Il Blog

Mancava.

In Politica on novembre 26, 2013 at 8:07 am

Dopo i cerebrolesi dentro alla casa di plastilina.

Dopo i figli delle mamme viagrine costretti a sognare un futuro da Nureyev fra le mura paraculate della De Filippi.

Dopo gli attori falliti e inguardabili paracadutati in una finta isola deserta.

Dopo gli improbabili chef che non sanno come si affetta una cipolla, ma che sbavano di fronte a Cracco.

Dopo le ugole d’oro farlocco che si credono dei novelli Sinatra solo perche’ di fronte hanno un tossicodipendente dedito alla musica.

Ebbene, dopo tutte queste porcate, ecco che la “rossa” raitre lancia il suo personale reality.

Diventare uno scrittore.

Ho deglutito.

Diventare uno scrittore.

Non v’e’ piu’ limite alla decenza, o alla demenza, come preferite.

 

Allora li ho immaginati, i miei capisaldi.

Da Dostojewsky, che passava piu’ ore di fronte alla pallina della roulette rispetto al foglio intonso, a Sepulveda, che per scrivere cinquanta pagine riempie cento moleskine, per poi sottrarre, sottrarre, sottrarre.

Da Kerouac a Fante a Borroughs a Ginsberg, gonfi di allucinogeni e pronti a qualsiasi esperienza prima di inforcare la penna, a Charles, Henry, Hank, Chinasky Bukowsky, attaccato alla bottiglia dalla nascita sino all’ultimo giorno della vita, che scriveva solo dopo aver vomitato e si alzava dal letto solo e soltanto dopo essersi masturbato.

Da Coloane, imbarcato sui pescherecci a caccia di balene, laggiu’ in Patagonia, al maledetto Baudelaire, intento a fumarsi piu’ oppio possibile.

 

E potrei continuare per giorni.

 

Cosi’ mi tocca scoprire che nel 2013 bisognerebbe leggere un trafiletto alla presenza di De Cataldo per sentirsi dei nuovi Dumas.

Per cortesia, ridateci gli analfabeti, che la scrittura non e’ per i vostri format.

 

Se davvero volete sapere come scrive uno che lo sa fare, fiondatevi dall’amico Barabba, e leggete un racconto a caso, se mi posso permettere ve ne’ consiglio uno breve

http://magaridomani.wordpress.com/2013/01/19/la-carie-reprise/

mentre ve lo starete gustando sappiate che non ci sara’ mai una De Filippi che suona il campanello dell’inimitabile Oliviero.

E questa e’ una fortuna.

  1. Ciao Zac
    che dire se non tanta tristezza…
    Direi che scrittori si nasce. Vero che si può anche imparare, ma uno sostanzialmente ha la scrittura dentro. E di solito queste cose non vanno di pari passo con televoto e nominations
    Hasta

  2. Caro Compagno Ernest, ci si puo’ anche diventare, scrittori, ma il percorso e’ ben diverso da quello di un reality, manca solo che ne’ facciano uno per diventare pittori, allora si’ che m’incazzo di brutto.

    Hasta
    Zac

  3. Grazie Zac, è sempre un onore. Su Materpiece, o come è stato ribattezzato su twitter Masterpiss, che dire… quello che mi fa più rabbia è che dietro c’è gente anche intelligente, dallo stesso De Cataldo all’autore Massimo Coppola, che è stato un ottimo documentarista poi convertitosi all’editoria (Isbn edizioni), ma hanno anche due ego ipertrofici e rimbalzano qualsiasi critica; per mesi hanno gridato in giro che stava per arrivare un programma che avrebbe portato finalmente la letteratura in tv (c’era l’ottimo Cultbook che nessuno cita e che faceva davvero venire voglia di leggere) ma soprattutto un programma nuovo, rivoluzionario. Bene, io la prima puntata l’ho vista, di nuovo non c’erano nemmeno le lampade con cui illuminavano lo studio, la formula trita e ritrita della giuria, degli almeno due sì su tre per passare, la suspense prima del verdetto, la scheda personale dei concorrenti con enfasi sugli aspetti più drammatici delle loro vite, De Carlo che indossa la maschera del giurato spietato e iroso, che strappa fogli e lancia manoscritti, e via dicendo. Poi ci sono gli scritti; non posso parlare dei manoscritti dei concorrenti perché non li ho letti, non li conosco, il format prevede che vengano lette poche righe (ma davvero due o tre) per ogni opera, capite bene che equivale a non leggerle affatto, e qui si nasconde l’ingranaggio più sporco del meccanismo: lo spettatore, chiamato anche’egli a giudicare, in quanto potenziale futuro lettore, non può giudicare l’opera ma solo l’autore, o meglio il personaggio autore, ascolta la sua vita così come viene raccontata nel programma, ne valuta l’aspetto esteriore, pondera la simpatia di quell’uomo o quella donna. Chi difende il programma sostiene che aiuterà a vendere più libri; no, aiuterà a vendere più scrittori senza libri. Un amico mi ha chiesto come avrei concepito io il format: ammesso che fosse stato proprio necessario fare un talent, avrei annullato la personalità dell’autore, sarebbe stato anonimo, privo di volto, sconosciuto agli stessi giurati, i suoi scritti letti da attori, il modello delle pubblicazioni scientifiche, in cui lo scritto di uno studioso è sottoposto a un relatore sconosciuto, che a sua volta non conosce il nome dell’autore, per evitare condizionamenti personali, ma l’autore, nel mio format, pur nell’anonimato, avrebbe continuato a fare quello che ci si aspetta da lui, ovvero fare l’autore.

