasse il Re Alberto II ha retto il parlamento.

Non sanno che in Belgio non esistono i partiti, la politica viene fatta dalle due comunita’ che abitano il paese, i Valloni e i Fiamminghi.

Non sanno che il Belgio un governo oggi ce l’ha, lo presiede Elio Di Rupo, figlio di immigrati italiani, omosessuale dichiarato, laureato in chimica, primo Vallone eletto alla presidenza dopo tre decenni.

Per un comico di qua, ce n’e’ uno di la’.

Kim Jong Un.

Il figlio del figlio del figlio.

Il ragazzino che ha scambiato Risiko con la realta’.

Che ieri ha dato ordine al suo esercito di cerebrolesi di attaccare gli USA con armi nucleari e/o atomiche, puo’ fare tre attacchi, se ne perde uno passa la mano…

Egli e’ il “Comandante Supremo dell’Esercito del Popolo Coreano”.

Io sono Obi One Kenobi.

Il popolo lo adora, ma e’ alla fame.

Il popolo lo acclama, ma e’ senza energia elettrica.

Il popolo lo incita, ma ha finito le risorse.

Esimio Kim, facciamo cosi’, che mi sento magnanimo, io ti regalo la Kamchakta e i Territori del nordovest, tu passi la mano e ci si sente al prossimo turno.

Credimi, che a Risiko sono fortissimo.

P.S.

Quando schiatto’ il padre, scrissi questo

https://zacforever.wordpress.com/2011/12/19/kim-jong-ii-il-cotonato/#comments

Attendo fiducioso di ripetermi con il figlio.

Novita’

In Politica on aprile 2, 2013 at 2:52 pm

ACHTUNG!!!

ATTENTION!!!

ATENCION!!!!

 

Da oggi troverete pubblicati i piu’ significativi commenti di David riguardanti la Tunisia e altre storie.

Appena capisco come fare, e qui il maestro Barabba potrebbe dare ottimi suggerimenti, inseriro’ a pie’ di pagina una categoria che li raggruppera’ tutti, dal titolo

“La Tunisia di David, e altro ancora”.

Per chi non li avesse letti, be’, non sapete cosa vi siete persi.

Potete rifarvi leggendo questi primi otto, che da soli valgono il prezzo del biglietto.

P.S.

Barabba aiutami

P.S.2

Anche se t’incazzi poco importa, Compagno David.

L’attore genovese

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:35 pm

Mi pare che dopo la zuccata in questo condominio la pensiamo tutti allo stesso modo.
E ciò che pensiamo lo posso leggere i tanti siti (anche quelli dei giornali on line) dove tutti hanno smaltito il colpo e si fanno più o meno le stesse domande o esprimono le stesse speranze che sono le nostre.
Questo è comunque un fatto positivo.
Questa gigantesca seduta di autocoscienza che sta coinvolgendo il 70% del paese sarà pure molto sgangherata ma sarà anche salutare.
Ora, come molti di voi, vorrei smettere di parlarmi addosso (cosa per me non facilissima) e fare un ultimo ragionamento/previsione.

Mi ha gratificato molto che vi abbia fatto piacere il giro di jukebox. Continuate pure a mettere le vostre monete nella fessura e io una volta la settimana canticchierò qualcosa.
Rimestando nei ricordi, mi sono reso conto improvvisamente che in tutti quegli incontri, in quelle avventure e in quelle disavventure, la politica era sempre presente. Del resto, a quei tempi si diceva che “il privato e’ politico”, ricordate? Pertanto, non mi sento affatto come un reduce di Novella 2000 e continuerò a raccontare molto volentieri finché avrete voglia di leggere.

Come ormai sapete, ho cominciato da ragazzino come “attore abusivo”, poi attore fallito.
Avevo solo una bella faccia e ben altro per la testa. Da quel momento in poi, avrei potuto odiare gli attori per frustrazione, per invidia, o per stupida “superiorità culturale”.
Invece, chissà perché, ho cominciato ad amare gli attori, anche quelli veramente stupidi, più di qualunque altro essere umano.
Li considero gente estremamente esposta e vulnerabile e mi fanno scattare sempre, senza nessuna distinzione, la necessità di proteggerli. Ne ho conosciuti tanti, in Italia, in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, e non sono mai riuscito a odiarne veramente qualcuno, nonostante i loro comportamenti spesso assurdi, folli, vili, ottusi, infantili.

Beppe Grillo è un attore.

