Il Blog

La grande buffonata

In Politica on ottobre 27, 2017 at 2:48 pm

Perché la Basilicata non chiede più autonomia?
Per i danari.
Perché il Veneto chiede più autonomia?
Per i danari.

Ovunque, parti ricche di paesi benestanti chiedono di dividersi da quelle povere.

Vi scrivo dal Veneto, dove molti servizi a carico dello stato sono solo sognabili dal resto d’Italia, dove la disoccupazione è la più bassa del paese intero sin dagli anni 60, dove le liste d’attesa negli ospedali sono ai livelli del nord europa, dove le amministrazioni pagano i fornitori a 30 o al massimo 60 giorni, dove Venezia, Verona, Padova, Vicenza e Treviso creano il più importante tour artistico che io conosca, estero compreso, dove scii fra paesaggi patrimonio dell’Unesco, dove si sta bene.

Mi chiedo, vi chiedo, cosa vogliamo in più? Pepite d’oro zecchino messe nella buca delle lettere al posto della bolletta del gas?

Che già quattro persone mi hanno contattato (leggo libri sulle onde gravitazionali e sulla fisica) dopo aver saputo che questa misteriosa onda gravitazionale produce oro e platino dopo che due pianeti di neutroni si sono arrovellati assieme per produrne uno unico,
A più di cento milioni di anni luce da qui.
È un’immagine quella che abbiamo visto, l’evento è successo tantissimo tempo fa’, ma niente, impossibile da spiegare, l’unico interesse è “Sì sì, va ben, ma sta storia dell’oro???”

Spesso penso che se il Verga fosse nato in Veneto, avrebbe trovato decine e decine di Padron N’Toni, mai contenti, sempre un lamento, con l’unico scopo vitale di arrivare a sera ed aver guadagnato qualche pecunia.

E tutte queste persone, me compreso, usufruiscono delle bellezze e delle strutture del territorio.

Nella valle dove abito, un genitore può decidere lo sport per il figlio decidendo fra almeno 20 discipline, e mi tengo basso.

Credo che una persona di buon senso si dovrebbe chiedere quale potrebbe essere il metodo per esportare nel resto dello stivale questo ben di dio, non il contrario.

Quando mai!! La provincia di Belluno, nello stesso giorno del referendum di Zaia, vota per chiedere più autonomia al Veneto!!! E votano sì in entrambi i quesiti, roba da matti.

Che è, vogliono arrivare a un referendum per l’autonomia di Bergamo di sopra con Bergamo di sotto?.

Sapete, senza tante autonomie, e con tutti i limiti sui diritti umani, la Cina negli ultimi vent’anni ha portato 500 milioni di persone dal regime di “povertà assoluta” (leggi:avere il bagno in un campo), al regime di “medio borghesi” (leggi:avere l’iphone), e fior di analisti economici danno solo una motivazione: i cinesi non hanno neppure l’idea di cosa significhi “separazione”, e ricordo che tutti gli stati della UE, uniti, non arrivano a quella cifra di persone.

Ovvio, il metodo cinese non prevede la democrazia, ma in questo caso c’entra poco, qualsiasi ex contadino cinese vi dirà che vive meglio oggi di vent’anni fa’, ed è questo lo scandalo, c’han messo quattro lustri, noi qui in Veneto stiamo bene da almeno 50 anni, e ancora non siamo stati in grado di esportare tutto questo benessere al resto della parte dello stivale che ancora vede quotidianamente i malati in corsia.

Poi arriva il coglione di turno a blaterare che i veneti sono degli ubriaconi, e allora tutto lo scritto precedente traballa, mi adiro pure io, e stringo i pugni per non pronunziare le schifezze che si sentono in giro, ma faccio una fatica terribile.

Per ultimo, vi avviso che non succederà alcunché, la grande buffonata è niente, il nulla, perché qui valgono i danari, e i danari non sono negoziabili con la sede centrale, sita in Roma.

Tutto come prima.

Stiamo bene.

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Il sentire di Thelma e Louise

In Politica on agosto 29, 2017 at 12:30 pm

Un agosto di tragedie.
Tutti i giorni.
Costantemente.

A fronte di cotanta violenza e ignoranza, necessita una ventata di bellezza.

Qualche giorno addietro, due care amiche si sono trovate in quel di Bilbao, armate di due biglietti per il Guggenheim.

Mi sono permesso di scrivere loro, normali fruitrici di arte, alcune righe che a grandi linee davano qualche informazione su ciò che avrebbero sentito.

Queste:
“Care Thelma e Louise, preparatevi a un viaggio cerebrale.
Il Guggenheim di Bilbao contiene opere moderne, forse la piu’ vecchia è un capolavoro di Rothko, in assoluto il più grande pittore americano del secondo ‘900.
Parto da qui, da Rothko, per consigliarvi, come avrebbe fatto lui, di non pensare più all’arte che impressiona la pupilla, quella la si deve usare sino agli impressionisti, e anche anche, la cattredale di Rouen, Monet la dipinge viola… E dare spazio a quello che c’è dopo l’occhio, c’è la sensazione, c’è un mondo nuovo.
Guardate il lavoro di Rothko come se foste sole, voi e l’opera, l’artista non c’è più, siete voi e quegli immensi spazi di colore rettangolari, universi paralleli, ricordi che affiorano, confini che si dilatano a dismisura.

