Il Blog

Je Suis

In Politica on novembre 17, 2015 at 8:42 am

Je suis Lockerbie

Je suis Piazza Fontana

Je suis Charlie Hebdo’

Je suis Italicus

Je suis Stazione Bologna

Je suis Stazione Madrid

Je suis Sinagoga Bruxelles

Je suisSabra e Shatila

Je suis Oklahoma City

Je suis Achille Lauro

Je suis Bambine di Boko Haram

Je suis Rosario Livatino

Je suis Via D’Amelio

Je suis Capaci

Je suis Ustica

Je suis Guido Rossa

Je suis Rocco Chinnici

Je suis Mino Pecorelli

Je suis Papa Giovanni Paolo I

Je suis Beslan

Je suis Mercato di Sarajevo e di Baghdad

Je suis Gaza

Je suis London Underground

Je suis Gen Dalla Chiesa

Je suis Mauro de Mauro

Je suis Srebrenica

Je suis Bataclan

Je suis Twin Tower

Je suis Porto di Aden

Je suis PPP

Je suis Mogadiscio

Je suis Grozny

Je suis Aldo Moro

Je suis Tokio Metro

 

 

Avete appena letto una lista di eventi tragici, tutti successi da quando sono nato a oggi.

 

Arrivo subito all’ultimo in ordine cronologico, senza dimenticare che quello che piu’ mi lascio’ senza parole fu il massacro incondizionato nei campi di Sabra e Shatila nell’82.

Avrei un’ideuccia che non comprende le bombe.

Il califfato, oramai, si estende per una zona grande quanto il Veneto e la Lombardia.

Si costruisce un recinto tutt’attorno.

Si costruisce un recinto tutto sopra.

Il primo serve a non fare entrare derrate alimentari e idioti figli di papa’ convinti di chiavarsi le vergini in paradiso dopo una gita di qualche mese in un campo addestramento.

Il secondo, ben piu’ determinante, prevede l’oscuramento di tutti i segnali, telefonici e di rete, all’interno del recinto. Che non dev’essere cosi’ difficile, dato che la Corea del Nord ci riesce per un territorio dieci volte piu’ grande. Senza una connessione, Baghdati e cerebrolesi al seguito mi fanno una sega.

Tempo un mese e se ne’ escono tutti con la coda fra le gambe, oppure si fanno saltare in aria, poco cambia.

E non si sgancia menchemeno che un ordigno.

 

Ma gli interessi aderenti a questo medievale staterello non sono poca cosa.

A fronte di 1,2 milioni di profughi attualmente rifugiati in  Giordania, non vi sono tracce di accoglienza in uno stato limitrofo, la tanto amata Arabia Saudita, posticino dove e’ praticata quotidianamente la lapidazione, dove se sei gay te lo raccomando, se sei donna pure peggio, e dove, che magari qualcuno se lo e’ scordato, l’impresa edile costruttrice delle basi USA in Arabia si chiama Bin Laden spa, 5 miliardi di fatturato con il mattone, 5 miliardi!!!.

Le armi, carimieiloro, e le morti violente, in genere, portano un sacco di palanche.

Prof. Onida, ordinario alla Bocconi:

“Accadimenti del genere hanno un effetto espansivo sul PIL, perche’ scatenano la domanda di servizi di sicurezza pubblici e privati e di impiego di mezzi militari. Attivano funzioni che, semmai, rimarrebbero dormienti”.

 

Per ultimo, l’oro nero.

Una sola domanda.

Chi si accaparra a prezzi risibili le milionate di barili che OGNI GIORNO lo stato islamico estrae dal sottosuolo?

 

P.S.

domani sera, mercoledi’, alle 2030, torna da noi Federico Rampini, uno dei miei vati, vediamo se le sue idee collimano con le mie, poi vi diro’.