  4. Bellissima intuizione carissimo Zac.
    Siamo in un periodo della storia in cui c’è un fiorire di scrittori, improvvisati, che fa paura. Tutti scrivono, dagli attori agli sportivi, da coloro che hanno subito un torto a quelli che hanno avuto fortuna, un Travaglio che ne spara a catena, un Vespa che è scatenato, dai giornalisti diventati famosi per un libro, ai magistrati per le loro storie. Da un comico alla Littizzetto, a un comico alla Paolo Rossi. Presentatori, allenatori e anche preti, tutti scrivono ed allora ecco che l’immancabile Tv coglie al balzo l’occasione: provare se, tra chi scrive (ragazzi o no), c’è un talento vero. Chissà.

    Basta fare un salto in libreria per capire che molti di quelli che hanno assunto ad un minimo di notorietà si sono messi a scrivere.

    Tuttavia, tra tanti scrittori che non lo sono per professione, ogni tanto si scopre una perla. Per esempio, non so se Gianrico Carofiglio o Michela Murgia, sono “scrittori di professione”, ma so che i loro libri li leggo volentieri.

    Un abbraccio. Ciao.

    (P.S. Non ho nessun libro di Vespa, nessuno di Travaglio, nessuno di Stella e compagnia giornalistica) Ho il libro di Paolo Rossi e di Don Gallo sulla Costituzione.

  5. @speradisole: Michela Murgia non so, Carofiglio ha lasciato la magistratura al termine dell’incarico parlamentare nella scorsa legislatura, ora si dedica alla scrittura a tempo pieno. In realtà in Italia saranno in dieci in tutto coloro che possono permettersi di fare solo gli scrittori, purtroppo quando qualcuno dice di fare lo scrittore di professione e non è Ammaniti, significa che buona parte del suo mutuo è pagato da attività collaterali, nella migliore delle ipotesi fa l’editor, altrimenti il ghost writer per i vari scrittori-non-scrittori (e se hai letto l’ultimo di Carofiglio, “il bordo vertiginoso delle cose” sai di cosa parlo, e se ne accenna anche nell’ultimo romanzo di Malvaldi, “Argento vivo”) o peggio ancora l’insegnante di corsi di scrittura creativa, talvolta diventandone imprenditore (vedi l’ex guru di Renzi, Baricco e la sua “scuola holden”). Eccetto l’ultimo deprecabile esempio, del tutto assimilabile, sul piano dell’etica professionale, al programma di cui si parla nel post di Zac, le altre attività nel mondo dell’editoria sono nobili e dignitosissime (nel caso del ghost writer , la colpa, a mio avviso, non è di chi per mangiare scrive per qualcun altro, ma di chi, per darsi un tono da intellettuale, appalta e firma un libro che nemmeno legge), è inevitabile però che il mondo dell’editoria diventi autoreferenziale; ora non voglio scadere nella vulgata “che lavoro fai? – lo scrittore – si va be’ ma come lavoro vero intendo”, ma un dialogo di questo tipo cela non poca saggezza, se Bukowski non avesse fatto mille lavori, non avrebbe mai scritto Factotum, quindi per concludere ritengo che se anche uno ha la fortuna e il talento di vivere con i propri libri, ha il dovere se non di lavorare quantomeno di dedicarsi ad un’attività estranea a quella editoriale, e più questa attività è considerata umile tanto più rende l’intellettuale degno di tale titolo; una volta il giornalista Antonello Piroso, intervistando il giudice Nicola Gratteri in occasione dell’uscita di un suo libro sulla ‘ndrangheta, gli chiese cosa facesse nel tempo libero, Gratteri venne spiazzato dalla domanda, e con un balbettio che tradiva sincerità confessò “Zappo”, “Zappa?” chiese Piroso per accertarsi di aver capito bene, “Sì” rispose Gratteri “mi piace zappare la terra”. E ora che ci penso avrei potuto riportare solo questo aneddoto invece di scrivere tutto sto pippone…

