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Le quattro caratteristiche

In Politica on luglio 24, 2017 at 2:17 pm

Il secondo principio della termodinamica, enunciato da Clausius, recita:

“Se null’altro intorno cambia, il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo”

Così, per quanto uno si sforzi, non riuscirà mai a far passare un fascista per una brava persona, il freddo non va verso il caldo.

Questo piccolo assioma porta direttamente alla definizione focale: Cos’è un fascista?

Prima di enunciarne le caratteristiche, tengo a precisare che la domanda errata sarebbe stata “cos’è il fascismo?”, perché qui, oggi, non scriverò di ideali, ma di fatti.
E i fatti li compiono gli essere umani, non gli ideali.

” Sono andato in ferie in un’isola della bassa”
“Ah sì, dove?”
“Sull’isola di Alberobello”
“La conosco, un sacco di case di sasso, pieno di terroni”
“Sì sì, quella lì”
Ho assistito, basito, a questo botta e risposta tre giorni or sono, faccio notare che l’isola in questione è quella di Albarella, sita a nord del Po, 769km di distanza da Alberobello.

Questa è la prima caratteristica, l’assoluta ignoranza sui principi base della conoscenza, che se intervenivo mi beccavo pure dell’idiota, m’avrebbe risposto che lui c’è stato, e che quindi il nome è giusto.
Il rifiuto di leggere libri, considerati perdite di tempo, chi fra loro vuole darsi un minimo di contegno legge libri di fantascienza,convinti come sono che i marziani siano fra noi.
Tutto il resto non legge, se non le notizie sportive e di cronaca nera sui quotidiani locali.

Esterno bar, suolo pubblico, mi passa accanto una zingara e mi chiede l’elemosina, nella mano destra reggo un aperitivo colorato, infilo la sinistra nella tasca e le allungo un euro.
Non faccio a tempo a donarlo che vengo strattonato da dietro dalla proprietaria del locale, con conseguente rovesciamento dell’aperitivo colorato sui pantaloni, e la tale mi urla “Non sono razzista, ma se glieli dai questa qua torna domani e dopodomani”.

Avete appena letto la seconda caratteristica, una sconfinata passione per il razzismo, per il puro e semplice discriminare, un amore folle.
Ma mai diretto, è sufficente mettersi fuori da una scuola e ascoltare le madri e i padri dei ragazzi “bene” per farsi venire i brividi: “i bambini indiani puzzano” va per la maggiore, che tanto le madri e i padri dei ragazzi indiani non ci sono, i loro figli conoscono la strada per tornare a casa.
Se i “bene” prendono 4: “È colpa dei due albanesi che li distraggono durante le lezioni” e “i professori sono degli incapaci”.

Passione che sfocia poi nelle notizie a carattere nazionale, il poliziotto, il chioggiotto, il Salvini supereroe che li salva dall’oblio, e la rava e la fava, ma sono solo notizie per riempire le pagine, la stretta verità è che nel tessuto “civile” di questo splendido paese, il fascista moderno ci sguazza che è un piacere, senza destare l’attenzione di una giornalista di Repubblica.

Cose quotidiane, abitudinarie, scarsamente eclatanti, come il rapporto fra un fascista e la “sua” donna, che è la terza caratteristica fondamentale per il riconoscimento, che son bravi a mimetizzarsi.

Lo devi beccare sotto all’ombrellone, con prole annessa:

Egli sbottera’:

“Donna, portami un panino!” (che dista tre metri, dentro al piccolo frigo posto sotto l’altro ombrellone, né han sempre minimo due)

Oppure

“Donna, i tuoi figli vogliono fare il bagno”

e ancora

“Ehi Afrika, vieni qui a farci vedere le mercanzie”
E se né sta lì con il venditore di colore a raccontare come lui si faccia un mazzo da mattina a sera, un po’ come il personaggio di Albanese con il collare.
Ovviamente, alla fine non compra, attende che il vu’ cumpra’ si allontani, e comincia la filippica sulla sua onestà: “Io non compro in nero da un nero per dare soldi alla mafia”.

Il fascista non tollera la cannabis, ma non disdegna la cocaina; non tollera i gay, ma non disdegna una fellatio prepagata da un bel trans; non tollera Papa Bergoglio, ma non disdegna Don Verze’.

Infine, la quarta caratteristica, forse la più odiosa, il fascista e i propri figli.

“Al mattino, quando vai a scuola, dai uno schiaffo al primo compagno di classe che incroci, così capisce subito chi è il più forte”.

Sentita con queste orecchie come tutti i virgolettati che avete letto sino a qui.

A caduta, il figlio, quasi sempre il primogenito, a detta del padre, viene allenato da degli incompetenti, è il primo nelle attività pomeridiane, eccelle in disciplina e ha quasi tutti i professori “fiacchi e svogliati”, che una volta si diceva degli alunni.

Arrivo così a riscomodare Clausius, il principio sopra enunciato è detto anche di “Entropia”.
In sociologia si utilizza “entropia” per descrivere la progressiva tendenza al livellamento, all’annullamento delle gerarchie interne al sistema sociale.

