Il Blog

Cameron e Simonetta.

In Politica on aprile 28, 2014 at 8:36 am

Nonostante mi sforzi di tenere fuori dai pensieri sia il nanopriapo, sia il comico genovese, non posso esimermi dal segnalare quanto ribrezzo mi abbiano procurato le dichiarazioni dei due beoti sulla shoah e sui lager nazisti.

Detto cio’, la notizia che segue e’ un segno inconfondibile della civilta’ britannica, che in tempi non sospetti (1215 d.c.) elaboro’ la Magna Charta, e che ci ricorda come una buona cosa puo’ essere legiferata anche nel 2014:

Il premier inglese, David Cameron, detta la linea:

“Tratteremo i pedofili come i terroristi”.

Si tratta di un provvedimento atto a equiparare le pene per chi scarica un manuale per costruire ordigni, e poi si reca in ferramenta per procurarsi il necessario, con chi scarica manuali per l’adescamento di minori, che al momento, anche se pare incredibile, non prevede alcuna forma di reato.

 

Io mi inchino di fronte a Cameron e al suo governo.

 

C’e’ qualcosa di piu’ ignobile e vigliacco nell’abusare di un pargolo di dieci anni?

NO.

C’e’ qualcosa di piu’ squallido nell’ingannare un bambino con facili promesse solo per farsi infilare le mani sotto le brache facendo credere che si tratti di un gioco nuovo, o ancor peggio di una volonta’ divina?

NO.

Quest’argomento lo conosco bene, da anni sono un seguace di Simonetta Agnello Hornby, scrittrice eccelsa.

Vive aLondra dal 72 ed è presidente del Tribunale Special Educational Needs and Disability.

Ha fondato nel 1979 uno studio legale nel quartiere londinese di Brixton che si occupa prevalentemente delle comunità immigrate musulmane e nere e che è stato il primo studio in Inghilterra a dedicare un dipartimento ai casi di violenza all’interno della famiglia.

Simonetta e’ la figlia del conte Agnello, il primo siciliano rapito dalla mafia nel secondo dopoguerra, nata in una famiglia patriarcale che negli anni sessanta non era il massimo della liberta’ per una donna.

Simonetta scappo’ di casa alla fine degli anni sessanta e si rifugio’ a Londra, destando scalpore e lutto all’interno del proprio nucleo familiare.

 

Quando ebbi la fortuna di conoscerla, qualche anno fa’, mi stupi’ per la schiettezza con la quale discuteva degli abusi sui minori in Inghilterra, non solo mostri e prelati, soprattutto “normali” padri di famiglia che infierivano sui loro propri figli.

E la cosa sconvolgente era che Simonetta, incontrando le madri di questi bambini, si sentiva dire che no, che non era possibile, che i loro mariti non potevano aver commesso alcun abuso.

Il problema principale, con le prove oggettive in mano, era convincere queste mamme incredule senza procurar loro uno shock terribile, che risiedeva nell’aver vissuto anni con un mostro in casa e non essersene rese conto, mamme di tutte le categorie sociali, dall’operaia alla moglie del Lord, tutte realmente inconsapevoli.

All’epoca ci pensai a lungo, arrivai a capire che piuttosto di rendersi conto della terribile realta’, la mamma di un bambino cercava di alzare un muro impenetrabile, non riconoscendo la belva con la quale aveva messo al mondo altre vite, la sconfitta poteva esserle fatale, un mondo che ti cade addosso in un nanosecondo, una pugnalata mortale.

Da quel giorno annoverai Simonetta Agnello Hornby fra le eroine del terzo millennio.

Da ieri estendo le mie lodi anche a David Cameron.

 

“in Europa 9 casi su 10 di stupri, maltrattamenti di donne e bambini, assassini a sfondo sessuale, si svolgono fra le mura domestiche, i colpevoli sono 9 volte su 10 appartenenti alla stretta cerchia familiare”

Simonetta Agnello Hornby

 

  1. Gran bel post Zac,
    è persino inutile che io ti dica qui quanto sia d’accordo con te. Ho scritto sull’argomento dei lunghi reportage, un romanzo e un film. Caddi per caso in questo pozzo di abiezione nel 1992, avevo due figli molto piccoli e mi assalì il presentimento che la pedofilia sarebbe diventata una delle massime sciagure del terzo millennio perché i bambini stavano diventando il principale bersaglio di un’umanità disumanizzata convinta di poter vivere in eterno come il Conte Dracula. Quante volte mi sono sentito dire che non c’era niente di nuovo da commentare, che la pedofilia esisteva da sempre e che veniva semplicemente ingigantita dall’esposizione mediatica. Ho sentito le stesse stronzate, per anni, a proposito dell’escalation degli stupri. Come ormai anche i più idioti hanno scoperto, la violenza sui bambini e sulle donne si è moltiplicata migliaia di volte ed è un’emergenza mondiale più grave di tante altre. Resa sempre più grave dalle opportunità e dall’anonimato che consentono i social network.
    Buona giornata a tutti
    David

