Il Blog

Perche’ ci odiano.

In Politica on settembre 12, 2013 at 8:05 am

Un libro, di Paolo Barnard, edito da Bur nel 2006, che vi invito caldamente a leggere.

Vi si trovano centinaia di esempi documentati concernenti fatti e persone che hanno perpretato dei crimini contro l’umanita’, soprattutto in medioriente, in sudamerica e in Cecenia.

Cose da rabbrividire.

E quasi tutti gli assassini vivono beati a Londra, New York, Mosca, tutti esenti da qualsiasi procedimento giudiziario.

prima di addentrarsi in qualche stralcio vi pongo una domanda:

Se domani i francesi bombardano gli asili dei nostri nipoti, facendone tabula rasa, e’ assai probabile che qualche milione di italiani cominci ad odiare i transalpini per decenni, oppure no?

Ecco, e’ cominciato tutto cosi’.

Fateci caso, prima delle olimpiadi di Monaco72 gli attentati di matrice islamica si contavano sulle punte di una mano.

“Questo libro dimostra una cosa, e ne invoca un’altra di conseguenza.

La prima e’ che i terroristi islamici sono il prodotto di un terrorismo assai piu’ feroce e immensamente piu’ sanguinario del loro, e cioe’ il nostro, quello praticato su larga scala dalle politiche estere delle maggiori potenze occidentali.

La seconda e’ che se noi cittadini dei paesi cosiddetti “civili” non ci rendiamo conto di cio’ e non rettifichiamo quanto abbiamo fatto e continuiamo a fare sulla pelle di milioni di nostre vittime nel mondo, l’odio contro di noi non si plachera’ e ne continuaremo a morirne”

1982, Israele provoca, sotto l’ala degli Usa, 19000 morti nel sud del Libano.

Viene considerata l’inizio del “terrorismo islamico” contemporaneo.

“Gli eventi che ebbero un’influenza diretta su di me si svolsero nel 1982, quando la sesta flotta americana invase, assieme a Israele, il Libano.

Sangue, corpi dilaniati, donne e bambini morti.

Tutto il mondo vide e senti’, ma non fece nulla”. Osama Bin Laden.

E da li’ una frase comincio’ a infestare il mondo musulmano:

“Voi avete le bombe e la tecnologia, noi abbiamo Dio. Non vincerete mai.”

“Nei miei viaggi in medioriente ho chiesto a ogni sorta di personaggi, ossessivamente,  a tassisti, a predicatori, a ex terroristi e intellettuali, perche’ ci odiate? e tutti mi hanno risposto: Nessuno vi odia, odiamo le vostre politiche estere”

“Mi chiedo di cosa ci meravigliamo. C’e’ un popolo Arabo che dopo 1400 anni si vede arrivare dall’Europa al tri Ebrei, i sionisti, che con l’aiuto delle potenze mondiali si prendono tutta la loro terra schiacciandoli. E dopo averli cosi’ trattati neppure li riconoscono come popolo ed entita’ politica”. Akiva Orr, Ebreo, insignito dell’onorificenza “Partigiano d’Israele”, scampato all’olocausto.

Leggetelo.

“Emanuel Toto Constant, accusato di crimini contro l’umanita’ ad Haiti, molte delle quali torturate e finite da egli stesso”

vive tranquillo nel quartiere Queens a New York.

“Oriano Bosch, per trentanni ha propugnato la violenza terrorista in modo risoluto e senza cedimenti” informativa del dipartimento di giustizia americano.

Vive a Miami.

David Walker, agente del SAS britannico, in Nicaragua ne uccise a bizzeffe, e lo dice pure.

Vive indisturbato a Londra.

E sono solo pochi esempi.

Ma forse il piu’ clamoroso e’ Fort Benning, in Georgia.

Si chiamava “Scuola delle Americhe”, oggi ha cambiato nome, ma non la sostanza.

Luogo dove si addestrano le truppe per le missioni sporche.

Nel corso degli anni furono addestrati, udite, udite:

-Manuel Noriega, narcotrafficante.

-Roberto D’Aubisson, psicopatico e torturatore

-Roberto Viola e Leopoldo Galtieri, i macellai dei desaparecidos argentini

-Hugo Bauer Suarez, golpista e torturatore boliviano

-Antonio Callejas y Callejas, capo dell’intelligence e uno dei piu’ feroci torturatori sudamericani

-Il Battaglione 3,16 responsabile di massacri in Nicaragua

-Jorge Acevedo, David Rojas e Diego Rodriguez, ancora oggi sotto inchiesta per rapimenti, torture, uccisioni e massacri compiuti fra il 98 e il 99.

-Juan Alverado Velasco, golpista in Peru’.

E tutti i virgolettati che avete appena letto non sono frutto dell’insana mente di Paolo Barnard, ma sono rapporti ufficiali del governo statunitense, del paentagono e della Cia.

Ed e’ solo un piccolo assaggio.

Leggetelo.

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  1. Grazie Snake, ma appena ci sono entrato mi sono comparsi due messaggi orridi di virus e cose strane, adesso, passato lo spavento, riprovo.

    Hasta
    zac

  2. Update: mi era sfuggita:
    “La frode fiscale non e’ grave,
    Chi evade il fisco e’ un patriota”.

    Antonio Martino, deputato pdl, gia’ ministro, gia’ leccaculo, gia’ bifolco.

