Il Blog

Ciao Alfredo

In Politica on marzo 22, 2017 at 7:07 am

C’è chi, nel mondo, piange la dipartita del centenario, fascista, Rockefeller.

Noi qui, invece, piangiamo la morte di Alfredo Reichlin, un uomo raro.

“Alfredo Reichlin aveva 91 anni.
Un’età lusinghiera per prendere commiato dalla vita. Eppure la sua scomparsa brucia come una terribile ingiustizia.
Perché? Perché andarsene da questo paese in pieno sfacelo, per coloro che in questo paese hanno creduto e hanno combattuto per farlo diventare una Repubblica Democratica, andarsene proprio adesso ha un sapore amaro. Per lui e per tutti noi che siamo, pensiamo o diciamo di essere di sinistra.

Il 14 marzo scorso, su un giornale che è stato molto più di un giornale ma che nessuno riesce più a comprare, Alfredo aveva scritto righe dolorose, che cominciavano con i suoi malanni ma parlavano dei nostri malanni.
“Sono afflitto da mesi da una malattia che mi rende faticoso perfino scrivere queste righe. Mi sento di dover dire che è necessario un vero e proprio cambio di passo per la sinistra e per l’intero campo democratico. Se non lo faremo non saremo credibili nell’indicare una strada nuova al paese… Non sarà una logica oligarchica a salvare l’Italia. È il popolo che dirà la parola decisiva. Questa è la riforma delle riforme che Renzi non sa fare. La sinistra rischia di restare sotto le macerie. Non possiamo consentirlo”.

Dell’Unita’ Alfredo Reichlin era stato direttore.

Ed era stato anche il mio direttore, in un rapporto appassionante, perché Alfredo Reichlin aveva delle aperture mentali incredibili. Un giorno mi convocò per dirmi, molto infastidito, che lo aveva chiamato Gino Paoli. Paoli si era lamentato parecchio di un mio articolo un tantino ironico su uno spettacolo molto autobiografico dove metteva in scena il suo suicidio anni dopo aver veramente tentato il suicidio.
“Ti rendi conto che adesso mi devo pure mettere a scrivere una lettera di scuse a Gino Paoli? Con tutto quello che ho da fare, ti pare giusto?”, mi disse.
“Hai ragione. Non è giusto. La scrivo io”, risposi.
“Tu? Ma che, sei matto? Vuoi peggiorare le cose?”, lui.
“No. Scusa, quando dicevo io intendevo te. La scrivo io al posto tuo. E ti prometto che mi tratto malissimo, mi stigmatizzo proprio, ma almeno mi diverto”, io.
Mi guardò e mi disse: “Tu sei proprio matto”.
“Fammici provare. Che ti costa?”
Quando lesse la lettera che avevo preparato mi scrisse “va benissimo” e la spedì.

Direttori così ne ho visti solo al cinema.

Penso a Walter Matthau (il direttore) e a Jack Lemmon (il reporter) in “Prima Pagina” di Billy Wilder.

Ma Alfredo Reichlin era di più. Era entrambi.

Chiedo scusa, non ho detto ancora la cosa più importante. Alfredo Reichlin è stato soprattutto un uomo politico di una sensibilità straordinaria. Altri più bravi e meno soggettivi di me racconteranno in questi giorni la sua lunga carriera politica. Io mi limito a ricopiare quel passaggio che Alfredo ha scritto pochi giorni fa sull’Unita’.
“Questa è la riforma delle riforme che Renzi non sa fare. La sinistra rischia di restare sotto le macerie. Non possiamo consentirlo”.

Una sintesi breve, tagliente, che arriva all’osso. Un uomo lucido di novant’anni forse è un superuomo, un vulnerabilissimo superuomo destinato a vivere ancora per poco, ma lo vogliamo ascoltare? O lo dobbiamo rottamare?
Con questo verbo degradante sono stati già rottamati tutti i nostri valori, a cominciare dalla parola che li include tutti: l’idealismo. L’idealismo viene sistematicamente umiliato, offeso e deriso da tanti anni, proprio negli anni della comunità europea.

Alfredo Reichlin era un idealista. Un uomo borghese, alto, bello, educato, elegante. Che stava sempre dalla parte dei più deboli.
Si è fatto tardi, lo so, ma vorrei comunque dirgli che ultimamente ho visto tanti giovani che gli somigliano tra gli studenti dei nostri licei e delle nostre università. È bene farlo sapere.
Ciao Alfredo
Un grande abbraccio a Roberta Carlotto, Luciana Castellina, Lucrezia Reichlin e Pietro Reichlin.”

David Grieco

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  1. Caro David,
    leggere le tue testimonianze sulle grandi persone del nostro tempo è veramente interessante e coinvolgente.
    Grazie.
    robi

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