Rothko è stato, è, e sarà, un visionario irrinunciabile.

Credo che la metà delle cose che vedrete non vi lasceranno traccia alcuna, è normale con l’arte moderna (quello che non colpisce voi, colpisce quello dietro a voi, e viceversa, è un giochino meraviglioso, la Gioconda, ad esempio, colpisce quasi tutti).
Resta l’altra meta’, io mi soffermo solo su due maestri che incontrerete e che vi invito a godere con tempo e attenzione.
Il primo è Anselm Kiefer, vivente, genio dell’arte in memoria della deportazione ebraico/nazista, tutte le tonalità del grigio, ad Auschwitz non c’erano colori, opere pesantissime, a memoria, a ricordo dello scempio, un viaggio per comprendere quanto bestiale possa diventare l’essere umano.
Il secondo è Francesco Clemente, vivente, napoletano, al Guggenheim ha una stanza intera, “Mother’s room”. Francesco è onirico, vive metà dell’anno in India, l’altra metà a New York, dove ha dipinto per anni a sei mani con Warhol e Basquiat (troverete anche questi due, Warhol vi descrive la società capitalistica e chiusa del boom economico americano degli anni 50, Basquiat riesce a dipingere come un bambino di cinque anni, Picasso ci arrivò dopo l’ottantina, di anni).
Tocchi leggeri, colori indiani ma smorzati, da gustarsi con la mente a Bombay.

Incontrerete altri maestri, da Motherwell a Klein, da De Koonig a Rauschemberg, da Koons a Gilbert e George.

Concludendo: l’arte moderna tocca le corde dell’inconscio, non sono corde che si muovono spesso, quindi quando succede il ricordo rimane nitido e impresso, anche per tutto il resto della vita. Anni fa fecero un’indagine: né risultò che più della metà di visitatori delle mostre di Rothko, a distanza di tempo riesce a indicare l’esatta tonalita vista mesi prima in un opera, tramite cartella Pantone, incredibile.

Era esattamente ciò che voleva il Maestro, sei tu, l’opera di xxxx, e nient’altro, il viaggio comincia da lì.

Buon viaggio, care Thelma e Louise.”

E il miracolo è successo.
La sera stessa mi contattano:

“Ci girava tutto attorno, una sensazione mai provata, attraversando delle grandi lamiere incurvate”

Bum.
Richard Serra ha colpito di nuovo, con i suoi labirinti cerebrali.

E allora, cosa cambia? Sono spariti i nazi? L’Isis è debellato? La Juve non vincerà il campionato di pallone?

No, è più semplice, due esseri umani hanno rallentato la propria entropia, gli atomi hanno oscillato più piano, ed è comparsa la visione, come quella che ha portato Einstein a teorizzare la relatività, o come quella che ha invaso Picasso prima di dipingere Guernica o Les Demoiselle d’Avignon.

È come un fulmine che lascia un segno, perché un nuovo sentire non si può spiegare se non come una nuova cicatrice nell’inconscio di ognuno di noi, un battito d’ala di un colibrì, un passo di un bradipo.

E questi due esseri umani danno una lezione che a molte anime aride è difficile far comprendere, e soprattutto accettare: se apri la mente al resto dell’umanità, le vibrazioni ti assaliranno, volente o nolente, non dipende da te.

Meraviglioso.

V’è, a onor del vero, un’altra possibilità di vivere una condizione simile (simile non significa uguale), la si trova nel celeberrimo saggio di Aldous Huxley “The Doors of perception”, dove l’autore, sotto controllo medico, assume mescalina e né descrive gli effetti durante l’esperimento.

Io continuo a preferire Rothko, sballa di più.

E come me, da qualche giorno, anche Thelma e Louise.

Grazie ragazze, mi ci voleva.

Le quattro caratteristiche

In Politica on luglio 24, 2017 at 2:17 pm

Il secondo principio della termodinamica, enunciato da Clausius, recita:

“Se null’altro intorno cambia, il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo”

Così, per quanto uno si sforzi, non riuscirà mai a far passare un fascista per una brava persona, il freddo non va verso il caldo.

Questo piccolo assioma porta direttamente alla definizione focale: Cos’è un fascista?

Prima di enunciarne le caratteristiche, tengo a precisare che la domanda errata sarebbe stata “cos’è il fascismo?”, perché qui, oggi, non scriverò di ideali, ma di fatti.
E i fatti li compiono gli essere umani, non gli ideali.