  3. C’è chi, come prezzo del proprio misfatto, ebbe la forca, chi la corona.

    (Decimo Giunio Giovenale)

  4. Caro Zac,
    Paolo Barnard è un personaggio, diciamo così, controverso. Secondo lui, ha inventato la ruota, il fuoco, la clessidra. Se ti vai a guardare i suoi interventi esplosivi in TV, ti rendi conto quanta mitomania alberga nel personaggio. È un complottista di mestiere. Dice anche cose vere insieme a colossali fandonie. È molto meno sobrio e molto più immaginifico di Sgarbi, per intenderci. Insomma, diciamo che non è esattamente attendibile. Lavorava con Santoro agli albori, ma Santoro ha gettato la spugna, e tanti altri dopo di lui.
    Il problema di chi fa il giornalista, da almeno vent’anni a questa parte, è sempre lo stesso. Quello di partire sempre da una propria visione manichea della realtà anziché guardare la realtà e cercare di raccontarla per quello che è con tutte le sue complesse implicazioni. GIornalisti così, quarant’anni fa, venivano buttati giù dalla tromba delle scale. Te lo dice uno che lavorava all’Unita’, l’Organo del Partito Comunista, teoricamente il giornale più fazioso in circolazione all’epoca. Eppure, a me hanno insegnato a raccontare le cose senza alcun preconcetto e con la massima apertura, e a fottermene se il risultato di un’inchiesta o di un reportage sarebbe stato in definitiva politicamente controproducente.
    Da molto tempo non è più così.
    Ti voglio fare due esempi.
    Il primo è quello di Quirico, di cui abbiamo parlato in questi giorni con Carlo. Quirico è un bravo giornalista, ben al di sopra della media attuale, ed è anche noto per essere un conoscitore del mondo arabo. Bene ha fatto a smentire la “verità rivelata” sulle armi chimiche in Siria che lui e il suo compagno di sventura avevano origliato durante la loro prigionia. Ha dimostrato di essere una persona seria. L’indomani, tuttavia, in un’intervista radiofonica, ha manifestato tutto il suo disappunto perché la cosiddetta rivoluzione siriana non era come lui l’aveva descritta, con commenti entusiastici, sulle colonne della Stampa. Durante la prigionia, Quirico ha improvvisamente scoperto che i presunti rivoluzionari non sono che un branco di tagliagole. Eppure, si sapeva da un anno e mezzo. La stampa araba segnalava i cosiddetti ribelli come delinquenti comuni e jihadisti già nella primavera dell’anno scorso. E Quirico, per un anno, li ha romanticamente esaltati sul suo giornale.
    Altro esempio. Due anni fa, Riccardo Iacona ha fatto uno speciale di un’ora e mezzo in prima serata sugli sbarchi a Lampedusa di profughi provenienti principalmente dalla Tunisia. Lo scopo evidente era quello di dimostrare l’inefficienza del governo Berlusconi, e del ministro Maroni in particolare. Inefficienza lampante poiché questi clandestini non sono mai stati neppure identificati dalla polizia italiana, sono stati costretti a vivere come nemmeno le bestie nei cosiddetti centri d’accoglienza, sono stati poi deportati e ammassati in Puglia e infine lasciati fuggire con la speranza che si dileguassero in Francia. Ma la Francia, poi, li ha accuratamente respinti alla frontiera. Forse ricorderai tutte le polemiche cresciute intorno a questa vicenda.
    Ebbene, la prima mezz’ora di quello speciale era tutta ambientata nella periferia di Tunisi, in mezzo a case costruite da poco, in strade improvvisate sprovviste di tutto a cominciare dalle fogne. Gli inviati di Iacona hanno raccontato che quelle case rappresentavano un grande piano di edilizia popolare varato da Ben Ali e mai portato a termine. Gli abitanti mostravano ai giornalisti l’assenza dell’acqua corrente, della luce, del gas, delle fogne. Era tutto un lamento, tutta una denuncia.
    Devi sapere, caro Zac, che Ben Ali non ha mai fatto costruire una casa. Quelle case sono sorte in modo anarchico dopo la rivoluzione, quando i poliziotti avevano paura anche di farsi vedere e non funzionavano nemmeno i semafori. In pochi mesi, in Tunisia il prezzo del cemento e dei mattoni si è decuplicato. I tunisini hanno aumentato del 35/40% la cubatura del paese. Vicino casa mia, in una notte, un tizio ha costruito una casa a due piani in mezzo a un incrocio. L’hanno demolita gli automobilisti.
    I giornalisti che hanno realizzato quel servizio, e Riccardo Iacona che ce li ha mandati, mentivano sapendo di mentire e hanno probabilmente elargito simpatiche mance a tutti coloro che hanno intervistato per fargli raccontare la barzelletta dell’edilizia popolare di Ben Ali.
    Tu mi chiederai: perché lo hanno fatto? Secondo me è tutto molto semplice, niente di complicato. Arrivando a Tunisi in quei giorni, questi “giornalisti” hanno pensato che in tutte quelle case fatiscenti doveva esserci lo zampino del dittatore. Poi hanno scoperto che non era vero. Ma ormai si erano affezionati all’idea, che era televisivamente cazzuta, e si son detti: “Facciamo il servizio comunque come lo abbiamo pensato, che ce frega?”.
    A questo punto, però, non mi chiedere di chi ci si può fidare di questi tempi. Io ho sempre diffidato anche di me stesso. Non ti potrei rispondere. Forse basterebbero l’onesta’ e l’umiltà per dire “mi sono sbagliato, ricominciamo daccapo” quando ci si accorge di aver commesso un errore. Ma chi la pratica, quest’onesta’? E soprattutto, chi la paga?
    Buona serata a te e a tutto il condominio
    David

