Il Blog

Andata e ritorno.

In La Tunisia di David, e altro ancora., Politica on aprile 2, 2013 at 1:17 pm

Vi parlo della Tunisia.

Come vi ho già detto, la piccola criminalità sorta dopo la rivoluzione si nasconde dietro l’alibi religioso, sull’esempio della grande criminalità rappresentata da Al Qaeda, che vive di pizzo, di traffico di droga, di tutti i mestieri che caratterizzano le mafie.

Ma la popolazione tunisina riesce a non cadere mai in queste trappole, in queste grossolane doppiezze. La gente si sta organizzando, le donne in particolare, e nonostante le aggressioni e gli stupri, scendono in piazza e fanno sentire forti e chiare le loro voci.

By the way, come dicono gli americani: fra i tanti provvedimenti di cui è manifesta l’urgenza c’è senz’altro la legalizzazione delle droghe. La droga circola nel mondo in più abbondanza del pane, e i trafficanti stanno diventando sempre più ricchi e potenti. Governano stati, gestiscono le minacce di guerra, possono far fronte a qualunque esercito, possono ormai intimidire, piegare, uccidere chiunque. Se non si provvede a staccar loro la corrente, diventeranno a breve i padroni del mondo.

Siccome è Pasqua, voglio raccontarvi una storia drammatica ma bella. Ho già accennato al fatto che i giovani tunisini, come e più di tanti altri giovani del Maghreb, vengono arruolati per una manciata di dinari dagli sciacalli di Al Qaeda che li conducono a combattere la Guerra Santa mescolandosi alle milizie dei rivoltosi siriani.
Ce ne sono almeno 3000 attualmente in Siria.
Finiscono per farsi trucidare da tutte le altre forze in campo, sia dalle truppe regolari di Assad, sia dai rivoltosi che stanno combattendo la loro ardua guerra di liberazione.
Questi tunisini sono sprovveduti ragazzi di campagna, sono come quelli che prendevano i barconi per approdare ingenuamente in Italia o per finire affogati nel Mediterraneo. Sono gli stessi. Hanno semplicemente cambiato il loro precedente itinerario con uno ancor più folle e persino più tragico.

Nelle maglie di Al Qaeda, due settimane fa, è caduto anche un giovane handicappato che vive su una sedia a rotelle e non riesce a tenere in mano neanche un bicchiere. Non è un ragazzo di campagna, è un ragazzo della classe media. Suo fratello lavora per una compagnia telefonica.
È riuscito a tracciare il suo percorso fino in Siria grazie al cellulare spento che l’handicappato portava con se’. Quando ha capito cos’era accaduto, il fratello è andato in TV in prima serata e ha raccontato questa storia.

Poi ha detto: “Sappiamo tutti che la religione qui non c’entra niente.

Questi sono banditi.

Volete sapere perché hanno preso mio fratello anche se mio fratello non potrebbe far male una mosca? Perché mio fratello, nella condizione in cui si trova, si lascerà convincere facilmente a farsi imbottire di esplosivo e non si opporrà a diventare un kamikaze.
E inoltre, per via di una forma di rispetto molto diffusa nel mondo arabo nei confronti dei portatori di handicap, gli handicappati il più delle volte non vengono nemmeno perquisiti.
Sapete quanto vale un handicappato sul mercato del terrorismo? 25.000 euro”.
Guardando la telecamera, l’uomo ha aggiunto: “Cari banditi, io ora vi propongo uno scambio.
Riportate a casa mio fratello.
Io verrò al suo posto.
Sono forte, sono sano, farò tutto ciò che mi chiederete”.
Il conduttore gli ha chiesto cosa lo spingesse a un’offerta così estrema.
Lui ha risposto: “È semplice. Lo faccio perché non voglio che muoia mio fratello e, con lui, anche mia madre. Mia madre ha un legame speciale con mio fratello, che è stato così sfortunato, e da quando lo hanno portato via anche lei se ne sta andando, giorno dopo giorno”.
Ovviamente, nessuno ha risposto a questo appello.
E allora, qualche giorno dopo, è andato in TV il padre dei due ragazzi.
Si è presentato: “Sono un vecchio insegnante e andavo all’università con Rached Gannouchi, il capo del partito di ispirazione islamica che rimane al governo in Tunisia in attesa delle elezioni del 23 ottobre prossimo.
Conosco bene Gannouchi, fin troppo bene, e so che lui può risolvere questa situazione”.
Poi si è rivolto direttamente a Gannouchi: “Caro Rached, io so tutto di te e tu sai che io so. Tutti i tunisini hanno ormai capito chi sei, ma io potrei aggiungere molto altro. Ti chiedo cortesemente di restituire mio figlio alla sua famiglia entro 48 ore altrimenti potresti rimpiangere di avermi conosciuto”.

Due giorni dopo, il ragazzo handicappato è atterrato, proveniente da Istanbul, all’aeroporto di Tunisi.

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