  6. Essendo figlia di tutto quel mondo lì, quello del Grande Fratello, che ho visto per intero solo quando c’era Luca Argentero (ci fa anche rima), ma cavolo, c’era Luca Argentero, per la sua visione questo ed altro ;), e soprattutto di Amici, che ebbene sì, tendenzialmente guardo ancora, come potevo non provare anche Masterpiece?
    Ho visto entrambe le puntate. La prima per curiosità. La seconda perché tanto ero sveglia e peggio della prima non poteva essere.
    Non credo che sia un programma che abbia un senso, sfiderei anche il più grande scrittore a scrivere su un tracciato obbligatorio in mezz’ora, in quelle condizioni, con gli occhi di tutti puntati addosso. Quella prova, per il concetto che io ho di scrittura, cioè di qualcosa che libera, che nasce spontaneamente, chissà quando chissà dove, non certo perché qualcuno ti ha imposto che proprio adesso, da qui a mezz’ora, tu DEVI scrivere come ti sentiresti se fossi cieco. Essere scrittori non significa, suppongo, svolgere un testo delle medie. Per inciso, credo che molti testi delle medie siano migliori di quelli che riescono a produrre quelle quattro promesse della letteratura italiana.
    Un talent sulla scrittura è ambizioso come progetto, pure complicato. Era molto poco probabile, secondo me, che riuscisse bene. Ti ho già detto che guardo Amici, si può dire da sempre. La differenza tra Amici e Masterpiece è la seguente, per me: mentre guardo una ballerina che fa miliardi di pirouettes percepisco che dietro ci sia un certo lavoro. Voglio dire: io non saprei farne nemmeno mezza. Ad Amici ballano e cantano molto e si può capire chi è bravo e chi si è improvvisato artista due giorni prima. Sto dicendo che, mettendo da parte il fatto che questi programmi guadagnano soldi sopra i sogni delle persone (in certi casi solo sopra la loro voglia di apparire, ma non sempre), Amici è migliore di Masterpiece, perché nessuno può improvvisarsi ballerino classico in un mese e la preparazione c’è e si vede.
    A Masterpiece parlano più che altro dei drammi dei wannabe scrittori, poi leggono tre righe e da quelle tre righe io, da casa, dovrei capire un talento. Tre righe in un libro che cosa sono? Niente. Perciò io da casa posso pure pensare che saprei fare molto molto meglio, se volessi, e che quei quattro si sono improvvisati, diciamo scrittori, il giorno prima.
    È un programma che non ha senso, mi piace solo Massimo Coppola. De Carlo è anche insopportabile, oltre tutto il resto.
    Detto questo, è probabile che continui a vederlo, almeno un altro po’.
    Probabilmente ho scritto un commento poco logico e anche un po’ confuso, ma insomma, ormai l’ho scritto e non lo cancello. 😉
    Buona serata e grazie mille per i link che mi hai lasciato nell’altro post, mi piacciono i tuoi colori e poi i quadri mi sembrano originali, non che ne veda molti io. Con l’arte ho un rapporto solo leggermente migliore di quello che ho con le pirouettes! 🙂

  7. Caro Zac,
    ho visto per ora solo la prima puntata. Nemmeno tutta perchè mi sono addormentato.
    Impresa difficile coniugare scrittura e un contest adatto ad una formaula televisiva.
    Ciò nonostante parla di libri, di scrittori e questo, di per se, è già cosa buona.
    Il mondo dell’editoria sta vivendo momenti di crisi a doppia cifra. Anche se solo come pretesto, trovare una trasmissione che ne faccia parlare male non fa.
    Poi al limite c’è sempre la scatolina magica, quella coi numerini per cambiare canale o, ancora meglio, per spegnere lo schermo ed immergersi in un libro vero.

    con affetto
    syl

  8. Caro maestro Barabba, non solo mi appasionano i tuoi scritti, pure i commenti sono da incorniciare, grazie di cuore.

    Hasta
    Zac

  9. carissima Spera, ho sorriso, hai specificato che non hai un libro di Vespa, che e’ come dire che io non ho un vessillo del milan in casa, grande Spera!!

    Anch’io adoro Michela Murgia.

