Il Blog

Dal caffe’ di Tunisi.

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:32 pm

Dicevo l’altro giorno che nel mondo arabo si sta finalmente facendo strada l’idea che Al Qaeda non abbia niente a che fare né con la fede religiosa né con le aspirazioni del popolo arabo.
Ce ne è voluta per capirlo, direte voi.
Non dimentichiamo che molti di noi, per troppi anni, hanno definito le Brigate Rosse “compagni che sbagliano”.
E non dimentichiamo nemmeno che a Bush, Blair e Berlusconi ha fatto molto comodo identificare tutto il mondo arabo con l’organizzazione guidata dal pensiero di Bin Laden.
Questo pensiero, per orribile che fosse, non c’è più.
Oggi Al Qaeda è una sigla di comodo, un franchising, ad uso e consumo di varie organizzazioni criminali puramente come la Mafia che, per fortuna, a differenza della Mafia, sono spesso recenti e ancor piu’ spesso costituite in larga parte da giovani disperati, dilettanti e sbandati.

I giovani, in Tunisia come nel resto del mondo arabo, sono maggioranza schiacciante.
Confido che sapranno schiacciare questa loro minoranza senza troppe difficoltà.
Non dovranno per forza usare la violenza. Questi giovani sono scolarizzati, pacifici e dotati di un prezioso senso dell’umorismo.
Da dieci giorni, stanno facendo impazzire i loro poveri e stolti coetanei salafiti con Harlem Shake, un pezzo hip hop nato in Australia che furoreggia in tutto il mondo dal 2 febbraio scorso. Harlem Shake fa partire un ritmo sincopato con la parola-slogan “Los terroristas!” e ognuno può ballare in libertà, con movenze che evocano ogni forma di libertà, libertà sessuale compresa.
I teppisti salafiti istigati dal Ministro della Pubblica Istruzione, tutte le volte che hanno tentato di fermarli con i loro violenti raid, hanno avuto la peggio e sono dovuti fuggire con la coda tra le gambe. Harlem Shake sta definitivamente spazzando via tante paure residue trasferendole nel campo opposto.
Non posso fare a meno di ricordare che prima del ’68 la nostra rivoluzione culturale l’avevano già fatta i Beatles, i Rolling Stones, Jim Morrison, Mary Quant, ma persino i Rokes e l’Equipe 84. Tutta gente che ho sempre considerato, non finirò mai dirlo, molto più rivoluzionaria d utile di qualunque leader del Movimento Studentesco, in Italia e non solo.

In Libano, in Egitto, in Marocco ma principalmente in Tunisia, questo Harlem Shake viene eseguito, ballato e filmato dagli studenti di tutte le età in tutte le scuole, tutti i giorni, con la partecipazione di quasi tutti gli insegnanti, per prendere per i fondelli gli estremisti e i terroristi che fanno da stampelle a un governo islamista ormai agonizzante, la cui popolarità è scesa ben al di sotto del 20%.

Questo governo entro la fine della settimana deve presentare un rimpasto radicale.
Ma nessun altro partito accetta di parteciparvi se non verranno messe fuorilegge tutte le organizzazioni, e le relative squadracce, che gli islamisti di Ennahdha hanno inventato subito dopo la Rivoluzione.
All’interno di Ennahdha è partita una diaspora che vede ormai prevalere i musulmani democratici.
La macchina blindata del capo sceicco Gannouchi (che non è nemmeno sceicco, come Totò Sceicco) due giorni fa è stata presa a calci e sassate con lui dentro e da allora lui non mette più il naso fuori.

Sembra stia per sorgere un nuovo sole sulla Tunisia.

Dopo tanta pioggia, oggi si segnalano quasi 30 gradi.
Pare che i turisti italiani, francesi e tedeschi abbiano paura di venire.
Peggio per loro.
In compenso arrivano gli inglesi, che hanno sempre avuto il coraggio dell’avventura.

Sono ottimista per la Tunisia.
L’ottimismo deriva dagli elementi citati, ma anche da un terzo elemento che ricondurrà questo ragionamento in Italia. In questi ultimi mesi, ho scoperto in Tunisia una classe politica e sindacale piuttosto straordinaria.
Composta di uomini e donne, migliaia di uomini e donne, che hanno un’età che va dai 90 ai 30 anni. E’ una classe politica allevata da Bourguiba ma il ventennio di Ben Ali non ne ha interrotto la crescita.
Uno dei suoi esponenti di secondo piano, l’altra sera in televisione, ha avuto il coraggio di dire ciò che molti pensano: “Ben Ali era un dittatore, ma ha difeso il paese da questi estremisti islamici mettendoli in galera o invitandoli a sloggiare. Vedendo come cercano di governarci attraverso il terrore, ci sarà in futuro molto materiale per riflettere sulla storia del nostro paese”.

Nessuno rimpiange Ben Ali.
Ma il 90% dei tunisini che non vogliono più questo governo sono felici di possedere una classe politica dove molte generazioni e molti punti di vista sono rappresentati, una classe politica seria e responsabile che ha saputo tenere a freno in nome della democrazia le spinte insurrezionali di un popolo che si è dimostrato altrettanto serio e responsabile in momenti in cui tutto sembrava dover inevitabilmente precipitare. Questo senso di responsabilità, indispensabile alla crescita della democrazia, lascia ben sperare per il futuro della Tunisia.

Questo stesso concetto di responsabilità mi porta oggi con indesiderato ma immutato pessimismo alle prospettive italiane.
Mi sembra che la nostra mancanza più grave sia proprio questa.
Il senso di responsabilità.
Non abita più in Italia da decenni.
Berlusconi ha conquistato il potere dicendo di essere perseguitato, la sinistra si è dichiarata impotente perché c’era lui, Monti ha finito per dire che il paese non si può cambiare per colpa di Berlusconi e della sinistra e i cittadini italiani piangono da secoli perché sono tutti corrotti ma continuano a farsi corrompere votandoli e sperando di entrare a loro volta nel giro della corruzione.

Del resto, dopo che la parola responsabilità è stata usata da Razzi e Scilipoti, quale significato potrà mai più avere?

In questo paese di gente irresponsabile e in malafede ecco Grillo, il più ingenuamente irresponsabile e in malafede di tutti, essendo buffone di professione. Dietro di lui, c’è posto per tutti. E non è poi così difficile prevedere che cadrà per primo nel burrone, come il monaco cieco e invasato dell’Italia medievale di Brancaleone (come somigliamo a quel film adesso, cazzo!) interpretato da Enrico Maria Salerno.

Vi lascio con uno sketch involontario di poco fa in un grande caffè di Tunisi dove mi trovavo in compagnia di un gruppo di amici tunisini.
Dietro di noi, c’erano sei italiani: un napoletano, due milanesi (uno aveva con se’ un libro di Pansa), un abruzzese e due veneti.

Erano soci.
Tipici imprenditori italiani o pseudo tali che si incontrano in giro per il mondo.
Il napoletano leggeva sull’IPad la notizia che Grillo pretende ora il potere assoluto, il cento per cento del Parlamento.
È partito un frenetico conciliabolo a voce alta (l’affermazione, trattandosi di italiani, non è contraddittoria) e tutti hanno convenuto che bisogna dare a Grillo il potere assoluto per impedire ai comunisti (ancora?!) di prendere il potere.

“Bisogna fare come l’altra volta con Fini -diceva lo stratega milanese, quello che legge Pansa- stavolta purtroppo dobbiamo mollare Berlusconi e confluire tutti su Grillo”.

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