” Sono andato in ferie in un’isola della bassa”
“Ah sì, dove?”
“Sull’isola di Alberobello”
“La conosco, un sacco di case di sasso, pieno di terroni”
“Sì sì, quella lì”
Ho assistito, basito, a questo botta e risposta tre giorni or sono, faccio notare che l’isola in questione è quella di Albarella, sita a nord del Po, 769km di distanza da Alberobello.

Questa è la prima caratteristica, l’assoluta ignoranza sui principi base della conoscenza, che se intervenivo mi beccavo pure dell’idiota, m’avrebbe risposto che lui c’è stato, e che quindi il nome è giusto.
Il rifiuto di leggere libri, considerati perdite di tempo, chi fra loro vuole darsi un minimo di contegno legge libri di fantascienza,convinti come sono che i marziani siano fra noi.
Tutto il resto non legge, se non le notizie sportive e di cronaca nera sui quotidiani locali.

Esterno bar, suolo pubblico, mi passa accanto una zingara e mi chiede l’elemosina, nella mano destra reggo un aperitivo colorato, infilo la sinistra nella tasca e le allungo un euro.
Non faccio a tempo a donarlo che vengo strattonato da dietro dalla proprietaria del locale, con conseguente rovesciamento dell’aperitivo colorato sui pantaloni, e la tale mi urla “Non sono razzista, ma se glieli dai questa qua torna domani e dopodomani”.

Avete appena letto la seconda caratteristica, una sconfinata passione per il razzismo, per il puro e semplice discriminare, un amore folle.
Ma mai diretto, è sufficente mettersi fuori da una scuola e ascoltare le madri e i padri dei ragazzi “bene” per farsi venire i brividi: “i bambini indiani puzzano” va per la maggiore, che tanto le madri e i padri dei ragazzi indiani non ci sono, i loro figli conoscono la strada per tornare a casa.
Se i “bene” prendono 4: “È colpa dei due albanesi che li distraggono durante le lezioni” e “i professori sono degli incapaci”.

Passione che sfocia poi nelle notizie a carattere nazionale, il poliziotto, il chioggiotto, il Salvini supereroe che li salva dall’oblio, e la rava e la fava, ma sono solo notizie per riempire le pagine, la stretta verità è che nel tessuto “civile” di questo splendido paese, il fascista moderno ci sguazza che è un piacere, senza destare l’attenzione di una giornalista di Repubblica.

Cose quotidiane, abitudinarie, scarsamente eclatanti, come il rapporto fra un fascista e la “sua” donna, che è la terza caratteristica fondamentale per il riconoscimento, che son bravi a mimetizzarsi.

Lo devi beccare sotto all’ombrellone, con prole annessa:

Egli sbottera’:

“Donna, portami un panino!” (che dista tre metri, dentro al piccolo frigo posto sotto l’altro ombrellone, né han sempre minimo due)

Oppure

“Donna, i tuoi figli vogliono fare il bagno”

e ancora

“Ehi Afrika, vieni qui a farci vedere le mercanzie”
E se né sta lì con il venditore di colore a raccontare come lui si faccia un mazzo da mattina a sera, un po’ come il personaggio di Albanese con il collare.
Ovviamente, alla fine non compra, attende che il vu’ cumpra’ si allontani, e comincia la filippica sulla sua onestà: “Io non compro in nero da un nero per dare soldi alla mafia”.

Il fascista non tollera la cannabis, ma non disdegna la cocaina; non tollera i gay, ma non disdegna una fellatio prepagata da un bel trans; non tollera Papa Bergoglio, ma non disdegna Don Verze’.

Infine, la quarta caratteristica, forse la più odiosa, il fascista e i propri figli.

“Al mattino, quando vai a scuola, dai uno schiaffo al primo compagno di classe che incroci, così capisce subito chi è il più forte”.

Sentita con queste orecchie come tutti i virgolettati che avete letto sino a qui.

A caduta, il figlio, quasi sempre il primogenito, a detta del padre, viene allenato da degli incompetenti, è il primo nelle attività pomeridiane, eccelle in disciplina e ha quasi tutti i professori “fiacchi e svogliati”, che una volta si diceva degli alunni.

Arrivo così a riscomodare Clausius, il principio sopra enunciato è detto anche di “Entropia”.
In sociologia si utilizza “entropia” per descrivere la progressiva tendenza al livellamento, all’annullamento delle gerarchie interne al sistema sociale.

Traduzione:

Io so io e voi nun siete un cazzo”

Sento un obbligo, dopo tutte queste parole sui fasci, un piccolo accadimento successomi una decina d’anni fa, a Berlino:
Vidi un bambino, massimo dieci anni, lasciare la mano della mamma, attraversare la strada ed avvicinarsi ad un mendicante, per poi tornare indietro.
Fu più forte di me, aumentai il passo in direzione della mamma, chiesi lumi.
Lei mi dette una risposta disarmante:

“Mio figlio sa di poter spendere un euro al giorno, può comprarsi una “kugeln” di gelato, oppure fare come meglio crede, oggi ha deciso di darlo a quel signore là”

Giusto per citare un esempio di “esseri umani di sinistra”.