  5. Caro Zac e cari condomini,
    visto che di questo argomento (il mondo arabo e le sue attuali vicende) continueremo a parlare a lungo, vorrei fissare una semplice informazione che spiega, da sola, molte cose.
    Il risultato più concreto della cosiddetta primavera araba è che prima si sono spalancate le porte delle carceri, poi è sopraggiunta l’amnistia. Decine di migliaia di persone, forse centinaia di migliaia di persone sono improvvisamente tornate in libertà. Persino un pedofilo italiano condannato a una lunga detenzione è riuscito a tornare in Italia a bordo di un barcone pieno di profughi e ora vive tranquillo a casa sua.
    Questo è accaduto in Tunisia, in Egitto e in Libia. I giornali occidentali non ne hanno parlato perché non era una cosa figa e non conveniva parlarne.
    Queste decine, centinaia di migliaia di persone erano in piccola percentuale integralisti islamici ma la schiacciante maggioranza erano delinquenti puri. Sono finiti tutti, per convenienza, sotto le bandiere di AQ, che in realtà non esiste più, è come la maschera di V for Vendetta.
    Morsi, il deposto premier egiziano, viene dal carcere, e anche Ali Larayed, l’attuale premier tunisino.
    Se questo piccolo particolare ce lo scolpiamo nella testa forse sarà meno complicato capire cosa succede da quelle parti. Ma visto che neppure Obama l’ha ancora capito (“Fratelli Musulmani, venite tra le mie braccia!”, disse al Cairo), non è mica detto.
    D

  6. Caro Mago, non la conoscevo, quindi ti ringrazio, ogni cosa nuova che apprendo mi fa’ ringiovanire.

    hasta
    Zac

  7. Caro David, dopo le tue informazioni sul Barnard ho cercato anch’io.
    Si’, e’ sopra le righe, ma non mi dispiace piu’ di tanto, ho trovato uno scambio epistolare fra lo stesso Barnard e Travaglio che merita una lettura

    http://www.paolobarnard.info/info_travaglio_mail.php

    Passando alle carceri svuotate, come ti dicevo ieri sera, e’ di gran lunga il fattore predominante di qualsiasi “rivoluzione” o come si voglia chiamarla, successe decenni fa’ in Albania, e qualche secolo fa’ con la colonizzazione delle americhe.

    Ma la storia del pedofilo e’ davvero il massimo dello schifo.

    Hasta
    Zac

  8. Ma porcaccio mondo come siamo messi male!

    Ciao Zac e un saluto a tutto il condominio. Prima il tuo post che, come al solito, David è molto più complicato da assimilare e commentare (rido!!). Pur non conoscendo a fondo il pensiero di Paolo Bernard, di cui ho letto alcune cose ogni volta che qualcuno, qua in rete, lo citava e sul quale, più per curiosità che interesse vero, nel tempo sono andato alla ricerca dei suoi pensieri, ho sempre pensato che il comportamento di alcune potenze occidentali nei confronti del mondo arabo fosse all’origine del forte risentimento e della posizione violenta dello stesso nei confronti dell’occidente. Questo, ovviamente, non perché sia “illuminato” o per una particolare simpatia verso lo stesso ma perché se si legge la storia senza il paraocchi, si scopre quello che tu hai ricordato ovvero che il comportamento di alcune potenze occidentali spesso ha superato di gran lunga, in quanto a ferocia, il terrorismo.

    Basta considerare, per un attimo, a quanta ferocia dimostriamo nell’utilizzare missili che, nella nostra presunzione e arroganza, definiamo “intelligenti”, così da mettere in pace la nostra coscienza e che, invece, al pari di un terrorista che si fa intenzionalmente saltare in aria e provoca vittime innocenti, provoca altrettante vittime. Innocenti.

    Il tuo “piccolo assaggio” di quanto hai potuto leggere nel libro di Bernard è all’origine del “porcaccio mondo” con cui ho iniziato la replica. Fa impressione il campionario di individui passati per quella così detta Scuola delle Americhe e, considerata la documentazione che Bernard avrebbe a disposizione, non ho motivo di dubitare.

    Certo, però, che David con le sue storie e le sue testimonianze continua a minare la già poco entusiasta credibilità che noi abbiamo nei confronti dei media e di certi giornalisti. La storia dello speciale di Riccardo Iacona sulla Tunisia e sulle case falsamente attribuite ad un piano di edilizia popolare di Ben Alì ma soprattutto la sua spiegazione del perché fosse stato realizzato in quel modo – “facciamo il servizio come lo abbiamo pensato, che ce frega? – mi ha fatto ricordare qualcosa da me vissuta parecchi anni fa.

    Erano i tempi di mani pulite. Nei tg nazionali scorrevano ossessive le immagini di magistrati intervistati, carabinieri che facevano indagini, perquisizioni e arresti, politici indignati, imprenditori e politici indagati, arrestati e tradotti nelle patrie galere. Non si parlava d’altro e poco altro si ascoltava e si vedeva in Tv. Le immagini erano sempre le stesse, cambiavano solo i luoghi in cui avvenivano i fatti.