  2. Sinceramente, carissimo Zac, non riesco a farmene una ragione del perché accadano queste cose e soprattutto del perché in famiglia. Così come non riesco a farmene una ragione delle donne mogli, amiche o fidanzate, uccise.
    Sento tanto parlare di “famiglia”, ma ho l’impressione che questa parola sia sopravvalutata, sia confusa con “mi faccio una casa” o “mi faccio un marito”, ma se queste cose succedono perché farsi una famiglia? Mettere al mondo figli per poi abusarne?
    Qui non centra il denaro, la crisi, il ceto economico, centra solo la cattiveria, la pura cattiveria.
    E’ un argomento difficile questo, che fa male al cuore e i colpevoli di questi delitti meritano, come dice Cameron, il trattamento che viene riservato ai terroristi. Carceri senza leggi.
    Ciao Zac, un abbraccio. Spera.
    P.S. Grazie per aver segnalato questa scrittrice che non conoscevo.

  3. Caro Zac, sono assolutamente d’accordo con te e con la decisione presa da Cameron: scaricare un manuale, probabilmente non indicizzato su web è sicuramente un atto volontario, certo ci sono delle situazioni limite, come il caso in cui io voglia provocare un danno a qualcuno, lo contatto da un’identità fittizia creata on-line, stringo una specie di amicizia o corrispondenza telematica, gli invio un file, magari criptato, nascosto in un altro file, e quel disgraziato avrà la pistola fumante della sua colpevolezza inesistente sul suo pc, pc che magari egli stesso consegnerà agli inquirenti speranzoso che quello che sembra un terribile equivoco possa essere al più presto chiarito, o il caso in cui un giornalista voglia infiltrarsi negli ambienti pedofili, frequentandone i forum e quant’altro, ma ripeto, sono casi limiti e immagino (e spero) la legge britannica non sia, usando un’espressione del loro idioma, “Stand-alone”, ovvero da sola sufficiente, ma che si integri con gli altri strumenti investigativi. Purtroppo quello delle violenze sui bambini è il terreno giuridico più scivoloso, spesso tutto si basa sulle testimonianze dei bambini, e qualsiasi psicologo o psichiatra ti potrà confermare che non c’è soggetto più difficile da “interrogare” di un bambino, perché il bambino non mente mai, neanche quando sta mentendo, nel senso che il cosiddetto senso della realtà è una conquista, se non dell’età adulta, quantomeno dell’età scolare, il racconto di un bambino può includere fantasie, incubi, elementi assorbiti dall’ambiente circostante e riportarli con estrema sincerità, perché nel momento in cui il bambino sta raccontando quello che sta raccontando, ci crede davvero, anche se non è mai accaduto. Questo non vuol dire che la testimonianza di un bambino non deve essere mai presa in considerazione, ma deve essere fatta solo da professionisti, ci sono delle tecniche precise che non servono solo a non traumatizzare il bambino, ma anche a filtrare il suo racconto dalle suggestioni che involontariamente l’intervistatore può fornire, per questo come dicevo, il bambino è il soggetto più difficile da “interrogare”, più di qualsiasi spia o terrorista. Ti prego di ascoltare il racconto della McMartin School fatto da Lucarelli, dura solo 12 minuti e ne vale la pena, te lo linko: http://www.deejay.it/audio/mcmartin-school/252734/ . O se ti capita vedi “Il sospetto” di Vinterberg (palma d’oro a Cannes nel 2012). Il ribrezzo per tale indicibile crimine produce effetti imprevedibili e così se da noi, in Italia, non esiste una legge simile a quella inglese, quando c’è di mezzo un reato di violenza sui minori sembra che il principio di presunzione di innocenza salti, non ho riferimenti da darti, ma c’è stato un caso di un processo italiano che è unico al mondo, purtroppo non c’è molto materiale da “studiare”, ma a quanto ne so è andata così (poi se c’è qualcuno che conosce meglio il caso…): c’è un uomo che è andato sotto processo e poi è stato condannato, per una violenza effettuata su una bambina tipo venti o trent’anni prima, e fin qui non ci sarebbe nulla di eccezionale, nel senso che spesso chi ha subito degli abusi non lo racconta e se ne libera solo in età adulta, ma in questo caso la vittima non ne sapeva nulla, o meglio il suo “Io conscio” non ricordava nulla, il ricordo della violenza è venuto fuori solo dopo alcune (4 per la precisione) sedute di psicoanalisi, sedute non di ipnosi regressiva ma di una particolare tecnica non molto conosciuta praticata soltanto da alcuni professionisti in Italia (non ricordo il nome preciso), per capire lo stallo del giudizio pensate anche al fatto che in ambiente psichiatrico si sono scannati sulla cosa, chi sosteneva che quella tecnica fosse una cretinata, chi diceva che si può far emergere un ricordo rimosso con la psicoanalisi ma solo dopo anni e non dopo 4 sedute e via dicendo. Dunque Zac, a te non c’è bisogno di spiegarlo, ma a chi magari capita qui e legge sto pippone che ho scritto e pensa che sto facendo l’avvocato dei pedofili sappia che si sbaglia di grosso, Quello che voglio dire è che è giusto e naturale cacciare i mostri, ma attenzione a farsi prendere la mano, perché i mostri potremmo essere noi. Chiudo con l’intervista di Franca Leosini a Dimitra Margine, uno di quei casi in cui, a mio giudizio ci si è fidati troppo dei racconti di bambini non raccolti e analizzati con la dovuta perizia. https://www.youtube.com/watch?v=HZExtCHjiEc

