Il Blog

Poca roba, Dotto’

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:28 pm

Ieri sera sono tornato in Italia.
In aereo leggevo il settimanale “Jeune Afrique”, che è l’organo internazionale dei paesi africani da quando ero ragazzino.
Un settimanale di grande autorevolezza, tipo Newsweek, ma persino più autorevole.
Leggevo un reportage e un’analisi delle elezioni italiane firmati da una brava giornalista maghrebina. Ne scaturiva un ritratto del nostro paese dalla fine della guerra ad oggi molto semplice ma molto esaustivo, in cui si spiegava che l’Europa è molto preoccupata dalla nostra deriva ma ne può trarre al contempo preziose indicazioni, prima fra tutte il possibile trionfo di un’anarchia destinata a trascinare tutto con sé come uno Tsunami, e può provare a studiarne in anticipo qualche forma di antidoto.
La giornalista spiegava che la nostra democrazia è stata bloccata subito dopo la guerra dalla contrapposizione DC-PCI che ha generato un immobilismo fatto di misure e contromisure destinate a bloccare tutto e pertanto non si è più evoluta, nonostante gli enormi cambiamenti sopraggiunti nel mondo nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Sono assai più di cinquant’anni, infatti, che la politica italiana parla alla “pancia del paese”, ma anche i bambini sanno cosa contiene la pancia e divengono presto consapevoli del fatto che tale contenuto, se non viene puntualmente e sistematicamente evacuato, può generare terribili malattie.
Di qui l’affermazione “paese di merda” che tutti noi, a torto o a ragione, abbiamo spesso pronunciato senza neppure renderci conto di parlare di noi stessi.
La Democrazia Cristiana ha parlato alla pancia del paese usando e strumentalizzando le parole della religione.
Il PCI ha parlato alla pancia del paese usando e strumentalizzando un marxismo-leninismo male assimilato.
Berlusconi ha poi parlato alla pancia del paese con mezzi tecnologici di cui si è appropriato con le modalità di un gangster. Grillo parla ora alla pancia del paese con nuovi mezzi tecnologici di cui si è appropriato grazie a quel ritardo ormai patologico della nostra società.

Ma a questo punto parliamo di noi, della sinistra, e dei nostri errori. Non siamo mai andati al governo e non potevamo andarci.
Ma abbiamo spesso compensato la nostra impotenza con vere e proprie rivoluzioni a livello locale.

Grandi sindaci comunisti, molto popolari, hanno dato enormi segnali di cambiamento.

Penso a Luigi Petroselli a Roma negli anni’70, penso ad Antonio Bassolino a Napoli vent’anni dopo.
A Roma, ero fra i tanti ragazzi che aiutavano i senzatetto ad occupare le case, tenute sfitte dai proprietari che non volevano sottostare all’equo canone, per poi scoprire, anni dopo, che quei senzatetto erano diventati proprietari di 4,5,6 case ciascuno, ed erano nel frattempo diventati la massa elettorale dei fascisti ripuliti di Gianfranco Fini.

Voglio raccontarvi un aneddoto che mi colpì molto.
Alla fine degli anni’80, un mio caro amico, di professione psicanalista, aveva in casa una donna di servizio. Notando spesso un occhio nero, dei lividi, e qualche pianto soffocato, capì che il marito la picchiava.
Le consigliò di separarsi.
La donna gli rispose che quello era il progetto, sollecitato soprattutto dai due figli della coppia.
Unico impedimento, la casa. Chi è che rimane in casa? Chi è che se ne deve trovare un’altra? E con quali soldi? Il mio amico suggerì di vendere la casa in cui abitavano, e di provare a comprarne due ancora più modeste.
Già fatto, rispose la donna.
Ma la sua casa nessuno se la voleva comprare.
Avevano anche abbassato il prezzo, ma niente.
Erano giunti al limite, non si poteva più abbassarlo, sarebbe stato un delitto svenderla a quel modo.
Dopo tanti altri occhi neri e tanti altri lividi, il mio amico la esortò ad abbassare ancora il prezzo per non veder precipitare definitivamente il prezzo della vita della sua famiglia.
Lei disse no.

“Ma quanto chiedete?”, chiese il mio amico pensando forse addirittura di comprarla lui.

“Un miliardo e mezzo, dotto’! Ma ne vale tre!”.

Il mio amico trasecolò e la licenziò su due piedi.
Dopo due anni, entrò in crisi e smise di fare lo psicanalista. Quella donna e la sua famiglia avevano occupato alcuni ettari di terra vicino all’Appia Antica, ci avevano costruito sopra un orrendo casale, e l’incredibile abuso era stato sanato dalla politica di Petroselli.

A Napoli, vent’anni dopo, è accaduta la stessa cosa. Bassolino ha fatto costruire intere città abusive ai senzatetto napoletani che ora, come ci raccontava quel programma di Riccardo Iacona giorni fa, hanno votato tutti compatti, molti per la prima volta, Berlusconi. Per il semplice fatto che ha promesso loro una sanatoria senza se e senza ma.
Basta viaggiare attraverso il bel paese per capire come è andata. Abbiamo l’edilizia più oscena e più anarchica d’Europa. E siamo ancora, lo saremo sempre, il paese che detiene più della metà del patrimonio artistico mondiale.
Vi invito a trarre a tutte le considerazioni che riterrete opportune. Per quanto mi riguarda non voglio, e non ho mai voluto, un leader capace di parlare alla pancia del paese.

Mi accontenterei di un bravo architetto onesto e di un efficace sanatorio lassativo.

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