    Anche a Roma, improvvisamente, esplose il fenomeno e tanti costruttori e qualche politico, furono coinvolti nelle indagini della magistratura. Un mio amico costruttore era tra quelli. Fu prelevato dai carabinieri, al mattino presto, dalla sua abitazione e portato in una stazione degli stessi. L’indagine riguardava alcuni importanti politici che prendevano mazzette.

    Lo appresi dai TG e fu come un violento calcio ai gioielli: il cronista, fuori da una stazione dei carabinieri, faceva nomi e cognomi degli “arrestati”, descriveva l’indagine, elencava le accuse. Quello che fece male, però, furono le immagini: si vedeva quel costruttore tra due carabinieri, la testa coperta da un giaccone, portato nella stazione dei cc. Poi dopo alcuni minuti, si vedevano nuove immagini dove un tizio, sempre coperto da un giaccone, veniva fatto entrare in una macchina dei cc che partiva, sgommando ed a sirene spiegate, verso il carcere romano di Regina Coeli. Le immagini erano descritte dal cronista che, nel frattempo, annunciava che gli “arrestati” erano stati tradotti in quel carcere.

    Parlai con il mio amico tre giorni dopo quel Tg, a casa sua. Arrivò alla stazione dei carabinieri alle 6 del mattino e non c’era uno straccio di giornalista. Non lasciò mai la stazione dei carabinieri dove, invece, fu trattenuto per 3 giorni. Non vide mai Regina Coeli. Era indagato a piede libero. 8 mesi dopo quel fatto, l’indagine su di lui fu chiusa e lui prosciolto da ogni accusa. Nessun Tg ne parlò. Allora, perché quelle immagini?

    Come ricorda oggi David, all’epoca probabilmente quella era “era televisivamente cazzuta”. L’opinione pubblica, stanca di una politica incapace e corrotta, andava galvanizzata con immagini appropriate: il crollo della prima Repubblica, corrotti e corruttori arrestati, carabinieri e stridere di pneumatici, mura di carcere, manette. I Tg erano seguitissimi, l’indignazione montava….

    …e con essa il qualunquismo e la demagogia che consentirono al Caimano di illudere l’intero Paese.

    Fu da quel momento che iniziai a diffidare di giornali e di giornalisti. Non tutti ovviamente e non tutti subito. Repubblica, per esempio, da me seguita fin dalla sua apparizione in edicola, l’ho abbandonata un paio d’anni fa. Quando consulto la stessa online, mi rendo conto che, la mia, è stata una decisione sulla quale non avere alcun rimpianto. E’ diventata illegibile tanto quanto può essere inguardabile un notiziario di uno dei canali mediaset.

