Il Blog

L’ultimo scritto di Alfredo Reichlin

In Politica on marzo 25, 2017 at 5:20 am

Sono afflitto da mesi da una malattia che mi rende faticoso perfino scrivere queste righe. Mi sento di dover dire che è necessario un vero e proprio cambio di passo per la sinistra e per l’intero campo democratico. Se non lo faremo non saremo credibili nell’indicare una strada nuova al paese.

Non ci sono più rendite di posizione da sfruttare in una politica così screditata la quale si rivela impotente quando deve affrontare non i giochi di potere ma la cruda realtà delle ingiustizie sociali, quando deve garantire diritti, quando deve vigilare sul mercato affinché non prevalga la legge del più forte. Stiamo spazzando via una intera generazione.

Sono quindi arrivato alla conclusione che è arrivato il momento di ripensare gli equilibri fondamentali del paese, la sua architettura dopo l’unità, quando l’Italia non era una nazione. Fare in sostanza ciò che bene o male fece la destra storica e fece l’antifascismo con le grandi riforme come quella agraria o lo statuto dei lavoratori. Dedicammo metà della nostra vita al Mezzogiorno. Non bastarono le cosiddette riforme economiche. È l’Italia nel mondo con tutta la sua civiltà che va ripensata. Noi non facemmo questo al Lingotto. Con un magnifico discorso ci allineammo al liberismo allora imperante senza prevedere la grande crisi catastrofica mondiale cominciata solo qualche mese dopo.

Anch’io avverto il rischio di Weimar. Ma non do la colpa alla legge elettorale, né cerco la soluzione nell’ennesima ingegneria istituzionale: è ora di liberarsi dalle gabbie ideologiche della cosiddetta seconda Repubblica. Crisi sociale e crisi democratica si alimentano a vicenda e sono le fratture profonde nella società italiana a delegittimare le istituzioni rappresentative. Per spezzare questa spirale perversa occorre generare un nuovo equilibrio tra costituzione e popolo, tra etica ed economia, tra capacità diffuse e competitività del sistema.

Non sarà una logica oligarchica a salvare l’Italia. È il popolo che dirà la parola decisiva. Questa è la riforma delle riforme che Renzi non sa fare. La sinistra rischia di restare sotto le macerie. Non possiamo consentirlo. Non si tratta di un interesse di parte ma della tenuta del sistema democratico e della possibilità che questo resti aperto, agibile dalle nuove generazioni. Quando parlai del Pd come di un «Partito della nazione» intendevo proprio questo, ma le mie parole sono state piegate nel loro contrario: il «Partito della nazione» è diventato uno strumento per l’occupazione del potere, un ombrello per trasformismi di ogni genere. Derubato del significato di ciò che dicevo, ho preferito tacere.

Tuttavia oggi mi pare ancora più evidente il nesso tra la ricostruzione di un’idea di comunità e di paese e la costruzione di una soggettività politica in grado di accogliere, di organizzare la partecipazione popolare e insieme di dialogare, di comporre alleanze, di lottare per obiettivi concreti e ideali, rafforzando il patto costituzionale, quello cioè di una Repubblica fondata sul lavoro. Sono convinto che questi sentimenti, questa cultura siano ancora vivi nel popolo del centrosinistra e mi pare che questi sentimenti non sono negati dal percorso nuovo avviato da chi ha invece deciso di uscire dal Pd. Costoro devono difendere le loro ragioni che sono grandi (la giustizia sociale) ma devono farlo con un intento ricostruttivo e in uno spirito inclusivo. Solo a questa condizione i miei vecchi compagni hanno come sempre la mia solidarietà.

Alfredo Reichlin
14/03/2017

Meglio tardi che mai, di Carlo Poerio.

In Politica on marzo 22, 2017 at 8:24 am

Leggo e pubblico anche qui questo articolo di Carlo:

“E’ ciò che ho pensato, apprendendo da alcuni quotidiani che molti militanti ed elettori del Partito Democratico si starebbe ribellando all’ultima porcata del partito che fino ad oggi, malgrado tutte le porcate già fatte, hanno sostenuto.

Forse si stanno rendendo conto che sostenere un partito perché, come sovente affermano, altrimenti il centrodestra tornerebbe a governare il Paese, non è più un argomento sostenibile quando poi, in realtà, quel partito che sostengono fa le stesse porcate che ha sempre fatto il centrodestra durante il ventennio berlusconiano.

E nel riconoscergli questa riflessione, sono buono perché li reputo ancora in grado di esercitare una capacità critica, sconosciuta a tanti renziani.

Comunque sia, si stanno ribellando al loro partito perché ha votato per la non decadenza di un pregiudicato del centrodestra, condannato in via definitiva per peculato, con interdizione dai pubblici uffici. Ed avrebbero votato contro la decadenza, per ringraziare il centrodestra che pochi giorni fa ha salvato dalla “sfiducia” un loro indagato, sotto inchiesta per rivelazione del segreto di ufficio, nell’ambito di un’indagine di corruzione nella Pubblica amministrazione.

