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Ali’ Boma Ye!!!!

In Politica on giugno 10, 2016 at 7:35 am

Da bambino mi si chiedeva quale fosse la parola piu’ lunga che conoscessi, rispondevo sempre:

MOHAMMEDALICASSIUSCLAY.

Correva l’anno 1974, e l’incontro Ali’/Foreman in Zaire e’ stato e rimane il mio primo ricordo di una manifestazione sportiva vista in televisione, la notte profonda.

Un uomo, dopo aver sbandierato al mondo intero che Foreman non l’avrebbe mai colpito, che Lui sarebbe stato la farfalla, lo schivatore, l’uomo che visse una carriera con il setto nasale intatto, mi segno’ per sempre.

8 round senza sferrare un Jab, chiuso all’angolo, Foreman che lo massacra e Lui che abbassa la guardia e lo sfotte, solo una serie di diretti al quinto round.

Tutto il mondo pensa “E’ pazzo, e’ un pugile morto”, tutto il mondo.

Poi arriva l’ottavo.

L’ottavo round di Ali’ Foreman e’ da annoverare fra gli eventi di sempre, al pari di Bob Beamon a Citta’ del Messico e Jessie Owens a Berlino, e’ la storia della schiavitu’ riassunta in tre minuti.

Dopo aver incassato l’impossibile Ali’ si scatena, una serie di macigni sfigurano Foreman che, suonato e traballante, stramazza al suolo.

 

ALI’ BOMA YE!!! ALI’ BOMA YE!!!

 

Lo conobbi cosi’, e ne’ rimasi folgorato.

 

Passarono 22 anni, poi ripiansi, molto.

 

Steso sul divano mi chiedevo quale sarebbe stato l’ultimo tedoforo alle Olimpiadi d’Atlanta, i bookmakers davano Carl Lewis praticamente ingiocabile.

Apparve Ali’, l’uomo che aveva avuto il coraggio di gridare di fronte alle telecamenre quando persino Martin Luther King aveva l’obbligo di parlare sottovoce anche nei comizi, un negro nel 1955 negli USA non poteva parlare a voce alta in pubblico.

Apparve Ali’, l’uomo che aveva rinunciato a fare la guerra in Vietnam ( “Non ho niente contro i vietkong, nessuno di loro mi ha mai chiamato negro”) beccandosi cinque anni di squalifica e una galera sfiorata di un nulla.

Apparve Ali’, l’uomo che sradica la telecamera a Gianni Mina’ per riprendere uno dei miti del giornalismo italiano e dire: “Ecco il mio piccolo amico italiano, uno dei miei migliori fratelli”.

Apparve Ali’, l’uomo gia devastato dal Parkinson, con la torcia tremolante, avvolto nella tuta da atleti statunitensi, primo personaggio planetario a mostrarsi di fronte al mondo con la sua terribile malattia, senza vergogna, a fronte alta, dopo aver cambiato il pianeta.

Apparve Ali’, l’uomo che getto’ nel fiume la medaglia d’oro appena vinta a Roma nel 60 per protestare contro un ristoratore che si rifiuto’ di servirgli il pranzo perche’ era un nigger.

 

Non credo di avere ancora la fortuna di vivere due momenti cosi’ micidiali, il primo risollevo’ la sorte di tutte le minoranze del globo, il secondo diede un’illimitata speranza a tutti i malati gravi della terra.

 

ALI’ BOMA YE!!!

 

Nelson Mandela dormiva in carcere con la foto di Ali’ sul como’, madre Teresa di Calcutta lo amava incondizionatamente, qualche repubblicano legato ai possidenti terrieri in Louisiana cerco’ inutilmente di tarpargli le ali,  milioni di afroamericani sognarono e conquistarono diritti grazie a Lui,  e gli Stati Uniti, dopo Clay, non furono piu’ gli stessi.

 

Ti ho amato tantissimo, Mohammedalicassiusclay, il mio numero uno, il mito a cui tendere, il padre che avrei voluto, l’amore di una vita.

 

ALI BOMA YE!!!!

 

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  1. Caro Zac,
    descrivi momenti ed emozioni indimenticabili anche per me. La morte di Mohammed Ali (e di Cassius Clay) va giustamente e lungamente ricordata e celebrata. Emanuela Audisio ha saputo sintetizzare il concetto più importante da segnalare: “Senza Mohammed Ali non avremmo avuto Barack Obama”.
    È vero, è ampiamente dimostrabile. Come vero e ampiamente dimostrabile è il fatto che Obama verrà purtroppo ricordato come uno dei peggiori (ma sono tanti) presidenti degli Stati Uniti d’America.
    Obama ha steso un velo pietoso sui crimini della famiglia Bush anziché trascinarla in tribunale.
    Non ha realizzato il progetto della riconversione energetica che pure gli aveva fatto vincere le elezioni.
    Ha spalancato le braccia ai Fratelli Musulmani semplificando il lavoro alla CIA che voleva già infiammare tutto il Medio Oriente.
    Ha lasciato Bagdad propiziando la nascita dell’ISIS.
    Non è riuscito a porre un freno alla vendita e all’uso delle armi negli Stati Uniti.
    E non è riuscito nemmeno a difendere i suoi fratelli neri, che sono ridiventati il bersaglio prediletto dei poliziotti bianchi come ai tempi della discriminazione razziale più bieca.