  9. Caro Zac,
    ho letto il carteggio Barnard/Travaglio e purtroppo vi ho trovato conferma di ciò che pensavo di Barnard. Le sue asserzioni sono quasi sempre furibonde e non supportate, se non dall’odio personale. Ce l’ha con la Gabanelli perché ci ha lavorato ma lei, come altri prima di lei, avrebbe deciso a un certo punto di segarlo. Non mi riesce difficile capirla. Un servizio di Barnard può calamitare dozzine di denunce dalle quali poi è difficile, se non impossibile, difendersi. Da qui a dire, o peggio a sottendere, che la Gabanelli ha resistito per tanti anni in prima serata nonostante Berlusconi (ergo, deve essere in qualche modo collusa con Berlusconi…) è a dir poco intollerabile e inaccettabile.
    Abbiamo parlato in questi giorni di coincidenze, e di come queste coincidenze possono aiutarci nella ricerca della verità. Questo è senz’altro vero, ma è ancor più vero che dall’avvento di Internet il gioco delle coincidenze ci sta allontanando definitivamente da qualunque verità. Ognuno fa il suo puzzle e mette insieme i pezzi come cazzo gli pare. E questo sistema fa comodo soltanto a chi la verità la vuole nascondere.
    Abbiamo visto come nel Caso Cirillo una cosa vera venga presentata in modo falso e diventi automaticamente, e per sempre, falsa. Questo metodo è stato forse brevettato in Italia, dal momento che da Piazza Fontana in poi ogni drammatico evento nel nostro paese è stato raccontato in dozzine di modi diversi seppellendo così qualunque brandello di verità.
    Ha ragione Carlo. Ciò che caratterizza la nostra epoca così incerta è forse soltanto la sistematica manipolazione informatica e varrebbe la pena chiudere tutto, non leggere e non guardare più niente, a patto di poter vivere una vita tutta reale in una piccola comunità reale. Forse solo chi vive in una situazione del genere potrà salvarsi da questa apocalisse informatica prima ancora che bellica.
    Esempio. L’altra sera la mia compagna mi legge un documento di Occupy Wall Street dove si afferma, senza il beneficio del dubbio, che la famiglia Rotschild controlla, dalla prima metà dell’Ottocento, la finanza mondiale. In effetti, ricordo che i Rotschild furono i principali finanziatori degli inglesi durante la guerra contro Napoleone. Occupy Wall Street sostiene che i Rotschild, qualche anno fa, controllavano direttamente tutte le banche mondiali con l’eccezione di 7. Le banche di Afganistan, Iraq e Libia sarebbero tornate sotto il loro controllo. Ora ne restano 3. Fra le tre superstiti, ci sarebbero le banche di Siria e Iran. Ecco svelati, molto semplicemente, i venti di guerra.
    Secondo me, nemmeno Ian Fleming dopo una sbornia colossale potrebbe enunciare con sussiego una stronzata del genere. Anche perché, pur essendo un romanziere, era un romanziere onesto, e sapeva che avrebbe dovuto comunque spiegare ai suoi lettori come avevano fatto i Rotschild e mantenere e accrescere a dismisura un tale potere passando attraverso la fine del vecchio colonialismo, la Rivoluzione Russa, due conflitti mondiali, l’Olocausto e un’altra dozzina di fatterelli mondiali che ora non mi sovvengono. Questa stronzata puzza inoltre di vecchio, becero antisemitismo. Non sono ebreo, non provo nessuna simpatia per Israele, ma detesto ogni forma di mistificazione. E se penso che Occupy Wall Street è la fonte di informazione prediletta da milioni di giovani in tutto il mondo mi viene una colica.
    Poi, siccome in questo circo mediatico osceno tutti si danno di gomito, ecco arrivare a sostegno oggettivo di questa tesi, 24 ore dopo, i nemici giurati di Occupy Wall Street, e cioè il Wall Street Journal. Stamane, il WSJ se ne esce, tomo tomo cacchio cacchio, dicendo che le truppe governative stanno spostando da mesi, su tutto il territorio siriano, più di mille tonnellate (!!!) di armi chimiche (NOTA: gradirei consulenza del chimico Zac) ma che ora sono stati persi di vista e non si può sapere dove le abbiano messe.
    Questo starebbe succedendo da mesi. E come mai non ce lo hanno detto prima? Non si sa. Quale sarebbe la fonte di questa informazione sconvolgente? Anonima. Ma proveniente dall’establishment USA. E cosa fa l’establishment USA? Conferma? No. Smentisce? Neppure.
    L’unica cosa che mi pare evidente e’ che Wall Street tifa per la guerra. E forse anche Occupy Wall Street tifa per la guerra. Questo mi dice il mio povero, indifeso cervello.
    La notizia è in prima pagina su tutti i giornali del mondo. E con essa i venti di guerra. Le navi continuano a salpare dai porti russi. Di pettegolezzo in pettegolezzo, ci si avvicina al redde rationem in tutto il condominio (il loro, mica il nostro! ).
    Ma anche no. Tutta questa sceneggiatura sgangherata potrebbe essere al servizio di un vecchio film che si tenta di resuscitare, quello della Guerra Fredda e del dominio di USA e Russia (che in realtà contano sempre meno) sul resto del mondo. Una pagliacciata, insomma. Una pagliacciata che tuttavia vale non so quanti trilioni di dollari.
    Ieri sera, prima di addormentarmi, ho visto un servizio esclusivo della RAI al seguito delle truppe di Assad che cercano di liberare il villaggio cattolico di Maloula dai ribelli e dai jihadisti che lo hanno occupato giorni fa. Maloula sembra Losanna. Una ridente cittadina linda e pinta dove si trova un bellissimo convento di suore. Il giornalista della RAI indossava l’elmetto e intervistava strada facendo i soldati di Assad che gli spiegavano come avrebbero sterminato tutti i nemici. Sembrava il red carpet della Mostra di Venezia. La telecamera inquadrava una Madonna in cima a una montagnola tipo Cristo di Rio. È da lassu’ che piovono pallottole, diceva il giornalista.
    Non si udiva un colpo. Subito dopo, partiva un racconto del giornalista tutto fuori campo. Siamo rimasti asserragliati nel convento. I ribelli ci avevano circondato. Abbiamo deciso di sfidare l’assedio. Siamo usciti in piena notte sotto il fuoco dei cecchini. È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta a metterci in salvo. E le suore? Chi se ne frega delle suore, presumo.
    Le immagini che accompagnavano questo racconto drammatico erano tutte diurne, assolate, quiete. Si potevano apprezzare anche dei bei balconcini pieni di gerani.
    Ho spento la TV. Vorrei riuscire a non accenderla più. Anzi, la vendo.
    Buona giornata
    David

  10. Cari condomini,
    ricevo puntualmente da Zac il seguente commento e ve lo giro:
    “Giusto per capire: per spostare 1000tons di gas, che presumo essere pressurizzato, necessitano almeno 50 autotreni che e’ consigliabile far transitare su percorsi asfaltati, bene asfaltati. Oppure 200 camion normali, ma in questo caso si dovrebbero confezionare in bombole della grandezza di quelle che si usano per le abitazioni, dato il peso complessivo ne dovresti avere 50mila unita’. Entrambi i casi fanno parte della fantachimica.” Baci
    Zac

