Il Blog

“Non ne sappiamo un cazzo”

In Politica on agosto 30, 2013 at 7:13 am

“All’Unita’, mi capitava di rado di fare la notte come redattore capo o redattore capo aggiunto.

Cercavo di evitare perché la notte era l’unico momento libero che avevo (di solito staccavo verso le 10 se non c’erano imprevisti che nel settore spettacoli/cultura erano piuttosto rari) e riuscivo spesso a farlo perché ero inviato da qualche parte.
Una delle notti che non sono riuscito ad evitare fu quella in cui venne fuori, come dal nulla, l’elenco della P2. All’ora di cena, le telescriventi cominciarono a vomitare una interminabile lista di nomi, tutti membri di una loggia massonica deviata soprannominata P2. I nomi erano quelli di Licio Gelli, Angelo Rizzoli, Silvio Berlusconi, Maurizio Costanzo, Fabrizio Cicchitto, ma anche Claudio Villa, Guido Oddo, e un’infinita’ di altri.
Nessuno di noi in servizio quella notte sapeva molto di massoneria regolare, figurarsi di massoneria deviata. E ci rendemmo presto conto che anche addentrarsi nel labirinto delle deduzioni non sarebbe servito a molto. Ci chiedevamo tutti cosa cazzo potesse tenere insieme il grande editore Rizzoli o il palazzinaro rampante Berlusconi con il reuccio della canzone Claudio Villa o l’affettato commentatore del tennis in RAI Guido Oddo. Eppure, tutti questi signori facevano parte di un gigantesco complotto contro lo Stato e contro la Democazia.
Non ci veniva in mente niente, ma veramente niente di niente.

Ci attaccammo ai telefoni, ma alla Direzione del PCI nessuno rispondeva. Cominciammo a scrivere articoli e a progettare titoli mano a mano che nuovi nomi arrivavano. Buttammo nel cestino non so più quanti pezzi, quanti titoli, quante pagine già pronte. Finimmo per uscire in modo generico, sgomento, balbettante. Alle 5 del mattino, con tutti i giornali già in viaggio verso le edicole, finalmente un autorevole dirigente del PCI rispose al telefono. Era Ugo Pecchioli, il nostro ministro ombra degli interni come si usava dire all’epoca. Quando gli chiedemmo cosa diamine fosse questa faccenda della P2, lui rispose semplicemente “Non ne sappiamo un cazzo”.
Poco dopo, azzannando un cornetto in un bar della stazione con un collega frastornato quanto me, mi resi conto che io ero improvvisamente deceduto e con me tanti compagni come me che avevano dato l’anima per costruire, dalla fine degli Anni Sessanta in poi, un’Italia migliore.
Era il 21 maggio del 1981. Due mesi dopo, lasciai il giornale non avendo la più pallida idea di dove andare. Mi offrirono Parigi, New York, una poltrona a RAI 3, sei mesi di ferie. Rifiutai qualunque cosa, anche la (invero modesta) liquidazione. Continuarono a chiedermi perché me ne andassi. Non seppi mai fornire una risposta degna di questo nome.”

David

 

 

  1. Carissimo fratello, gira in rete da anni, mi ricordo che una volta giovanardi ebbe a dire che si trattava di un falso, ovviamente.

