Il Blog

Di Pippo Civati.

In Politica on dicembre 2, 2016 at 12:45 pm

E vi beccate pure sto papiro:

Di Pippo Civati.

“Bisogna difendere il meglio quando non si può raggiungere l’ottimo”, scrisse Errico Malatesta.

Chi ha voluto proseguire la legislatura e fare le riforme nonostante il premio di maggioranza con cui le ha approvate fosse stato dichiarato incostituzionale?

Chi ha scelto di fare un’unica legge di riforma che poi è diventata un unico quesito monstre, dal titolo accattivante e dallo svolgimento che puntualmente lo contraddice?

Chi ha inteso approvare una riforma pur sapendo che non rappresentava una reale condivisione delle forze parlamentari, dentro e fuori dalla maggioranza?

Chi ha stabilito che si debba votare «il referendum di ottobre» a dicembre, utilizzando praticamente l’ultima data utile?

Chi ha speso milioni di euro in una campagna elettorale sfarzosa e eccessiva, piena fino all’inverosimile di messaggi demagogici, confondendo il proprio ruolo istituzionale con il messaggio politico di parte?

Chi ha diviso il Paese sulla Costituzione, che invece dovrebbe unire tutti quanti?

Chi dal governo ha lanciato una surreale campagna antisistema, dopo avere incassato il sostegno di confindustria e di tutti gli altri poteri del sistema che vi vengano in mente?

Chi ha usato il trasversalismo per scrivere una brutta ‘riforma’ per poi brandirlo contro tutti gli altri, senza considerare che nei referendum è sempre così, che si vota per ragioni diverse, soprattutto se ci si oppone a qualcosa che per molte ragioni e da punti di vista diversi non si condivide?

Chi ha preferito la quantità alla qualità, cambiando opinione più volte sulle proprie opinioni, che a questo punto è difficile pure capire quali siano?

Chi ha fatto le cose in fretta, per poi trovarsi a smentire completamente il proprio operato, sulla legge elettorale e addirittura sulla elettività dei senatori, negata in Costituzione e ripresa nella fantomatica scheda?

Noi no.

Noi siamo sempre stati nel merito della questione. Fin da quando abbiamo iniziato a discuterne in Parlamento, nel disinteresse generale, va detto, anche di chi, tardivamente, si straccia le vesti.

Ricordo che ho votato così alla Camera dei deputati come farò domenica. Se tutti coloro che votano No avessero fatto come me, in aula, non saremmo arrivati fino a questo punto.

Se tutti avessero seguito fin dall’inizio questa ‘riforma’, nata al Nazareno nella «profonda sintonia», insieme alla legge elettorale, forse avremmo potuto fermare questa deriva plebiscitaria, propagandistica, superficiale e molto poco costituzionale.

In questi anni e in questi ultimi mesi soprattutto ci siamo presi cura della Costituzione, abbiamo presentato proposte e poi emendamenti e poi ancora proposte, abbiamo descritto le incongruenze di una ‘riforma’ pedestre, pensata senza misura e equilibrio e scritta ancora peggio.

Abbiamo replicato punto su punto, articolo per articolo. Abbiamo precisato che non si tratta di votare per altri motivi, come dice qualcuno, ma per la semplice ragione che preferiamo la Costituzione a una proposta di modifica che la peggiora.

Altro che meno peggio: questo è peggio o, se si vuole, è più peggio, perché anche dove interviene sui passaggi che si possono perfezionare del testo costituzionale, non coglie l’obiettivo. Che dovrebbe essere quello di rendere più sovrani i cittadini, più semplici le procedure, meno conflittuali le relazioni, rendendo trasparente il sistema politico e istituzionale più di quanto non sia ora.

Di fronte ai messaggi nervosi e minacciosi del premier, noi non dobbiamo stare sereni: lo siamo.