  11. Cari condomini,
    ho trovato un vecchio articolo di Travaglio (un Travaglio assai migliore di quello odierno) che ricostruisce in modo esemplare il progetto della P2 e la sua infallibile realizzazione da parte di Berlusconi. Eccolo. Buona lettura.
    Berlusconi- tv. Un impero nato per decreto-Craxi

    di Marco Travaglio

    da L’Unità 2004

    �? cominciato tutto quel giorno di vent’anni fa. Mai, nemmeno quando «scese in campo» nel ’94, Silvio Berlusconi si è giocato tutto, anche i denti, come quel giorno di vent’anni fa. Era il 20 ottobre 1984. Il presidente del Consiglio Bettino Craxi rientrò precipitosamente da una missione ufficiale a Londra per riaccendere le tv dell’amico appena «spente» dalla magistratura perchè violavano varie sentenze della Corte costituzionale, trasmettendo su tutto il territorio nazionale con la finta diretta dell’«interconnessione». Quel giorno di vent’anni fa Silvio Berlusconi rischiò, per qualche ora, di perdere per sempre la partita contro la Rai, l’unica azienda televisiva autorizzata a irradiare programmi contemporaneamente in tutt’Italia. Cioè rischiò di rimanere quel che era: un impresario come tanti. Invece, grazie all’amico Bettino e a vari confratelli piduisti sistemati nei posti giusti, il Cavaliere scampò quel pericolo e divenne quello che conosciamo. Per decreto, ovviamente incostituzionale. Il decreto Berlusconi. La prima volta che la legge, da «provvedimento generale ed astratto», si trasformò in rimedio urgentissimo per una sola persona.
    Una tv col cappuccio
    Il 2 maggio 1979, quando fonda la sua prima televisione, Telemilano, una tv via cavo per gli abitanti di Milano 2, il costruttore Berlusconi è iscritto da un anno alla loggia P2, collabora al Corriere della sera (controllato da Licio Gelli) con sapidi commenti di economia, e da qualche mese è stato decorato Cavaliere del lavoro. Da un paio d’anni è anche socio al 12% del Giornale di Indro Montanelli. Recita il Piano di rinascita democratica, elaborato da Gelli e misteriosi consulenti intorno al 1976 e scoperto solo nel 1983: «a) acquisire alcuni settimanali di battaglia; b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata; c) coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale; d) dissolvere la Rai-tv in nome della libertà di antenna�?�».
    Nel novembre ’79 Berlusconi ribattezza la tv Canale 5 e strappa alla Rai Mike Bongiorno. Il 7 giugno ’80 la Corte costituzionale concede alle tv commerciali la facoltà di trasmettere via etere, ma solo in ambito regionale, e sollecita il Parlamento a varare una legge di sistema. Il ministro delle Poste Michele Di Giesi (Psdi) promette: «Presto faremo una buona legge». Ma subito Berlusconi lo zittisce: «Non c’è bisogno di alcuna legge, perchè il mercato ha in sè gli anticorpi necessari a provocare una autoregolamentazione del sistema televisivo privato». La legge si arena e Berlusconi, in tre anni, scorrazza pressochè solitario nel Far West delle antenne, facendo incetta di ponti ed emittenti.
    Il 17 marzo 1981 esplode lo scandalo P2, col ritrovamento degli elenchi degli affiliati negli uffici di Gelli: c’è pure Berlusconi, insieme a politici, ministri, generali, giornalisti, imprenditori, faccendieri. Arrestati Gelli, Calvi e Carboni. Il Cavaliere, per nulla mortificato dallo scandalo, chiede alla Corte costituzionale di consentire anche alle tv private di trasmettere a livello nazionale. Ma il 22 aprile la Consulta risponde picche: monopolio Rai per le trasmissioni nazionali, private solo su scala locale e regionale, salvo autorizzazione del ministero. Berlusconi se ne infischia e aggira il divieto col sistema dell’ «interconnessione», che lui stesso spiega così: «In gergo si chiama �??pizzone�?�: è il nastro madre che, riprodotto, può essere mandato in onda su tutte le stazioni regionali anche cinque giorni dopo, dando l’impressione agli ascoltatori di un programma trasmesso in diretta su tutto il territorio nazionale». Nel 1982 la Rai lo denuncia alla magistratura per violazione di tre sentenze della Consulta. Lui la accusa di «terrorismo ideologico». Ma viene denunciato anche dall’Anti, l’associazione delle altre emittenti locali. Si muovono vari pretori: Biagio Tresoldi di Palermo dà torto a Canale 5, Francesco Lalla lo condanna a due mesi di arresto con la condizionale per trasmissioni nazionali senza concessione. Lui intanto fa altri acquisti: nel settembre ’82 Italia1 da Rusconi e nel giugno ’83 Sorrisi e Canzoni tv da una consociata dell’Ambrosiano. Achille Occhetto, della direzione del Pci, denuncia inascoltato: «L’operazione che ha portato al costituirsi di un monopolio privato accanto a uno pubblico è quella prefigurata e voluta da Licio Gelli».
    Nell’agosto 1983 scende su Arcore la manna dal cielo: l’amico Craxi diventa presidente del Consiglio. Ma Montanelli lo attacca duramente sul Giornale, dandogli del «padrino» e del «guappo di cartone». Craxi, il 27 agosto, protesta al telefono con l’amico Silvio (intercettato dalla Guardia di Finanza, che lo sospetta di traffico di droga, in un’indagine poi archiviata): «Montanelli è una merdolina, l’atteggiamento di ostilità continua, ne tireremo le conseguenze…». Berlusconi tenta di rabbonirlo: «Vedrai, Bettino, ora vado al Giornale, batto i pugni sul tavolo, mi impongo io. E se il signor Montanelli continua… lo mando a cacare, al diavolo, lo mando affanculo, gli taglio i soldi». Poi, più modestamente, chiama il condirettore Biazzi Vergani, uomo di provata fede, e gli raccomanda di trattare bene Craxi: «Ho fatto tanto per aiutarlo per la campagna elettorale a Milano… �? quello che ci deve fare la legge sulla televisione… E poi ci ha in giro gli Andreotti, i Forlani, tutta ‘sta gente qui, che è gente di buon senso…». Ma si raccomanda: «Non dire niente a Indro».
    Craxi evita accuratamente di rinnovare il Cda Rai, scaduto da tempo e lascia nei posti chiave della tv pubblica vari dirigenti i cui nomi compaiono negli elenchi della P2 (Giampaolo Cresci, Gino Nebiolo, Franco Colombo, Gustavo Selva). Poi nominerà un nuovo presidente, Enrico Manca, che pure risultava nella lista di Castiglion Fibocchi (anche se l’interessato ha smentito).