Il centrodestra, durante il ventennio berlusconiano, si era sempre proclamato “al di sopra della legge”. Ora anche il centrosinistra renziano lo pensa. E lo pratica. L’unica cosa che hanno “rottamato” i renziani è la Legge Severino. C’è da scommetterci che a breve rilanceranno la riabilitazione di un altro pregiudicato eccellente: l’ex cavaliere e puttaniere, testa d’asfalto.”

Articolo comparso su Zone Indefinite, strepitoso blog.

Ciao Alfredo

In Politica on marzo 22, 2017 at 7:07 am

C’è chi, nel mondo, piange la dipartita del centenario, fascista, Rockefeller.

Noi qui, invece, piangiamo la morte di Alfredo Reichlin, un uomo raro.

“Alfredo Reichlin aveva 91 anni.
Un’età lusinghiera per prendere commiato dalla vita. Eppure la sua scomparsa brucia come una terribile ingiustizia.
Perché? Perché andarsene da questo paese in pieno sfacelo, per coloro che in questo paese hanno creduto e hanno combattuto per farlo diventare una Repubblica Democratica, andarsene proprio adesso ha un sapore amaro. Per lui e per tutti noi che siamo, pensiamo o diciamo di essere di sinistra.

Il 14 marzo scorso, su un giornale che è stato molto più di un giornale ma che nessuno riesce più a comprare, Alfredo aveva scritto righe dolorose, che cominciavano con i suoi malanni ma parlavano dei nostri malanni.
“Sono afflitto da mesi da una malattia che mi rende faticoso perfino scrivere queste righe. Mi sento di dover dire che è necessario un vero e proprio cambio di passo per la sinistra e per l’intero campo democratico. Se non lo faremo non saremo credibili nell’indicare una strada nuova al paese… Non sarà una logica oligarchica a salvare l’Italia. È il popolo che dirà la parola decisiva. Questa è la riforma delle riforme che Renzi non sa fare. La sinistra rischia di restare sotto le macerie. Non possiamo consentirlo”.

Dell’Unita’ Alfredo Reichlin era stato direttore.

Ed era stato anche il mio direttore, in un rapporto appassionante, perché Alfredo Reichlin aveva delle aperture mentali incredibili. Un giorno mi convocò per dirmi, molto infastidito, che lo aveva chiamato Gino Paoli. Paoli si era lamentato parecchio di un mio articolo un tantino ironico su uno spettacolo molto autobiografico dove metteva in scena il suo suicidio anni dopo aver veramente tentato il suicidio.
“Ti rendi conto che adesso mi devo pure mettere a scrivere una lettera di scuse a Gino Paoli? Con tutto quello che ho da fare, ti pare giusto?”, mi disse.
“Hai ragione. Non è giusto. La scrivo io”, risposi.
“Tu? Ma che, sei matto? Vuoi peggiorare le cose?”, lui.
“No. Scusa, quando dicevo io intendevo te. La scrivo io al posto tuo. E ti prometto che mi tratto malissimo, mi stigmatizzo proprio, ma almeno mi diverto”, io.
Mi guardò e mi disse: “Tu sei proprio matto”.
“Fammici provare. Che ti costa?”
Quando lesse la lettera che avevo preparato mi scrisse “va benissimo” e la spedì.

Direttori così ne ho visti solo al cinema.

Penso a Walter Matthau (il direttore) e a Jack Lemmon (il reporter) in “Prima Pagina” di Billy Wilder.

Ma Alfredo Reichlin era di più. Era entrambi.

Chiedo scusa, non ho detto ancora la cosa più importante. Alfredo Reichlin è stato soprattutto un uomo politico di una sensibilità straordinaria. Altri più bravi e meno soggettivi di me racconteranno in questi giorni la sua lunga carriera politica. Io mi limito a ricopiare quel passaggio che Alfredo ha scritto pochi giorni fa sull’Unita’.
“Questa è la riforma delle riforme che Renzi non sa fare. La sinistra rischia di restare sotto le macerie. Non possiamo consentirlo”.

Una sintesi breve, tagliente, che arriva all’osso. Un uomo lucido di novant’anni forse è un superuomo, un vulnerabilissimo superuomo destinato a vivere ancora per poco, ma lo vogliamo ascoltare? O lo dobbiamo rottamare?
Con questo verbo degradante sono stati già rottamati tutti i nostri valori, a cominciare dalla parola che li include tutti: l’idealismo. L’idealismo viene sistematicamente umiliato, offeso e deriso da tanti anni, proprio negli anni della comunità europea.

Alfredo Reichlin era un idealista. Un uomo borghese, alto, bello, educato, elegante. Che stava sempre dalla parte dei più deboli.
Si è fatto tardi, lo so, ma vorrei comunque dirgli che ultimamente ho visto tanti giovani che gli somigliano tra gli studenti dei nostri licei e delle nostre università. È bene farlo sapere.
Ciao Alfredo
Un grande abbraccio a Roberta Carlotto, Luciana Castellina, Lucrezia Reichlin e Pietro Reichlin.”

David Grieco