  4. Ciao Zac e buona liberazione,
    che cosa potrei aggiungere al tuo post? Hai detto tutto e lo hai detto bene, non ci sono parole per quei numeri e questi crimini…
    un saluto

  5. Caro Zac,
    hai tirato un macigno nello stagno e sono curioso di vedere come continua a svilupparsi questa discussione. Sentire Spera, solitamente cosí floreale, che inneggia a carceri senza leggi fa veramente impressione. E anche Barabba, che sottolinea la difficile interpretazione delle rivelazioni dei bambini partendo da un film fintissimo e manicheo come “Il sospetto” di Vinterberg mi spiazza non poco. É ovvio che la materia è delicata e che ci si può sbagliare facilmente. Tanti sono stati accusati di pedofilia ingiustamente, ma con ciò? Anche tante donne, per vendicarsi di un uomo, lo hanno accusato di uno stupro mai commesso, ma ciò non toglie che lo stupro sia diventato uno degli sport più diffusi della nostra epoca. “La violenza carnale non è che un atto d’amore unilaterale e le donne faranno bene a farsene una ragione”, ha dichiarato pubblicamente la scorsa settimana un esponente del Front National. Modern times?
    Buona giornata a tutti
    David
    PS: tre anni fa, volevo fare un film da un romanzo inglese, l’unico, di Simonetta Hornby. Un romanzo che parla di un “abbaglio”, come quelli a cui fa riferimento Barabba. Ci abbiamo ragionato su insieme per un po’ e alla fine ho rinunciato. A un certo punto, Simonetta mi ha detto dal profondo del cuore che nessuna società, per quanto evoluta, può risolvere questo problema se non viene riformata, dall’interno, la cultura familiare oggi distrutta.

  6. caro Zac,
    penso che abbiamo tutti un’asticella morale, superata la quale si diventa una persona di merda e chi non avverte quel limite è già predisposto a diventarlo. L’asticella rappresenta la dignità ed il rispetto verso se stessi, prima ancora del rispetto verso gli altri. Che senso ha rubare anche solo un bacio ad una donna che non vuole riceverlo o addirittura bestializzare con la forza l’atto più sublime della nostra esistenza? E come si può disturbare la vita psicologica e fisica di chi hai messo al mondo senza pensare di essere una merda?
    Se le statistiche dicono che tutto questo succede copiosamente, la crisi economica diventa una cosa da nulla rispetto a quella morale. Soluzioni? Un’asteroide che ci disintegri definitivamente, senza lasciare traccia del genere umano. (Non mandarmi l’ambulanza,ho ceduto solo un attimo all’amarezza cosmica che mi aleggia sempre intorno).

    Hasta
    robi

  7. Visto che è il primo blog che visito, dopo una prolungata assenza dal web, lascia che saluti tutti gli inquilini di questo bel condominio che, ad essere sinceri, un po mi è mancato. Poi, un saluto particolare a te perché…. sei particolare! Non è necessario aggiugere altro, so che hai capito!

    Non immaginavo di trovarvi alle prese con un argomento così spinoso. Ti ho letto, sarebbe impossibile non condividere. Ho letto anche i commenti, in particolare quello della nostra Spera e quello di Barabba. Trovo le loro opinioni condivisibili per un motivo che riterrei talmente ovvio da non richiedere ulteriori spiegazioni.

    Spera, giustamente, auspica pene estremamente severe per un reato talmente odioso e aberrante che, anche per quanto mi riguarda, deve essere perseguito con pene altrettanto estreme e severe. Tuttavia, è giusto anche ciò che ricorda Barabba, soprattutto perché la “vittima” di un abuso sessuale è un minore e, appunto, Barabba ha ricordato quali sono i pericoli che si corrono nell’affrontare un’attività investigativa con dei minori. Tuttavia, quello che ricorda Barabba è un principio che vale per l’attività investigativa che viene condotta per ogni delitto, qualsiasi esso sia: accuratezza investigativa e certezza delle prove perché, altrimenti, si rischia di condannare un innocente. Questo, vale per un delitto di violenza su minore come per un omicidio.

    Interessante sarebbe capire anche perché questo tipo di violenza di cui ci hai raccontato, nella maggior parte dei casi avviene tra le mura domestiche. Personalmente credo sia una questione di cultura, intesa come ruolo della famiglia, funzione, valore della stessa che non c’è più, stravolta da una vita assurda, fatta di tempi e valori non più comprensibili.

    Per ora vi auguro la buonanotte, felice di avervi ritrovati!