    Ciao
    Zac

  10. Non l’ho visto…ma da appassionato di letteratura (e scrittore, o meglio solo scrivano per diletto) gli darò un’occhiata…non so se faccia bene o male, ma in fondo , si diceva ,l’importante è che se ne parli,anche se può dare una visione distorta di come stanno realmente le cose.. In fondo la prima musica sinfonica l’ho ascoltata nelle pubblicità dello Stock 84 (Beethoven) o dell’Olio Sasso (Peer Gynt)…poi me la sono cercata per conto mio e ho scoperto un bel mondo, che mi fa compagnia tutt’ora…

  11. Cara Elisa, fra tutti aspettavo te, speravo che commentassi per comprendere il pensiero di una ragazza giovane con le palle quadre e la mente attiva.
    Ebbene, pur condividendo il tuo rapporto con “amici”, dato che io alla tua eta’ guardavo “drive in”, non credo e non credero’ mai che per far emergere una personalita’ artistica (attenzione, ho scritto artistica, non manageriale o quantaltro) sia necessario la presenza di
    a)una telecamera
    b)una truccatrice
    c)un copione
    d)delle lacrime a orologeria
    e)un considerevole numero di liti
    f)il televoto.

    Soffermiamoci sulla danza, per diventare una ballerina che pratica l’arte come professione la strada e’ ben diversa, difatti non mi risulta che alcun concorrente di quella farsa attualmente danzi alla scala o all’opera’ di parigi.
    Ti porto un esempio: la figlia di una mia cara amica danza, danza da sempre, senza l’ausilio del pubblico che la deve votare, s’e’ fatta un mazzo tanto alla scuola di danza sin da giovanissima, poi ha partecipato a diversi concorsi in giro per l’Europa (ma non grazie al televoto) e a oggi danza a Parigi. ma non ha ancora finito gli studi, quindi puo’ anche essere che una volta laureata possa intraprendere la professione per la quale ha studiato.
    Proviamo ora a girare questo quadretto a un concorrente della De Filippi, circondato da persone che lo fanno letteralmente sognare ad occhi aperti (e far sognare l’impossibile a un diciottenne e’ facilissimo), immerso in un mondo di cartavelina che altro non fa’ che ingannare i partecipanti, altro che future ballerine professioniste, cosi’ si creano solo delle ragazzine che vanno in depressione appena non le si caga piu’.

    Diventare artisti, in qualsiasi campo, necessita’ di fatica, sacrificio e soprattutto di anonimato.

    Hasta
    Zac

    P.S.
    Comprendo la tua possibile attrazione fisica per Luca Argentero, ma e’ solo perche’ non hai mai visto lo scrivente.
    Argentero me lo pappo a colazione.

  12. Caro Gatto, l’ultima frase e’ quella esatta “immergersi in un libro”, e aggiungo che sia un libro con le pagine di carta, non letto su di uno schermo, almeno fino a quando lo schermo non profumera’ di colla e carta appena stampata.

    Se fra sei mesi (sempre che non sopprimano la trasmissione) assisteremo ad un aumento delle vendite dei libri sara’ come dici tu, ma io credo che non succedera’, e che dentro in libreria saremo (come da anni) sempre gli stessi, ahime’.

    Hasta
    Zac

  13. Caro Massimo, se e’ per quello anch’io la prima volta che vidi Tognazzi fu nella pubblicita’ del gingerino Recoaro, ma era gia’ Tognazzi, al pari di Beethoven o Gynt.
    Lo scrivo perche’ ti invito a guardarne una puntata, una sola mi raccomando, e poi mi riferisci i nomi degli scrittori che hanno fatto la storia della letteratura che nella medesima vengono letti o solo citati.

    Ricordo che l’orario della messa in onda della trasmissione e’ tale per cui un bambino dell’eta’nella quale tu vedevi la reclame dello Stock84 e’ gia’ a letto da un pezzo.

