Una volta c’erano i comizi.
Poi si e’ passati alle tribune politiche.
Poi ai talkshow.
Poi ai portavoce.
Poi ai portaborse.
Poi ai videomessaggi.
Oggi molti politici di questo paese hanno bypassato i sopracitati metodi per comunicare con il proprio elettorato.
Scrivono, ma usano ovviamente degli scribacchini sottopagati, su
Twitter e Facebook.
Che pena.
Un “cinguettio” di Casini, un “mi piace” di Franceschini.
E ci tengono pure a fartelo sapere, l’altro giorno mi sono imbattuto nell’onorevole viagrino di turno che, sollecitato dal giornalista, rispondeva:
“L’ho scritto su Twitter stamane”.
Credono che così facendo possano essere considerati “nuovi”, “moderni”, al passo con i giovani.
Ma chi credete di prendere per il culo?
Non contenti, avendo annusato la perdita prossima dello scranno, taluni si faranno anche la “lista civica”, e vedrete che il primo in tal senso sara’ Tremonti.
Le provano tutte, ignorando che la gente sa’ chi e’ Gasparri sia che vada da Vespa, sia che scriva le sue idee(?) su Faccialibro.
Una classe politica che non trova una decorosa via d’uscita, e si attacca ai social network.
Mi si dice:
Obama ha vinto con la rete
Rispondo:
Guarda che non era una rete da pesca.
Vedete, se si volessero utilizzare in modo corretto questi strumenti, bisognerebbe fare l’esatto contrario, dovrebbero essere gli elettori a crearsi dei profili, ed erigere dei gruppi di persone che, pensandola più o meno allo stesso modo, pongano delle questioni ai politici del loro schieramento, i quali dovrebbero rispondere, ma messa così, a oggi, e’ pura fantascienza.
Oppure, come da apertura:
Un palco.
Un microfono.
Una persona.
Un discorso.
Non e’ difficile.
Così poi vedi se ti arrivano applausi o uova marce.