  8. Non avevo letto di Cameron. Credo che abbia ragione, anche se la cosa può essere molto pericolosa, potenzialmente. E’ che … Io continuo ad oscillare tra la convinzione che un pedofilo debba essere appeso per i coglioni finchè morte non sopraggiunga e la convinzione che siano profondamente malati. Malati perchè per me è inconcepibile (ancora di più da che ho una figlia) solo immaginare di fare certe cose ad un bambino essendo allo stesso tempo sani di mente.
    Ciononostante credo che il mondo debba essere protetto da questi individui, non è neanche una questione di giustizia, o di vendetta, pura e semplice prevenzione.
    E’ un argomento così difficile che mi incasino, non tenete conto di ciò che ho scritto.
    Di Simonetta A. Hornby lessi da piccola un libro che mi era piaciuto tantissimo… Ma non mi ricordo il titolo!!!

  9. Cara Anna, era forse “La Mennulara”?

    “Io continuo ad oscillare tra la convinzione che un pedofilo debba essere appeso per i coglioni finchè morte non sopraggiunga e la convinzione che siano profondamente malati”

    la prima, cara Anna, la prima, nientaltro che la prima, ne sono certo per un motivo semplice:
    se fosse una malattia gli abusi sui minori a sfondo sessuale sarebbero equamente divisi:
    per ogni uomo che si avventa su di un pargolo dovrebbe corrispondere una donna che fa’ altrettanto, per ogni uomo che si reca a Puket per farselo succhiare da un tredicenne a pagamento dovrebbe esserci una donna che si comporta in egual misura.

    Cosi’ non e’, e che io sappia non esiste (a parte il cancro alla prostata o all’utero) una patologia che colpisca solo gli uomini e non le donne.

    Ciao
    Zac

  10. Caro Carlo, colpito.
    Perche’ se uno accende il pc dopo un po’ e fra le prime cose che decide di fare e’ arrivare fra questa banda di eretici, ebbene, io ringrazio, mi inchino, mi commuovo e non chiedo altro al fato.

    Grazie
    Zac

  11. Bel commento, caro Robi, vorrei aggiungere:
    non credo che proprio tutti abbiano un’asticella morale, viceversa sarebbe interessante scoprire a che altezza fosse quella del dr. Mengele, giusto per citarne uno a caso.

    Hasta
    Zac

  12. Ecco, caro David, volevi trasformarmi in una belva? Ci sei riuscito.

    Se mai nella vita dovessi imbattermi in una testa di cazzo appartenente al front national (pensa che avevo tentato di iscrivermi a stormfront pur di beccarne qualcuno) ti garantisco che per me ci sarebbe un futuro fatto di sole a scacchi, ma per il malcapitato un’urna piena di ceneri, che non devono restare manco le ossa!!!

    Hasta
    zac

  13. Pofferbacco, Maestro Barabba, come da norma, mi inchino.
    Non posso esprimermi sul “Sopetto” perche’ non lo conosco, ma il regista del condominio te l’ha smontato.

    Che mi dici, attendo una replica?

    Dai, dai

    Hasta
    Zac

  14. Ciao Ernest e buon Primo Maggio.

    Dedico a te la frase che Silvana ha riportato sul suo blog:

    “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.

    Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.

    Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.

    (Gramsci)

    Hasta
    Zac

  15. Cara Spera, anch’io dico CARCERE SENZA LEGGI.

    Ti consiglio “Vento Scomposto” di Simonetta, gran bel libro.