    Hasta

  2. Caro Zac,
    Giovanardi può dire qualunque cosa, chiunque può impunemente dire qualunque cosa nel nostro paese. È questo il problema. Ma basta guardare l’ascesa irresistibile di tutti coloro che si trovavano in quella lista, eccetto i poveri fessi come Claudio Villa (che forse in pieno declino cercava di tornare prepotentemente alla ribalta, di diventare come Frank Sinatra, grazie all’ “aiutino” dei boss).
    Di Berlusconi sappiamo tutto, Cicchitto era un politico mediocre ed è diventato un politico di primo piano, Costanzo è diventato il dominus di Mediaset e anche, in modo occulto, della 7 di Tronchetti Provera e persino Angelo Rizzoli, dopo la galera, ha ottenuto centinaia di milioni dalla RAI per produrre schifezze e poi tornare, recentemente, di nuovo in gattabuia, senza contare che sua moglie e’ stata eletta in Parlamento nelle liste di Berlusconi.
    È incredibile quanto è sempre stato nitido il quadro. È ancora più incredibile quanto l’indegna gazzarra che regna da anni nel nostro paese lo abbia offuscato, trasfigurato, manipolato e travisato. Con la complicità di tutti però, nessuno escluso. Guardiamoci allo specchio, continuiamo a farlo, se vogliamo un giorno ritrovare un aspetto presentabile.
    Caro Zac,
    Alfredino Rampi è un argomento complesso e sofisticato. Per raccontarlo dovrei rovesciare nel blog le lettere al vetriolo che inviai in quei giorni al mio direttore Alfredo Reichlin che parlano meglio di qualunque ricordo ma che non so nemmeno dove siano. La mia vita è stata flagellata dai traslochi, ho perso per la strada tutto quello che potevo perdere e non me ne sono mai fatto un cruccio.
    Facciamo in questo modo. Se le ritrovo, le scarico nel blog con poche righe di introduzione. Ma non mettermi in bacheca, Zac. Questo è il tuo blog. Io sono l’inquilino dell’interno 3, io sono come tutti gli altri inquilini di questo condominio. Io sono, tu sei, Tina è, Robi è, Carlo è, noi tutti siamo in questa Italia dove troppi fingono di essere. Per questo alle volte sembriamo così speciali pur essendo normalissimi.
    Buona giornata
    David

  3. mi permetto di aggiungere anche io un paio di link, a beneficio di chi, magari incuriosito dal post di David, non ha seguito la partita in tempo reale per ragioni anagrafiche: altra pagina di Wiki contenente tutti i nomi http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_degli_appartenenti_alla_P2 e la P2 raccontata da Carlo Lucarelli http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8e0cdeb3-a16a-495e-8d3d-333a97a322b4.html su sito RAI, http://www.youtube.com/watch?v=iPs2h4kI2S8 su Youtube (io inviterei a guardarlo dal sito rai per dare un segnale diretto alla rete sul gradimento del programma)