    Hasta
    Zac

  14. Caro Zac e cari tutti,
    che bel post e che bel dibattito. Che bello, soprattutto, poter riempire le chiacchiere sui pianerottoli senza ricorrere a Berlusconi.
    Apprezzo tante delle cose che avete detto. Bacerei in fronte Barabba per come ha liquidato quel pirla di Baricco, abbraccerei Spera per la sua distanza siderale dai libri scritti in questi anni dai giornalisti, mi toglierei il cappello davanti alla giovane Elisa che subisce il fascino (!) di Luca Argentero e non si vergogna a dirlo.
    Quanto a me, negli ultimi 45 anni ho prevalentemente scritto per vivere ma ho sempre saputo di non essere uno scrittore. Ho scoperto presto che uno scrittore è qualcuno che si sveglia alle 5 o alle 6 del mattino, si piazza davanti a un foglio bianco e scrive fino alle 9, le 10 del mattino, poi comincia a vivere. Jean Paul Sartre, Alberto Moravia, Gabriel Garcia Marquez facevano così. Poi ce ne sono altri che vivono in una bolla allucinatoria fino al calar della sera e soltanto quando è buio, e le allucinazioni quotidiane entrano nel metabolismo, cominciano a scrivere in bilico tra sonno e veglia. Questo è Bukowski, Kerouac, Bunker. In entrambi i casi, però, tutti questi scrittori non hanno la più pallida idea di cosa scriveranno. La forma e il senso delle cose verranno dopo, in corso d’opera. Perché scrivere per loro è una necessità, un’urgenza, che viene prima di qualunque altra cosa, prima dei soldi, prima degli affetti, anche prima dei bisogni fisiologici. Bukowski passava le notti a scrivere racconti che gli avrebbero procurato una somma certamente inferiore a quello che avrebbe perso in un solo pomeriggio alle corse. Ma questa sperequazione lui proprio non la notava.
    Gli scrittori, a mio avviso, sono fatti così. Sono dei missionari della testimonianza culturale del loro tempo. O meglio, lo erano. Ora non ce ne sono più. In Italia meno che mai. E il fatto che nasca un cazzo di programma come quello di cui avete parlato, è per me una sorta di certificato di morte, una lapide che purtroppo chiude il discorso per sempre. Potrei fare lo stesso ragionamento sul cinema, ma ve lo risparmio. Internet e l’era digitale ci hanno regalato tutto questo.
    Riesco a consolarmi solo quando rientro in condominio.
    Vi auguro una buona giornata
    David

  15. Cari lettori, carissime lettrici, il sig. David Grieco, qui sotto dichiara:

    “ho sempre scritto per vivere ma ho sempre saputo di non essere uno scrittore”

    Egli mente, gentili lettori, in modo lapalissiano, si vede che non ha imparato l’arte della bugia da quello di arcore.

    E per provarvi cio’ che affermo, concedetevi cinque minuti e leggetevi l’articolo sottostante, comparso nel 2003 sull’Unita’.