    Ciao
    Zac

  16. @Zac; effettivamente sono rimasto anche io incuriosito dal giudizio di David sul film, non ho chiesto lumi perché una digressione sulla finzione cinematografica sarebbe potuta sembrare irriverente nei confronti dell’argomento del post. Ma dato che lo chiede anche il padrone di casa… sul “fintissimo” non metto bocca, mi pare un giudizio molto personale che immagino difficilmente potrebbe essere argomentato (come quando una persona ti è simpatica, almeno io non so spiegare perché lo è, mi è simpatica e basta, e se qualcuno mi chiede il motivo perché mi sta simpatica mi incazzo pure), l’accusa di manicheismo è invece più precisa e mi ha lasciato perplesso, e qui devo fare necessariamente SPOILER: non mi pare che Vinterberg abbia condannato nessuno nella storia, che abbia marchiato qualcuno o qualcosa a fuoco col timbro del male, sebbene lui tifi inevitabilmente per il povero cristo protagonista, il suo principale accusatore (il padre della bambina) sarà quello che lo salverà (non si comprende bene come, in quanto il film glissa sulla riconciliazione dei due amici, ma si presume ritirando la denuncia), meno benevolo potrebbe essere il giudizio sulla direttrice dell’asilo, ruolo che rappresenta il catalizzatore dell’isteria collettiva, ma prima di cominciare la battaglia contro il protagonista la direttrice è combattuta, incredula, forse più di quanto lo sarebbe qualcuno di noi al suo posto. Forse l’accusa di manicheismo sarebbe stata definitivamente rigettata se il regista e sceneggiatore Vinterberg (insieme a Tobias Lindholm) avessero deciso di costruire un thriller, ovvero non avessero dichiarato subito l’innocenza del protagonista, ma avessero insinuato, coerentemente col titolo, il sospetto anche nello spettatore, e quest’ultimo si sarebbe immedesimato, almeno parzialmente, anche dalla parte della folla incazzata. Inoltre aggiungo che sarebbe stato anche più avvincente, però Vinterberg, non lo dimentichiamo, è uno dei fondatori del Dogma 95, e se pure Il sospetto non può essere ascritto a quel modello estremo di cinema, probabilmente l’idea di “prendere in giro” lo spettatore con un artificio narrativo, non raccontargli un elemento per accrescere “artificialmente” la sua suspance, è per lui un tabù non superabile, infondo l’obbiettivo del Dogma 95 era quello di avere un sguardo cinematografico quanto più naturalistico possibile, di riprendere il “vero”, senza trucchi o cosmetici. Ora, non per David che so lo conoscerà meglio di me, ma per chi eventualmente si fosse appassionato alla cosa, termino la mia memoria difensiva incollando la parte finale del Manifesto Dogma 95, che ripeto non può essere ricondotto a “Il sospetto” se non come background dell’autore (l’elenco rappresenta i comandamenti tecnici, alla fine vi è il giuramento filosofico):
    Io giuro di sottostare al seguente elenco di regole elaborate e confermate dal Dogma 95:
    Le riprese vanno girate sulle location. Non devono essere portate scenografie ed oggetti di scena (Se esistono delle necessità specifiche per la storia, va scelta una location adeguata alle esigenze).
    Il suono non deve mai essere prodotto a parte dalle immagini e viceversa. (La musica non deve essere usata a meno che non sia presente quando il film venga girato).
    La macchina da presa deve essere portata a mano. Ogni movimento o immobilità ottenibile con le riprese a mano è permesso. (Il film non deve svolgersi davanti alla macchina da presa; le riprese devono essere girate dove il film si svolge).
    Il film deve essere a colori. Luci speciali non sono permesse. (Se c’è troppa poca luce per l’esposizione della scena, la scena va tagliata o si può fissare una sola luce alla macchina da presa stessa).
    Lavori ottici e filtri non sono permessi.
    Il film non deve contenere azione superficiale. (Omicidi, armi, etc. non devono accadere).
    L’alienazione temporale e geografica non è permessa. (Questo per dire che il film ha luogo qui ed ora).
    Non sono accettabili film di genere.
    L’opera finale va trasferita su pellicola Academy 35mm, con il formato 4:3, non widescreen. (Originariamente si richiedeva di girare direttamente in Academy 35mm, ma la regola è stata cambiata per facilitare le produzioni a basso costo).
    Il regista non deve essere accreditato.
    Inoltre giuro come regista di astenermi dal gusto personale! Non sono più un artista. Giuro di astenermi dal creare un'”opera”, perché considero l’istante più importante del complesso. Il mio obiettivo supremo è di trarre fuori la verità dai miei personaggi e dalle mie ambientazioni. Io giuro di far ciò con tutti i mezzi possibili ed al costo di ogni buon gusto ed ogni considerazione estetica. Così io esprimo il mio VOTO DI CASTITÀ.”
    Copenaghen, lunedì 13 marzo 1995
    A nome del DOGMA 95
    Lars von Trier, Thomas Vinterberg »