    Nel 1984, raccomandato da Craxi a Mitterrand, monsieur Berlusconì inizia la campagna di Francia con La Cinq e, in agosto, acquista Rete4 da Mondadori. Ormai controlla l’80% dell’emittenza privata. Ma gli resta un ostacolo da rimuovere: la Legge e chi deve farla rispettare, la Magistratura.
    Il braccio inutile della legge
    Nel pomeriggio del 16 ottobre 1984 i telespettatori del Piemonte, dell’Abruzzo e del Lazio non trovano più le tre reti Fininvest. Oscurate. Alle 20.20, su Canale 5, Italia1 e Rete4 compare una scritta: «Per ordine del pretore è vietata la trasmissione in questa città del programmi di… regolarmente in onda nel resto d’Italia». Cos’è accaduto? I pretori Giuseppe Casalbore di Torino, Eugenio Bettiol di Roma e Nicola Trifuoggi dell’Aquila hanno decretato la disattivazione degli impianti (i «ponti di frequenza») e il sequestro dei «pizzoni» (le cassette preregistrate) che consentono alle tv regionali affiliate al circuito berlusconiano di trasmettere in «interconnessione» su scala nazionale senza permesso ministeriale. Ma – come spiega Casalbore all’Unità – «nulla vieta a queste tv di mandare in onda programmi prodotti localmente, ad esempio un bel dibattito sul pretore che fa i sequestri». Nessun oscuramento, dunque. Ma la Fininvest, per drammatizzare la situazione, decide di auto-oscurarsi, attribuendone la colpa ai giudici. E il 17 ottobre tutti i giornali parlano di «oscuramento» e «serrata dei pretori»: la versione berlusconiana, falsa e bugiarda, diventa verità di fede. Il popolo dei Puffi, di Dallas e di Uccelli di Rovo, debitamente arruolato dalla propaganda Fininvest, si mobilita: tempesta Palazzo Chigi, giornali, preture e Rai con telefonate di fuoco, mentre il Cavaliere minaccia un referendum popolare. Casalbore deve chiedere alla Sip di cambiare numero di telefono, visto che anche casa sua è bersagliata dalle proteste. Inondata di telefonate anche la vedova del giornalista sportivo Renato Casalbore (morto a Superga con il Grande Torino), che ha la colpa di chiamarsi come il giudice.
    Quel che accade poi lo racconta Giuseppe Fiori ne “Il Venditore” (Garzanti). Berlusconi revoca l’auto-oscuramento a Roma per mandare in onda uno speciale del “Costanzo Show”, condotto dal confratello piduista Maurizio: due ore di piagnisteo con varie star da riporto. Ecco l’irresistibile cronaca di Sergio Saviane per l’Espresso: «Alle 10 della sera comincia la veglia al catafalco della defunta Rete4, officiatore Costanzo, listato a lutto. �? un Costanzo scolorito, smunto, gli occhi segnati dal dolore, la lacrima in agguato… Il momento è carico di attese, e di dentiere. Si invoca una prece. Ci sono registi zoccoloni con lutto all’occhiello, attori e mezzibusti con la cravatta scura, pubblicitari moribondi… Piangono sconsolate le matrone in gramaglie rimaste vedove di Canale5, la Silvana Pampanini in dentiera da mezzasera, la suocera del pubblicitario in coma per la scomparsa di Dallas… Gava, ministro delle telecomunicazioni e delle telespeculazioni napoletane, non contento di aspettare da otto anni questa benedetta legge, dice: �??Bisogna ancora studiare il problema, cosa che mi accingo a fare immediatamente�?�. E poi dicono che i nostri ministri sono dei coglioni. Ma se non fanno altro che accingersi…».
    Gli «Speciale black out» si susseguono su tutte le reti Fininvest, che strillano all’oscuramento anche se sono regolarmente accese. Il Corriere della sera affida al costituzionalista Vezio Crisafulli il compito di ricordare, in perfetta solitudine, che Berlusconi ha violato la legge e «i pretori hanno ragione». Ma la politica che conta sta con Berlusconi: il Psi dell’amico Bettino, il Psdi del piduista Pietro Longo, la destra Dc, i radicali di Pannella.
    Silvio comanda, Bettino risponde
    Il 20 ottobre Berlusconi, allarmato per le fibrillazioni dei pubblicitari, vola a Roma per un’udienza riservata da Craxi, in partenza per una missione diplomatica a Londra. Chiede un decreto urgente, ma il ministro delle Poste Antonio Gava (sì, Gava) si mette di traverso: «Sarebbe un errore agire in termini di conflitto con l’autorità giudiziaria, che interpreta le norme esistenti». Craxi però non sente ragioni. Da Londra convoca un consiglio dei ministri straordinario per la sera stessa. Poi anticipa il rientro a Roma e firma a tempo di record il «decreto Berlusconi», che annulla le ordinanze dei pretori e le sentenze della Consulta, legalizzando l’illegalità. Mai visto nulla di simile neppure per l’alluvione in Polesine e i terremoti nel Belice, nel Friuli e in Irpinia. Provvedimento «eccezionale e temporaneo», spiegano i socialisti, in attesa della legge sulle tv, data per imminente (invece la faranno solo nel 1990: la Mammì). «Craxi è un uomo provvidenziale», flauta riconoscente il Cavaliere. E aggiunge il suo personale concetto di legalità: «Il pubblico non ha sentito la nostra attività come un reato, ma anzi l’ha giudicata un beneficio che gli volevano ingiustamente togliere».
    Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Così, il 28 novembre la Camera, grazie ai franchi tiratori di un pezzo della Dc e del Pri, boccia il decreto perchè incostituzionale: 256 voti contro 236. E il 3 dicembre i tre pretori reiterano il sequestro degli impianti. Craxi li investe a male parole. «Non ho mai visto – commenta Casalbore – che a una diffida fatta a un imputato rispondesse un comunicato durissimo della presidenza del Consiglio». Non si usava, allora. Comunque, il 6 dicembre, Craxi impone un secondo decreto, il Berlusconi bis, ponendo la fiducia e minacciando la crisi di governo e le elezioni anticipate se non verrà convertito. E infatti, il 31 gennaio 1985, viene approvato a maggioranza. Berlusconi è salvo, insieme a ciò che ha di più caro: la pubblicità. Ai due decreti incostituzionali seguiranno tre leggi televisive, sfornate da tre diverse maggioranze: la Mammì del ’90 (Pentapartito), la Maccanico del ’98 (Ulivo), la Gasparri del 2004 (Cdl). Tutte su misura di Berlusconi. Tutte incostituzionali. Quel giorno di 20 anni fa, con largo anticipo sul ’94, il Cavaliere scese davvero in campo, assunse il controllo del Parlamento e non lo mollò più. Dieci anni prima di candidarsi.