 

 

 

  1. Questa volta leggo i miei pensieri… più o meno. Ho sempre pensato che certa gente va isolata e che con loro non bisogna arricchirsi.
    Purtroppo sembra proprio che non si deve guardare in faccia nessuno… pur di arricchirsi.
    Buona giornata.
    Quarc

  2. Caro Zac,
    insieme a te, tutti i giorni, noi condomini non smettiamo mai di indignarci e alla lista dei tuoi “Je suis” andrebbero aggiunti milioni di nomi. L’ultimo arrivato, oggi, si chiama David Rossi. È quel funzionario del Monte dei Paschi di Siena che in un momento assai torbido della vita dell’istituto bancario si era suicidato il 6 marzo 2013 lasciando tanti biglietti di addio. Pare che sia stato buttato giù dalla finestra da almeno un paio di persone e che i biglietti li abbia scritti sotto evidente coercizione.
    In questo mondo marcio, corrotto e impazzito in cui l’unica bussola è il denaro non c’è violenza che possa risolvere alcunché.
    Dal punto di vista retorico la penso come te, Zac.
    Ma se mi metto a ragionare, la penso anche come il reazionarissimo primo ministro polacco, che ieri ha risposto cosi a una domanda riguardante la sua adesione o meno alla guerra in Siria proclamata sull’onda dell’emozione da quel pirla di Hollande: “Mandiamo a morire i nostri soldati in Siria mentre i siriani befono il caffè a Unter den Linden?”.
    Così non si va da nessuna parte. O il mondo occidentale cambia atteggiamento una volta per tutte e smette di saccheggiare e di affamare il resto del mondo, oppure siamo tutti morti. Venerdì notte i terroristi del Bataclan hanno parlato a lungo con i loro ostaggi e hanno persino bruciato tutte le banconote che si sono fatti consegnare da loro domandandogli, quando bruciavano, quanto gli piacessero i soldi. Sapere di dover morire e accettare l’idea per un qualche folle motivo rende invincibili.
    Militarmente, possiamo solo fare altri danni irreparabili. E se continuiamo di questo passo, in prospettiva siamo tutti morti. Psicologicamente, lo siamo già.
    Dal punto di vista strettamente poliziesco (ora si chiama Intelligence, ma Intelligence de che?) non ne parliamo. I terroristi fuggiaschi di Parigi, lungo la loro corsa, sono stati fermati dalle varie polizie per ben tre (3) volte, e tre (3) volte sono stati lasciati andare. Con calma e con freddezza, non si sono traditi. E i poliziotti di turno si sono rivelati a quanto pare poco perspicaci. Perché? Perché in democrazia tutti fino a prova contraria siamo innocenti. Ma siamo umani, non siamo numeri, come questa finta democrazia vorrebbe. E allora quelli più furbi, in qualunque campo, hanno gioco facile a prevalere.
    La vogliamo, questa democrazia? Se la vogliamo, deve essere vera, deve essere giusta, deve essere equilibrata, deve includere tutti. Altrimenti, ribadisco, siamo tutti morti.
    In Tunisia, stato simbolo dell’esperimento democratico arabo (anche se non è un paese arabo) venerdì 13 doveva accadere la stessa cosa che è successa a Parigi. Sei attentati simultanei. La Tunisia è infestata dai terroristi, ma questi attentati, come tante altre volte, sono stati sventati. Perché? Perché la Tunisia è un paese di dieci milioni di abitanti, circa la metà degli abitanti di una delle grandi megalopoli attuali. È una comunità. Tutti si conoscono. Qualunque crimine avvenga, in Tunisia, nel giro di 24 ore il colpevole viene acciuffato. È questo l’unico possibile deterrente.
    Del resto, basta guardare la grottesca incapacità di rintracciare chiunque in Europa nonostante la mirabolante tecnologia di cui disponiamo.
    La Seat nera dell’attentato è stata individuata prima nel Sud della Francia, poi in Piemonte, e infine a Torino. Invece non si era mossa da Parigi. Il famoso Salah che tutti cercano nessuno lo trova e circolano su Internet dei video che pretendono di ritrarlo tra la folla di Parigi ma che mostrano un tipo sorridente che non gli somiglia nemmeno e avrà almeno dieci anni più di lui. Fossi quel Salah che gioca nella Roma, con questi chiari di luna, mi starei cagando sotto.
    A forza di tenere gli occhi incollati su degli schermi, non siamo più capaci nemmeno di riconoscere un parente prossimo.
    Buona giornata a tutti
    David