  17. Caro Zac,
    forse non ho ben capito cosa intendessi per “parità pedofila” (il virgolettato non è tuo, è solo una mia supposizione) ma ti vorrei solo segnalare che in Tunisia, per esempio, esiste eccome. Devo dire che non mi capita spesso di vedere uomini con ragazzini adescati, mi capita invece molto più spesso di vedere vecchie, orribili babbione (prevalentemente crucche, prevalentemente in inverno) con ragazzino al guinzaglio. Sabato scorso, in una farmacia di Hammamet, c’erano due grassone toscane più vecchie di me incollate al bancone che si guardavano intorno con fare circospetto. Dietro di loro, c’ero solo io. Hanno acquistato cinque confezioni maxi di preservativi. Il turismo sessuale credo sia diventato da tempo assolutamente paritario.
    Veniamo al “Sospetto” di Vinterberg, film che mi ha fatto incazzare non poco. Sarò breve e comincerò proprio da “Dogma”, astuta operazione di marketing del vecchio pornografo Lars Von Trier. Le regole di Dogma non stanno né in Cielo ne’ in Terra. Non si capisce perché uno dovrebbe girare “per principio” senza luci e senza ammortizzare la macchina da presa, per vedere un film male illuminato (“Festen” di Vinterberg) oppure farsi venire il voltastomaco come durante un viaggio su una dune buggy (“Le onde del destino” di Lars Von Trier). Questa presunta “ecologia” cinematografica è un autentica bufala, Barabba. “Festen”, per esempio, è un bellissimo film, un bellissimo copione, una bellissima idea. Tutto si svolge in una casa dove c’e’ una riunione familiare. Attorno al tavolo da pranzo scoppia il bubbone perché un figlio del vecchio patriarca che viene festeggiato gli rinfaccia di esserselo inchiappettato durante tutta l’infanzia. Ora, qualcuno mi deve spiegare perché questa situazione così lunga e così drammatica io debba stentare a vederla, e far fatica a riconoscere i volti dei protagonisti, in nome di un cazzo di Dogma.
    Ma Dogma è indubbiamente servito a Lars Von Trier per far diventare la cinematografia di un paese piccolo come la Danimarca più importante di quella di un paese molto più grande e molto più prestigioso come l’Italia. Stesso metodo con lo sdoganamento del porno. Lars Von Trier ha cominciato con la pornografia e non ha mai smesso di farne. Ora, però, fa presunta pornografia d’autore (“Nymphomaniac”) e molti ci cascano o fanno finta di cascarci, a cominciare dagli attori americani spesso importanti che si lasciano convincere a fare un’esperienza professionale estrema. Lars Von Trier e’ un paraculo, non c’e’ ombra di dubbio, e ha saputo costruire un piccolo impero scandinavo ma è un uomo laido, cinico, opportunista ed è un talento in buona parte fasullo.
    Mi fermo qui e non vado oltre perché ho avuto molti problemi con lui, quando lavoravo a Canal+, pur avendolo aiutato in modo piuttosto significativo a fargli vincere la Palma d’Oro a Cannes con “Dancer in the dark” che avevamo prodotto.
    “Il Sospetto” di Vinterberg non ha vinto la Palma d’Oro, Barabba. L’ha vinta l’attore, Mikkelsen, che è sempre stato un ottimo attore, ma l’ha vinta perché ha interpretato il suo primo ruolo di vittima dopo aver fatto sempre il “villain”, cioè il cattivo. Sono operazioni furbe che spesso pagano, perché i giurati di un Festival, tutta gente che fa cinema, restano sempre piacevolmente sorpresi da spiazzamenti del genere e tendono a premiarli con entusiasmo. In realtà, Mikkelsen è, come si dice, miscasted, cioè interpreta un ruolo evidentemente non suo. È uno degli attori più belli, più aitanti e più sensibili in circolazione. Il physique du rôle del pedofilo (e cioè di un uomo comunque quantomeno complessato e disturbato) proprio non gli si addice. Ma è stato scelto proprio per questo, per strappare quel premio. E questa è soltanto la prima paraculaggine decisa a tavolino.
    “Il Sospetto” racconta di un uomo bello, dolce e aitante, separato con un figlio, che lavora in un asilo. Tutti gli vogliono bene, e la bambina figlia di un suo amico ubriacone e litigioso anche di più. Questa bambina un giorno lo bacia sulla bocca per salutarlo e il nostro Mikkelsen, chissà perché, la rimprovera. “Solo la mamma e il papà si baciano sulla bocca”. Chiunque abbia a che fare con i bambini non direbbe mai una frase del genere. Non c’e’ niente di più innocente di un bacio sulla bocca dato da un bambino. Ma sul copione c’era scritto così e Mikkelsen questo doveva dire. Nel frattempo, il fratello più grande della suddetta bambina giocando con l’IPad insieme ai suoi amichetti mostra di sfuggita alla sorella una collezione di cazzi oversize. Prendete questi due fattori e moltiplicateli tra loro. Produrranno un’accusa di pedofilia a carico di Mikkelsen basata sul nulla, tanto è vero che neanche la bambina pronuncia accuse specifiche. A questo punto, la piccola comunità esplode come neanche in un horror Visigoto. Mikkelsen viene lasciato dalla fidanzata, licenziato dalla scuola, al supermercato lo prendono a calci, tutti gli sputano in faccia e gli ammazzano pure il cane. Il film si avvita in questa mania di persecuzione e non riesce ad uscirne. Vinterberg è costretto a far passare del tempo come nei romanzi di Dumas per ripartire verso un finale ancora più assurdo, ancora più vile e ancora più fasullo dell’intero svolgimento narrativo.
    Buona serata a tutti
    David

  18. Caro Zac, dopo aver letto i due interventi che mi precedono, sui quali non metto bocca ma seguo in religioso silenzio, capisci perché… “…se uno accende il pc dopo un po’…fra le prime cose che decide di fare è arrivare fra questa banda di eretici…?????

    E dove altro le trovi ste magnifiche eresie?

    Vista l’ora, un saluto a te e buon fine settimana a tutto il condominio!