  12. grazie David e p.c. Marco Travaglio.

    Grazie ironico anche a Craxi ed a tutti quegli italiani complici di aver favorito il ventennio di merda della nostra Nazione. Grazie anche agli attuali leccaculo del piduista che per mantenere il loro già vergognoso (per importo) stipendio difendono altrettanto vergognosamente la moralità del loro leader (si pronuncia lader), incolpando i Magistrati di accanimento giudiziario contro l’unico italiano innocente ad personam.

    E per scaramanzia non voglio già ringraziare il Pd & altri per l’eventuale disonorevole azione di salvataggio del pregiudicato nell’intimità del voto segreto.

    Ciao David e buona settimana a tutto il condominio. robi

  13. Ciao David, mi permetto di aggiungere alcune cosette che, ricordando a memoria, conteneva il programma di Propaganda Due e che il centrodestra del Cainano ha fatto oppure ha tentato di fare. Per esempio portare il Consiglio superiore della magistratura sotto il controllo dell’esecutivo (ci hanno provato), separare le carriere dei magistrati (ci hanno provato), rompere l’unità sindacale (ci sono riusciti) abolire il monopolio della Rai (ci sono riusciti), stabilire la responsabilità civile dei magistrati (ci hanno provato), modificare le norme in materia di reati di eversione, anche tentata, nei confronti dello Stato e della Costituzione (lo hanno fatto, zitti zitti e all’insaputa di tutti).

    Però, ho l’impressione che l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. Sarebbe interessante fare una ricerca. Dove lo trovo il programma integrale della P2?

    Buona serata a te ed a tutto il condominio.

  14. Che belle coincidenze metti in fila Carlo, mi hai fatto venire anche a me la curiosità di procurarmi il programma della P2. Chissà se c’è in rete. Ora sono in viaggio. Il primo che lo trova fa un fischio.
    Buonanotte
    David

  15. Caro David e caro Carlo, se avete tempo e voglia
    http://www.loggiap2.com/piano_di_rinascita.htm

    Io lo so’ praticamente a memoria, e nell’arco degli ultimi 20 anni vi giuro che non v’e’ un punto che non sia stato perseguito dai governi di sua nanezza.

    Hasta
    Zac

  16. questo libro non lo conoscevo, mi stuzzica e non poco… lo comprerò, se lo trovo… 🙂

  17. Ti avviso che non e’ un romanzo, ma una raccolta di documenti e dichiarazioni, credo lo si trovi ancora da feltrinelli, ti ci vuole pazienza e uno stomaco forte per leggerlo tutto, vi trovi episodi davvero al limite dell’indicibile.

    Hasta
    Zac

  18. Ciao Zac
    Libro assolutamente da leggere, è li in bella vista in casa mi davanti al divano come a voler funzionare da avviso… della serie vi domandate come mai stiamo sulle balle…
    hasta

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