Traduzione:

Io so io e voi nun siete un cazzo”

Sento un obbligo, dopo tutte queste parole sui fasci, un piccolo accadimento successomi una decina d’anni fa, a Berlino:
Vidi un bambino, massimo dieci anni, lasciare la mano della mamma, attraversare la strada ed avvicinarsi ad un mendicante, per poi tornare indietro.
Fu più forte di me, aumentai il passo in direzione della mamma, chiesi lumi.
Lei mi dette una risposta disarmante:

“Mio figlio sa di poter spendere un euro al giorno, può comprarsi una “kugeln” di gelato, oppure fare come meglio crede, oggi ha deciso di darlo a quel signore là”

Giusto per citare un esempio di “esseri umani di sinistra”.

Brevissimo sfogo

In Politica on giugno 29, 2017 at 11:20 am

Due righe:

Voglio ringraziare di persona, personalmente, tutte le “donne” (uno sforzo terribile non chiamarle “brutte troie”), e tutti gli “uomini” (altro sforzo non chiamarli “merde totali”) che hanno deciso di non vaccinare i propri figli.

Che ogni peggior augurio vi colga.

Bonaccia stabile.

In Politica on giugno 27, 2017 at 3:31 pm

Sembra uno scherzo, non lo è.

Tento di accennare un pelo di chiarezza in questo ginepraio, più complicato di una trama di Mordecai Richler.

Dal 2013 a oggi, i governi di “centrosinistra” hanno salvato 8 istituti bancari.

Monte Paschi Siena,Banca Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara, Cassa di risparmio di Chieti, Banca Marche, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

Conto totale, che ci dicono sempre il conto parziale, evitando metodicamente di sommare i fondi di garanzia, ebbene, si arriva all’1% del Pil.

200 miliardi di euro, su per giù.

Voglio scriverlo anche con il vecchio conio: 400mila miliardi di lire, su per giù.

Numero difficile da scrivere, impossibile da immaginare, provate con le formiche, con i Pokemon, con i like su faccialibro e persino con le zanzare, non ce la farete.

Se, in modo del tutto utopistico, proviamo a dividere questo numero impossibile per il numero di cittadini italiani, ancor prima di un eventuale jus soli, né risulta un dato da far tremare l’Himalaya:
3mila e 3cento euro cadauno, procapite, a testa, come preferite.
3mila e 3cento euro per salvare banche.

Un esempio su tutti: L’imprenditore vinicolo Zonin, per vent’anni deus ex machina di Banca Popolare di Vicenza, accusato nel 2002 dello stesso reato per il quale è accusato nel 2017, 2 miliardi di perdite solo nel 2016, con conseguente fallimento dell’istituto e velocissimo salvataggio, presenta il bilancio dei suoi vigneti, opportunamente “donati” alla prole: +3%.

E sì che nel giugno 2016, Bazoli di Veneto Banca, attualmente ai domiciliari, cosi rinfrancava: “Le nostre banche sono le più solide d’Europa”.
Come pure Padoan: “Basta con lo sciacallaggio, le nostre banche sono solide”.
Carina anche “Il nostro tessuto bancario è sano, non basa il suo business su derivati e spazzature varie”.

E’nota la mia assoluta repellenza verso il periodo arcoriano, ma non posso esimermi dal chiedere di ipotizzare se questi salvataggi li avesse fatti Berlusconi.

Orde di proteste, scioperi, scuole chiuse, i girotondini veloci più di Vettel, il popolo Viola all’assalto del palazzo, Ingroia sarebbe diventato alto due metri e persino Poletti avrebbe chiuso le coop.

Ma dato che questo furto di stato è stato compiuto, anche con l’ovvio aiuto delle destre, da governi retti dal PD, calma piatta, bonaccia, barche in darsena, non si muove una foglia, tutto tace.

A me avevano insegnato che i governi di centrodestra guardavano all’imprenditoria, quelli di centrosinistra al proletariato, con il centro, in entrambi i casi, con un giustissimo occhio di riguardo al ceto medio.

O i miei insegnanti erano degli sprovveduti, oppure le carte si sono capovolte e in pochi l’han capito, in abbastanza l’han sfruttato, tutti i rimanenti tacciono, incredibile.

Se ancora ci fossero in giro i tifosi degli 80 euro, fornitegli una calcolatrice, si ricrederanno.

Gruppo Marcegaglia, Gruppo Mezzaroma, Sorgenia di De Benedetti, Aeroporto di Siena, Terme di Chianciano, sono solo la punta dell’iceberg dei debitori che Padoan non vuole far pubblicare, l’allegra combriccola c’ha fatto circa 5 miliardi di euro, 10mila miliardi del vecchio conio.

Poi si vota, ti becchi la mazza sugli incisivi, e dai la colpa agli altri, oppure dici “poteva andare meglio”.

Non credo di essere l’unico a mettere sullo stesso piano il PD e Forza Italia, non mi inganni con i matrimoni gay o con il sopracitato jus soli, siete ancora indietro anni luce per darmela a bere, con ogni probabilità farete un governo assieme e le barche continueranno a riempirsi di alghe in darsena, bonaccia stabile.