Questo si dimentica spesso. Lo chiamano “comico” per sottolineare la sua distanza dalla realtà o perché lui stesso ha detto spesso “possibile che questi orrendi guasti della politica li devo denunciare io che sono solo un comico?”.

Beppe Grillo fa spesso ridere ma non è un comico.

È un attore.

E il personaggio che interpreta oggi è un personaggio che molti hanno definito giustamente “shakespeariano”, cioè la più alta forma di drammaturgia che un attore può desiderare. Beppe Grillo è un attore frustrato, per giunta.
E la frustrazione è anch’esso uno degli stati d’animo che Shakespeare ha voluto rappresentare piu’ di ogni altro per spiegare come le sorti dell’umanità siano spesso legate ai beffardi destini delle singole persone.
Beppe Grillo è due volte frustrato.
Il cinema lo ha respinto in più di un’occasione, e in una di queste interpretava un emulo di Gesù Cristo (Cercasi Gesu’) che è tutto un programma. La televisione lo ha espulso tanti anni fa, a causa di una satira su Craxi e i socialisti che non faceva proprio ridere e che lui stesso interpretò con scarsa convinzione (andatevi a rivedere quella puntata di Fantastico, sembra che lui voglia dire “mi hanno scritto ‘sta roba, io la dico, ma non ho mica capito se funziona”).

Grillo ha avuto sempre degli autori, come Stefano Benni, Michele Serra e tanti altri. Quando l’ho conosciuto, nel 1978 a Sanrem, dopo uno scandalo politico che aveva distrutto il Festival, ho conosciuto un uomo che della politica se ne fregava completamente e ambiva solo al successo. Oltre agli autori, da quando è finito ai margini di tutto come un appestato e si è inventato un’altra vita, un’altra storia e un’altra carriera su Internet, ha avuto altri guru (almeno due) prima di questo Casaleggio.

Beppe Grillo, ripeto, è e resta un attore.
Anche Gianfranco Funari, con il quale ho condiviso una folle avventura all’apice della sua carriera, era un attore. Anche lui era stato cacciato dalla TV per gli stessi motivi e dalla stessa persona (Craxi) ma aveva saputo vincere, da solo, la sua battaglia con la TV e ci era tornato di prepotenza per fare politica pura senza protettori e senza padroni.
Anche lui a un certo punto si è buttato in politica.
Anche su di lui ho scritto un necrologio senza pudore e senza ipocrisia che forse potrete trovare nell’archivio dell’Unita’.

Da alcuni mesi, provo ad andare a zonzo nella testa di Beppe Grillo usando la mia esperienza e la mia immaginazione. Ogni volta, ne esco con la stessa sensazione.
La sensazione di calcare un palcoscenico che nessun altro attore ha mai potuto sognare, la sensazione di avere ai piedi un pubblico che nessun attore ha mai osato desiderare.
Altro che Premio Oscar, altro che gli incassi di Titanic, altro che Ronald Reagan.
Di conseguenza, cerco di continuare ad interpretarlo e cerco di capire dove può andare a finire questo film mai visto prima, questo kolossal dei kolossal che ha per protagonista e per interprete assoluto questo attore così dolorosamente frustrato.

L’unico film che mi viene in mente è “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin, con tutta la sua straordinaria, commovente, irripetibile carica positiva in quel monologo tutto d’un fiato che è uno dei più alti prodigi umani della storia del cinema. Ma Chaplin era un autore prima che un attore.

Per restare su questa terra, il Grillo che immagino io non vuole fare governi con nessuno, non intende fermarsi di fronte a nessun risultato, non vuole interrompere questo sogno per nessun motivo al mondo, non si pone alcun limite che noi umani finiremmo col porci. Vuole andare avanti, sempre avanti, gridando nel buio dove ormai abita una folla di miliardi di spettatori che lo stanno guardando in tutto il mondo, vuole forse diventare il futuro leader mondiale della futura umanità o qualcosa del genere, ma probabilmente nemmeno lo sa, non può saperlo.

Beppe Grillo non è né buono né cattivo, né progressista né conservatore. È un attore. Soltanto un attore. Che dopo tante sofferenze, tante frustrazioni, ha trovato il palcoscenico più incredibile del mondo perché sembra il mondo stesso. Secondo me, da quel palcoscenico non scenderà mai per nessun motivo al mondo. Andatevi a rivedere Peter Finch in Network (Quinto Potere) di Sidney Lumet.

Volevo dire solo questo. Come al solito, ho usato qualche tonnellata di parole di troppo. È la malattia dell’autore, anche peggiore di quella dell’attore.

Dal caffe’ di Tunisi.

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:32 pm

Dicevo l’altro giorno che nel mondo arabo si sta finalmente facendo strada l’idea che Al Qaeda non abbia niente a che fare né con la fede religiosa né con le aspirazioni del popolo arabo.
Ce ne è voluta per capirlo, direte voi.
Non dimentichiamo che molti di noi, per troppi anni, hanno definito le Brigate Rosse “compagni che sbagliano”.
E non dimentichiamo nemmeno che a Bush, Blair e Berlusconi ha fatto molto comodo identificare tutto il mondo arabo con l’organizzazione guidata dal pensiero di Bin Laden.
Questo pensiero, per orribile che fosse, non c’è più.
Oggi Al Qaeda è una sigla di comodo, un franchising, ad uso e consumo di varie organizzazioni criminali puramente come la Mafia che, per fortuna, a differenza della Mafia, sono spesso recenti e ancor piu’ spesso costituite in larga parte da giovani disperati, dilettanti e sbandati.

I giovani, in Tunisia come nel resto del mondo arabo, sono maggioranza schiacciante.
Confido che sapranno schiacciare questa loro minoranza senza troppe difficoltà.
Non dovranno per forza usare la violenza. Questi giovani sono scolarizzati, pacifici e dotati di un prezioso senso dell’umorismo.
Da dieci giorni, stanno facendo impazzire i loro poveri e stolti coetanei salafiti con Harlem Shake, un pezzo hip hop nato in Australia che furoreggia in tutto il mondo dal 2 febbraio scorso. Harlem Shake fa partire un ritmo sincopato con la parola-slogan “Los terroristas!” e ognuno può ballare in libertà, con movenze che evocano ogni forma di libertà, libertà sessuale compresa.
I teppisti salafiti istigati dal Ministro della Pubblica Istruzione, tutte le volte che hanno tentato di fermarli con i loro violenti raid, hanno avuto la peggio e sono dovuti fuggire con la coda tra le gambe. Harlem Shake sta definitivamente spazzando via tante paure residue trasferendole nel campo opposto.
Non posso fare a meno di ricordare che prima del ’68 la nostra rivoluzione culturale l’avevano già fatta i Beatles, i Rolling Stones, Jim Morrison, Mary Quant, ma persino i Rokes e l’Equipe 84. Tutta gente che ho sempre considerato, non finirò mai dirlo, molto più rivoluzionaria d utile di qualunque leader del Movimento Studentesco, in Italia e non solo.

In Libano, in Egitto, in Marocco ma principalmente in Tunisia, questo Harlem Shake viene eseguito, ballato e filmato dagli studenti di tutte le età in tutte le scuole, tutti i giorni, con la partecipazione di quasi tutti gli insegnanti, per prendere per i fondelli gli estremisti e i terroristi che fanno da stampelle a un governo islamista ormai agonizzante, la cui popolarità è scesa ben al di sotto del 20%.

Questo governo entro la fine della settimana deve presentare un rimpasto radicale.
Ma nessun altro partito accetta di parteciparvi se non verranno messe fuorilegge tutte le organizzazioni, e le relative squadracce, che gli islamisti di Ennahdha hanno inventato subito dopo la Rivoluzione.
All’interno di Ennahdha è partita una diaspora che vede ormai prevalere i musulmani democratici.
La macchina blindata del capo sceicco Gannouchi (che non è nemmeno sceicco, come Totò Sceicco) due giorni fa è stata presa a calci e sassate con lui dentro e da allora lui non mette più il naso fuori.

Sembra stia per sorgere un nuovo sole sulla Tunisia.

Dopo tanta pioggia, oggi si segnalano quasi 30 gradi.
Pare che i turisti italiani, francesi e tedeschi abbiano paura di venire.
Peggio per loro.
In compenso arrivano gli inglesi, che hanno sempre avuto il coraggio dell’avventura.

Sono ottimista per la Tunisia.
L’ottimismo deriva dagli elementi citati, ma anche da un terzo elemento che ricondurrà questo ragionamento in Italia. In questi ultimi mesi, ho scoperto in Tunisia una classe politica e sindacale piuttosto straordinaria.
Composta di uomini e donne, migliaia di uomini e donne, che hanno un’età che va dai 90 ai 30 anni. E’ una classe politica allevata da Bourguiba ma il ventennio di Ben Ali non ne ha interrotto la crescita.
Uno dei suoi esponenti di secondo piano, l’altra sera in televisione, ha avuto il coraggio di dire ciò che molti pensano: “Ben Ali era un dittatore, ma ha difeso il paese da questi estremisti islamici mettendoli in galera o invitandoli a sloggiare. Vedendo come cercano di governarci attraverso il terrore, ci sarà in futuro molto materiale per riflettere sulla storia del nostro paese”.

Nessuno rimpiange Ben Ali.
Ma il 90% dei tunisini che non vogliono più questo governo sono felici di possedere una classe politica dove molte generazioni e molti punti di vista sono rappresentati, una classe politica seria e responsabile che ha saputo tenere a freno in nome della democrazia le spinte insurrezionali di un popolo che si è dimostrato altrettanto serio e responsabile in momenti in cui tutto sembrava dover inevitabilmente precipitare. Questo senso di responsabilità, indispensabile alla crescita della democrazia, lascia ben sperare per il futuro della Tunisia.

Questo stesso concetto di responsabilità mi porta oggi con indesiderato ma immutato pessimismo alle prospettive italiane.
Mi sembra che la nostra mancanza più grave sia proprio questa.
Il senso di responsabilità.
Non abita più in Italia da decenni.
Berlusconi ha conquistato il potere dicendo di essere perseguitato, la sinistra si è dichiarata impotente perché c’era lui, Monti ha finito per dire che il paese non si può cambiare per colpa di Berlusconi e della sinistra e i cittadini italiani piangono da secoli perché sono tutti corrotti ma continuano a farsi corrompere votandoli e sperando di entrare a loro volta nel giro della corruzione.

Del resto, dopo che la parola responsabilità è stata usata da Razzi e Scilipoti, quale significato potrà mai più avere?

In questo paese di gente irresponsabile e in malafede ecco Grillo, il più ingenuamente irresponsabile e in malafede di tutti, essendo buffone di professione. Dietro di lui, c’è posto per tutti. E non è poi così difficile prevedere che cadrà per primo nel burrone, come il monaco cieco e invasato dell’Italia medievale di Brancaleone (come somigliamo a quel film adesso, cazzo!) interpretato da Enrico Maria Salerno.

Vi lascio con uno sketch involontario di poco fa in un grande caffè di Tunisi dove mi trovavo in compagnia di un gruppo di amici tunisini.
Dietro di noi, c’erano sei italiani: un napoletano, due milanesi (uno aveva con se’ un libro di Pansa), un abruzzese e due veneti.

Erano soci.
Tipici imprenditori italiani o pseudo tali che si incontrano in giro per il mondo.
Il napoletano leggeva sull’IPad la notizia che Grillo pretende ora il potere assoluto, il cento per cento del Parlamento.
È partito un frenetico conciliabolo a voce alta (l’affermazione, trattandosi di italiani, non è contraddittoria) e tutti hanno convenuto che bisogna dare a Grillo il potere assoluto per impedire ai comunisti (ancora?!) di prendere il potere.

“Bisogna fare come l’altra volta con Fini -diceva lo stratega milanese, quello che legge Pansa- stavolta purtroppo dobbiamo mollare Berlusconi e confluire tutti su Grillo”.

Poca roba, Dotto’

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:28 pm

Ieri sera sono tornato in Italia.
In aereo leggevo il settimanale “Jeune Afrique”, che è l’organo internazionale dei paesi africani da quando ero ragazzino.
Un settimanale di grande autorevolezza, tipo Newsweek, ma persino più autorevole.
Leggevo un reportage e un’analisi delle elezioni italiane firmati da una brava giornalista maghrebina. Ne scaturiva un ritratto del nostro paese dalla fine della guerra ad oggi molto semplice ma molto esaustivo, in cui si spiegava che l’Europa è molto preoccupata dalla nostra deriva ma ne può trarre al contempo preziose indicazioni, prima fra tutte il possibile trionfo di un’anarchia destinata a trascinare tutto con sé come uno Tsunami, e può provare a studiarne in anticipo qualche forma di antidoto.
La giornalista spiegava che la nostra democrazia è stata bloccata subito dopo la guerra dalla contrapposizione DC-PCI che ha generato un immobilismo fatto di misure e contromisure destinate a bloccare tutto e pertanto non si è più evoluta, nonostante gli enormi cambiamenti sopraggiunti nel mondo nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Sono assai più di cinquant’anni, infatti, che la politica italiana parla alla “pancia del paese”, ma anche i bambini sanno cosa contiene la pancia e divengono presto consapevoli del fatto che tale contenuto, se non viene puntualmente e sistematicamente evacuato, può generare terribili malattie.
Di qui l’affermazione “paese di merda” che tutti noi, a torto o a ragione, abbiamo spesso pronunciato senza neppure renderci conto di parlare di noi stessi.
La Democrazia Cristiana ha parlato alla pancia del paese usando e strumentalizzando le parole della religione.
Il PCI ha parlato alla pancia del paese usando e strumentalizzando un marxismo-leninismo male assimilato.
Berlusconi ha poi parlato alla pancia del paese con mezzi tecnologici di cui si è appropriato con le modalità di un gangster. Grillo parla ora alla pancia del paese con nuovi mezzi tecnologici di cui si è appropriato grazie a quel ritardo ormai patologico della nostra società.

