Il Blog

720 ore dopo

In Politica on marzo 30, 2017 at 3:45 pm

Cari i miei loro, ho scritto un post e l’hanno pubblicato qui:
http://www.globalist.it/news/articolo/213873/io-mia-madre-il-testamento-biologico-e-giovanardi.html

Un grazie oceanico al direttore Gianni Cipriani, uno tosto.
Buona lettura.

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  1. Intanto, complimenti per la pubblicazione su Globalist, con l’augurio che sia il primo di un lungo elenco di post “tosti”!!

    Poi, mio portinaio, continuerò a chiamarti Zac, anche se scopro il tuo nome e cognome!

    Infine, va a finire che ti inviterò ad entrare nella famiglia di Operaincerta, la cui redazione sta a Ragusa ed è edito da un’Associazione culturale locale.

    La mia sensazione è che sta questione del testamento biologico non troverà mai uno sbocco positivo… manco con un governo di centrosinistra. Questo centrosinistra che sa tanto di vecchia DC è altrettanto di destra!

    Guarda, per esempio, il decreto Minniti-Orlando per il contrasto all’immigrazione clandestina ed il decreto Minniti sulla sicurezza urbana. Te lo ricordi il “pacchetto sicurezza” del 2008 di Maroni? Ecco Minniti ha fatto lo stesso, cambiando qualche virgola rispetto al decreto del leghista e aggiungendo il Daspo urbano per i barboni che dormono alla stazione! Ne sto scrivendo per il prossimo numero di Operaincerta… c’è di che provare sconforto!

    Per lo stesso motivo, non credo faranno nulla di meglio per il testamento biologico… ammesso che facciano qualcosa!

    Per ora, un saluto a te ed a tutto il condominio.

  2. Complimenti… vado!

  3. Battiam battiam le mani al nostro Zac e all’oceanico direttor che ha visto lungo.
    Buona domenica a tutto il condominio.

  4. Ciao Zac, ti faccio, con colpevole ritardo, gli auguri per l’esperienza su Globalist. Per quanto concerne l’oggetto del post, devo dire che il futuro della legge non lo vedo affatto roseo, se già il testo base mi pare di capire sia assai pavido, a differenza di quello sulla cannabis , che a leggerne il disegno sembra abbastanza ragionevole, salvo poi essere completamente stravolto per barattarne l’approvazione. Per il Dat mi pare di capire che le disposizioni riguarderanno solo le sospensioni della nutrizione e idratazione artificiali, in pratica si fa morire il paziente di fame e di sete (qualora da egli disposto), tutto per non affrontare il tema dell’eutanasia vera e propria, che ai fondamentalisti cattolici fa venire la pelle d’oca solo a pronunciarla, lasciando tuttavia questa pratica compassionevole alla discrezione di operatori sanitari che la praticano a loro rischio e pericolo (come la sedazione profonda), qualcuno dirà che non si può lasciare un medico o un infermiere liberi di decidere della vita (anche se sullo status di vita dei pazienti su cui viene clandestinamente praticata ci sarebbe da discutere) e della morte dei pazienti, e proprio per questo serve una regolamentazione, la storia moderna (e non solo) ci ha insegnato che la proibizione legislativa di una pratica radicata non porta alla cancellazione della pratica, ma solo al suo passaggio al lato oscuro della vita pubblica, con tutti i rischi che questo comporta, dall’uso dell’alcol (proibizionismo americano) all’aborto. I dibattiti sull’eticità o meno di una pratica, come in questo caso sul fine vita, sono importanti e lecitissimi, ci mancherebbe, e il dibattito su questa legge mi pare che verta solo in questa direzione, ma mi piacerebbe sentire uno filosoficamente contrario che tuttavia, cogliendo il ruolo della Legge come razionalizzazione della vita pubblica e non come disposizione di un padre-padrone, riconosca l’ineluttabilità di una regolamentazione del fine vita che preveda anche un’accelerazione farmacologica per essa, analogamente a Cantone che pur essendo e rimanendo convintamente contrario all’uso di sostanze stupefacenti, è però oggi convinto che il proibizionismo è inefficace e deleterio. Detto questo mi auguro comunque che questa legge passi, come mi sono augurato che la Cirinnà privata della step-child adoption passasse, perché sarò anche un cinico pragmatista, ma penso che un’alternativa al meno peggio ci sia sempre, e si chiama peggio.

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