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Buona visione

In Senza Categoria on gennaio 10, 2012 at 5:30 pm

Il tesoriere dei celtici ha investito circa dieci milioni di euro in Tanzania, dove, e’ noto, gli abitanti sono tutti biondi, occhi azzurri, profilo ariano, accento bergamasco.

Stracazzi loro.

Oggi scrivo di arte.

La prima opera d’arte che ricordo di aver amato e’ 
“La Passeggiata” di Manet, una stampa della quale stava appesa a casa di mia nonna.
Avevo cinque anni, e quel campo con la dama che passeggia armata di ombrellino parasole mi piaceva, mi abbracciava.

L’ultima opera d’arte che ho amato, nella spasmodica attesa della prossima, e’  

“Giovane triste in treno” di Duchamp, che mi ha paralizzato per diversi minuti all’interno del Gugghenheim di Venezia.

In mezzo ci sono quasi quarant’anni di “visioni”.

Si va’ dalla “Ronda dei prigionieri” di Van Gogh, tela che ti fa’ piangere anche se non vuoi, alla

 “Bevitrice di assenzio” di Picasso, capolavoro della solitudine e della tristezza consapevole di parte dell’universo femminile.

E poi, guardatevi “La Danza” di Matisse, impossibile non essere spinti a un movimento roteatorio.

“Le Mont Saint Victoire” di Cezanne, inizio di quella forma d’arte, forse la mia preferita, che tende ad esplorare il subconscio a scapito della rappresentazione figurativa.

“Composizione nr 8” di Kandinsky capolavoro dell’astrattismo geometrico, dove la “violenza con la quale un triangolo penetra una forma circolare non trova paragoni” come soleva sostenere il maestro.

L” Ingresso solenne del conte di Gergy a Palazzo Ducale”del Canaletto, dove anche il minimo particolare e’ curato come il soggetto protagonista.

Ecco, ora non mi fermo più.

“Les Demoiselles d’Avignon”, molti erroneamente credono che si tratti davvero di signore, ma l’intento di Picasso e’ raffigurare un gruppo di prostitute di Barcellona.
Quando fu’ esposto, il critico d’arte Guillerme Apollinare ebbe a dire:
“Prima o poi troveremo questo pazzo impiccato sotto a un ponte della Senna.
Mori’ molto prima il critico.

“Number 1”  di Pollock, l’immenso Pollock, strati di colore gettati dall’alto su una tela appoggiata a terra, a prima vista, per i profani, degli scarabocchi, ma se uno ci entra dentro, si possono trovare almeno una decina di universi paralleli.

“Emerging ’82” di Vedova, il pazzo che urlava la sua rabbia con un’intensita’ pari a un ordigno atomico, il professore che insegnava a Ca’ Foscari e poi dipingeva in un tugurio, scuro, umido, infernale, uno tra i miei pittori italiani preferiti.

“DemoCrazy” di Vezzoli, e’ un video, la Stone e B.H.Levy in un surreale comizio pre elettorale.
Per i pochi che ancora non conoscono Francesco Vezzoli, ve ne sollecito un approfondimento, e’ l’artista del ricamo, un genio.

“David con la testa di Golia” del Caravaggio, le parole sarebbero sprecate.

“I mangiatori di patate” di Van Gogh, 
la lampada e’ la chiave, senza di essa la tela sarebbe nera, così da dare un’importanza basilare alla luce.

“Ceci n’est pas une pipe” di Magritte.

“Creek” di Rauschemberg.

“La Famiglia” di De Chirico.

“Donna con ventaglio” di Modigliani.

“Papa Cattelan” del medesimo.

“Guernica”.

Guernica e’ un’opera che mi ha sempre messo i brividi, sia per quello che rappresenta, sia per le tonalità di grigio che la compongono.

Durante il nazismo un plotone si presento’ a casa del Maestro per requisire la tela.

Il tenente tedesco chiese:

“E’ stato lei, herr Picasso, a fare questo quadro?”

“No, siete stati voi”.

Non lo sequestrarono.

Fine.

Si potrebbe obiettare che questo post andrebbe correlato con le immagini.

Troppo facile.

L’arte va’ cercata, scovata.

Credo che a nessuno di voi abbia mai suonato il campanello Francesco Clemente con una tela da mostrarvi.

Buona visione.

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