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Il sentire di Thelma e Louise

In Politica on agosto 29, 2017 at 12:30 pm

Un agosto di tragedie.
Tutti i giorni.
Costantemente.

A fronte di cotanta violenza e ignoranza, necessita una ventata di bellezza.

Qualche giorno addietro, due care amiche si sono trovate in quel di Bilbao, armate di due biglietti per il Guggenheim.

Mi sono permesso di scrivere loro, normali fruitrici di arte, alcune righe che a grandi linee davano qualche informazione su ciò che avrebbero sentito.

Queste:
“Care Thelma e Louise, preparatevi a un viaggio cerebrale.
Il Guggenheim di Bilbao contiene opere moderne, forse la piu’ vecchia è un capolavoro di Rothko, in assoluto il più grande pittore americano del secondo ‘900.
Parto da qui, da Rothko, per consigliarvi, come avrebbe fatto lui, di non pensare più all’arte che impressiona la pupilla, quella la si deve usare sino agli impressionisti, e anche anche, la cattredale di Rouen, Monet la dipinge viola… E dare spazio a quello che c’è dopo l’occhio, c’è la sensazione, c’è un mondo nuovo.
Guardate il lavoro di Rothko come se foste sole, voi e l’opera, l’artista non c’è più, siete voi e quegli immensi spazi di colore rettangolari, universi paralleli, ricordi che affiorano, confini che si dilatano a dismisura.

Rothko è stato, è, e sarà, un visionario irrinunciabile.

Credo che la metà delle cose che vedrete non vi lasceranno traccia alcuna, è normale con l’arte moderna (quello che non colpisce voi, colpisce quello dietro a voi, e viceversa, è un giochino meraviglioso, la Gioconda, ad esempio, colpisce quasi tutti).
Resta l’altra meta’, io mi soffermo solo su due maestri che incontrerete e che vi invito a godere con tempo e attenzione.
Il primo è Anselm Kiefer, vivente, genio dell’arte in memoria della deportazione ebraico/nazista, tutte le tonalità del grigio, ad Auschwitz non c’erano colori, opere pesantissime, a memoria, a ricordo dello scempio, un viaggio per comprendere quanto bestiale possa diventare l’essere umano.
Il secondo è Francesco Clemente, vivente, napoletano, al Guggenheim ha una stanza intera, “Mother’s room”. Francesco è onirico, vive metà dell’anno in India, l’altra metà a New York, dove ha dipinto per anni a sei mani con Warhol e Basquiat (troverete anche questi due, Warhol vi descrive la società capitalistica e chiusa del boom economico americano degli anni 50, Basquiat riesce a dipingere come un bambino di cinque anni, Picasso ci arrivò dopo l’ottantina, di anni).
Tocchi leggeri, colori indiani ma smorzati, da gustarsi con la mente a Bombay.

Incontrerete altri maestri, da Motherwell a Klein, da De Koonig a Rauschemberg, da Koons a Gilbert e George.

Concludendo: l’arte moderna tocca le corde dell’inconscio, non sono corde che si muovono spesso, quindi quando succede il ricordo rimane nitido e impresso, anche per tutto il resto della vita. Anni fa fecero un’indagine: né risultò che più della metà di visitatori delle mostre di Rothko, a distanza di tempo riesce a indicare l’esatta tonalita vista mesi prima in un opera, tramite cartella Pantone, incredibile.

Era esattamente ciò che voleva il Maestro, sei tu, l’opera di xxxx, e nient’altro, il viaggio comincia da lì.

Buon viaggio, care Thelma e Louise.”

E il miracolo è successo.
La sera stessa mi contattano:

“Ci girava tutto attorno, una sensazione mai provata, attraversando delle grandi lamiere incurvate”

Bum.
Richard Serra ha colpito di nuovo, con i suoi labirinti cerebrali.

E allora, cosa cambia? Sono spariti i nazi? L’Isis è debellato? La Juve non vincerà il campionato di pallone?

No, è più semplice, due esseri umani hanno rallentato la propria entropia, gli atomi hanno oscillato più piano, ed è comparsa la visione, come quella che ha portato Einstein a teorizzare la relatività, o come quella che ha invaso Picasso prima di dipingere Guernica o Les Demoiselle d’Avignon.

È come un fulmine che lascia un segno, perché un nuovo sentire non si può spiegare se non come una nuova cicatrice nell’inconscio di ognuno di noi, un battito d’ala di un colibrì, un passo di un bradipo.

E questi due esseri umani danno una lezione che a molte anime aride è difficile far comprendere, e soprattutto accettare: se apri la mente al resto dell’umanità, le vibrazioni ti assaliranno, volente o nolente, non dipende da te.

Meraviglioso.

V’è, a onor del vero, un’altra possibilità di vivere una condizione simile (simile non significa uguale), la si trova nel celeberrimo saggio di Aldous Huxley “The Doors of perception”, dove l’autore, sotto controllo medico, assume mescalina e né descrive gli effetti durante l’esperimento.

Io continuo a preferire Rothko, sballa di più.

E come me, da qualche giorno, anche Thelma e Louise.

Grazie ragazze, mi ci voleva.

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