E siamo appassionati e soddisfatti: abbiamo fatto una campagna fatta di duecento tappe del tour RiCostituente, che proseguirà anche dopo il 4 dicembre, perché la politica si può fare anche così: con piccole risorse e molto entusiasmo, con una rete di persone che non ha scelto il potere, ma la politica, che non sono la stessa cosa, come qualcuno vuole farci credere.

Abbiamo raccolto in un sito – http://www.iovoto.no – i migliori approfondimenti sul testo in discussione.

Abbiamo attaccato manifesti e organizzato banchetti e iniziative in ogni realtà del Paese.

Abbiamo popolato i social – trasformati in una rissa tipo Trainspotting – di messaggi limpidi e precisi.

E lo faremo anche nelle prossime ore, rispettando il silenzio elettorale, chiedendo a ciascuno di voi di prendere parola con i propri familiari, amici e colleghi: di «personalizzare», perché i protagonisti di un referendum sono le cittadine e i cittadini, non i politici, non i partiti. Per spiegare, per chiarire, per convincere con ragioni serie e profonde.

Si vota No, proprio per cambiare. Perché questa storia l’abbiamo già vista. Perché questi toni li conosciamo già. Perché vogliamo preparare giorni migliori.

Per un Paese che si merita di più. E di meglio.”

Il mio volantino.

In Politica on dicembre 2, 2016 at 12:36 pm

“Aggiustamento nell’area euro”.
Correva il 28 maggio 2013.
JP Morgan pubblica un documento recante il virgolettato come titolo.
Andrebbe letto tutto.

Son 16 pagine, fra la 12 e la 13, JP Morgan scrive:
“Le costituzioni europee sono fra le maggiori responsabili della crisi economica,in particolare quelle del sud Europa.
Queste ultime sono troppo influenzate da idee socialiste e dai partiti di sinistra che sono ascesi al potere dopo la caduta del regime fascista.
Di conseguenza, questi paesi hanno governi centrali deboli nei confronti delle regioni, con troppe tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori,e offrono il diritto a protestare se i cambiamenti non sono graditi”.

Difatti, subito dopo la Finocchiaro presenta un DDL per cambiare la carta, poi ci tenta pure Letta.

Poi arriva sto qua.

Io domenica spargo un pelino di fotocopie del bel discorsetto di JP Morgan, che ricordo agli smemorati essere la banca d’affari responsabile della crisi dei sub prime del decennio scorso, e che TUTTI noi, persino chi vota si’, ci stiamo sorbendo ancora oggi.

Buon NO a tutti i Compagni.

Subcomandante Zac.

Loro, quelli capaci.

In Politica on novembre 29, 2016 at 8:07 am

Obama va’ in Germania e dice di votare Merkel, chissa’ la gioia del segretario della SPD.

Trump sbraita di muri coi messicani (l’80% dei suoi manovali sono nipoti di Pancho Villa) e di affossare l’obamacare, nulla di tutto cio’ accadra’, non v’e’ traccia dei due provvedimenti nel programma di governo presentato qualche giorno addietro, e men che meno l’arresto della Clinton.

Il PD e la Lega, assieme, come e pure peggio dei massoni di Gelli, affossano con voto comune e palese la legge sulla depenalizzazione della cannabis in commissione bilancio (quando la vera discussione si sarebbe dovuta tenere, come da norma, in commissione sanita’, dove e’ stata concepita, discussa e gia’ votata una volta, ma si sa’, merde si nasce).

In Francia, le primarie dei gollisti incoronano Fillon, amico fraterno di Putin.

In Gran Bretagna, Farage si candida per diventare ambasciatore USA a Londra.

In Spagna, Rajoy riesce a fare il governo dopo piu’ di un anno, le sinistre gli votano contro, i socialisti si astengono, e l’esecutivo nasce tale  e quale a quello di due anni orsono, con buona pace di Podemos e dei catalani.