    “Volete il Sordi privato? Ve lo racconto io…”
    di David Grieco

    Ho incontrato per la prima volta Alberto Sordi all’inizio degli Anni Settanta grazie all’Unità. Mi trovavo in prima fila alla conferenza stampa del film Detenuto in attesa di giudizio di Nanni Loy. Sordi descriveva il calvario del suo disgraziatissimo personaggio nelle patrie galere e io ridevo senza ritegno. Non ce la facevo a trattenermi. Lui mi guardava spazientito. «A’ regazzi’, questo è un film drammatico, quann’è che la smetti de ride?!…» E scoppiò a ridere anche lui. Il racconto di una vita Da quel giorno, diventammo amici. Andavamo periodicamente a pranzo insieme. A pezzi e bocconi, Alberto mi ha raccontato tutta la sua vita. Non ho mai pensato di farne un libro perché non ho mai saputo come restituire attraverso la scrittura le centinaia di risate che mi sono fatto. E anche adesso che non c’è più, non riesco a smettere di ridere. Probabilmente, continuerò a ridere anche al suo funerale. Ma per fortuna, sono convinto che non sarò il solo. Il funerale di Alberto Sordi me lo immagino tale e quale all’estremo saluto alla bara del capocomico della compagnia di avanspettacolo nell’episodio finale del film I Nuovi Mostri, con Alberto che prima piange il caro estinto e poi lo piglia per i fondelli, facendo scivolare nella fossa i colleghi e le sciantose che si sganasciano dalle risate. Sempre in quei primi Anni Settanta, l’Università di Roma mi chiese di convincerlo a tenere un seminario sul mestiere d’attore. Quando gliene parlai, Alberto rabbrividì. «Ma che sei matto?! Io, all’Università? Ma lo sai che ho preso la licenza media per miracolo?!». Gli risposi che mi trovavo nelle stesse condizioni, e che non mi sembrava una cosa di cui vergognarsi. Col passare delle settimane, lo convinsi. Ma quando varcammo la soglia dell’ateneo, Sordi mi sussurrò in un orecchio: «Me caco sotto». Naturalmente fu un trionfo, un’apoteosi. E da lì nacque quel capolavoro di televisione che fu la Storia di un italiano realizzata da Giancarlo Governi attraverso il montaggio di tutte le sue interpretazioni. Perché Alberto Sordi ha impersonato soprattutto i difetti degli italiani, gli italiani opportunisti, gli italiani vigliacchi, senza mai preoccuparsi del danno che ciò avrebbe potuto arrecare alla sua immagine. La sua capacità di leggere la realtà senza pietà era la sua più grande virtù, e lui lo sapeva. Infatti, Sordi rimproverava spesso ai giovani attori comici emergenti una mancanza di coraggio. «Questi se guardano allo specchio, so’ preoccupati de come verranno sullo schermo. Vonno sembra’ sempre, boni, belli e bravi. Io me so’ sempre imbruttito, incarognito, incialtronito. Perché quello sullo schermo nun sei te, è er personaggio». Quando, agli albori della carriera, Sordi interpretò il «compagnuccio della parrocchietta» nel film Mamma mia che impressione scritto da Zavattini e diretto da De Sica, lo convocarono in Vaticano. Un alto prelato lo rimproverò severamente per aver rappresentato in modo troppo caricaturale i ragazzi dell’oratorio. Alberto era intimidito, non sapeva come giustificarsi. Ma in quel momento, per sua fortuna, entrò nella stanza un giuggiolone alto alto, pieno di foruncoli, con i calzoncini corti. Sordi prese la palla al balzo e lo indicò al prelato. «Ma non lo vede, reverendo? Nun so’ mica io, so’ loro che so’ così!». Sempre a proposito dei colleghi, bisogna dire che Alberto era sempre sinceramente ostile verso la concorrenza. Diceva che Tognazzi cucinava male, Gassmann era trombone, e Manfredi terribilmente tirchio, molto, ma molto più tirchio di lui. Salvava solo Mastroianni. Secondo Alberto, Marcello non era abbastanza bravo perché era troppo bello, e non era certo colpa sua. Una volta, a Nizza, Roberto Benigni mi chiese di presentarglielo. Benigni aveva appena interpretato Il Pap’occhio di Renzo Arbore e assalì subito Sordi con la sua innata allegria. «Sa, abbiamo fatto questo film e ci siamo divertiti un mondo!». Alberto lo guardò con sospetto e lo pugnalò all’istante. «Sai caro, quando noi se divertimo troppo, finisce che er pubblico nun se diverte pe’ gnente». Detto ciò, si incamminò verso la sua stanza insieme a una bella giornalista francese che sembrava ipnotizzata dal suo sorriso panoramico. Che successo con le donne Con le donne, Alberto aveva un successo travolgente. A dimostrazione del fatto che, negli uomini, la simpatia seduce di gran lunga più della bellezza. Infatti, alcune delle attrici più affascinanti del mondo si sono innamorate di lui e gli hanno chiesto invano la sua mano. Faccio un nome per tutte. Shirley Mac Laine. Lei e Alberto si incontravano in segreto a Londra, di tanto in tanto. E si facevano anche un sacco di risate. Alberto viveva in perenne contraddizione e questa era la sua forza. Incarnava sullo schermo, senza alcun timore, tutti i peccati capitali. Prendete l’orrendo trafficante di ragazzini del Giudizio Universale. Ma in cuor suo aveva paura di finire all’Inferno. Una volta scrissi una parte apposta per lui nella sceneggiatura del film Mortacci di Sergio Citti. Doveva interpretare il guardiano del cimitero. Lui prima accettò, ma improvvisamente, all’ultimo momento, si tirò indietro. Si giustificò dicendomi con voce incrinata: «Tu sei giovane, ma io a certe cose ce devo pensa’. Quando arrivo lassù e me presento a San Pietro, se quello me chiede “Ma tu non sei quello che ha fatto Mortacci?” io che gli rispondo? Se gli dico di sì, quello me manna subito de sotto, che te credi?» Nei primi Anni Ottanta, non appena la sua vertiginosa carriera subì una lievissima battuta d’arresto, Sordi cominciò a rimuginare su come uscire di scena. «Per un attore, non c’è niente di peggio di non accorgersi che è finita. Quando non farò più ridere, sta tranquillo, me ne accorgerò prima di chiunque altro. Allora me ne andrò a vivere a Montecarlo, mi comprerò un bastone con un bel pomello d’avorio, e al primo che mi incontra per strada e mi fa “Albertone, facce ride!” gli darò una mazzata in testa che ce lo lascio secco». Sotto i riflettori, sempre Invece, non è andata esattamente così. Alberto è rimasto sotto i riflettori fino all’ultimo, e a volte ha finito per smarrire il suo straordinario senso della realtà. Ha alternato interpretazioni memorabili, come nel Romanzo di un giovane povero di Scola (1995), ad altre un po’ ingrate. Penso al vetturino di Nestore l’ultima corsa (1994) dove Alberto Sordi, nonostante avesse abbondantemente passato i 70 anni, si faceva truccare da vecchio. E penso anche a Incontri proibiti (1998), dove il copione dava ad intendere che Valeria Marini si era innamorata perdutamente dell’ottantenne da lui interpretato. Però, c’è un errore, il più importante, che Alberto Sordi non ha mai commesso. Non ha mai voluto fare la pubblicità («Se fai la pubblicità te sputtani, perché il pubblico poi nun te crede più») e ha tenuto duro fino all’ultimo, nonostante continuassero ad offrirgli somme iperboliche. Anche nella vita privata, Sordi aveva una filosofia tutta sua. Come detto, non si è mai voluto sposare (celebre la battuta: «E che, me metto un’estranea dentro casa?») ma aveva adottato a distanza, e in segreto, centinaia di bambini in tutto il mondo. In politica, Sordi nutriva un sacro rispetto per i comunisti ma votava sempre per la Democrazia Cristiana. Nella buona e nella cattiva sorte, Alberto è rimasto fino all’ultimo amico di Andreotti. I nuovi politici li guardava con il classico disincanto romanesco. Quando un giorno gli chiesi cosa pensava di Berlusconi, mi rispose: «È un burino. Che voi fa? È cominciata l’epoca dei burini».

