Il Blog

L’attore genovese

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:35 pm

Mi pare che dopo la zuccata in questo condominio la pensiamo tutti allo stesso modo.
E ciò che pensiamo lo posso leggere i tanti siti (anche quelli dei giornali on line) dove tutti hanno smaltito il colpo e si fanno più o meno le stesse domande o esprimono le stesse speranze che sono le nostre.
Questo è comunque un fatto positivo.
Questa gigantesca seduta di autocoscienza che sta coinvolgendo il 70% del paese sarà pure molto sgangherata ma sarà anche salutare.
Ora, come molti di voi, vorrei smettere di parlarmi addosso (cosa per me non facilissima) e fare un ultimo ragionamento/previsione.

Mi ha gratificato molto che vi abbia fatto piacere il giro di jukebox. Continuate pure a mettere le vostre monete nella fessura e io una volta la settimana canticchierò qualcosa.
Rimestando nei ricordi, mi sono reso conto improvvisamente che in tutti quegli incontri, in quelle avventure e in quelle disavventure, la politica era sempre presente. Del resto, a quei tempi si diceva che “il privato e’ politico”, ricordate? Pertanto, non mi sento affatto come un reduce di Novella 2000 e continuerò a raccontare molto volentieri finché avrete voglia di leggere.

Come ormai sapete, ho cominciato da ragazzino come “attore abusivo”, poi attore fallito.
Avevo solo una bella faccia e ben altro per la testa. Da quel momento in poi, avrei potuto odiare gli attori per frustrazione, per invidia, o per stupida “superiorità culturale”.
Invece, chissà perché, ho cominciato ad amare gli attori, anche quelli veramente stupidi, più di qualunque altro essere umano.
Li considero gente estremamente esposta e vulnerabile e mi fanno scattare sempre, senza nessuna distinzione, la necessità di proteggerli. Ne ho conosciuti tanti, in Italia, in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, e non sono mai riuscito a odiarne veramente qualcuno, nonostante i loro comportamenti spesso assurdi, folli, vili, ottusi, infantili.

Beppe Grillo è un attore.

Questo si dimentica spesso. Lo chiamano “comico” per sottolineare la sua distanza dalla realtà o perché lui stesso ha detto spesso “possibile che questi orrendi guasti della politica li devo denunciare io che sono solo un comico?”.

Beppe Grillo fa spesso ridere ma non è un comico.

È un attore.

E il personaggio che interpreta oggi è un personaggio che molti hanno definito giustamente “shakespeariano”, cioè la più alta forma di drammaturgia che un attore può desiderare. Beppe Grillo è un attore frustrato, per giunta.
E la frustrazione è anch’esso uno degli stati d’animo che Shakespeare ha voluto rappresentare piu’ di ogni altro per spiegare come le sorti dell’umanità siano spesso legate ai beffardi destini delle singole persone.
Beppe Grillo è due volte frustrato.
Il cinema lo ha respinto in più di un’occasione, e in una di queste interpretava un emulo di Gesù Cristo (Cercasi Gesu’) che è tutto un programma. La televisione lo ha espulso tanti anni fa, a causa di una satira su Craxi e i socialisti che non faceva proprio ridere e che lui stesso interpretò con scarsa convinzione (andatevi a rivedere quella puntata di Fantastico, sembra che lui voglia dire “mi hanno scritto ‘sta roba, io la dico, ma non ho mica capito se funziona”).

Grillo ha avuto sempre degli autori, come Stefano Benni, Michele Serra e tanti altri. Quando l’ho conosciuto, nel 1978 a Sanrem, dopo uno scandalo politico che aveva distrutto il Festival, ho conosciuto un uomo che della politica se ne fregava completamente e ambiva solo al successo. Oltre agli autori, da quando è finito ai margini di tutto come un appestato e si è inventato un’altra vita, un’altra storia e un’altra carriera su Internet, ha avuto altri guru (almeno due) prima di questo Casaleggio.

Beppe Grillo, ripeto, è e resta un attore.
Anche Gianfranco Funari, con il quale ho condiviso una folle avventura all’apice della sua carriera, era un attore. Anche lui era stato cacciato dalla TV per gli stessi motivi e dalla stessa persona (Craxi) ma aveva saputo vincere, da solo, la sua battaglia con la TV e ci era tornato di prepotenza per fare politica pura senza protettori e senza padroni.
Anche lui a un certo punto si è buttato in politica.
Anche su di lui ho scritto un necrologio senza pudore e senza ipocrisia che forse potrete trovare nell’archivio dell’Unita’.

Da alcuni mesi, provo ad andare a zonzo nella testa di Beppe Grillo usando la mia esperienza e la mia immaginazione. Ogni volta, ne esco con la stessa sensazione.
La sensazione di calcare un palcoscenico che nessun altro attore ha mai potuto sognare, la sensazione di avere ai piedi un pubblico che nessun attore ha mai osato desiderare.
Altro che Premio Oscar, altro che gli incassi di Titanic, altro che Ronald Reagan.
Di conseguenza, cerco di continuare ad interpretarlo e cerco di capire dove può andare a finire questo film mai visto prima, questo kolossal dei kolossal che ha per protagonista e per interprete assoluto questo attore così dolorosamente frustrato.

L’unico film che mi viene in mente è “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin, con tutta la sua straordinaria, commovente, irripetibile carica positiva in quel monologo tutto d’un fiato che è uno dei più alti prodigi umani della storia del cinema. Ma Chaplin era un autore prima che un attore.

Per restare su questa terra, il Grillo che immagino io non vuole fare governi con nessuno, non intende fermarsi di fronte a nessun risultato, non vuole interrompere questo sogno per nessun motivo al mondo, non si pone alcun limite che noi umani finiremmo col porci. Vuole andare avanti, sempre avanti, gridando nel buio dove ormai abita una folla di miliardi di spettatori che lo stanno guardando in tutto il mondo, vuole forse diventare il futuro leader mondiale della futura umanità o qualcosa del genere, ma probabilmente nemmeno lo sa, non può saperlo.

Beppe Grillo non è né buono né cattivo, né progressista né conservatore. È un attore. Soltanto un attore. Che dopo tante sofferenze, tante frustrazioni, ha trovato il palcoscenico più incredibile del mondo perché sembra il mondo stesso. Secondo me, da quel palcoscenico non scenderà mai per nessun motivo al mondo. Andatevi a rivedere Peter Finch in Network (Quinto Potere) di Sidney Lumet.

Volevo dire solo questo. Come al solito, ho usato qualche tonnellata di parole di troppo. È la malattia dell’autore, anche peggiore di quella dell’attore.

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  1. speriamo scenda presto il sipario….

  2. Saro’ troppo ottimista, ma secondo me e’ gia’ iniziato il lento calare.

    Hasta
    Zac

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