  4. Cari condomini e altri lettori,
    Ciro Cirillo era un assessore democristiano ai lavori pubblici presso il Comune di Napoli. Venne rapito dalle Brigate Rosse, che non esitarono ad uccidere un uomo di scorta e l’autista, il 27 aprile del 1981. Le BR chiesero un riscatto in denaro in cambio del suo rilascio.
    Ufficialmente, la linea della fermezza adottata in occasione del rapimento di Aldo Moro non venne messa in discussione. Lo Stato non era sceso a patti per Moro, figurarsi se lo avrebbe fatto per un Cirillo qualsiasi. Dopo 89 giorni, Cirillo venne infine liberato senza particolari spiegazioni.
    A quei tempi, una ragazza proveniente dall’Unita’ di Napoli, Marina Maresca, era stata trasferita a Roma. Era ingenua e ambiziosa, zelante e indolente allo stesso tempo. Faceva tenerezza. Lavorava nelle retrovie e pochi si erano accorti della sua presenza.
    Un giorno, Marina Maresca venne da me e cominciò a parlarmi di un uomo sposato che aveva incontrato a Roma e di cui si era innamorata. Mi spiegò che me ne stava parlando perché l’uomo in questione era un uomo della Digos. E subito dopo mi confidò che lui le aveva promesso uno scoop formidabile, di quelli che ti lanciano come un missile nel firmamento del giornalismo. A quel punto la congedai, raccomandandole di non credere alle favole e di stare molto attenta a un individuo del genere.
    Qualche giorno dopo, Marina Maresca tornò da me e depose sulla mia scrivania un mucchietto di fogli. Recavano tutti il timbro del Ministero degli Interni e descrivevano dettagliatamente una trattativa triangolare fra lo Stato, le Brigate Rosse e Raffaele Cutolo, noto boss della camorra, per la liberazione di Ciro Cirillo. Quelle carte dicevano che il riscatto era stato pagato e che BR e camorra avevano fatto l’affare grazie ai preziosi uffici di un faccendiere, Francesco Pazienza, il cui nome comparve poco dopo nella famigerata lista della P2.
    Non avevo gli strumenti per verificare l’autenticità di quei documenti ma non mi ponevo il problema. Mi chiedevo piuttosto perché quell’uomo avrebbe mai voluto offrire quel materiale così compromettente a una ragazza di provincia conosciuta da poco. Dissi a Marina Maresca che volevo incontrarlo. Lui mi chiamò e fissammo un appuntamento. Ma non si presentò. Ci fu poi un altro appuntamento. Anche quello bucato.
    Dissi a Marina di comunicargli che al giornale non interessavano quei documenti visto che non era nemmeno possibile incontrarlo. E le consigliai di ricominciare daccapo, da giornalista. Dal momento che avrebbe continuato a vederlo, non le restava che raccogliere informazioni su quest’uomo di cui, in fin dei conti, non sapeva niente. Si trovava del resto nella migliore posizione per farlo.
    Due giorni dopo, Marina era seduta nell’ufficio del direttore con quei documenti. Non poteva resistere all’idea dello scoop. E stava continuando a fare ciò che il fantomatico uomo della Digos la spingeva a fare. Il direttore a quei tempi era Alfredo Reichlin ma era lontano, in viaggio. Lo sostituiva Claudio Petruccioli. Quel Claudio Petruccioli che Berlusconi fece mettere tanti anni dopo ai vertici della RAI per dare un premio di consolazione alla sinistra.
    La scellerata decisione di pubblicare quei documenti scaturì da una riunione nemmeno troppo concitata. Petruccioli, spalleggiato dal redattore capo Marcello Del Bosco, era arrapato dallo scoop almeno quanto Marina Maresca. Quando la riunione termino’, la porta si aprì e uscimmo in corridoio, Del Bosco disse: “Questo sarà il nostro Watergate”. “Con noi nella parte di Nixon, però”, aggiunsi io.
    La notizia fece scalpore, ma cominciò subito a ritorcersi contro. Il ministro Vincenzo Scotti, boss della DC napoletana insieme a Gava, che in quel documento veniva definito consapevole e complice della trattativa per liberare Cirillo, querelò l’Unita’. Il giornale perse la causa e dovette risarcirlo con DUE MILIARDI DI LIRE. Nel processo, il documento in questione venne giudicato indubitabilmente FALSO.
    Anni dopo, si venne a sapere che la trattativa per la liberazione di Cirillo si era svolta proprio come raccontava quel documento. Ma il documento era pur sempre falso, e il nome del ministro Scotti, la cui complicità’ era indimostrabile, vi era stato senz’altro inserito allo scopo di farcelo scoppiare in mano. Una mossa davvero machiavellica. Ti fornisco delle informazioni vere su un supporto falso e in questo modo le faccio diventare ufficialmente false. C’e’ da togliersi il cappello.
    Anche quella volta, facemmo la figura dei coglioni. A parte l’insana ambizione di alcuni di noi, che non hanno mai pagato per questo ma al contrario hanno fatto carriera, eravamo tutti oggettivamente impreparati a una lotta politica che ormai aveva assunto le modalità di un romanzo di Ian Fleming.
    Le novità erano tante, troppe. Una setta massonica deviata che preparava un colpo di Stato strisciante. Un fantomatico agente della Digos che ci propinava una polpetta avvelenata fatta di carne genuina di prima qualità. Le Brigate Rosse che rapivano un assessore ai lavori pubblici e lo torturavano per farsi dare i piani dei grandi appalti napoletani da consegnare alla camorra. Una cordata di imprenditori vicini alla DC che generosamente pagavano il riscatto Cirillo per poi ottenere automaticamente tutti quegli appalti.
    Questa era già l’Italia della primavera estate del 1981. Tutto era accaduto in pochi mesi. La lista della P2, il Caso Cirillo, e un terzo evento sinistro, forse il più diabolico, il più subliminale, il più moderno: la tragedia di Alfredino Rampi, un bambino caduto in un pozzo artesiano, vissuta in diretta televisiva da milioni e milioni di italiani dal primo pomeriggio all’alba del giorno dopo.
    Ma sarà per un altra volta.
    Buona giornata
    David

  5. Buona serata a tutto il condominio e ciao Zac.

    Mi viene un brivido alla schiena a pensare a che collegamento può esserci tra i fatti raccontati fino ad ora da David: il rapimento del democristiano Cirillo; la storia che ruota intorno alla vicenda di Marina Maresca; la scoperta della P2 (e questi fatti li ha raccontati e abbiamo intravisto quelli che potrebbero essere i collegamenti tra gli stessi) e la storia che ancora non ci ha raccontato ma che tutti conosciamo (almeno credo fino ad ora) di Alfredino Rampi. Aspetto di conoscere la versione di David. Però, ripeto, ho una sensazione non piacevole che mi sta assalendo.