    Se questo non e’ frutto di una penna da scrittore io sono un cretino.

    Hasta
    Zac

    P.S.
    Non affannarti a scrivere una replica, qui non sei di fronte a un tribunale democratico, indipercui dichiaro tolta la seduta.

  16. A’ Zac,
    sei mi’ fratello, sei ‘mi fijo, sei mi’ nipote, ma sei ‘ninfame.
    Baci
    David

  17. E l’ho detto che noi due viaggiamo sulla stessa corsia mentale ;-))

    Caro Compagno Zac, di quell’orrore di trasmissione ne ho visti 5 minuti esatti, mi sono calata con la testa nel cestino della carta e tira le somme.

    Tra non molto ci vedremo costretti a scrivere “C’ERA UNA VOLTA RAI3”.

    Mi sono gustata tutti gli interventi, mi sorge una domanda per l’amica Spera:

    Ma reputi libri le puttanate del Vespa?
    Non solo non ho una sola pagina imbrattata da lui, ma è dal 2001 che non giro sulla terza camera parlamentare dedicata agli italoidioti.

    Mi sono invaghita di Michela Murgia leggendo ACCABADORA, non scrive minchiate, descrive la vita di una Regione fin dentro i suoi anfratti più nascosti.

    Adorabile David, ti puoi sminuire fino allo spasimo, non puoi impedire a Zac di lustrarti la facciata, visto che lo ha fatto lui mi astengo, anzi, chi è quel regista che da un suoi libro ha tratto L’UOMO CHE MANGIAVA I BAMBINI? ;-))

    Tornando a bomba, Compagno Zac, prova a seguire una puntata di LINEA NOTTE e dimmi se è la stessa di un anno fa o di due anni fa, di rosso a noi sta restando solo il colore mentale, il resto lo possiamo classificare EI FU.

    Restando in tema di bandiere calcistiche, ieri sera hai avuto degli orgasmi reali? ;-))

    Per inciso, non sono Torinista come hai scritto una volta, tifo per una sola squadra, il BEPPE VIOLA, ma non fa parte dei milionari ;-))

    Mi ci voleva questo calarmi nel condominio con un tema tutto sommato appagante, ora vado a leggere Barabba.

    Hasta Siempre Compagni ;-))

    Tina

  18. dopo alcuni giorni di stordimento migratorio, mi sono letto questo post e tutti i relativi commenti. Anche se non ne avevo bisogno, ho avuto molte conferme sulla grande preparazione culturale del Condominio, tanto che mi è venuta in mente la solita frase “ma cosa ci faccio io a Messina…?” (citazione da song di Roberto Vecchioni).
    Della trasmissione in questione devo dire che non ho neanche provato a vederla per negligenza e dopo la vostra pubblicità non mi sentirò neanche più negligente ad ignorarla.
    Siete stati il mio Wikipedia intelligente del pomeriggio. Grazie a tutti. robi

  19. Sto solo cambiando l’indirizzo del blog…o Robi…non fare il modesto ;-))

  20. ciao Tina, già cambi indirizzo? prego informare il modesto, cosciente che non è modestia.

  21. cara Compagna Tina, non ho avuto orgasmi calcistici, perche’ se la squadra gioca come sa’ non mi posso agitare per un Copenhaghen qualsiasi.

    Stessa corsia mentale, confermo.

    Hai ragione da vendere su Linea Notte, non solo e’ cambiata, che al limite ci puo’ stare, ma anche abbassato notevolmente il grado di intelligenza dei suoi ospiti, chiamano cani e porci.

