Il Blog

Senza controfigura.

In La Tunisia di David, e altro ancora. on aprile 2, 2013 at 1:25 pm

Stamattina, su Tunisie Numerique, il sito che consulto una dozzina di volte al giorno e che mi fa stare in Tunisia anche quando sono qui, ho incontrato una Sora Assunta tunisina e non mi vergogno di dirvi che, scherzi dell’età, mi sono messo a piangere.
Questa donna, come tante donne, non trovava più suo figlio.
Ha scoperto che le “jene salafite”, fresco soprannome di coloro che adescano giovani sprovveduti per condurli su qualche fronte della “Guerra Santa”, lo avevano convinto a partire con loro.
La madre ha preso con se’ la giovane nuora, ha raccolto tutti i soldi che non aveva, ed è riuscita rocambolescamente ad incercettarlo all’aeroporto di Istanbul, impedendogli di partire con una performance che avrebbe fatto impallidire Anna Magnani.

Vi invito a vedere il video di questa piccola umana impresa che lascia senza fiato.
Penso alla portata universale di questa vicenda così intima.
Credo che niente e nessuno possa resistere alla forza e alla determinazione di una donna tunisina.

E vi assicuro che ce ne sono tante così.

Oggi più che mai, servono grandi esempi.
Il nostro paese si regge ancora su tanti, piccoli esempi di volontariato, di vite ecosolidali, di solidarietà tra anziani diseredati, di ritorni alla terra di tecnocrati scoppiati, di esempi forse altrettanto commoventi ma ormai immersi in una nebbia sempre più fitta, una nebbia più che ventennale in cui l’Italia è ormai sprofondata.
Negli anni’90, la toscana Rosy Bindi si affermò politicamente nel Veneto riorganizzando in modo impetuoso il volontariato cattolico e ottenendone in cambio una fama non certo usurpata. Ha fatto cose belle, straordinarie, encomiabili.
Ma hanno forse cambiato il corso degli eventi, hanno forse rallentato la nostra deriva? Onestamente, mi pare di no.

Perché?

Perché questo lavoro pur così encomiabile nel nostro paese è basato sulla per me odiosa carità cattolica e sull’inaccettabile accettazione della sconfitta da parte degli sconfitti (gli anziani, i poveri, i disoccupati, gli umiliati e offesi), quindi non può che finire per consolidare un orribile status quo che e’ il nostro.

L’esempio della madre tunisina va in senso opposto.
È una sfida aperta alla più orrenda delle mistificazioni religiose, salva un giovane per fornire un salvacondotto a tanti altri giovani ed è un gesto di coraggio individuale non supportato da alcuna organizzazione umanitaria.
È un passo da gigante nel progetto non pianificato, ma riconoscibile e tangibile, di creare una società migliore.

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