  6. Caro Maestro, non capisco come mai il tuo commento era finito fra gli spam.
    Ti ringrazio dei link, che mi appresto a guardare.

    hasta
    Zac

  7. Caro David, se non fosse che si tratta di cose realmente accadute, il tuo racconto potrebbe essere sceneggiato per un thriller.

    Volevo chiederti, ma Marina Maresca come ne’ usci’ da questa storia?

    Hasta
    Zac

  8. Caro Carlo,
    non vorrei deluderti. Sul caso di Alfredino Rampi non so niente di più di ciò che puoi sapere tu. So ciò che ho visto e ciò che ho provato durante e dopo. Ricordo ciò che scrisse in un editoriale entusiasta il mio direttore Alfredo Reichlin e ricordo ciò che gli scrissi io il giorno dopo per fare letteralmente a pezzi il suo entusiasmo. Se ritroverò quella lettera la posterò qui senza cambiare una virgola. E posterò la sua risposta, sempre se la trovo. Perché Alfredo Reichlin, anche quando ha preso abbagli, si è sempre dimostrato un uomo di un’apertura straordinaria.
    Altri ne sanno più di me. Sono stati scritti diversi libri sull’argomento e sono passati tutti più o meno inosservati. Non posso gridare al complotto contro questi libri perché non li ho letti neanche io. Ricordo tuttavia che parecchi anni fa Maurizio Costanzo, tanto per citare un nome ricorrente in questi ragionamenti, riuscì a far sparire dalla circolazione una sua biografia piuttosto compromettente. Lo so per esperienza diretta, perché cercai di acquistarla ma venni preceduto ben tre volte, in tre librerie, da qualcuno che le aveva comprate tutte in un colpo solo.
    Tornando ad Alfredino Rampi, vorrei fare a tutti i condomini la classica domanda che dopo l’11 settembre del 2001 è diventata una delle domande più frequenti al mondo:”Ricordi dov’eri quel giorno?”.
    Io ero in macchina. Anzi in due macchine. Una volta tanto ero uscito dal giornale prima delle 10 di sera, mi ero ritagliato un giorno di vacanza e stavamo andando in comitiva a Porto Ercole per passare una giornata al mare.
    Alle 11, prima di arrivare a destinazione, ci fermammo in un bar di Orbetello sempre aperto. Era insolitamente pieno di gente. La RAI stava trasmettendo in diretta da Vermicino e aveva fatto saltare tutta la programmazione. In quel momento, in Italia, c’era soltanto il dramma di Vermicino. I tentativi disperati di ripescare il bambino caduto nel pozzo, il nano acrobata che si tuffava nel buco, la madre di Alfredino che veniva truccata prima di affrontare le telecamere, Sandro Pertini che era accorso sul posto e vacillava stremato sull’orlo di quel buco, l’agitazione da serata finale di Canzonissima in chiave tragica, le ore che passavano, l’angoscia che si ingigantiva, l’horror della diretta.
    Uscimmo tutti da quel bar alle sette del mattino con la schiena piegata, lo stomaco rattrappito, il cuore fermo e la testa che ronzava. L’indomani ci svegliammo alle 2 del pomeriggio, ci rimettemmo in macchina e tornammo a Roma quasi senza parlare.
    Il giorno seguente, Alfredo Reichlin scrisse in prima pagina sull’Unita’ un editoriale esaltante sul “villaggio globale” e sulle straordinarie virtù della televisione, capace di riaggregare attorno a un grande tema umanitario una comunità che si andava disgregando. Non parlò di socialismo televisivo, ma ci andò molto vicino.
    Tutti gli altri giornali, con parole meno alate, fecero lo stesso. Su un’altra prima pagina, non ricordò più quale, comparve una notizia a una colonna molto più importante di tutti gli editoriali messi insieme: “Altri due bambini hanno perso la vita in questi giorni cadendo accidentalmente in pozzi artesiani”. Accadeva, a quanto pare, molto di frequente. Ma quei bambini non avevano diritto nemmeno al nome sul giornale.
    Colto da un raptus di indignazione, scrissi a Reichlin una lunga lettera in cui lo accusai di essersi rincoglionito e di aver inneggiato a una manipolazione della realtà’ di tipo stalinista e a un fenomeno di pura propaganda dai risvolti pericolosissimi. La lettera finì per circolare in tutta la redazione ma non venni licenziato. Anzi. Alfredo mi rispose e cominciammo una lunga corrispondenza che diventò a poco a poco un giornale nel giornale. Non ricordo esattamente le mie argomentazioni. Mi piacerebbe ritrovarla per verificare oggi quali intuizioni giuste o sbagliate contenesse.
    Molti anni dopo, qualcuno scrisse che la lunga diretta di Vermicino era stata architettata da vari affiliati della P2 che occupavano posti chiave in RAI come prova generale di quella micidiale arma di distrazione di massa che la televisione divenne poi nel nostro paese. Internet dovrebbe ancora contenere tracce di quella ricostruzione a posteriori.
    Caro Zac,
    non ho la più pallida idea di che fine abbia fatto Marina Maresca. Non la vedo da più di trent’anni. Dopo essere stata allontanata dall’Unita’, era finita a lavorare in una piccola agenzia di stampa. Non ha fatto carriera come Maria Giovanna Maglie, la “madre di tutte le note spese” finita sotto la protezione di Craxi dopo essere stata mandata via dall’Unita’. Si può sempre indagare. Ma sono certo, certissimo che fosse una povera guagliona in buona fede.
    Buona giornata a tutti
    David