    Hasta
    Zac

  22. Grazie a te, mio vignettista preferito, fa’ sempre bene leggere una sviolinata.

    Hasta
    Zac

  23. Qualcuno più bravo degli altri comunque ci scappa, certo non tanto da essere primi ballerini alla Scala altrimenti ci sarebbero già andati. Ricordo che una era diventata prima ballerina in una compagnia spagnola e un’altra in America. Ovviamente non ricordo il nome, ma mi sa che non lo sono già più.
    Sai perché inoltre Amici era bellissimo l’anno scorso? C’era Luca Argentero tra i giudici!!! E certo che non mi vergogno di dire che a 12 anni (o giù di lì) avevo il suo poster in camera! Il suo e quello di Sheva. Bene, dopo aver rivelato che guardo Amici e sono milanista, mi toglierete anche la chiave del condominio.

    Buona serata Zac (o devo chiamarti Luca?)

  24. Cara Elisa,
    la chiave del condominio è di competenza del portinaio. Io dell’interno 3, nel mio piccolo, posso usare la battuta finale di “A qualcuno piace caldo” (se non lo hai visto procuratelo, manca Argentero ma ci sono Jack Lemmon, Marilyn Monroe e Tony Curtis) che rimane sempre valida a prescindere: “Nessuno è perfetto”.
    Detto questo, a me fa molto piacere che ci sia un milanista in condominio. Quando il Milan ruba le partite, so già chi infamare.
    Passando alle primarie del PD, vorrei chiedervi se avete notato cosa è accaduto dopo il confronto su Sky tra Renzi, Cuperlo e Civati. Sono partiti i sondaggi su tutti i giornali, e in TUTTI I SONDAGGI Civati è risultato vincitore del confronto con percentuali superiori al 50%. Secondo è risultato sempre Renzi, con percentuali intorno al 30-35%, e Cuperlo è giunto sempre terzo con percentuali decisamente inferiori al 20%. Da notare che gli elettori complessivi in questi sondaggi sono stati 100.000. Non proprio quattro gatti.
    Su Repubblica.it, tre ore dopo il confronto Civati faceva segnare il 55% quando avevano votato poco più di 5000 persone. Il mattino dopo, a fronte di 23.000 votanti, aveva il 51%. Tutti abbiamo pensato: ok, adesso sta scendendo. E invece no. All’ora di pranzo, a fronte di 36.000 votanti, è risalito al 52%.
    Un’ora dopo, il suddetto sondaggio è improvvisamente sparito, non si trovava neppure attivando il “cerca” sul sito, e Repubblica ha ricominciato a fare titoloni su Renzi con repliche di Cuperlo.
    Civati è senza ombra di dubbio il candidato di tutti coloro che hanno il cuore a sinistra in questo paese. Continuassero pure ad ignorarlo. Lo aiuteranno a vincere.
    Vi auguro una meravigliosa settimana
    David

  25. Carissima Elisa, chiamami pure Zac, che se mi chiami Luca poi mi si confonde con il Montezemolo.

    Una milanista in condominio, non ritiro le chiavi, ci mancherebbe, ma potrei ridurti la fornitura di gas….

    Voglio farti i complimenti piu’ sinceri, la risposta che mi hai dato da te sulla credenza religiosa vale una menzione speciale.
    Tu non immagini quante volte io abbia interloquito con preti, frati e teologi su questo argomento, e cio’ che hai scritto tu mi ha letteralmente tolto il fiato, sei veramente una persona interessantissima.

    Mi permetto di pubblicarla anche qui, premettendo, per gli altri lettori, che la domanda era “Sei credente?”

    Signori, eccovi la risposta:

    “La domanda sulla fede è quanto di più complicato tu potessi chiedermi. Sai quando hai voglia di una cosa ma sai, razionalmente, che è la più grande stronzata che potresti avere? Ecco, io mi sento un po’ così. Vorrei poter decidere a tavolino di avercela la fede, di credere in una giustizia che un giorno arriverà, di poter non piangere a un funerale perché tanto so che quella persona ora sta bene e ci rivedremo. Vorrei tanto tutto questo, ma visto che penso che la fede non è una cosa che si può decidere a tavolino, allora mi sa che non ce l’ho. Diciamo che vorrei, non vorrei, ma se posso.”

    Tanto di cappello, cara Elisa.

    Tuo
    Zac

  26. Caro David, mi limito a dire che quelli di Repubblica sono degli emeriti coglioni.

    Hasta
    Zac

  27. Ti ringrazio davvero tanto per l’interessantissima. 😉
    E se mi tagli il gas accenderò il fuoco!

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