  3. Caro Zac,
    aspettavo proprio di leggere il tuo pensiero sui tragici fatti di Parigi ed essendo la prima volta che affronto un tuo post dopo averti conosciuto di persona voglio dirti che le mie sensazioni hanno un piacevole sapore aggiunto di appagante affettuosità.
    Tutti i tuoi “Je suis”, mitragliati a ricordo di quanto siano belve gli essere umani mi hanno fatto scuotere la testa e pensare che il “siamo tutti morti” di David sia l’unica verità che stiamo ormai vivendo amaramente e quotidianamente.
    Stupenda la tua soluzione al problema, ma pensata con una razionalità e uno spirito guerriero che nessuno dei nostri governanti avrebbe il coraggio di affrontare.
    Io non ho soluzioni e neanche la voglia di pensarle. Mi limito ad osservare la decadenza inarrestabile con l’egoistica complicità dei miei capelli bianchi e di qualche prosecchino alla salute di quelli come noi.
    Ciao a tutti.

    Hasta
    robi

  4. E per quanto riguarda i “je suis” di stragi accadute lontano da noi, fuori da quest’Europa così “democratica”, non ricordo le stesse sceneggiate melense che stanno accadendo oggi, dopo i fatti di Parigi. Non ricordo la stessa mobilitazione per le migliaia di mussulmani trucidati da questi pazzi dell’Is. Sono convinto che l’indignazione e l’orrore siano sacrosanti. Ma sono anche sentimenti che devono essere universali. Non è possibile fregarsene delle migliaia di morti del Mediterraneo (o peggio ancora gioirne, convinti che sono migliaia di morti di fame e delinquenti in meno, sulla nostra terra) e poi, quando ti toccano da vicino… cantare la marsigliese!

    Ciao Zac e buona serata a tutto il condominio.

    Personalmente ho alcune mie convinzioni su quanto accaduto e, conseguentemente, anche le soluzioni. Puntualmente, salta fuori che i “servizi segreti” di un certo paese avevano avvertito ma quelli che avevano ricevuto l’informativa, come accaduto per la redazione di Charlie Hebdo, non si erano mossi (o, come per venerdì, pare si siano svegliati troppo tardi).

    Come per la redazione del Charlie Hebdo, una tra le più minacciate in Europa dal fondamentalismo islamico e dove c’era un solo poliziotto a presidiarla, in uno tra i locali più a rischio attentati di Parigi, il Bataclan, c’erano solo due poliziotti a presidiarlo.

    Non mi dilungo oltre anche se ce ne sarebbero di altre cose da denunciare, altro che “scontro di civiltà” come sblaterano certi giornalacci.

    La verità è che ci sono da smaltire bombe e missili, come hai ricordato. C’è da mettere in moto la nuova produzione. C’è da assicurarsi le forniture di petrolio a buon prezzo. C’è da coccolare qualche dittatorello e mandare un segnale a qualcun’altro. C’è il porco mondo dell’economia occidentale perfino dietro quei pazzi fanatici dell’Is.

  5. Je ne suis pas l’America.
    Je ne suis pas il premio nobel a Barak Obama.
    Je ne suis pas l’Europa succube di un’America portatrice di una democrazia malata.
    Je ne suis pas democratica.
    Je ne suis pas una casta che cerca potere soldi petrolio oro giallo oro nero dollari
    Je ne suis pas razzista
    Je ne suis pas una che la gente anneghi pure nei mari, basta che a me sia garantito un futuro dignitoso
    Je ne suis pas una che non devo offrire un panino a un negro, che se no domani ce ne ritroviamo qui davanti dieci che ci chiedono cibo
    Je ne suis pas una che regala al prossimo sperando solo in un ritorno: che se domani tocca a me, magari qualcuno mi aiuta
    Je ne suis pas la brama di apparire ricca anche se non lo sono e di non perdere occasione per farlo pesare agli altri
    Je ne suis pas il desiderio di mostrare agli altri la mia soddisfazione, né tanto meno il desiderio di assistere all’insoddisfazione di tutto il mondo
    Je ne suis pas la voglia di vedere tutta l’umanità sparire, ma
    Je suis la voglia di vedere alcuni uomini risorgere.

    Troppo ardua la questione per venirne a capo, mi limito ad esprimere quello che non sono.

    Buon pomeriggio a tutti,
    Jessica.

  6. Chère Jessica,
    je suis parfaitement d’accord avec toi et je suis exactement comme toi, tout en n’étant qu’un vieux garçon…
    Enchanté
    David

  7. ecco e io cosa posso aggiungere? hai detto tutto, lo sottolineo con l’uniposca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: