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Il sentire di Thelma e Louise

In Politica on agosto 29, 2017 at 12:30 pm

Un agosto di tragedie.
Tutti i giorni.
Costantemente.

A fronte di cotanta violenza e ignoranza, necessita una ventata di bellezza.

Qualche giorno addietro, due care amiche si sono trovate in quel di Bilbao, armate di due biglietti per il Guggenheim.

Mi sono permesso di scrivere loro, normali fruitrici di arte, alcune righe che a grandi linee davano qualche informazione su ciò che avrebbero sentito.

Queste:
“Care Thelma e Louise, preparatevi a un viaggio cerebrale.
Il Guggenheim di Bilbao contiene opere moderne, forse la piu’ vecchia è un capolavoro di Rothko, in assoluto il più grande pittore americano del secondo ‘900.
Parto da qui, da Rothko, per consigliarvi, come avrebbe fatto lui, di non pensare più all’arte che impressiona la pupilla, quella la si deve usare sino agli impressionisti, e anche anche, la cattredale di Rouen, Monet la dipinge viola… E dare spazio a quello che c’è dopo l’occhio, c’è la sensazione, c’è un mondo nuovo.
Guardate il lavoro di Rothko come se foste sole, voi e l’opera, l’artista non c’è più, siete voi e quegli immensi spazi di colore rettangolari, universi paralleli, ricordi che affiorano, confini che si dilatano a dismisura.

Rothko è stato, è, e sarà, un visionario irrinunciabile.

Credo che la metà delle cose che vedrete non vi lasceranno traccia alcuna, è normale con l’arte moderna (quello che non colpisce voi, colpisce quello dietro a voi, e viceversa, è un giochino meraviglioso, la Gioconda, ad esempio, colpisce quasi tutti).
Resta l’altra meta’, io mi soffermo solo su due maestri che incontrerete e che vi invito a godere con tempo e attenzione.
Il primo è Anselm Kiefer, vivente, genio dell’arte in memoria della deportazione ebraico/nazista, tutte le tonalità del grigio, ad Auschwitz non c’erano colori, opere pesantissime, a memoria, a ricordo dello scempio, un viaggio per comprendere quanto bestiale possa diventare l’essere umano.
Il secondo è Francesco Clemente, vivente, napoletano, al Guggenheim ha una stanza intera, “Mother’s room”. Francesco è onirico, vive metà dell’anno in India, l’altra metà a New York, dove ha dipinto per anni a sei mani con Warhol e Basquiat (troverete anche questi due, Warhol vi descrive la società capitalistica e chiusa del boom economico americano degli anni 50, Basquiat riesce a dipingere come un bambino di cinque anni, Picasso ci arrivò dopo l’ottantina, di anni).
Tocchi leggeri, colori indiani ma smorzati, da gustarsi con la mente a Bombay.

Incontrerete altri maestri, da Motherwell a Klein, da De Koonig a Rauschemberg, da Koons a Gilbert e George.

Concludendo: l’arte moderna tocca le corde dell’inconscio, non sono corde che si muovono spesso, quindi quando succede il ricordo rimane nitido e impresso, anche per tutto il resto della vita. Anni fa fecero un’indagine: né risultò che più della metà di visitatori delle mostre di Rothko, a distanza di tempo riesce a indicare l’esatta tonalita vista mesi prima in un opera, tramite cartella Pantone, incredibile.

Era esattamente ciò che voleva il Maestro, sei tu, l’opera di xxxx, e nient’altro, il viaggio comincia da lì.

Buon viaggio, care Thelma e Louise.”

E il miracolo è successo.
La sera stessa mi contattano:

“Ci girava tutto attorno, una sensazione mai provata, attraversando delle grandi lamiere incurvate”

Bum.
Richard Serra ha colpito di nuovo, con i suoi labirinti cerebrali.

E allora, cosa cambia? Sono spariti i nazi? L’Isis è debellato? La Juve non vincerà il campionato di pallone?

No, è più semplice, due esseri umani hanno rallentato la propria entropia, gli atomi hanno oscillato più piano, ed è comparsa la visione, come quella che ha portato Einstein a teorizzare la relatività, o come quella che ha invaso Picasso prima di dipingere Guernica o Les Demoiselle d’Avignon.

È come un fulmine che lascia un segno, perché un nuovo sentire non si può spiegare se non come una nuova cicatrice nell’inconscio di ognuno di noi, un battito d’ala di un colibrì, un passo di un bradipo.

E questi due esseri umani danno una lezione che a molte anime aride è difficile far comprendere, e soprattutto accettare: se apri la mente al resto dell’umanità, le vibrazioni ti assaliranno, volente o nolente, non dipende da te.

Meraviglioso.

V’è, a onor del vero, un’altra possibilità di vivere una condizione simile (simile non significa uguale), la si trova nel celeberrimo saggio di Aldous Huxley “The Doors of perception”, dove l’autore, sotto controllo medico, assume mescalina e né descrive gli effetti durante l’esperimento.

Io continuo a preferire Rothko, sballa di più.

E come me, da qualche giorno, anche Thelma e Louise.

Grazie ragazze, mi ci voleva.

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Le quattro caratteristiche

In Politica on luglio 24, 2017 at 2:17 pm

Il secondo principio della termodinamica, enunciato da Clausius, recita:

“Se null’altro intorno cambia, il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo”

Così, per quanto uno si sforzi, non riuscirà mai a far passare un fascista per una brava persona, il freddo non va verso il caldo.

Questo piccolo assioma porta direttamente alla definizione focale: Cos’è un fascista?

Prima di enunciarne le caratteristiche, tengo a precisare che la domanda errata sarebbe stata “cos’è il fascismo?”, perché qui, oggi, non scriverò di ideali, ma di fatti.
E i fatti li compiono gli essere umani, non gli ideali.

” Sono andato in ferie in un’isola della bassa”
“Ah sì, dove?”
“Sull’isola di Alberobello”
“La conosco, un sacco di case di sasso, pieno di terroni”
“Sì sì, quella lì”
Ho assistito, basito, a questo botta e risposta tre giorni or sono, faccio notare che l’isola in questione è quella di Albarella, sita a nord del Po, 769km di distanza da Alberobello.

Questa è la prima caratteristica, l’assoluta ignoranza sui principi base della conoscenza, che se intervenivo mi beccavo pure dell’idiota, m’avrebbe risposto che lui c’è stato, e che quindi il nome è giusto.
Il rifiuto di leggere libri, considerati perdite di tempo, chi fra loro vuole darsi un minimo di contegno legge libri di fantascienza,convinti come sono che i marziani siano fra noi.
Tutto il resto non legge, se non le notizie sportive e di cronaca nera sui quotidiani locali.

Esterno bar, suolo pubblico, mi passa accanto una zingara e mi chiede l’elemosina, nella mano destra reggo un aperitivo colorato, infilo la sinistra nella tasca e le allungo un euro.
Non faccio a tempo a donarlo che vengo strattonato da dietro dalla proprietaria del locale, con conseguente rovesciamento dell’aperitivo colorato sui pantaloni, e la tale mi urla “Non sono razzista, ma se glieli dai questa qua torna domani e dopodomani”.

Avete appena letto la seconda caratteristica, una sconfinata passione per il razzismo, per il puro e semplice discriminare, un amore folle.
Ma mai diretto, è sufficente mettersi fuori da una scuola e ascoltare le madri e i padri dei ragazzi “bene” per farsi venire i brividi: “i bambini indiani puzzano” va per la maggiore, che tanto le madri e i padri dei ragazzi indiani non ci sono, i loro figli conoscono la strada per tornare a casa.
Se i “bene” prendono 4: “È colpa dei due albanesi che li distraggono durante le lezioni” e “i professori sono degli incapaci”.

Passione che sfocia poi nelle notizie a carattere nazionale, il poliziotto, il chioggiotto, il Salvini supereroe che li salva dall’oblio, e la rava e la fava, ma sono solo notizie per riempire le pagine, la stretta verità è che nel tessuto “civile” di questo splendido paese, il fascista moderno ci sguazza che è un piacere, senza destare l’attenzione di una giornalista di Repubblica.

Cose quotidiane, abitudinarie, scarsamente eclatanti, come il rapporto fra un fascista e la “sua” donna, che è la terza caratteristica fondamentale per il riconoscimento, che son bravi a mimetizzarsi.

Lo devi beccare sotto all’ombrellone, con prole annessa:

Egli sbottera’:

“Donna, portami un panino!” (che dista tre metri, dentro al piccolo frigo posto sotto l’altro ombrellone, né han sempre minimo due)

Oppure

“Donna, i tuoi figli vogliono fare il bagno”

e ancora

“Ehi Afrika, vieni qui a farci vedere le mercanzie”
E se né sta lì con il venditore di colore a raccontare come lui si faccia un mazzo da mattina a sera, un po’ come il personaggio di Albanese con il collare.
Ovviamente, alla fine non compra, attende che il vu’ cumpra’ si allontani, e comincia la filippica sulla sua onestà: “Io non compro in nero da un nero per dare soldi alla mafia”.

Il fascista non tollera la cannabis, ma non disdegna la cocaina; non tollera i gay, ma non disdegna una fellatio prepagata da un bel trans; non tollera Papa Bergoglio, ma non disdegna Don Verze’.

Infine, la quarta caratteristica, forse la più odiosa, il fascista e i propri figli.

“Al mattino, quando vai a scuola, dai uno schiaffo al primo compagno di classe che incroci, così capisce subito chi è il più forte”.

Sentita con queste orecchie come tutti i virgolettati che avete letto sino a qui.

A caduta, il figlio, quasi sempre il primogenito, a detta del padre, viene allenato da degli incompetenti, è il primo nelle attività pomeridiane, eccelle in disciplina e ha quasi tutti i professori “fiacchi e svogliati”, che una volta si diceva degli alunni.

Arrivo così a riscomodare Clausius, il principio sopra enunciato è detto anche di “Entropia”.
In sociologia si utilizza “entropia” per descrivere la progressiva tendenza al livellamento, all’annullamento delle gerarchie interne al sistema sociale.

Traduzione:

Io so io e voi nun siete un cazzo”

Sento un obbligo, dopo tutte queste parole sui fasci, un piccolo accadimento successomi una decina d’anni fa, a Berlino:
Vidi un bambino, massimo dieci anni, lasciare la mano della mamma, attraversare la strada ed avvicinarsi ad un mendicante, per poi tornare indietro.
Fu più forte di me, aumentai il passo in direzione della mamma, chiesi lumi.
Lei mi dette una risposta disarmante:

“Mio figlio sa di poter spendere un euro al giorno, può comprarsi una “kugeln” di gelato, oppure fare come meglio crede, oggi ha deciso di darlo a quel signore là”

Giusto per citare un esempio di “esseri umani di sinistra”.

Brevissimo sfogo

In Politica on giugno 29, 2017 at 11:20 am

Due righe:

Voglio ringraziare di persona, personalmente, tutte le “donne” (uno sforzo terribile non chiamarle “brutte troie”), e tutti gli “uomini” (altro sforzo non chiamarli “merde totali”) che hanno deciso di non vaccinare i propri figli.

Che ogni peggior augurio vi colga.

Bonaccia stabile.

In Politica on giugno 27, 2017 at 3:31 pm

Sembra uno scherzo, non lo è.

Tento di accennare un pelo di chiarezza in questo ginepraio, più complicato di una trama di Mordecai Richler.

Dal 2013 a oggi, i governi di “centrosinistra” hanno salvato 8 istituti bancari.

Monte Paschi Siena,Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Marche, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

Conto totale, che ci dicono sempre il conto parziale, evitando metodicamente di sommare i fondi di garanzia, ebbene, si arriva all’1% del Pil.

200 miliardi di euro, su per giù.

Voglio scriverlo anche con il vecchio conio: 400mila miliardi di lire, su per giù.

Numero difficile da scrivere, impossibile da immaginare, provate con le formiche, con i Pokemon, con i like su faccialibro e persino con le zanzare, non ce la farete.

Se, in modo del tutto utopistico, proviamo a dividere questo numero impossibile per il numero di cittadini italiani, ancor prima di un eventuale jus soli, né risulta un dato da far tremare l’Himalaya:
3mila e 3cento euro cadauno, procapite, a testa, come preferite.
3mila e 3cento euro per salvare banche.

Un esempio su tutti: L’imprenditore vinicolo Zonin, per vent’anni deus ex machina di Banca Popolare di Vicenza, accusato nel 2002 dello stesso reato per il quale è accusato nel 2017, 2 miliardi di perdite solo nel 2016, con conseguente fallimento dell’istituto e velocissimo salvataggio, presenta il bilancio dei suoi vigneti, opportunamente “donati” alla prole: +3%.

E sì che nel giugno 2016, Bazoli di Veneto Banca, attualmente ai domiciliari, cosi rinfrancava: “Le nostre banche sono le più solide d’Europa”.
Come pure Padoan: “Basta con lo sciacallaggio, le nostre banche sono solide”.
Carina anche “Il nostro tessuto bancario è sano, non basa il suo business su derivati e spazzature varie”.

E’nota la mia assoluta repellenza verso il periodo arcoriano, ma non posso esimermi dal chiedere di ipotizzare se questi salvataggi li avesse fatti Berlusconi.

Orde di proteste, scioperi, scuole chiuse, i girotondini veloci più di Vettel, il popolo Viola all’assalto del palazzo, Ingroia sarebbe diventato alto due metri e persino Poletti avrebbe chiuso le coop.

Ma dato che questo furto di stato è stato compiuto, anche con l’ovvio aiuto delle destre, da governi retti dal PD, calma piatta, bonaccia, barche in darsena, non si muove una foglia, tutto tace.

A me avevano insegnato che i governi di centrodestra guardavano all’imprenditoria, quelli di centrosinistra al proletariato, con il centro, in entrambi i casi, con un giustissimo occhio di riguardo al ceto medio.

O i miei insegnanti erano degli sprovveduti, oppure le carte si sono capovolte e in pochi l’han capito, in abbastanza l’han sfruttato, tutti i rimanenti tacciono, incredibile.

Se ancora ci fossero in giro i tifosi degli 80 euro, fornitegli una calcolatrice, si ricrederanno.

Gruppo Marcegaglia, Gruppo Mezzaroma, Sorgenia di De Benedetti, Aeroporto di Siena, Terme di Chianciano, sono solo la punta dell’iceberg dei debitori che Padoan non vuole far pubblicare, l’allegra combriccola c’ha fatto circa 5 miliardi di euro, 10mila miliardi del vecchio conio.

Poi si vota, ti becchi la mazza sugli incisivi, e dai la colpa agli altri, oppure dici “poteva andare meglio”.

Non credo di essere l’unico a mettere sullo stesso piano il PD e Forza Italia, non mi inganni con i matrimoni gay o con il sopracitato jus soli, siete ancora indietro anni luce per darmela a bere, con ogni probabilità farete un governo assieme e le barche continueranno a riempirsi di alghe in darsena, bonaccia stabile.

Non l’ho scritto io

In Politica on giugno 26, 2017 at 5:19 am

Anche se avrei voluto.

Caro Renzi,
ora che la tua missione è compiuta, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver perso in modo devastante l’ennesima tornata elettorale, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo esserti impossessato del più grande partito della sinistra europea solo per sradicarlo e distruggerlo, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver lacerato il paese tentando di manipolare in modo rozzo e ignobile la nostra Costituzione, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo esserti compiaciuto di aver vinto elezioni (Europee e Regionali) in cui molti non sono andati a votare a causa tua, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver blindato il Pd con la tua cricca di figli di papà affaristi, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver ingannato giovani e vecchi che o scappano da questo paese o muoiono perché non hanno più i soldi per curarsi, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver salvato solo banche e aziende marce a spese dei contribuenti, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver pugnalato alle spalle tutti i tuoi compagni di partito, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo averci fatto subire l’onta di centinaia di avvisi di garanzia, arresti e processi a carico di dirigenti del partito che fu di Berlinguer, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo essere riuscito a dare credibilità e consistenza a un movimento politico grottesco come quello di Beppe Grillo, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver fatto rimpiangere Berlusconi e aver fatto accordi con il tuo a dir poco inquietante compaesano Verdini, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver resuscitato persino la Lega travolta dagli scandali, TE NE DEVI ANDARE.
Dopo aver definitivamente inquinato la Rai, TE NE DEVI ANDARE.
I motivi per cui TE NE DEVI ANDARE non si contano più. Ma ce n’è uno che è il più importante di tutti.
TE NE DEVI ANDARE e devi farlo subito perché se non te ne andrai l’Italia rischia di diventare, peggio di 70 anni fa, un paese fascista. E questo, gli italiani che hanno a cuore la democrazia non lo permetteranno. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere molto più alto della miseria politica, economica e culturale in cui ci hai fatto sprofondare.
Hai fatto abbastanza, Renzi.
ORA VATTENE.

David Grieco

Articolo uscito stanotte su Globalist.it , dove scrivono ancora i veri Compagni.

Fasci di qua, fasci di là.

In Politica on giugno 20, 2017 at 5:31 am

Allora, se ho ben capito, un coglione attentatore islamico è un terrorista, un coglione attentatore bianco è un lupo solitario.

Ma si può essere più falsi e in malafede?

Stesso schema per lo jus soli, i celticopadani dichiarano di “non voler leggere il ddl, noi pensiamo alle famiglie italiane che non ce la fanno” e bla e bla e bla, ma davvero sanno leggere?

E in ventanni che hanno governato da Roma, più altri 10 nelle tre regioni più produttive dello stivale, quante famiglie hanno salvato? C’era per caso Stalin governatore del Veneto (che governano da sempre) nella stagione degli imprenditori suicidi???
No, c’era Galan, e Zaia presiedeva la provincia di Treviso, gli imprenditori si impiccavano, gli operai perdevano il lavoro, e nel mentre i loro amici prosciugavano le pecunie di tutte le banche site in loco.

Ma come cazzo è possibile che nel 2017 questi figuri possano ancora fare la morale in tv su qualsiasi tema?

Oh, quasi scordavo, fascio attira fascio, ci sono pure i novizi dell’aula:
i fasciostellati, che sono quelli del “non siamo contro gli immigrati, ma…”, quel ma così odioso che tutti i razzisti utilizzano alla fine di una frase, anni fa era gettonatissima “Mussolini era un dittatore ma…i treni erano in orario e tutti avevano un lavoro”.

Son passati quasi quattro anni, dovevano imparare, studiare, magari far promulgare una legge, così eh, giusto per non annoiarsi a contare scontrini e progettare funivie, invece no, nessuna legge a prima firma fasciostellata promulgata dall’aula, nisba.
Gli emolumenti per aver prodotto il nulla, quelli sì, quelli li prendono e una parte li danno ad aziende che vi invito a controllare in quale orbita girino.
Stanno facendo un’altra Compagnia delle opere (decine di migliaia di aziende affiliate ai giussanini nella sola Lombardia, la maggiorparte legate al settore del mattone), stesse modalità.

Fortunatamente, alla faccia dei soloni che mi son sentito un paio di mesi orsono, quando taluni si son persino spinti a ipotizzare una Francia in stile Petain, una delle donne più bieche e sbagliate del pianeta porta nr 6 deputati al parlamento di Parigi, segnando la fine della bolla che l’aveva portata a sognare l’Eliseo, tanto rumore per nulla.
Che fra Le Pen e Macron, mi prendo tutta la vita il secondo.

Di piu’, lo prendo senza neppure voler leggerne il programma, che a oggi va di moda così.

La frangia senapata

In Politica on giugno 2, 2017 at 10:04 am

L’uomo dalla frangia senapata ha detto no, eravamo abituati a quello Del Monte che diceva sì.

Dopo aver sputato sui nativi americani, dopo aver tolto fondi alle associazioni che si occupano delle donne sole che hanno appena abortito, dopo averne già combinate di ogni sorta, la frangia senapata ha detto no anche all’accordo di Parigi.

Gli Usa si aggiungono alle sole due nazioni non firmatarie del trattato transalpino, la Siria e il Nicaragua (ah, è stramazzato Noriega, alla buon ora), sembra una barzelletta.

A sentirlo, va pazzo per le miniere di carbone, i pozzi petroliferi, le armi da vendere agli arabi, e la scarsa voglia di lavorare, quella sua.

Però poi mangia pappardelle mozzarella e pomodoro, salumi e formaggi italiani e ossobuco alla milanese, tutte le domeniche, con la sua botulinata combriccola.

Innanzitutto, non facciamone un dramma, la climexit è prevista dopo tre anni dalla manifestata voglia di uscirne.
Qualcuno crede che frangia senapata arrivi a un secondo mandato? Controllare le quote dei bookmakers londinesi per avere ulteriori certezze.

400 città statunitensi gli hanno già risposto picche, la Tezla è furente, seguita a ruota da decine di multinazionali che hanno puntato, come razione vuole, sull’abbassamento dei gas serra.

Che poi, ma forse questo non gliel’hanno spiegato per bene, l’accordo di Parigi è stato siglato principalmente contro i flussi migratori, dato che per ogni grado di temperatura in più, si stimano in 100 milioni gli esseri umani che dovranno abbandonare terre torride e aride, per creare il più massiccio esodo che la storia abbia a memoria.

Che sia il caso di cominciare a isolare il tale e la “sua” nazione?
Per molto meno si sono imposte le sanzioni alla Russia.
Tassare significativamente Faccialibro, Microsoft, Apple e Coca Cola sarebbe un buon inizio, evitare di mangiare burro di arachidi (non mi sovviene altro prodotto made in Usa commestibile), non comprarsi il Cherokee e nemmeno la Jeep, non andare in ferie là, il mondo è così grande, ci sono un sacco di posti migliori, io vi scrivo da uno dei più spettacolari, si chiama Italia.

Si narra che l’esiliato dittatore paraguaiano si fosse comprato un villone appena al di là del confine; ogni mattina si alzava e usciva sul balcone rivolto alla patria che lo aveva cacciato, estraeva un elenco telefonico di Asunción e cominciava a urlare liste di cognomi, presi a caso dall’elenco, per farli condannare, poi rientrava ed era contento.

Ecco, cari statunitensi, un bel villino a Tijuana con balcone vista muro, un elenco telefonico e un megafono, vedrete, si divertirà più di adesso.

Sic transit gloria mundi.

Il globo è quadrato.

In Politica on maggio 31, 2017 at 7:18 am

Siamo arrivati alle minacce di morte nei confronti del Prof.Burioni, accusato di essere a favore delle vaccinazioni.

Incredibile.

Oggettivamente, vorrei chiedere a tutti i contrari se Pasteur fosse un coglione o uno scienziato.

Soggettivamente, vorrei chiedere a tutti i “genitori” contrari alle vaccinazioni come si sentirebbero sapendo che il loro figlio ha contribuito a far crepare il vicino di banco con il sistema immunitario disastrato, dato che si contano in più di 18mila i pargoli che NON possono assumere alcun tipo di vaccino, da qui il famoso “effetto gregge”.

Questi “genitori”, così solleciti nel bandire la farmaceutica dai loro comò,in 950mila (dato odierno) si sono fiondati presso le ASL per far vaccinare i propri figli, che fra pagare 7500 euro di sanzione e non poter mandarli a scuola, è meglio la punturina, che coerenza.

A ruota è successa la tragedia del bambino morto per una otite “curata” con l’omeopatia, che in buona parte del globo (Italia esclusa) viene marchiata, su ogni bottiglietta di acqua quasi pura, con la dicitura “do not care”, non cura.
E non esiste alcun foglietto all’interno con le controindicazioni e le sostanze contenute, e lo credo bene, da quando in qua l’acqua distillata crea danni?

Ho fatto una piccola indagine, incrociando dati e domande, né risulta un quadro disarmante:

I “genitori” che si dichiarano no-vaccini e/o pro-omeopatia, riservano altri lati angoscianti:

A) Mangiano e bevono prodotti “biodinamici”, che non sto neppure a spiegare la puttanata, ricordo solo che “biodinamico” è un marchio registrato da una multinazionale statunitense.

B)Quando va peggio sono vegani o crudisti, gente che ti vuol far credere che una zucchina soffre le pene dell’inferno quando viene tagliata alla julienne.

C) Aspettano solo il servizio delle Iene per dire che il tonno è velenoso, e che l’orso è a rischio estinzione.

D)Considerano ogni costa italiana dove non ci sia la bandierina blu alla stregua degli scarichi della Solvay a Piombino.

E)Nei casi più inguaribili credono alle scie chimiche, e mi è capitato persino quelli che insistono sulla massiccia presenza di extraterrestri fra gli umani, nella percentuale di 1 su 100.

E si definiscono “genitori” progressisti, dimostrando di non conoscere il significato delle parole.

Regrediamo, sputiamo sulle scoperte che salvano vite, nuovi Torquemada si aggirano fra i nosocomi, obiettori in tutte le salse, il tutto sulla pelle di esseri umani piccoli e indifesi.

Infine, forse la più infame, mi è stata detta con un certo piglio da una mamma trentacinquenne:
“Il figlio di un vegano non può essere cresciuto con il veganesimo”.

Neppure il cagnolino che tieni in casa, dotato di crocchette rigorosamente vegane, ho risposto.

Un trucco facile facile.

In Politica on maggio 3, 2017 at 2:51 pm

Per un decennio si è presa la parola “Prostituta” e la si è sostituita con “Escort”, faceva più fine.

Prima ancora s’era presa “Bond” e trasformata in “Obbligazione”, che se ti scappava di dire Bond in banca o al bar vedevi certe facce incupirsi.

Da qualche tempo s’è presa “Falso” o “Contraffatto” e sostituita con “Fake”, che i più abili traducono con “Persona che si inventa un’identità non sua in rete”, ma non c’è nulla di nuovo, proprio nulla.

Fake erano le notizie sul rapimento Moro, su centinaia di omicidi, su tutte le stragi di stato e non, sulle apparizioni a Medjugorje, sulla provenienza della ricchezza dell’uomo di Arcore.

Un anno,verso la fine dei ’90, Tuttosport fece più di venti prime pagine solo con notizie Fake, appioppando alla Juventus una trentina di superacquisti, a fine agosto la rosa superava i 50 giocatori, tutti titolari nelle rispettive nazionali. Per i primi giorni ci credemmo tutti.

Fake erano i marziani sull’Empire State Building.
Fake erano le accuse che costarono il posto ad Aznar.
Fake era l’eterna erezione di Sting.
Fake erano le armi chimiche di Saddam.
Fake era la blogger araba che postava da un tranquillo loft di Paddington, a Londra.

C’è un bellissimo grafico che dimostra come una Fake rimbalzi fra le nostre sinapsi.

Qualche mese fa un video diventò virale: una voragine in una strada di Tokyo veniva chiusa e ripristinata al traffico in ventiquattr’ore.
Il video scorreva a velocità centuplicata.
Era una notizia Fake.
Ma era successo a 15mila chilometri di distanza dall’Europa, quindi diventava credibile.

Se la stessa voragine si fosse aperta, e soprattutto chiusa, a venti chilometri da casa nostra, avremmo pensato ” La solita bufala”.

Ne risulta: in ascisse la distanza fra noi e il fatto, in ordinata la credibilità della notizia.
Più la distanza cresce, e più la notizia da cazzata passa a verità.
In un ipotetico campionato del mondo, noi italiani saremmo in semifinale come minimo; tendiamo a credere più che a diffidare, è più bello sparlare quando la notizia pare vera, qui c’è terreno fertile.

Cosi’ ben concimato che vi ricorderete di un braccialettino, lo chiamarono Power Balance, che a momenti garantiva pure l’immortalità?
Costava trenta pecunie, nella sola Italia né vendettero come in tutti gli Stati Uniti, era il 2010, né vedete in giro ancora?

Fake/Falso/Contraffatto, nulla di nuovo, solo marketing; dopo molti decenni le parole entrano nell’immaginario collettivo, niente di più grave per l’establishment, meglio cambiarle.

Ma solo le parole, intesi.

Un popolo virtuale.

In Politica on aprile 21, 2017 at 11:10 am

Un italiano su due non ha mai aperto un libro nel 2016, più precisamente il 57,6% della popolazione non legge libri, ma è bravissima nello scrivere le più impensabili troiate su Facebook, Twitter e l’immancabile Wattsup (che non so neppure se si scrive così).

La notizia positiva è che quando entrambi i genitori leggono, la percentuale dei figli lettori vola al 70%.

Avrei decine di esempi, ma “chi è sto Dostoreschi?” le batte tutte.

Nel corso degli anni me nè son sentite dire di ogni sorta: “Se leggi non lavori”, “Non ho tempo”, “Una cosa inutile”.

Gente che poi trovi ingobbiti sul palmare ogni tre secondi, a controllare il meteo, le scie chimiche, centinaia di video che dovrebbero far ridere, esperti di vaccini, laureati in migranti, tonnellate di selfie, che se sei in qualsiasi posto devi assolutamente farlo sapere al globo, commentando il tutto con espressioni dialettali, vantandosene.

Ma i libri no, quelli sono contagiosi, portano il morbillo, come i nigeriani.

E vorrei vedere, il tempo per leggere lo passano come ebeti a cliccare “like”, come se si ricevesse un premio in denaro.

Così mandano a scuola i loro figli con il cellulare, la risposta più gettonata è “Se capita qualcosa a mio figlio lo voglio sapere”, impongono ai professori di tenerlo acceso, ma “in silenzioso”, e lo utilizzano addirittura come premio “Se ti comporti bene ti faccio usare il tablet per un’ora”.

Uno schifo aberrante, e nessuno muove un dito, anzi, il deviato sarei io.

Nel marzo 2013, scrissi questo:

“Un libro.

Un libro fa’ viaggiare, anche se e’ ambientato dentro a una cella.
Un libro fa’ ridere, piangere, tremare, addormentare, pensare, conoscere.
Un libro racconta una storia che non avrai mai la possibilita’ di vivere realmente, nemmeno se sei l’emiro del Bahrein.
Un libro non ti corre appresso, sei tu che vai a scovarlo fra le miliardate di pagine e le migliaia di tomi che ti pervadono quando entri in una libreria, uno dei posti piu’ attraenti costruito dagli esseri umani.
Un libro cammina con te, puoi leggerlo ovunque, puoi lasciarlo sul como’ per mesi, in soffitta per anni, ma lui non cambia, e’ sempre li’, aspetta.
Un libro va’ sfogliato, va’ a volte riletto, va’ conservato, va’ prestato ma solo a persone fidate, va’ protetto.

Quando trovo il semaforo rosso, o quando c’e’ una fila, prendo un libro e lo piazzo sul volante, anche poche righe, al massimo due pagine, poi arriva il verde e riparto avendo assunto una piccola dose della mia droga giornaliera, non riuscirei a farne a meno per nulla al mondo.

Questo tipo di dipendenza mi ha portato a scoprire centinaia di luoghi e di persone, reali o mentali, non fa’ differenza, al punto che delle volte mi capita di essere in una piazza e non ricordarmi se vi ero gia’ stato realmente o letteralmente.

E’ una cosa strepitosa.

E cosi’, ho puntato ai cavalli con Bukowsky, ho arpionato balene con Coloane, ho montato un mulo con Chatwin, ho corso come un pazzo per Belleville assieme a Pennac, ho sparato con Richler, mi sono oppiacizzato con Baudelaire e mi sono ubriacato, molto, con Sepulveda.
Sono stato rinchiuso con Levi e attraversato l’oceano con Baricco.
Sono stato arrestato con Leary e mi sono sentito libero con Martin Luther King.
Ho amato con Kerouac, odiato con Celine, riso con Marx (groucho) e pianto con Fitzgerald.”

Sono consapevole che questa mia invettiva non cambierà la percentuale di persone lobotomizzate dai social a scapito di una buona lettura, magari in cima a un monte dove non c’è campo.

Ma la speranza è sempre l’ultima a perire, quindi anche se solo una persona, dopo aver letto questo post, ricominciasse o cominciasse a leggere un libro, qualsiasi libro,sarebbe un successo planetario.