  9. Ciao David e buona serata. Eppure, non mi hai deluso te lo assicuro. All’epoca avevo 23 anni e, francamente, cosa facessi quel giorno proprio non lo ricordo. Probabilmente, era uno dei soliti giorni di quei due anni che lavorai, rigorosamente “a nero”, in una società di pubblicità. Però ricordo le sensazioni che tu hai raccontato, lo sgomento, la rabbia per i tanti tentativi falliti, l’angoscia e poi, ancora, la rabbia per l’annuncio che il piccolo Alfredino era morto. Inoltre, la strana sensazione di vivere quel momento, la prima volta credo, in “diretta” ma attraverso un televisore o i notiziari radio, no stop. Dicevo che non mi hai deluso: dopo quel fatto, ricordo ci furono parecchie polemiche. Soccorsi non coordinati, sbagliati, approssimativi e tanto altro. Ma una teoria, tempo dopo, saltò fuori e tu l’hai accennata: “…la lunga diretta di Vermicino era stata architettata da vari affiliati della P2 che occupavano posti chiave in RAI come prova generale di quella micidiale arma di distrazione di massa che la televisione divenne poi nel nostro paese…” Quella era anche l’epoca dello scandalo P2. Ho sempre rifiutato la teoria del complotto eppure, l’altro giorno, rileggendoti e riflettendo su quello che oggi sono la maggior parte dei media tradizionali, televisione e carta stampata, quando hai accennato ad Alfredino Rampi, quel ricordo è nuovamente affiorato. Stavolta, a tanti anni di distanza, certe “teorie” non sono così sicuro di poterle respingere come feci tanti anni fa. Non sono più sicuro!