    Ai tempi di Mohammed Ali e grazie a Mohammed Ali, tutto il mondo ha smesso di dire “negro”, a parte gli ispanici che ne possiedono un seppur discutibile diritto linguistico.
    Ai tempi di Mohammed Ali e grazie a Mohammed Ali, si fece strada persino il concetto che “un nero può anche essere stronzo e glielo si può far presente”.
    Concetto fondamentale per superare ogni forma, anche la più ipocrita e subdola, di razzismo.
    Siamo tornati indietro di almeno un secolo.
    Questo purtroppo ci insegna la morte di Mohammed Ali, che non riposerà in pace dopo aver visto cosa è accaduto dopo di lui e nonostante il suo esempio.
    Buona giornata a tutti
    David

  2. Credo che un necrologio così, lanciato da questo piccolo condominio, sarà apprezzato da Alì, ovunque egli sia ora. Anche se ne ha avuti tanti di riconoscimenti, in vita e pure in occasione della sua scomparsa, credo che tra i tanti, sarà apprezzato perché è uno di quelli sinceri.

    Ciao Zac e buon pomeriggio a tutto il condominio. E sempre con sincerità, confesso che non ho mai apprezzato l’Alì pugile… solamente perché il pugilato è uno sport che non capisco. Non lo capisco perché provo particolare fastidio nell’assistere ad ogni forma di violenza e, conseguentemente, nella box non riesco a vedere l’aspetto sportivo ma solo la manifestazione, appunto, di cruda violenza.

    Però, stimavo l’Alì simbolo di tutte quelle cose che hai ricordato, l’uomo che ha lottato per ideali che a quel tempo erano considerati al pari di un sacrilegio, una blasfemia. Ma quella era l’epoca in cui gli ideali, appunto, ancora c’erano e c’era chi lottava perché si affermassero nella nostra società, per migliorarla. Come non ammirarlo, non rimpiangere quel tempo e la mancanza di ideali di oggi?

    Non credo che “non riposerà in pace” come ha scritto David. Ciò che è accaduto dopo di lui e nonostante il suo esempio, non credo possa dipendere da ciò che lui (e tanti altri come lui) “seminarono”. Credo dipenda da altro: ignoranza soprattutto. Condizionamenti decennali, soprattutto. Generazioni di padri, di figli e di figli dei figli senza dignità, soprattutto. Umanità che torna a vivere in un medioevo buio, soprattutto. Alì e ciò che ha rappresentato, per chi se lo ricorda e l’ha vissuto, sarà sempre un puntino luminoso in un immenso buio.

  3. Ciao Zac
    mi hai fatto venire i brividi ripensando a tutto questo. Si tratta di uomini e donne che poche volte ci fanno compagnia nella nostra esistenza e noi abbiamo avuto l’onore di vivere nello stesso tempo di questo grande uomo.
    Hasta Siempre Alì

  4. Caro Mohammed Ali e cari tutti,
    ti sta celebrando tutto il mondo. Non proprio tutto. I musulmani si sono limitati a dare la notizia, mentre negli Stati Uniti danzavano come farfalle da giorni. Che vorrà dire? Che lo ritengono ancora Cassius Clay? Oppure non sarà che non gli va di osannare lo stesso mito degli americani, specie in tempi come questi. Come dargli torto?
    buonanotte
    David

  5. Ciao Zac,
    non ho potuto fare a meno di condividere le emozioni del tuo post con gli amici di Google+.
    Grazie! robi

  6. Scusa Mohammed Ali Zac,
    e dire che non ci speravo manco io. Ero consapevole di averla sparata troppo grossa. Invece ci ho azzeccato. Per Natale, il PD muore o torna a casa.
    Buonanotte
    David

  7. Cari tutti,
    mi impressiona un po’ questo silenzio in condominio. Niente di male. Mi impressionano molto di più gli anatemi aprioristici e sprezzanti di gente che si è definita di sinistra per tutta la vita ed è poi salita di corsa sul carro di Renzi. Augurano già il peggio possibile alla Raggi e alla Appendino prima ancora che si siedano sulla poltrona di sindaco, senza lasciarsi nemmeno sfiorare dal fatto che peggio per loro significa inevitabilmente peggio per noi.
    E dire che eravamo noi, quelli della “sinistra sinistra” come ci chiamano loro, i disfattisti che non lasciavano lavorare il Piccolo Dittatore.
    Ex compagni che sembrano diventati oggettivamente fascisti, poiché non accettano neppure la più elementare regola della democrazia: chi vince le elezioni ha diritto a governare, fosse anche il tuo peggiore nemico.
    Ma il più delle volte compagni non sono e non lo sono mai stati, come Giuseppe Turani, giornalista dal burrascoso passato sempre Sotto Padrone.
    Comunque, la realtà va avanti senza di loro. Gli elettori di sinistra hanno votato compatti contro di loro e contro Renzi in tutta Italia. E i magistrati, a urne chiuse, ricominciano a ad aprire le fogne della corruzione.
    È ancora e solo l’inizio.
    Buona giornata a tutti
    David

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