Ma a questo punto parliamo di noi, della sinistra, e dei nostri errori. Non siamo mai andati al governo e non potevamo andarci.
Ma abbiamo spesso compensato la nostra impotenza con vere e proprie rivoluzioni a livello locale.

Grandi sindaci comunisti, molto popolari, hanno dato enormi segnali di cambiamento.

Penso a Luigi Petroselli a Roma negli anni’70, penso ad Antonio Bassolino a Napoli vent’anni dopo.
A Roma, ero fra i tanti ragazzi che aiutavano i senzatetto ad occupare le case, tenute sfitte dai proprietari che non volevano sottostare all’equo canone, per poi scoprire, anni dopo, che quei senzatetto erano diventati proprietari di 4,5,6 case ciascuno, ed erano nel frattempo diventati la massa elettorale dei fascisti ripuliti di Gianfranco Fini.

Voglio raccontarvi un aneddoto che mi colpì molto.
Alla fine degli anni’80, un mio caro amico, di professione psicanalista, aveva in casa una donna di servizio. Notando spesso un occhio nero, dei lividi, e qualche pianto soffocato, capì che il marito la picchiava.
Le consigliò di separarsi.
La donna gli rispose che quello era il progetto, sollecitato soprattutto dai due figli della coppia.
Unico impedimento, la casa. Chi è che rimane in casa? Chi è che se ne deve trovare un’altra? E con quali soldi? Il mio amico suggerì di vendere la casa in cui abitavano, e di provare a comprarne due ancora più modeste.
Già fatto, rispose la donna.
Ma la sua casa nessuno se la voleva comprare.
Avevano anche abbassato il prezzo, ma niente.
Erano giunti al limite, non si poteva più abbassarlo, sarebbe stato un delitto svenderla a quel modo.
Dopo tanti altri occhi neri e tanti altri lividi, il mio amico la esortò ad abbassare ancora il prezzo per non veder precipitare definitivamente il prezzo della vita della sua famiglia.
Lei disse no.

“Ma quanto chiedete?”, chiese il mio amico pensando forse addirittura di comprarla lui.

“Un miliardo e mezzo, dotto’! Ma ne vale tre!”.

Il mio amico trasecolò e la licenziò su due piedi.
Dopo due anni, entrò in crisi e smise di fare lo psicanalista. Quella donna e la sua famiglia avevano occupato alcuni ettari di terra vicino all’Appia Antica, ci avevano costruito sopra un orrendo casale, e l’incredibile abuso era stato sanato dalla politica di Petroselli.

A Napoli, vent’anni dopo, è accaduta la stessa cosa. Bassolino ha fatto costruire intere città abusive ai senzatetto napoletani che ora, come ci raccontava quel programma di Riccardo Iacona giorni fa, hanno votato tutti compatti, molti per la prima volta, Berlusconi. Per il semplice fatto che ha promesso loro una sanatoria senza se e senza ma.
Basta viaggiare attraverso il bel paese per capire come è andata. Abbiamo l’edilizia più oscena e più anarchica d’Europa. E siamo ancora, lo saremo sempre, il paese che detiene più della metà del patrimonio artistico mondiale.
Vi invito a trarre a tutte le considerazioni che riterrete opportune. Per quanto mi riguarda non voglio, e non ho mai voluto, un leader capace di parlare alla pancia del paese.

Mi accontenterei di un bravo architetto onesto e di un efficace sanatorio lassativo.