  19. Chiedo scusa per l’errata informazione riguardo alla Palma d’oro a Vinterberg, era solo un finalista, e oltre al premio per il miglior attore maschile come da David sottolineato (francamente non pensavo che Mads Mikkelsen fosse un sex symbol, comunque buon per lui) da IMdb mi risulta che Vintemberg abbia vinto in realtà il Prize of the Ecumenical Jury, oltre ad essere entrato nella cinquina dei migliori film stranieri quest’anno agli Oscar (premio poi andato, come sappiamo, a Sorrentino) e aver collezionato qua e là premi e nomination in vari altri festival, come il British Independent Film Awards, Golden Globes, Bafta Awards, European Film Awards ect, spero con questa incompleta ricerca di essermi fatto perdonare dell’imprecisione. Per quanto creda alla tua intima conoscenza del pensiero di Von Trier, David, stento a credere che dietro il Dogma vi fosse una sorta di strategia di marketing nazional-cinematografico, vi era sicuramente un gusto per la provocazione (chiaro anche nella terminologia usata, come il “voto di castità”) ma che è intrinseco nella natura stessa dell’arte e in particolar modo delle avanguardie e dei loro manifesti. In particolar modo del Dogma mi incuriosisce la tensione verso la realtà, quella serie di regole che non sono accorgimenti estetici, sono un’etica registica, non sono votati alla ricerca del bello, ma alla ricerca del vero. Quando da pischello vidi “The Idiots” di Von Trier fui sicuramente disturbato come te dagli altri titoli Dogma citati (ma poi chi lo ha detto che un’opera non possa essere disturbante, se funzionale al racconto) ma mi si aprirono orizzonti nuovi della narrazione cinematografica, quel film mi diede l’impressione di penetrare nella natura umana dalla porta d’emergenza del cinema. Detto questo schiferei il Dogma se fosse diventato davvero un dogma, amo e difendo sempre le diversità, e amo tanto un film dal taglio semi-documentaristico, come la trilogia Pusher di un altro danese, Winding Refn, di cui invece aborro gli altri film, compreso Drive con cui ha vinto a Cannes come miglior regista (questa volta è corretto, ho controllato!), che i film in cui la finzione e il “trucco” cinematografico la fanno da padrone, come in Tarantino. Ma tornando a noi avevo citato il Dogma solo per giustificare la tensione verso un racconto realistico di Vinterberg, ma sull’argomento, mi pare di capire, non saremo mai d’accordo, come forse non saremo d’accordo sul fatto che il giudizio su un autore, per quanto stronzo, non possa ricadere sull’opera, che considero un’entità autonoma, e così se Von Trier è un coglione (e non ho motivo per non crederlo) “Dancer in the Dark” rimane un capolavoro. Riguardo al riepilogo della trama de “Il sospetto”: mi fa piacere che David non trovi nulla di male in un bacio sulle labbra tra un bambino e un adulto, quando è il primo ad averlo voluto, ma ti assicuro che per molti (ed evidentemente anche nella progredita europa del nord) non è così, e non sono io a dirlo, ma la cronaca, c’è gente che è stata linciata e scambiata per pedofilo per una carezza sul collo (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/24/bolzano_albanese_errore.shtml e come vedi l’horror visigoto non è solo nei film di Vinterberg, ma ce l’abbiamo sotto casa) prova a chiedere a 10 padri e madri cosa penserebbero se la loro figlia di (5 anni?) venisse baciata sulle labbra, lontano dai loro occhi, da un adulto, dato quello che hai scritto temo che il risultato ti deluderebbe. Sempre per quanto riguarda la trama, l’accusa della bambina non è una reazione behavoristica “ho visto su un tablet un cazzo > ho visto il cazzo di Lucas”, ma il processo psicologico è più sottile, la bambina aveva sviluppato una specie di cotta per Lucas, oltre all’episodio del bacio gli aveva anche regalato un cuore, Lucas l’ha “respinta”, se vogliano in maniera pedagogicamente e moralmente infondata, stupida, vile, ma assolutamente non inverosimile, e la bambina, ferita e umiliata, associa Lucas all’altra cosa che l’aveva turbata in quelle ore, ovvero la visione di un pene eretto.