  10. Caro David,
    volutamente mi sono astenuta dall’intervenire in questo tuo splendido Amarcord, mi hai fatto viaggiare a ritroso nel tempo e stramaledire oggi più di allora, i “pseudo rivoluzionari” che hanno relegato quello che reputo il più illuminato decennio del secolo scorso nei famigerati anni di piombo con buona pace di tutte le riforme che proprio in quel decennio si sono attuate.
    Hai fatto un resoconto lucido del periodo e alla tua domanda su cosa ricordiamo o cosa facevamo potrei risponderti senza sbagliare una virgola.
    Quando trovarono il corpo di Moro avevo una attività mia, quel mattino arrivò Brighetto, un cliente e comprese che ero al corrente del fatto, nel salutarci dandoci appuntamento per la sera nella sezione ci siamo detti: DALLA CHIESA PERMETTENDO, da oggi chi puzza di sinistra non ortodossa dovrà tenere un diario.
    Posso dirti che ci siamo inchinati davanti al Generale Dalla Chiesa rendendogli onore per per la serietà delle indagini, eravamo tutti con il francobollo della Digos sul collo, loro non volevano il gruppo, volevano solo chi nel gruppo faceva il gioco sporco, la sera che hanno arrestato Dante Di Blasi, abbiamo capito le ragioni del francobollo, frequentava le nostre case e faceva parte delle BR, operaio Fiat, faceva parte della Brigata Presse, erano organizzati in mini nuclei, un nucleo non conosceva l’altro e nel caso di Dante, nemmeno Giovanna, la ragazza che ha vissuto con lui per tre anni conosceva la verità su di lui, è arrivato nelle nostre case in quanto Giovanna era la sorella di una mia cara amica e compagna di studi e impegni sociali, come vedi, bastava poco per finire sotto la lente, ma all’epoca chi doveva indagare sapeva farlo e non pescava mai a strascico.

    Il caso Rampi, lavoravo alla centrale acquisti della Coop Piemonte (non si era ancora nel boom delle Ipercoop o ipermercati), di quella tragedia non ho digerito la spettacolarizzazione del dramma, le telecamere, gli interventi e le interviste, mentre un bambino moriva per un tragico incidente, nasceva la televisione della tragedia in diretta.

    La P2, ho avuto il piacere di essere presente a una riunione di partito e vedere la “marmorea incazzatura” di Riccardo Lombardi mentre prendeva Cicchitto per la spalla e sibilava “CI SONO PIU’ SOCIALISTI IN GALERE OGGI CHE AI TEMPI DI MUSSOLINI”, gli sbattè la copia della tessera sotto il naso e gli assestò due sganassoni da smascellamento, ma come dici tu, da mediocre polituncolo si è trasformato in mente grigia alla coorte del nano.

    Ma non tralasciare altri eventi che avrebbero stravolto la politica mediorientale accadevano, i più tragici, il rientro di Khomeini in Iran, nel volgere di un paio di giorni un paese moderno cadeva nel più profondo oscurantismo, le stragi di Sabra e Shatila, l’omicidio del Generale Dalla Chiesa…se solo la storia moderna venisse illustrata nella maniera asettica, forse oggi non dovremmo subire questo lurido teatrino che ci sta mostrando al mondo nel pieno della stupidità mentale che governa il paese.

    Hasta David, porsi domande serve a poco, servirebbe reagire, ma francamente, ne ho le scatole piene di agire sempre e solo nel nome di chi non ci pensa a farlo.

    Notte buona David ;-))

  11. Cara Tina,
    perdona l’impudenza, ma siamo veramente fidanzati virtuali. Raccontiamo le stesse cose da differenti angolazioni, in montaggio alternato, come nei film che mordevano davvero. Anche questo è un modo di reagire e di lottare, praticato da tutto il condominio. Per come sono fatto io, se soltanto riuscissimo a seminare un pizzico di curiosità non professionale e qualche sano dubbio in un paio di carabinieri, sarebbe un risultato apprezzabile.
    Buonanotte
    David

  12. Cara Compagna Tina, ma sai che non riesco a immaginarmi il cicchitto da giovane? per me dev’essere stato sempre cosi’, un vecchio bavoso con la bocca a forma di fessura di salvadanaio.

    Hasta
    Zac

  13. Si pensa di non saperne un belin..ma invece qualche massone è messo allo scoperto illuminato da altri..come bene spiegato sulle piscine comunali a rito scozzese su La Stampa di Cuneo del 13-11-2007 e in vari articoli dettagliati su mensile: La Strada del 09-10-2007 ecc. ecc. Silvio Pellico..le mie prigioni al Morandi forse qualcuno entrerà ancora..altri fratelli di loggia !
    Morando

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