In Italia, paese meraviglioso e deleterio nel medesimo, il premier spara bordate di menzogne ancor piu’ fastidiose di quelle che ci propinava il nano.

 

La prima, che da’ molto sui nervi, e’ la giustificazione che il governo da’ sulla bocciatura della consulta sulla riforma della pubblica amministrazione, che era mesi che aspettavo sti cazzo di decreti attuativi per vedere scoppiare il bubbone, e cosi’ e’ stato. Ebbene, la scusa e’: “troppa burocrazia, solo per aver utilizzato il termine “parere” e non “intesa” bocciano una riforma”.

Siete dei cani.

Nessun rappresentante dell’esecutico si sofferma sui due vocaboli, e vorrei vedere:

“Parere” e’ riferito a un giudizio NON VINCOLANTE espresso dalle regioni nel consiglio stato/regioni.

“Intesa” e’ riferito a un accordo VINCOLANTE espresso come sopra.

E il bello e’ che il titolo quinto (che credo sia nelle sinapsi del 2% dell’intero corpo elettorale) prevede proprio questo come cardine.

Se ne’ evince che non sanno neppure andare in ordine:

  1. abolisci il titolo quinto tramite legge e referendum costituzionale
  2. fai la riforma della Pa.

Invertire questi due punti e’ come pulirsi il culo con i coriandoli.

Nota: la riforma della scuola e’ una strage, per ammissione dello stesso premier, quella del lavoro e’ buona per il marchionne (che si sta stracagando addosso, main sponsor della Clinton e padre putativo di Renzi), quella della PA abbiamo visto, e per fortuna che non hanno ancora messo giu’ il ponte sullo stretto.

 

Farsi cambiare anche solo una virgola della carta costituzionale da questi qua, sinceramente, e’ da pazzi, o da gente in totale malafede.

Non considerando NCD e ALA come partiti di peso, resta solo il PD, e non tutto.

Il resto, da Forza Nuova sino a Sinistra italiana, passando per i pentastellati e buona parte di forza Italia, per la prima volta nella storia repubblicana, votano tutti NO.

Delle due, l’una, o siamo un ammasso di cretini che ci piace dire no, oppure i cretini stanno nel PD. Uso il termine “cretini” perche’ non mi va’ di essere troppo offensivo.

 

E poi c’e’ la Sanita’, con la S maiuscolissima.

Nasce da qui il ricorso del Veneto, dato che il 90% del lavoro delle regioni e’ prettamente sanitario, che per voce di Zaia (qualche volta ne’ combina di buone persino Zaia), rimarca lo stato, a dir poco eccelso, della sanita’ veneta.

E guai a chi ce la tocca!!! aggiungo io.

Se volete uniformare il costo del farmaco, far si’ che un letto in corsia abbia lo stesso costo a Caltanisetta o a Treviso, dovete prendere esempio da dove le cose funzionano a meraviglia, non viceversa, CAZZO.

Negli ultimi quindici giorni ho frequentato tre volte un paio di istituti ospedalieri in loco, ragazzi, non scherzo, serissimo: l’umanita’ fatta persona, la competenza in ogni frase, la pulizia integerrima, le strumentazioni che fanno a gara con il massimo a livello mondiale.

E loro, al posto di prendere esempio, vorrebbero delegare a Roma tutto sto ben di dio?

Beh, io me li ricordo i Poggiolini e i De Lorenzo, gradirei continuare a ricordarmeli e basta.

Al punto che, oltre ad essere un tifoso del bicameralismo perfetto, tifo pure contro l’abolizione del cnel, che sfido chiunque a dirmi cos’e’ e cosa fa’ senza andare su wikipedia.

Il cnel, come almeno altri 200 enti aboliti negli ultimi dieci anni, non necessita di referendum per essere cassato, e’ sufficente un decreto.

Ah, quasi scordavo, 8 banche a rischio fallimento se vince il NO, non vedo l’ora.

Davvero.