  20. Caro Barabba,
    ti ho provocato con un paio di aggettivi perché era facile dedurre dal tuo primo intervento la tua passione per Dogma, Lars Von Trier e compagnia.
    Il web ha dato i natali a milioni di giovani critici cinematografici ed è un fenomeno che ancora mi sorprende. Il cinema come arte quasi non esiste più, schiacciato da un mercato che commercializza tutto in modo rozzo e avvilente, ma abbiamo improvvisamente più critici che spettatori. Strano, no? Non c’e’ film, per quanto brutto, insensato e sconosciuto, che non trovi oggi sul web il suo piccolo esercito di estimatori e detrattori. La stragrande maggioranza dei film non li vede nessuno, ma qualcuno che li recensisce si trova sempre.
    Non è il tuo caso. Tu ami il cinema e ne scrivi con una discreta conoscenza e un’indubbia coerenza. Ma anche tu fai il critico.
    Ho fatto il critico cinematografico per professione e per molti anni. Non ho tardato a scoprire che è un mestiere assurdo. L’ho scoperto quando, a differenza di tutti i miei colleghi dell’epoca (Tullio Kezich, Giovanni Grazzini, Pietro Bianchi, Guglielmo Biraghi, Gian Luigi Rondi, Morando Morandini) ho deciso di conoscere e accompagnare nel loro lavoro quelli che i film li fanno. Non sapevo di infrangere un tabu’. Fui molto criticato per questa promiscuità. Mi venne detto, chiaro e tondo, che era una pratica disdicevole, tipo “non si collabora con il nemico”. Me ne infischiai, e siccome avevo circa una trentina d’anni in meno dei miei colleghi, la spuntai.
    Ebbi modo, quindi, di scoprire (ma in realtà lo sapevo già) che fare il cinema è un mestiere come un altro, con le sue astuzie e i suoi limiti. Un mestiere estremamente artigianale, nel quale la fortuna o la sfortuna, l’esperienza o l’inesperienza contano moltissimo. Ho scoperto, per esempio, che Andrej Tarkovski aveva fatto “Lo Specchio” a colori e in bianco & nero non per una scelta stilistica, come scrivevano tanti critici di allora, ma solo perché le autorità sovietiche non gli davano più la pellicola a colori. Ho toccato con mano la follia di certi critici professionisti e dilettanti quando ho aiutato David Lynch a fare un film disperato da una serie di telefilm che gli era stata rifiutata dalla ABC (“Mulholland Drive”) appiccicando con lo sputo sequenze di vari episodi. Il film aveva un suo fascino ma non aveva letteralmente né capo né coda. Eppure migliaia di critici inventarono migliaia di interpretazioni tra le più fantasiose. Lynch ne rimase sbalordito ma eccitato. Al punto da trasferire poco dopo tutta la sua attività sul web, dove oggi e’ diventato una specie di guru, e lavora e prospera facendosi dare montagne di quattrini mai viste prima da utenti e seguaci.
    Perdona le digressioni. Torno al punto. Volevo soltanto dire che fare il critico è un’attività puramente ideologica che lascia il tempo che trova. Il cinema e’ straordinario perché è di tutti e tutti ne possono ricavare emozioni esaltanti o deprimenti indipendentemente dalla propria cultura o dal proprio grado di competenza. Il cinema può insinuarsi nell’inconscio di ciascuno ed è capace di trasformarsi in un’esperienza diretta. È questa la sua magia.
    Ho conosciuto tanti spettatori che avevano l’esatta percezione di un film senza esserne assolutamente consapevoli. Esempio: “The Machinist” con Christian Bale è un interessante film girato in Spagna ma in realtà ambientato negli Stati Uniti. La sua finta America è perfettamente ricostruita, tranne per un particolare: la segnaletica stradale. Ebbene, gli spettatori di quel film dicono spesso che il film è bello, che l’interpretazione di Bale è notevole ma segnalano che qualcosa non va, senza riuscire a dire cosa sia che non va. Perché anche l’inconscio di uno spettatore che non è mai stato negli Stati Uniti ma ha visto per forza di cose molti film americani è in grado di percepire quello che in apparenza sembra solo un infimo dettaglio senza importanza.
    Tornando al “Sospetto” di Vinterberg, trattandosi di un film che vuole essere realistico, deve avere un minimo rispetto della realtà. In nessuna piccola comunità della civilissima Danimarca (ben diversa da Bolzano) potrebbe verificarsi una reazione così bestiale nei confronti di un appartenente alla comunità così genericamente sospettato di pedofilia. E l’antefatto che tu definisci “behavoristico” è una messinscena troppo strumentale, troppo rozza per poter essere verosimile. “Il Sospetto” è un film di cui si vede il telaio sotto la carrozzeria, Barabba, e questo è sempre indice di malafede. Non solo malafede drammaturgica, ma in questo caso anche malafede culturale e politica. Spezziamo una lancia in favore dei poveri, presunti pedofili. Insinuiamo il dubbio, anzi la certezza che non lo siano. Usiamo un sex symbol come Mikkelsen (come fai a non sapere che lo è?). Creiamo una fascia di rispetto. A me pare un’operazione semplicemente disgustosa, tipica del “genio” di Lars Von Trier e Vinterberg.
    Quanti ai bambini, lasciati dire da uno che ne ha sei e che da bambino ha passato l’infanzia per la strada che un bambino che bacia di sua iniziativa un adulto sulla bocca davanti a tanti altri bambini nei locali di un asilo non fa notizia per nessuno, ne’ per chi il bacio inaspettatamente lo riceve e generalmente se ne sente gratificato come educatore ne’ per i genitori del suddetto bambino. Se diventa notizia perché i genitori sono così paranoici da farci caso, andrebbero indagati loro per pedofilia. Ecco, questo poteva essere un bel soggetto per un film.
    E infine, per quanto riguarda “Dancer in the dark”, il film è un film riuscito grazie a un’attrice che non è nemmeno un’attrice, e forse neppure una donna, più probabilmente una specie di elfo. Bjork. Senza di lei, “Dancer in the dark” sarebbe anch’esso un film odiosamente manicheo. Lei ha dato l’anima a quel film. E lei Lars Von Trier non lo vuole più nemmeno sentir nominare. La mia più grande soddisfazione è che abbia ottenuto il premio come migliore attrice a Cannes nonostante la Palma d’Oro al film, malgrado il regolamento vietasse questo tipo di abbinamento.
    Buon fine settimana
    David

  21. Caro Robi,
    il dibattito cinefilo mi ha fatto dimenticare il tuo commento, che condivido al mille per mille. L’asticella morale di ognuno di noi è l’unica bussola rimasta, l’amore rubato fa ribrezzo e anche l’asteroide, visto quello che sta succedendo a Roma prima della finale di Coppa Italia con i tifosi che ordinano di giocare nonostante il sangue versato, è il benvenuto.
    Un abbraccio
    David

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